Beatificato nel 1882, è stato proclamato santo da papa Giovanni Paolo II il 19 maggio 2002.

Nella Chiesa cattolica la sua memoria liturgica viene celebrata il 26 novembre.

Biografia

Infanzia Lucantonio, nato il 26 agosto 1582 a Bisignano, da Giovanni Pirozzo e Ginevra Giardino, originaria di Grimaldi, trascorse la sua infanzia dimostrando segni di una futura profonda devozione. Fin da piccolo, sembrava accontentarsi di un modesto nutrimento e mostrava grande attenzione verso le immagini del Crocifisso e della Madonna. Per calmarlo quando piangeva, bastava rivolgerlo verso queste immagini o avvicinarle a lui.

All'età di quattro anni, fu cresimato e, dopo avergli spiegato che gli Angeli in Cielo lodano incessantemente Dio ripetendo "Sanctus, Sanctus, Sanctus", iniziò a recitare frequentemente questi versetti, ritirandosi in angoli della stanza o in luoghi appartati. A differenza degli altri bambini, durante la Messa, seguiva attentamente la Sacra Funzione e, durante l'atto della Comunione, si toglieva le scarpe dai piedi.

Quando i suoi genitori gli affidarono i lavori dei campi, Lucantonio li svolgeva solo dopo aver ascoltato la Santa Messa. Mentre accompagnava i buoi e le mucche a pascolare nelle campagne, erigeva croci rudimentali, utilizzando tronchi e rami degli alberi, e vi si inginocchiava per meditare.

Il parroco Solima, desiderando comprendere la natura della sua anima, iniziò a rimproverarlo pubblicamente, accusandolo di essere pigro, ipocrita e superbo. Lo escluse dalla Comunione per diverse settimane, ma Lucantonio rimase sempre fedele a se stesso e resistette a ogni prova. Alla fine, il parroco decise di farlo entrare nella Confraternita dedicata a Maria Santissima Immacolata, affinché potesse servire da esempio agli altri membri nel loro adempimento dei doveri religiosi.

Lucantonio si dedicò con devozione alla sua partecipazione nella congregazione, adempiendo a tutti gli atti religiosi prescritti dalle regole. Un altro episodio che dimostrò la sua virtù si svolse in piazza, quando un gentiluomo di Bisignano, erroneamente convinto di essere stato offeso da Lucantonio, lo schiaffeggiò. In risposta a questo oltraggio, Lucantonio offrì l'altra guancia e, inginocchiandosi, ringraziò il gentiluomo per averlo trattato come un peccatore meritevole.

La chiamata Mentre Lucantonio pascolava i suoi bovini, sentì per tre volte una voce chiara e distinta che gli disse: "Lucantonio, io voglio essere da te servito." Anche il parroco Solima udì le stesse parole e, quando Lucantonio si recò da lui quella sera per raccontare l'evento prodigioso, lo rimproverò dicendo: "Hai sentito oggi quelle voci, e perché non hai lasciato subito i bovini e sei venuto da me per eseguire la volontà del Signore?" Confuso, Lucantonio si incolpò per questa mancanza, seppur involontaria, e si dichiarò pronto a seguire la volontà del Signore.

Dopo aver ottenuto anche la benedizione della madre, che all'inizio si era mostrata restia a concederla, Lucantonio partì per il Convento dei Minori Riformati di Dipignano, dove il Padre Ministro Provinciale risiedeva in quel periodo. Durante il cammino, il diavolo assunse la forma di un giovane cortese e tentò di dissuadere Lucantonio dalla sua santa risoluzione, usando espressioni vivide e crude. Tuttavia, Lucantonio invocò l'aiuto divino, fece il segno della Croce e il compagno di viaggio scomparve improvvisamente.

Una volta arrivato al convento di Dipignano, Lucantonio si presentò umilmente al Padre Provinciale, che lo indirizzò al convento di Misuraca, dove in quel periodo venivano formati i novizi di quell'ordine.

Noviziato Durante il noviziato, Lucantonio si dedicò alla meditazione costante e alla severa penitenza. Digiunava continuamente, nutrendosi quasi sempre solo di pane e acqua, e dormiva solo poche ore sulla terra nuda. Era sempre pronto ad affrontare ogni prova a cui veniva sottoposto e osservava rigorosamente il silenzio.

Al termine dell'anno di noviziato, i superiori di Lucantonio, desiderosi di verificare le sue virtù, lo sottoposero a mortificazioni pubbliche e private, caricandolo di ingiurie e attribuendogli alcune mancanze. Decisero quindi di non accettarlo nell'ordine poiché Lucantonio non era in grado di recitare a memoria il testo della regola di San Francesco.

Lucantonio, abbattuto e addolorato, si recò nella Chiesa e, inginocchiato di fronte all'altare maggiore, cercò conforto nell'immagine della Madonna. In quel momento si verificò un prodigio al quale partecipò anche Padre Benedetto di Cutro, il guardiano del convento, che si era nascosto dietro al coro. Secondo quanto riportato da Fra Francesco da San Marco, l'immagine della Madonna rassicurò Lucantonio, dicendogli: "Non temere, o figlio mio: sarò io a prenderti sotto la mia cura consolatrice".

Sebbene Lucantonio abbia mantenuto questo favore per sé stesso, il guardiano del convento corse a raccontare il prodigio ai suoi superiori. Il giorno successivo, Lucantonio fu interrogato pubblicamente e ripeté con voce chiara e fluente l'intero testo della regola, ottenendo così l'ammissione all'Ordine dei Frati Riformati e diventando Frate Umile.

Vita in convento Frate Umile fu destinato al convento di Bisignano, dove abbracciò una vita di penitenza e disciplina, osservando scrupolosamente le regole dell'Ordine. Il suo tempo libero lo dedicava al coro e alla preghiera nella chiesa. Durante il suo compito di pulire il giardino, come gli aveva ordinato il superiore del convento, frate Umile scoprì una grotta, al fondo della quale trovò una sorgente d'acqua limpida che presto divenne miracolosa. In questa grotta, con il permesso del superiore, frate Umile si ritirava per pregare, anche durante la notte. Tuttavia, spesso veniva distratto da apparizioni infernali che lo flagellavano, lo colpivano e lo trascinavano per tutto il giardino, lasciandogli lividi sul viso per diversi giorni.

Frate Umile visse anche in altri conventi della provincia, tra cui Cosenza, Dipignano, San Lorenzo del Vallo, San Marco, Pietrafitta, Figline e Rossano, dove svolgeva diversi incarichi come giardiniere, cercatore o magazziniere. Il motivo di questi frequenti spostamenti risiedeva nel fatto che, suo malgrado, attirava molte persone che si raccomandavano alle sue preghiere. Tuttavia, non sempre agivano con discrezione e prudenza, disturbando così la tranquillità religiosa e il silenzio monastico.

Accompagnò anche il Padre Provinciale nelle sue visite ai conventi della Provincia e viaggiò anche al di fuori della Calabria e del Regno delle Due Sicilie. Durante i suoi viaggi, accadde una serie di fenomeni straordinari che lo accompagnavano:

La Calabria è attraversata da numerosi fiumi, molti dei quali, all'epoca di frate Umile, non avevano ponti e diventavano molto pericolosi da attraversare durante l'inverno. Tuttavia, quando frate Umile si avvicinava, le acque dei fiumi si fermavano, creando un passaggio asciutto per lui. All'inizio, questo prodigio suscitò stupore in coloro che lo osservavano o ne venivano a conoscenza, ma col tempo non sorprese più nessuno. Nonostante ciò, frate Umile non approfittava di questo miracolo e cercava sempre, anche se doveva percorrere strade più lunghe, di attraversare i fiumi utilizzando i ponti o altri mezzi disponibili. Ad esempio, quando doveva attraversare il fiume Neto, gonfio a causa delle abbondanti piogge dei giorni precedenti, si servì di una trave quasi rotonda fissata tra le sue sponde tramite due cumuli di pietre senza calce. Frate Umile attraversò agilmente quella trave come se volasse sull'acqua.

Un altro fatto straordinario era che, nonostante camminasse sempre a piedi in luoghi paludosi e durante l'inverno su strade impraticabili e fangose, frate Umile non si sporcava mai i piedi o la tonaca e non veniva mai bagnato dalla pioggia. Questo accadeva anche a coloro che lo accompagnavano o che egli inviava in qualche luogo. Ad esempio, quando si recò dal convento di Bisignano a quello di San Fili insieme a un terziario di nome frate Tommaso, che doveva tornare indietro la sera stessa, iniziò a piovere molto intensamente. Frate Tommaso decise di non partire a causa del maltempo, ma frate Umile lo convinse a partire assicurandogli la protezione divina. Frate Tommaso raggiunse il convento di Bisignano camminando sotto una pioggia torrenziale senza bagnarsi, suscitando stupore sia in lui che nei Frati che lo videro arrivare al convento.

Un altro evento straordinario era la capacità di entrare in stati di estasi e rapimenti, dai quali veniva risvegliato solo dalla voce dell'obbedienza. Un giorno d'estate, mentre stava zappando l'orto nel convento di Cosenza, al suono della campana che annunciava l'elevazione dell'Ostia durante la messa, frate Umile fu rapito in Dio insieme alla zappa e rimase sollevato da terra fino alla sera. In una delle tante occasioni nel convento di Bisignano, rimase in questo stato per ben ventidue ore consecutive.

Viaggio a Messina Durante il viaggio a Messina, frate Umile continuò a manifestare doni e prodigi straordinari. In una tappa al convento di Catanzaro, mentre si trovava di fronte all'immagine della Madonna sull'Altare maggiore, fu sollevato da terra in estasi con le braccia aperte, suscitando grande meraviglia tra i presenti. A causa dell'afflusso di persone desiderose di vederlo, fu rinchiuso in una cappella sicura per proteggerlo. Durante questo periodo, la folla tranciava il suo mantello e la tonaca, ma quando fu finalmente al sicuro, i vestiti tornarono intatti come prima, creando stupore tra coloro che lo osservavano.

La notizia di questo prodigio si diffuse rapidamente e raggiunse il Vescovo di Catanzaro, che inviò il suo vicario per accertarsi di persona. Il vicario, per testare se fosse un'opera divina o un inganno diabolico, decise di bruciare le mani e i piedi di frate Umile con torce accese e di trafiggerlo con oggetti appuntiti. Tuttavia, frate Umile si risvegliò solo quando gli fu ordinato dal superiore e guarì immediatamente dalle ferite, lasciando il vicario stupito e confermando che si trattava di un miracolo divino.

Durante la traversata dello Stretto di Messina, molti passeggeri della nave soffrirono di una forte sete, poiché non c'era più acqua dolce a bordo. Frate Umile, toccato dalla loro sofferenza, prese un grosso vaso di creta, lo riempì con l'acqua di mare e fece il segno della Croce sopra di essa. Miracolosamente, l'acqua divenne dolce e tutti i passeggeri furono dissetati. La notizia di questo evento si diffuse rapidamente nella città di Messina.

Durante il viaggio, frate Umile dovette affrontare anche l'invidia e le calunnie di un religioso di nome frate Domenico di Cutro. Questi derise, screditò e tentò persino di attentare alla vita di frate Umile. Tuttavia, mentre si trovavano nel convento di Nicastro, frate Domenico cercò di spingere frate Umile fuori da una finestra del dormitorio superiore, ma due uomini armati apparvero al fianco di frate Umile, visibili solo al persecutore. Questi uomini intimorirono frate Domenico e impedirono che l'atto fosse compiuto. Questi due giovani rimasero al fianco di frate Umile fino al convento di Bisignano. Frate Umile si vendicò spiritualmente, beneficiando frate Domenico e pregando per lui.

Questi sono solo alcuni degli eventi straordinari che accompagnarono frate Umile durante il suo viaggio a Messina. La sua vita è piena di prodigi e miracoli, che testimoniano la sua santità e la sua intima unione con Dio.

Roma Dopo aver raggiunto Roma su invito del Papa Gregorio XV, frate Umile godette di grande reputazione e ammirazione. Il Pontefice lo accolse calorosamente e lo fece alloggiare nel convento di San Francesco a Ripa, incaricando i frati di vigilare sulla sua condotta. Anche loro, dopo averlo osservato attentamente, riconobbero le virtù di frate Umile.