L'ibis eremita (Geronticus eremita ) è un uccello pelecaniforme della famiglia dei Treschiornitidi.. È una specie in pericolo di estinzione.

Un tempo la specie era piuttosto diffusa lungo le zone rocciose e le scogliere di Europa meridionale, Medio Oriente e Nordafrica. Il declino numerico dell'ibis eremita è cominciato secoli fa e almeno fino ai primi del '900 le sue cause sono ignote: dall'inizio del XX secolo però la popolazione di ibis ha subito un calo drastico, pari al 98% circa, dovuto alla combinazione di vari fattori, in primis la caccia di frodo, ma anche la distruzione dellhabitat per far posto ad allevamenti e piantagioni di tipo intensivo, l'utilizzo di fitofarmaci, il disturbo delle rotte migratorie e delle colonie riproduttive a causa dell'eccessiva antropizzazione.

Attualmente l'ibis eremita è scomparso dalla maggior parte dell'''habitat originario e allo stato selvatico ne rimangono solo poche colonie isolate in Marocco e Siria (dove peraltro è stato riscoperto solo nel 2002), per un totale mondiale di circa 550 individui selvatici. Oltre alle colonie selvatiche sono però presenti, specialmente in Europa, colonie semiselvatiche o in cattività di questi uccelli per un totale di un migliaio di esemplari circa: a partire da queste sono in fase di studio o di attuazione vari programmi di reintroduzione dell'ibis eremita nel suo ambiente originario.

Tassonomia Si tratta di un ibis, e come tale appartiene alla famiglia dei Threskiornithidae ed in particolare alla sottofamiglia dei Threskiornithinae, comprendente le varie specie di ibisdel Hoyo et al. (1992) p.472 "Threskiornithidae (Ibises and Spoonbills)". Nell'ambito di questa sottofamiglia, l'ibis eremita occupa un genere a parte, Geronticus, che condivide con una sola altra specie vivente, l'ibis calvo (Geronticus calvus): le due specie si differenziano dagli altri ibis per alcune caratteristiche fisiche (la nudità della testa, fatta eccezione per la nuca che è ricoperta di penne) e biologiche (tendenza a vivere in ambienti semiaridi piuttosto che umidi ed a nidificare in zone rocciose anziché sugli alberi).

Il nome del genere, Geronticus, deriva dal greco antico γέρων (geron, col significato di "anziano nell'aspetto") e si riferisce all'aspetto arcigno ed alla testa glabra e rugosa di questi animali, che in qualche modo ricorda la testa pelata di una persona anziana: il nome della specie, eremita, deriva invece dal latino, a sua volta mutuato dal greco antico ἐρημία (eremia, col significato di "deserto" o "solitudine"), in riferimento ai luoghi aridi e rocciosi che la specie elegge a propria dimora.

La prima illustrazione di un ibis eremita risale al 1555, quando il naturalista svizzero Conrad Gessner mostra uno di questi animali nel bestiario Historiae animalium, descrivendolo come "Corvo sylvatico"Gessner (1551) pp.337–8 "Corvo sylvatico".

Nel 1758 la specie è fra le prime ad essere classificata secondo la nomenclatura binomiale da Linneo, che nella prima edizione del Systema naturae le assegna prima il nome di Corvus sylvaticus, in accordo con Gessner, ed in seguito ribattezza la specie Upupa eremitaLinnaeus (1758) p.118 U. viridis, capite flavo, cervice jubata. Corvus sylvaticus. Bisognerà attendere il 1832 perché l'erpetologo tedesco Johann Georg Wagler riclassifichi la specie, ascrivendola all'attuale genereWagler (1832) volume 25, colonna 1232.

I primi resti fossili ascrivibili a questi animali risalgono ad un periodo compreso fra la fine del Pliocene e l'inizio del Pleistocene (1,8 milioni di anni fa), e sono stati rinvenuti in Spagna meridionale: altri resti di ibis eremiti sono stati rinvenuti in giacimenti risalenti al medio Pleistocene (900.000 anni fa) in Sicilia ed in rocce risalenti all'Olocene (10.000 anni fa) nel sud della Francia.

Una specie preistorica molto simile all'ibis eremita, denominata Geronticus balcanicus, è stata rinvenuta in strati pliocenici in Bulgaria: anche i resti di ibis rinvenuti in Sicilia potrebbero appartenere a questa specie, dalla quale tuttavia molto probabilmente avrebbe avuto origine l'attuale ibis eremita, a partire da popolazioni sud-europee o mediorientali.

Attorno ai 400 anni fa hanno cominciato a differenziarsi due popolazioni distinte di ibis eremita, una cosiddetta orientale in Turchia e l'altra occidentale in Marocco. Esse parrebbero presentare differenze a livello morfologico, ecologico ed anche genetico: in particolare, la differenza principale fra le due popolazioni starebbe in una mutazione del DNA mitocondriale, ed in particolare a livello del gene legato al citocromo b. Tuttavia, attualmente gli studiosi tendono a non guardare alle due popolazioni come due sottospecie differenti: fra l'altro, sarebbe molto arduo stabilire quale delle due eventuali sottospecie sia quella nominale, in quanto la prima descrizione della specie venne fatta a partire da un esemplare di provenienza svizzera, perciò di sottospecie ignota in quanto la popolazione svizzera di ibis eremita è estinta da tempo.

Distribuzione e habitat Un tempo l'areale dell'ibis eremita era molto esteso: lo si trovava praticamente in tutto il Nordafrica ed il Medio Oriente, oltre che nelle aree montane e nelle scogliere dell'Europa meridionale, ma anche in Svizzera, Austria e Germania: Gessner era svizzero e si basò su un esemplare catturato nei pressi del suo paese per descrivere la specie. Numerose colonie erano situate lungo il Danubio ed il Rodano.

Attorno ai 300 anni fa, però, la specie si avviò verso un lento ed inesorabile declino che ne causò la sparizione prima dall'Europa centrale, poi dall'Europa meridionale.

In Nordafrica, la popolazione di questi uccelli è rimasta invece piuttosto stabile fino alla metà del XX secolo, quando anche qui vi è stata una diminuzione costante del numero di ibis eremita: l'ultima colonia algerina di questi uccelli è scomparsa alla fine degli anni ottanta, mentre in Marocco si è passati dalle 38 colonie nidificanti censite nel 1940 alle 15 del 1975. L'ultima colonia presente sui Monti dell'Atlante non ha più fatto ritorno dalla migrazione nel 1989.

Attualmente la stragrande maggioranza di questi uccelli è concentrata in Marocco, dove sono state censite tre colonie nidificanti nel Parco nazionale di Souss-Massa ed una grossa colonia alla foce dello Oued Tamri, nei pressi di Agadir, per un totale di circa 700 esemplari nel 2019: fra i due siti vi è un costante scambio naturale di individui.

Un'altra colonia di ibis eremita è presente in Turchia, nei pressi della cittadina di Bireçik nel sud-est del Paese, dove si è conservata per secoli grazie alla protezione delle autorità religiose locali, in quanto la migrazione annuale degli ibis tradizionalmente guida i pellegrini hajj verso La Mecca: ancora oggi esiste una festa che celebra il ritorno di questi animali dalla migrazione verso sud. La colonia turca contava circa 3000 ibis eremiti fino agli anni settanta: in seguito il numero di esemplari di ritorno dalla migrazione si è ridotto drasticamente e a nulla è valso un tentativo di reintroduzione di coppie riproduttrici nel 1977Topak, Muzaffer (Coordinator) Game and Wildlife in Turkey (PDF) Republic of Turkey Ministry of Forestry General Directorate of National Parks and Game.

La popolazione turca di ibis, mantenuta in semi-cattività per volere del governo, pare godere di buona salute, essendo in crescita numerica: per la maggior parte dell'anno gli uccelli vengono lasciati liberi di muoversi per la zona, sita nei pressi del fiume Eufrate. Essi cercano il cibo nei vicini campi coltivati e nelle zone cespugliose; tuttavia viene loro fornito anche del cibo supplementare. Alla fine della stagione riproduttiva, ossia tra la fine di luglio e l'inizio di agosto, essi vengono stabulati in voliere munite di rifugi affinché non possano migrare, per poi essere rilasciati in febbraio. L'obiettivo è quello di consentire la migrazione non appena il numero di adulti della colonia supererà le 100 coppie riproduttrici Retrieved 13 November 2008. Periodicamente alcuni esemplari vengono marcati e lasciati liberi di migrare verso sud.

La popolazione turca selvatica di ibis eremita è diminuita invece in maniera costante, fino al punto di non contare più coppie riproduttrici nel 1992.

Nella primavera del 2002, in base a segnalazioni delle tribù beduine e dei cacciatori locali, degli studiosi scoprirono che nel Deserto siriano, nei pressi del sito archeologico di Palmira, sussistevano ancora popolazioni isolate di ibis eremita, nonostante questo uccello fosse stato dichiarato estinto in Siria circa 70 anni prima: in particolare, vennero trovati quindici siti di nidificazione abbandonati ed uno ancora occupato da una colonia nidificante. La popolazione siriana, stando a quanto riportato in uno studio durato quasi un decennio a partire dal 2002, avrebbe un tasso di fertilità, ma anche di mortalità, maggiore rispetto a quanto riscontrabile in quelle turca e marocchina: tuttavia, nonostante l'arrivo spontaneo nella colonia di alcuni individui di provenienza turca, nel 2010 nel sito di Palmira non rimaneva che una coppia nidificante con tre adulti Retrieved 13 September 2010.

Oltre alle colonie accertate, sporadicamente vengono segnalati esemplari di uccelli identificabili come esponenti di questa specie in Arabia Saudita, Yemen, Israele, Mauritania ed Eritrea: altre segnalazioni, specialmente in Europa, possono anche derivare dall'erronea interpretazione di avvistamenti di mignattaio, il quale, sebbene più piccolo e slanciato rispetto all'ibis eremita, specialmente in volo può facilmente essere confuso con esso.

Habitat A differenza della maggior parte degli appartenenti alla propria famiglia, che vivono in aree umide e nidificano sugli alberi, l'ibis eremita predilige le zone rocciose e le scogliere, dove nidifica, in prossimità di zone steppose o semiaride dove cercare il cibo. Nei pressi delle zone di nidificazione dev'essere sempre presente una fonte d'acqua.

Descrizione Dimensioni

L'ibis eremita è un uccello di dimensioni medio-grandi, lungo circa 70–80 cm e dall'apertura alare di 125–135 cm. Il peso, come tipico degli uccelli, è molto contenuto in rapporto alle dimensioni: un ibis eremita adulto, infatti raramente supera il chilo e mezzo di peso. I maschi tendono ad avere dimensioni leggermente maggiori a parità d'età rispetto alle femmine: essi inoltre presentano un becco leggermente più lungo. Aspetto

Il piumaggio è interamente di colore nero corvino in ambedue i sessi: sul petto ed in particolare sulle ali sono presenti riflessi metallici di colore verde, violetto e bronzeo, mentre le copritrici alari presentano una caratteristica sfumatura di colore rosso-rame. Sulla cervice e sulla parte posteriore del collo le penne sono arruffate a formare una sorta di gualdrappa, mentre sulla nuca esse appaiono lanceolate e sono parzialmente erettili a formare un ciuffo. Le parti nude del corpo sono di colore carnicino-rossiccio.

La testa e la gola, nude, appaiono molto rugose: le zampe sono piuttosto lunghe ma robuste, con forti unghie leggermente uncinate ad ognuna delle quattro dita, delle quali tre sono rivolte in avanti ed uno all'indietro. Gli occhi sono grandi e posti lateralmente: essi presentano pupilla rotonda e sono di colore giallo-ocraSnow (1998) pp.146–147.

Il becco è molto lungo (almeno tre volte la testa) e leggermente ricurvo, largo alla base e tendente al graduale restringimento man mano che si procede verso la punta: anch'esso è di colore rosso. Gli ibis facenti parte delle popolazioni marocchine presentano becco mediamente più lungo rispetto a quelli della popolazione turca, a parità di età e di sesso.

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