La glottodidattica (o didattica delle lingue) è la disciplina che analizza e mette in pratica approcci teorici, metodi e tecniche per l'insegnamento delle lingueBeccaria, Dizionario di linguistica, cit., pp. 364-365.. Essa riguarda tutti i differenti studi di lingua, sia esso studio della lingua materna o di una L2 (lingua straniera, seconda o etnica) o, ancora, di una delle lingue classiche (latino e greco)Balboni, Tecniche didattiche, 2007, cit., pp. 1-2..
La glottodidattica non deve essere confusa con l'insegnamento delle lingue (educazione linguistica), che è invece l'oggetto di ricerca della disciplinaBalboni, Fare educazione linguistica, 2013, cit., p. 3.. Si definisce come disciplina "teorico-pratica", in quanto ambisce tanto a "sapere" quanto a "risolvere" sulla materia dell'apprendimento delle lingue: essa, insomma, partecipa in entrambe le dimensioni, quella teorica e quella pratica. Quest'ultima si esplica sostanzialmente nella ricerca di modelli operativi e viene anche chiamata glottodidassiBalboni, Tecniche didattiche, 2007, cit., p. 2..
Nel primo decennio degli anni duemila sono stati pubblicati in sede europea vari documenti per la formazione e l'autovalutazione del docente di lingue; tra i più importanti, EPOSTL (European Portfolio for Student Teachers of Languages, tradotto in italiano con l'acronimo PEFIL, che sta per Portfolio Europeo per la Formazione degli Insegnanti di Lingue) e lo European Profile for Language Teacher.Entrambi i documenti sono stati tradotti in italiano da Pierangela Diadori.
Una sua specializzazione è la didattica acquisizionale laddove i metodi glottodidattici sono orientati a promuovere l'acquisizione di lingua straniera invece che il suo apprendimento.
Natura epistemologica della disciplina Caratteristiche generali Se l'insegnamento linguistico scolastico tradizionale tendeva ad attribuire primaria importanza all'elemento della correttezza grammaticale, a partire dalla seconda metà del XX secolo lo scopo della glottodidattica si è orientato maggiormente sull'acquisizione, da parte del discente, di efficacia comunicativa, tanto nello scritto che nel parlato.Beccaria, Dizionario di linguistica, cit., p. 365.
Oltre ad uno statuto teorico-pratico, la glottodidattica ha un approccio interdisciplinare e trae le proprie conoscenze da più scienze e che integra quattro diverse aree scientificheBalboni, Le sfide di Babele, cit., pp. 24-25.: le scienze del linguaggio e della comunicazione, che forniscono alla glottodidattica i contenuti dell'insegnamento e fondamentali riflessioni sulla natura del linguaggio le scienze psicologiche, che spostano l'attenzione della glottodidattica sui processi cerebrali e mentali dell'acquisizione linguistica (di cui si occupano la neurolinguistica e la psicolinguistica) e sugli stati affettivi degli apprendenti durante il processo di apprendimento le scienze della cultura e della società, necessarie per integrare l'insegnamento di una lingua (straniera o no) con l'insegnamento della cultura che si esprime attraverso quella lingua le scienze dell'educazione e della formazione, necessarie per l'insegnamento di qualsiasi disciplina
La glottodidattica intrattiene, inoltre, rapporti con altre discipline che si occupano dell'apprendimento e dell'insegnamento delle lingue. In particolare: la linguistica applicata la linguistica educativa la linguistica acquisizionale delle lingue prime e l'acquisizione delle lingue straniere
Glottodidattica, educazione linguistica, competenza comunicativa La glottodidattica viene spesso confusa con l'educazione linguistica: i due termini vengono anzi spesso utilizzati come sinonimi. In realtà, essi hanno due diversi referenti. L'educazione linguistica, ossia l'insegnamento delle lingue materne, straniere, classiche e dei linguaggi settoriali frutto dell'attività del docente di lingua, è in effetti l'oggetto di ricerca della glottodidattica, disciplina teorico-pratica, così come il linguaggio e le lingue sono oggetto di ricerca della linguistica.
Obbiettivo dell'educazione linguistica è la "competenza comunicativa", espressione che indica una "realtà mentale" che si estrinseca nella produzione di atti linguistici nel contesto di concreti eventi comunicativi socialmente connotati. L'uso della lingua è quindi un'azione socialmente rilevante. "Competenza" traduce il concetto chomskyano di competence, in relazione con performance (termine che evidenzia l'aspetto "esecutivo" di quella realtà mentale che è la competenza linguistica). Il termine "padronanza (di una lingua)" rinvia all'abilità di mettere in opera la propria competenza linguistica (e, più in generale, comunicativa).Balboni, Fare educazione linguistica, 2013, cit., pp. 8-9.
La competenza comunicativa può essere scomposta inBalboni, Fare educazione linguistica, 2013, cit., p. 9.: competenza linguistica (conoscenza della fonologia, della grafematica, della morfologia, della sintassi e della semantica di una lingua) competenze extralinguistiche, che rappresentano la capacità di produrre e ricevere messaggi attraverso: la gestualità (competenza cinetica) la distanza fisica tra gli interlocutori (competenza prossemica) gli oggetti (competenza oggettemica) il vestiario (competenza vestemica) competenze "contestuali": competenze sociolinguistiche, pragmalinguistiche, culturali e interculturali
Obiettivi e ambito di ricerca Sono interessati dall'ambito di ricerca della glottodidattica i seguenti elementi: l'elaborazione di approcci, metodi e tecniche didattiche per l'insegnamento delle lingue straniere l'elaborazione di modelli operativi per l'insegnamento delle lingue l'analisi e la produzione di materiali didattici per le L2 la valutazione, la verifica e la certificazione delle competenze linguistiche in L2 la formazione dei formatori, degli autori di materiali didattici e delle figure impegnate a vario titolo nel settore lo studio del contatto interlinguistico tra lingua nativa e lingue immigrate all'interno dello spazio linguistico della lingua nativa l'analisi dell'interazione in contesto didattico e del parlato del docente l'analisi degli errori degli apprendenti la comunicazione interculturale la formazione dei docenti di L2 la certificazione delle competenze teoriche e operative dei docenti la riflessione sugli apporti conoscitivi delle discipline affini
Teoria, approcci, metodi, tecniche
In ambito glottodidattico, la dimensione teorica si esplica nella "riflessione sulla natura epistemologica e sui fini dell'educazione linguistica". Le tesi discusse in ambito teorico sono soggette ad un processo di validazione o falsificazione, ma esiste anche una dimensione assiomatica.
Le teorie concentrate sulla descrizione dei modi di avvicinare il discente vengono dette "approcci". Tali approcci vengono elaborati "all'esterno dell'universo epistemologico della glottodidattica"Balboni, Fare educazione linguistica, 2013, cit., p. 5. e si basano su assiomi, per cui la loro validità consiste innanzitutto nella fondatezza delle teorie che li appoggianoBalboni, Fare educazione linguistica, 2013, cit., p. 6. e nella coerenza tra essi e le proposte operative avanzateBalboni, Tecniche didattiche, 2007, cit., pp. 2-3.. Ad esempio, una teoria che assuma l'esistenza di varietà linguistiche (elaborate in sociolinguistica) può essere incorporata nella sfera glottodidattica, di modo che ci si chiederà se e quando illustrare all'apprendente varietà regionali di una data L2 appunto in base all'accettazione di quella dichiarazione teorica.
Al fine di realizzare praticamente un approccio si costruisce un piano operativo, detto "metodo". Un lavoro che definisca un metodo prevederà analisi e selezione dei materiali didattici, selezione dei modelli operativi, analisi dell'uso delle glottotecnologie. Metodi diversi (quali ad esempio quello "situazionale" o quello "nozionale-funzionale") possono servire al medesimo approccio (nel caso in esempio, quello "comunicativo"). La validità di un metodo si sostanzia del rapporto di coerenza con l'approccio scelto.Balboni, Tecniche didattiche, 2007, cit., p. 3.
Le tecniche glottodidattiche Quanto alle "tecniche", esse rappresentano delle procedure operative. Esse permettono alle indicazioni di metodo di tradursi in "atti didattici". Balboni registra una sorta di mitizzazione (positiva o negativa) delle tecniche: il tema scolastico di gentiliana memoria o la lettura sessantottina dei quotidiani o ancora il dettato e la traduzione, intesi come modelli superati. Secondo Balboni, la congruenza di una tecnica allo scopo didattico va misurata in rapporto alla sua coerenza con le premesse fissate nell'approccio.
Ciascuna tecnica glottodidattica rinvia ad uno o più processi cognitivi e non si risolve semplicemente in un "esercizio". I cosiddetti "esercizi" non sono che uno dei due tipi di tecniche glottodidattiche, essendo l'altro l'"attività". Gli esercizi mirano "alla fissazione più che all'uso della lingua", mentre nelle "attività" viene richiesta la messa in campo di creatività nel risolvere un compito (fittizio o meno) con l'utilizzo della lingua che si sta apprendendo.Balboni, Fare educazione linguistica, 2013, cit., p. 7.
Le tecniche, peraltro, affettano diverse abilità linguistiche (il lavoro su una di esse può influenzare anche lo sviluppo delle altre, così come lo studio di una lingua può essere favorito da incursioni in altre lingue).
Le tecniche hanno anche un importante rapporto con le cosiddette "regole", che non vanno però intese come norme immanenti di una lingua, quanto come "meccanismi generatori"Balboni, Tecniche didattiche, 2007, cit., p. 6.. Intuizione, individuazione, fissazione e collocazione di una regola nel sistema rappresentano i passi per lo sviluppo di una competenza linguistica. Tali passi vanno fatti "per tutte le componenti della competenza comunicativa, dai suoi aspetti linguistici (fonologici, morfosintattici, lessicali, testuali) a quelli pragmatici, socioculturali, extra e paralinguistici, semiotici". L'acquisizione delle regole è favorita dall'utilizzo di tecniche dedicate.
In generale, una tecnica non va intesa come "buona" o "cattiva", "moderna" o "superata". Una tecnica va piuttosto valutata in base alla sua efficacia rispetto agli scopi delineati dal metodo e alla sua coerenza rispetto all'approccio, oltre che in rapporto ai processi cognitivi che sollecita, al modo di gestire una certa classe ecc. Esistono dei parametri di valutazione delle diverse tecniche. Quattro parametri "classici" sono stati elaborati da Brendan J. Carroll, in Testing Communicative Performance (1980). Si tratta diBalboni, Fare educazione linguistica, 2013, cit., pp. 23 e 37.: pertinenza: criterio che verifica l'oggetto di una data tecnica, in base al dato perfezionamento linguistico su cui si è dichiarato di voler lavorare accettabilità: criterio legato a quanto la tecnica sostiene la motivazione o demotiva e all'ipotesi del "filtro affettivo" comparabilità: criterio legato all'oggettività dell'attività di testing, per cui i risultati ottenuti debbono poter essere confrontati economicità: criterio utilitaristico, legato all'analisi dei costi di somministrazione, esecuzione e correzione di una data attività, in considerazione del fatto che le ore da destinare all'apprendimento linguistico sono sempre limitate Paolo Balboni ha integrato questo gruppo di parametri con altri cinque parametriBalboni, Fare educazione linguistica, 2013, cit., pp. 24-25 e 37.: flessibilità: criterio che valuta la realizzabilità operativa di una tecnica (ad esempio, una tecnica che preveda ampi spazi da destinare al movimento fisico o una diversa collocazione dei banchi non può essere attuata in una classe in cui i banchi sono fissati al pavimento) e quante varietà eventualmente esistano di una certa tecnica, in modo da scegliere quella più adeguata