L'Apologia di Socrate davanti alla giuria (titolo orig. ), di Senofonte di Atene, è un dialogo socratico sulla difesa legale che il filosofo Socrate presentò al suo processo, nel quale fu accusato di corruzione morale della gioventù ateniese, di empietà contro il Stato. Giudicato colpevole, egli fu condannato a morte.

L’interpretazione letteraria di Senofonte della difesa di Socrate evidenzia l’opinione etica del filosofo riguardo alla condanna a morte, ossia che è meglio morire prima dell’inizio della senilità piuttosto che sfuggire alla morte umiliandosi di fronte a un’ingiusta persecuzione.

Testimonianze e ricordi di Senofonte dell'insegnamento del maestro si propongono, principalmente nell'Apologia, la difesa del maestro dai suoi detrattori.

L'altra fonte primaria esistente sulle persone e sugli eventi del Processo di Socrate (399 a.C.) è l'Apologia di Socrate, di Platone. Si ritiene che Senofonte tramandi la parte più esoterica degli insegnamenti socratici.

Il processo Il filosofo Socrate viene citato in giudizio da alcuni politici di Atene con l'accusa di corruzione dell'animo dei giovani mediante falsi insegnamenti e di non credere nell'esistenza degli Dei. Rispetto al carattere combattivo, persuasivo e contraddittorio del personaggio del dialogo di Platone, questo Socrate appare pronto ad accettare il verdetto dei giudici.

Senofonte scrive:

Differenze col dialogo platonico Il primo disguido che si trova tra i due scritti è il responso dell'Oracolo di Delfi: nel dialogo di Senofonte la frase è "Non esiste nessuno più libero, più sano e più elaborato nello sviluppo della parola che Socrate", mentre nel dialogo platonico la risposta era: "Non vi è uomo più saggio."Infatti nel primo dialogo Socrate si difende in quanto saggio di essere assai intelligente per l'apprensione continua delle parole e dei significati dal momento della nascita.Seconda grande differenza che separa i due dialoghi è l'essenza del "demone": nell'Apologia di Senofonte Socrate è quasi contento di trovarsi in contatto con questo dato che gli fornisce soltanto indicazioni positive sull'essenza della sua forma umana; mentre nella seconda Apologia, Socrate è quasi atterrito dai consigli del semidio.Terza ed ultima differenza è il pagamento delle mine: mentre nel testo platonico è Socrate a decidere il prezzo di 30 mine da pagare per la pena, nell'altro dialogo il filosofo dà libertà agli amici di scegliere il prezzo della penale.

Bibliografia Edizioni italiane in: - Collana Biblioteca Universale, Laterza, luglio 1986, ISBN 978-88-420-2771-3.

Note

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