La capitaneria generale del Cile (in spagnolo: capitanía general de Chile), conosciuta anche come Regno del Cile, fu un territorio amministrativo del vicereame del Perù nell'impero spagnolo esistito dal 1541 al 1818, anno in cui venne dichiarata l'indipendenza dalla Spagna. La capitaneria venne gestita da diversi governatori ed ebbe anche un Re, Filippo II di Spagna, che non era il regnante spagnolo.

Origini Il regno del Cile (Reino de Chile) era un possedimento personale del re di Castiglia come lo erano gli altri territori del Nuovo mondo. Il Regno di Napoli e il Regno di Sicilia, d'altro canto, erano possedimenti del re di Aragona, che dal 1516 in poi era la stessa persona. Non c'erano apparati amministrativi comuni tra i diversi regni indipendenti, e ognuno era governato dal proprio consiglio e dalle proprie leggi, specialmente dal consiglio delle Indie e dalle leggi delle Indie. Il lavoro di ogni giorno era gestito generalmente dai viceré e dai governatori, che rappresentavano il volere del re in Aragona, Sicilia, Messico o Perù. Le zone americane, che erano sito di complesse civiltà o erano diventate società ricche venivano chiamate "regni". Il Cile non raggiunse mai lo status di vicereame perché era poco esteso e troppo povero, rimanendo una capitaneria dipendente dal vicereame del Perù.

Esplorazioni e conquiste

Nel 1536 Diego de Almagro comandò la prima spedizione per esplorare i territori a sud dell'impero inca, che gli era stata data dal governo di Nuova Toledo. Dopo la morte di Almagro, Pedro de Valdivia chiese e ottenne il diritto di esplorare le terre nel 1539, con l'assenso di Francisco Pizarro. Valdivia fondò la città di Santiago e alcuni mesi dopo il cabildo (consiglio municipale) lo elesse governatore e capitano generale di Nuova Extremadura l'11 giugno 1541. Altre città, fondate sotto l'amministrazione di Valdivia, furono Concepción nel 1550, La Imperial nel 1551, Villarrica e Valdivia nel 1552, e l'anno successivo Los Confines e Santiago del Estero sul lato orientale delle Ande. Nel 1553 Valdivia fondò una serie di forti per proteggere le aree colonizzate: San Felipe de Araucan, San Juan Bautista de Purén e San Diego de Tucapel. Dopo la morte di Valdivia avvenuta quell'anno, i forti di Villarica e Concepcion vennero distrutti. Vennero riconquistati dopo la guerra con Lautaro e Caupolicán. In seguito alla sconfitta dei Mapuche per mano di García Hurtado de Mendoza vennero costruiti altri insediamenti e città: Cañete de la Frontera sul posto in cui vi era il Forte San Diego de Tucapel e Villa de San Mateo de Osorno nel 1558, San Andrés de Angol nel 1560, Ciudad de Mendoza del Nuevo Valle de La Rioja nel 1561, San Luis de Loyola Nueva Medina de Rioseco e San Juan de la Frontera nel 1562, e Santiago de Castro nel 1567. Martín García Óñez de Loyola foundò una città a sud del fiume Bio Bior, Santa Cruz de Coya, nel 1595.

Caduta del Cile meridionale

Una rivolta dei Mapuche si venne a creare in seguito all'esito della battaglia di Curalaba avvenuta il 23 dicembre 1598, dove il vice toqui Pelantaru e i suoi tenenti Anganamon e Guaiquimilla, con trecento uomini tese un'imboscata e uccise il governatore spagnolo Martín García Óñez de Loyola e quasi tutti i suoi compagni.

Negli anni successivi i Mapuche riuscirono a distruggere o a far abbandonare le sette città spagnole nel territorio Mapuche: Santa Cruz de Coya (1599), Santa María la Blanca de Valdivia (1599), San Andrés de Los Infantes (1599), La Imperial (1600), Santa María Magdalena de Villa Rica (1602), San Mateo de Osorno (1604), e San Felipe de Araucan (1604).

Storia politica A causa della resistenza degli indigeni amerindi, si venne a creare una autorità governamentela di tipo militare. Il governatore era a capo delle milizie locali con il titolo di capitano generale. Questa maniera di gestione era stata applicata anche ad altre parti dell'impero spagnolo.

Il Cile fu l'unica regione dell'impero che tecnicamente aveva un re, Filippo II, che non era il monarca spagnolo regnante. Nel 1554 il giovane Filippo sposò Maria I d'Inghilterra, quando era solo l'erede al trono spagnolo. Per elevare il suo statuto a quello equivalente alla regina, Filippo venne nominato "re del Cile" da suo padre, Carlo V del Sacro Romano Impero. Ricevette anche il Regno di Napoli, che era in possesso della Corona d'Aragona, e un diritto di proprietà sul Regno di Gerusalemme.

Nella pratica il titolo assunto da Filippo non ebbe alcun effetto sull'amministrazione del Cile, che continuò a essere una gobernación e un reino nell'impero spagnolo. Filippo successe a Carlo V sul trono della Spagna nel 1556.

Il maggior disastro che gli insediamenti spagnoli della regione subirono, nell'ambito della guerra di Arauco, fu quello di Curalaba nel 1598, che li distrusse quasi completamente. Tutte le città a sud del fiume Biobío, eccetto Castro, vennero distrutte. Il fiume diventò La Frontera (il limite) in cui si incontravano i confini degli spagnoli e delle aree popolate dagli indigeni per il secolo successivo.

Il Cile perse più di metà del proprio territorio con l'avvento delle riforme borboniche di Carlo III, quando tutti i territori oltre le Ande vennero ceduti al vicereame del Río de la Plata nel 1776. Il Cile acquisì due intendenze, Santiago e Concepción nel 1786, e diventò una capitaneria generale nel 1789.

Limiti

Nel 1548, il territorio teorico concesso al governatorato del Cile da Pedro de la Gasca, presidente della Real Audiencia di Lima, si estendeva tra il parallelo 27° sud e il parallelo 41° sud, approssimativamente nei pressi di Copiapó e Osorno, con un'estensione di 100 leghe verso est, calcolate a partire dalla costa del Pacifico. Ciò fu confermato dal re Carlo I nel 1542, che nel 1554 estese il confine meridionale del Cile fino allo stretto di Magellano, su richiesta di Jerónimo de Alderete, che dal 1555 fu inoltre nominato governatore del governatorato della Terra Australis insieme al Cile. Nel 1557, la costa orientale della Patagonia fino allo stretto di Magellano fu assegnata a Jaime Rasquín, generando una sovrapposizione con le 100 leghe attribuite al Cile. Nel 1563, Tucumán fu separato dal Cile. Nel 1570, i territori assegnati a Rasquín furono trasferiti a Juan Ortiz de Zárate, governatore del Río de la Plata e del Paraguay, mantenendo così la sovrapposizione delle rivendicazioni territoriali.

La regione autonoma dell'Araucanía, riconosciuta come tale nel 1641 durante il Parlamento di Quilín, era considerata, sulla carta, parte del territorio del governatorato.

Nel 1680 fu pubblicata la Recopilación de Leyes de Indias e nel 1681 una cedola reale stabilì che tutte le leggi in contrasto con la Compilazione fossero invalide. Nel Libro II, Titolo XV, la Compilazione stabilisce i territori delle diverse Real Audiencias. Nel caso dell'Audiencia del Cile, questa è l'unica nella quale lo stretto di Magellano viene menzionato esplicitamente. La legge stabilisce che la sua giurisdizione comprende «tutto il suddetto Regno del Cile, con le città, i centri abitati, i villaggi, i luoghi e le terre comprese nel governo di quelle province, sia ciò che è attualmente pacificato e popolato, sia ciò che sarà ridotto, popolato e pacificato all'interno e all'esterno dello stretto di Magellano, nonché le terre interne fino a comprendere la provincia di Cuyo».Recopilación de Leyes de Indias, Libro II, Título XV, Ley 12, in «Límites Chileno-argentinos». Exposición Chilena, volume I, Imprimerie Chaix, Parigi, 1902, p. 72. Manuel Ravest Mora interpreta questa disposizione come una restituzione della costa orientale della Patagonia al governatorato di La Plata, riportando così il confine cileno alle sole 100 leghe.

Nel 1768, il Chiloé iniziò a essere amministrato temporaneamente direttamente dal Perù. Nel 1788 fu ufficialmente riportato sotto il pieno controllo del Cile, ma ciò rimase soltanto una decisione teorica e non fu mai attuato dal viceré. Il territorio teorico di Chiloé si estendeva verso sud fino a Capo Horn.

Nel 1770, il viceré del Perù Manuel de Amat y Junyent organizzò una spedizione alla ricerca della cosiddetta «Terra di Davis», affidando a Felipe González Ahedo due imbarcazioni, il vascello di linea San Lorenzo e la fregata Santa Rosalía, con 546 marinai. La spedizione raggiunse l'isola il 15 novembre dello stesso anno, prendendone possesso in nome della Corona spagnola e dandole il nome di Isla San Carlos, in onore del re Carlo III.

Nel 1776, l'abate Juan Ignacio Molina mise in evidenza l'Isola di Pasqua per le sue «statue monumentali» nel quinto capitolo, dedicato alle «isole cilene», della sua opera Historia Natural y Civil del Reino de Chile. L'opera menziona inoltre le isole San Félix e San Ambrosio, appartenenti all'arcipelago delle Desventuradas. Anche le Isole Juan Fernández erano rivendicate come territorio cileno. Nel 1808 fu scoperta l'isola Salas y Gómez.

Il Cile perse una parte significativa del proprio territorio in conseguenza delle riforme borboniche di Carlo III. Nel 1776, i territori corrispondenti alle città di Mendoza e San Juan, appartenenti alla provincia di Cuyo, furono trasferiti sotto la giurisdizione del neocreato Vicereame del Río de la Plata.

Esistevano documenti e mappe, soprattutto del XVIII secolo, nei quali la Patagonia orientale appariva come parte del territorio cileno de jure, mentre altre rappresentazioni, prodotte nel Vicereame del Río de la Plata, attribuivano la regione a quest'ultimo. Nel XIX secolo, le repubbliche di recente formazione si contesero la sovranità sul territorio nella disputa territoriale fino al 1881.

Sul confine settentrionale, il territorio conteso si trovava tra la foce del fiume Loa e Paposo. In questa regione avrebbe dovuto trovarsi un fiume chiamato Salado, ma la sua posizione esatta è sconosciuta. Gli storici cileni citano frequentemente una mappa di Andrés Baleato del 1793 per sostenere l'ipotesi che il confine si trovasse sul fiume Loa, oltre ad altri documenti dello stesso autore.

Note

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