Le Fær Øer o Færøer; (; )L'Europa e i Paesi del Mediterraneo - Danimarca Svezia Norvegia Finlandia Islanda, TCI, 2006. sono le 18 isole che formano un arcipelago vulcanico situato al largo delle coste settentrionali dell'Europa continentale, tra il Mare di Norvegia e il Nord dell'Oceano Atlantico. Sono comprese in un triangolo formato dall'Islanda a nord-ovest, dalla Scozia a sud e dalla Norvegia a est.
Le isole sono una Nazione costitutiva del Regno di Danimarca e del Folketing, ovvero il Parlamento danese, che comprende anche Danimarca e Groenlandia. Hanno ottenuto l'autonomia nel 1948 e nel corso degli anni hanno acquisito il controllo su quasi tutte le questioni di politica interna, ma non la difesa e gli affari esteri. Con l'eccezione di una piccola forza di polizia e guardia costiera, non hanno una forza militare organizzata, che rimane responsabilità della Danimarca.
Le Fær Øer hanno legami tradizionali con l'Islanda, le Shetland, le Orcadi, le Ebridi, la Groenlandia, la Norvegia, la Danimarca e la Scozia. L'arcipelago si separò politicamente dalla Norvegia nel 1815. Le Fær Øer hanno due rappresentanti nel Consiglio nordico (il forum di cooperazione dei governi dei Paesi nordici). Con l'Islanda, l'Irlanda e il Regno Unito, le Fær Øer si contendono l'isolotto di Rockall.
Etimologia Il testo più antico che descrive le isole è il Liber de mensura orbis terrae del monaco irlandese Dicuil, scritto nell'anno 825, in cui vengono descritti i viaggi di alcuni monaci scozzesi nelle isole. Sebbene non nomini le Fær Øer, la descrizione si adatta molto bene all'arcipelago, come notato già da A. Letronne nel 1814. Dicuil mette in evidenza la grande quantità di ovini presenti sull'isola, da cui Fær, che in lingua norrena significa "pecore", mentre Øer sarebbe una forma plurale di ø, "isola", parola rimasta anche nel danese moderno. Fær Øer significherebbe quindi "isole delle pecore".
Il toponimo Fær Øer (in faroese Føroyar e in danese Færøerne) risale al norreno Færeyjar, dal quale deriva anche il nome latino della soppressa diocesi cattolica delle isole, Dioecesis Phereyensis o Faereyensis su Gcatholic.. Il nome viene tradizionalmente interpretato secondo il danese fåre-øerne, ovvero "isole delle pecore". Questa lettura compare per la prima volta nella Historia Norvegiæ, che parla di insulæ ovium, diciotto di numero, «che gli abitanti chiamano nella loro lingua Færeyar»; il testo aggiunge che i coltivatori faroesi possedevano greggi di migliaia di capi.
L'etimologia è stata però messa in dubbio fin dalla prima opera storica sulle isole. Nel 1592 Peder Claussøn Friis osservava che fær era una parola danese e non norvegese, e che in antico norvegese le isole si sarebbero dovute chiamare piuttosto Saudøy, da sauðr, "pecora". In effetti in norreno fær nel senso di "pecora" è attestato solo in pochi composti, come færsauðr nella legge del Gulating, mentre è di uso comune in antico svedese e danese; nelle Fær Øer stesse la pecora si è sempre chiamata sauðr, oggi seyður. Nel corso dei secoli sono state proposte derivazioni alternative: da fjøður, "piuma", o da fjær, "lontano" (entrambe già scartate da Claussøn Friis e da Lucas Debes); dal verbo fara, "andare, traghettare", con riferimento alla navigazione tra le isole, proposta da Debes e ritenuta plausibile da Hammershaimb; dal gaelico feur, "pascolo", secondo il geografo scozzese James Currie (1906).
L'archeologo norvegese Anton Wilhelm Brøgger ipotizzò che, come per le Orcadi (dal celtico *inse ork, reinterpretato dai norvegesi con orkn, "foca") e forse per le Shetland, anche dietro Færeyjar si celasse un nome celtico preesistente: il gaelico fearand, "terra, territorio", con cui le isole sarebbero state note ai monaci e geografi irlandesi. I coloni norvegesi lo avrebbero adattato come fær, suono che avrebbe poi favorito l'interpretazione come "isole delle pecore". Lo stesso Brøgger presentava tuttavia questa ricostruzione come una congettura priva di una solida prova linguistica.
Storia
La storia delle origini dell'arcipelago delle Fær Øer non è ben nota, anche se si ritiene che derivi dalla conquista dello stesso per opera dei coloni vichinghi di Naddoddr, scopritore dell'Islanda. Si pensa che anche monaci irlandesi giunti dalla vicina Scozia o direttamente dall'Irlanda verso il VI secolo abbiano abitato le isole. Si suppone che San Brendano di Clonfert, monaco irlandese e Papar abbiano visitato le Fær Øer in due o tre occasioni (512-530), nominando due delle isole Sheep Island e Paradise Island of Birds. Nel tardo settimo secolo e agli inizi del secolo ottavo, nelle isole era frequente la presenza di monaci provenienti dall'Irlanda, per opera di conversione ed evangelizzazione, ma anche solo per la solitudine del romitaggio.
Secondo la Saga dei Faroensi, gli emigranti che lasciarono la Norvegia per sfuggire alla tirannia di Harald I si insediarono nelle isole all'incirca all'inizio del IX secolo. Nell'XI secolo venne introdotto il cristianesimo da Sigmundur Brestirson, rifugiatosi in Norvegia dopo che la sua famiglia, originaria delle isole del Sud, era stata sterminata nel corso di un'invasione degli abitanti delle isole del Nord. Sigmundur Brestirson venne poi inviato a conquistare le isole dal re di Norvegia Olaf I. Dopo aver preso possesso delle isole, Sigmundur Brestirson fu assassinato, ma i norvegesi mantennero il loro controllo fino al 1397, quando la Norvegia entrò in un'unione con la Danimarca, che gradualmente evolse nella doppia monarchia danese-norvegese. La riforma protestante raggiunse le Fær Øer nel 1538. Quando la Norvegia venne separata dalla Danimarca con il trattato di Kiel del 1814, fu la Danimarca a mantenere il possesso delle Fær Øer.
Il monopolio danese del commercio con le Fær Øer fu abolito nel 1856. Il paese cominciò allora a svilupparsi in una nazione moderna, dedita principalmente alla pesca, e con una propria flotta. Il risveglio dei sentimenti nazionali, cominciato nel 1888, fu all'inizio orientato sull'ambito culturale, in particolare sulla rinascita della lingua faroense. Dopo il 1906 si rafforzò l'indipendentismo politico, con la fondazione dei primi partiti politici delle Fær Øer.
Occupazione britannica
Il 12 aprile 1940, le Fær Øer furono occupate dalle truppe del Regno Unito, come contromossa all'invasione della Danimarca da parte della Germania nazista. Questa azione fu decisa per scongiurare una possibile occupazione tedesca nelle isole, che avrebbe potuto avere gravi conseguenze per gli esiti della seconda battaglia dell'Atlantico. Tra il 1942 e il 1943 i britannici costruirono l'unico aeroporto delle Fær Øer, l'aeroporto di Vágar.
Dal secondo dopoguerra a oggi Il controllo delle isole ritornò alla Danimarca dopo la guerra, ma nel 1948 venne introdotta la cosiddetta Hjemmestyre (o, in faroense, Heimastýrislógin), che garantiva un alto grado di autonomia locale. Le Fær Øer scelsero di non unirsi alla Danimarca al momento del suo ingresso nella Comunità europea, nel 1973. Le isole hanno incontrato considerevoli difficoltà economiche in seguito al crollo dell'industria della pesca nei primi anni novanta, ma da allora si sono moltiplicati gli sforzi per aumentare il grado di diversificazione dell'economia. Nel frattempo è cresciuto il sostegno popolare per l'indipendenza del paese.
Geografia
Le Fær Øer sono un arcipelago formato da 18 isole, al largo delle coste settentrionali dell'Europa, tra il Mare di Norvegia e il Nord dell'Oceano Atlantico, a metà strada tra l'Islanda e la Norvegia. Le loro coordinate sono , hanno una superficie di , e non presentano grandi laghi o fiumi. La linea costiera si estende per , è contornata in molti punti da scogliere e non ha confini di terra con alcun paese. Le isole sono scoscese e rocciose, con pochi picchi. Il punto più alto è il Slættaratindur, 882 metri sopra il livello del mare. La sola isola disabitata è Lítla Dímun.
Le 18 isole di cui si diceva sopra sono Fugloy, Svínoy, Borðoy, Viðoy, Kunoy, Kalsoy, Eysturoy, Streymoy, Vágar, Mykines, Hestur, Koltur, Nólsoy, Sandoy, Skúvoy, Stóra Dímun, Lítla Dímun e Suðuroy.
Clima
Secondo la classificazione dei climi di Köppen, le Fær Øer hanno un clima oceanico subpolare. Tuttavia, è fortemente rilevante l'influenza riscaldante esercitata qui dall'Oceano Atlantico, e in particolare dalla corrente nord-atlantica. Questo, unito al continuo transito di perturbazioni provenienti da nord-ovest, garantisce inverni miti (con la temperatura media compresa tra i e i ) ed estati fresche (temperatura media tra e ).
Le isole spesso sono battute dal vento e avvolte nella nebbia. Hanno inoltre un cielo quasi sempre coperto, tanto che in media si registrano 260 giorni all'anno con precipitazioni e che i giorni soleggiati risultano più rari di quelli nuvolosi. Le isole si trovano proprio lungo il percorso di depressioni in movimento verso nord-est, e questo significa che si possono avere forti venti e pesanti piogge in ogni periodo dell'anno.
Il 5 settembre 1966 le Fær Øer furono devastate dall'uragano Faith, con venti che superarono i . Poco dopo aver colpito la capitale Tórshavn, esso fu declassato a "tempesta extratropicale".GHCN Climate data, Thorshavn series 1881 to 2007.
La registrazione dei dati meteorologici nelle Fær Øer prese avvio nel 1867.
Distanze dai paesi più vicini
Paese Distanza 320 km 450 km 670 km 670 km 990 km
Società Demografia
La maggior parte della popolazione è di etnia faroense, di origini scandinave e celtiche.
Il faroense o feringio è parlato da tutti e quasi tutti parlano anche il danese. Pressoché tutta la popolazione parla correntemente l'inglese, insegnato nelle scuole fin dall'età di cinque anni. Tra le altre lingue, in genere si insegnano danese e norvegese.
La popolazione è distribuita sulla maggior parte del paese; solo recentemente si è avuto un significativo aumento dell'urbanizzazione. Le isole inoltre possiedono il tasso di fecondità più alto di tutta l'Europa, con 2,6 figli per coppia, contro la media europea di 1,3.
L'industrializzazione è stata significativamente decentralizzata; il paese ha quindi potuto mantenere in modo significativo la propria cultura contadina. I villaggi dotati di strutture portuali insufficienti non hanno potuto beneficiare pienamente della conversione dall'agricoltura all'economia basata sulla pesca, e nelle zone agricole più periferiche restano solo pochi giovani. Queste zone, come Fugloy, Svínoy, Mykines, Skúvoy e Stóra Dímun, che hanno limitate reti di comunicazione col resto del paese, non possono sempre essere raggiunte a causa del cattivo tempo. Nei decenni trascorsi, la struttura sociale organizzata sulla base dei villaggi è stata sottoposta a notevoli pressioni, mentre vi è stata una crescita dei "centri" che possono offrire le merci e i servizi richiesti dalle periferie. I negozi e i centri di servizio sono dunque stati spostati dai villaggi verso i centri urbanizzati.
A dispetto di quanto potrebbe apparire, la popolazione faroense è moderna e dinamica; l'uso delle carte di credito è ovunque diffuso (persino in tutti i taxi), così come quello di Internet.
Il crimine è ridotto ai minimi termini e si conta solo qualche incidente dovuto all'abuso di alcol. .
Lingua La lingua nazionale è il faroense, idioma indoeuropeo appartenente al gruppo delle lingue germaniche e al sottogruppo del germanico settentrionale (o scandinavo), assieme al danese, al norvegese (bokmål e nynorsk), allo svedese e all'islandese.
Una delle più note canzoni scritte in faroense è Ormurin langi.
Religione