La chiesa di Santa Maria degli Angeli è una chiesa di Palermo, situata nel mandamento dei Tribunali in Via Alloro. È annessa all'omonimo convento.
Storia
Epoca aragonese 1426, Fra Matteo de Gallo e Gimarra o Gimena, futuro vescovo di Agrigento e beato, fonda il convento di Santa Maria del Gesù e ottiene come gancia, da cui il soprannome, la primitiva chiesa di San Girolamo fuori le mura (Agostino Inveges). All'inizio del XVII secolo, conciliati i dissapori col potentato ecclesiastico palermitano, il Viceré di Sicilia Juan Manuel Fernández Pacheco marchese di Vigliena, promuove il potenziamento delle strutture e l'abbellimento degli edifici. a noi pervenuti come chiesa di Santa Maria degli Angeli detta «la Gancia» e il convento dell'Ordine dei frati minori osservanti.. 1490c., Anno di inizio della sua costruzione quando alcuni frati ottennero da Papa Innocenzo VIII il permesso di costruire una gancia, cioè un ricovero per malati e bisognosi, al tempo fuori le mura cittadine, oggi invece collocata al centro della città. Nasce così il convento, affidato ai frati minori di San Francesco.
Epoca spagnola XVI secolo, Nei primi anni del secolo nasce la chiesa di stile rinascimentale. Da quando la chiesa è stata completata, più stili artistici si sono sovrapposti, tra cui quello barocco. Vi sono opere di Antonello Gagini, Pietro Novelli, Giacomo Serpotta, Vincenzo degli Azani da Pavia e Antonello Crescenzio. 1645 29 novembre, Solenne consacrazione presieduta da Giovanni Domenico Spinola vescovo di Mazara del Vallo.. 1672, La notte del 2 aprile, a seguito dei dissennati lavori di ampliamento della sottostante cripta, collassò tutta la zona del transetto e del presbiterio, con le due tribune laterali. L'altare maggiore con la Tribuna di Bartolomeo Berrettaro e Giuliano Mancino andò distrutta. I primi interventi di recupero furono eseguiti sotto la direzione di Gaspare Guercio. La massiccia opera di restauro, di ricostruzione e decorativa del 1673 diedero all'interno della chiesa una configurazione barocca.
Epoca borbonica
1860, Nel chiostro del convento è conservata la campana che diede inizio alla rivolta della Gancia. Vi si apre, inoltre, l'oratorio dei Terziari francescani decorato con stucchi del XVII secolo.
Epoca contemporanea
Esterno La chiesa, incastonata tra gli edifici del centro storico, si trova a pochi passi dal porto, e nelle vicinanze di Palazzo Rostagni. Il prospetto principale si affaccia non su una vasta e ampia piazza, bensì su uno stretto e caratteristico vicolo, appunto il Vicolo della Gancia. Una parte del convento è destinata all'Archivio di Stato di Palermo.Archivio di Stato di Palermo - Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo.
Il vasto complesso basilicale e conventuale è ubicato nell'antico quartiere della Kalsa, dove anticamente sorgeva il Palazzo degli Emiri, il più importante centro musulmano della Sicilia. Il frontespizio è rivolto ad occidente,. ha una facciata molto sobria, il portale centrale del 1530 è costituito da archivolti a pieno centro ed una elegante monofora in alto, quello laterale a nord. presenta l'archivolto esterno inflesso nel cui vertice è una elegante losanga raffigurante la Vergine degli Angeli..Pagina 23, Agostino Gallo, "Elogio Storico di Antonio Gagini scultore ed architetto palermitano" , Reale Stamperia, Palermo, 1821.
Interno L'impianto basilicale è a croce latina con ai lati della navata venti cappelle, la cantoria posta sopra la porta d'ingresso centrale sulla controfacciata ove è collocato l'organo antico è sorretta da due telamoni dorati, tipici del manierismo. Il soffitto del sottocoro è costituito da riquadri decorati da rosette al cui centro si nota un ottagono all'interno del quale è intagliata una colomba, simbolo dello Spirito Santo.
Sopra la porta centrale e sorretto da due colonne vi è il coro con il magnifico organo, , e rielaborato nel 1772 da Giacomo Andronico con pezzi originali, sormontato dallo stemma dell'Ordine francescano; è suonabile sia indipendentemente, sia dalla consolle dell'altro strumento, l'organo Tamburini opus 482 del 1962, situato a pavimento nell'abside. Lungo i due lati della navata e al di sopra della cappelle vi sono degli affreschi raffiguranti santi francescani, ciclo iniziato verso il 1697 da Filippo Tancredi e completato da Antonio Grano circa tre anni dopo. Nel lato destro essi raffigurano: San Diego d'Alcalá, San Giovanni da Capestrano, Pietro d'Alcántara, Santa Elisabetta d'Ungheria, San Ludovico di Tolosa, Sant'Antonio di Padova. Nel lato sinistro sono: San Pasquale Baylon, San Giacomo della Marca, San Bernardino da Siena, Santa Chiara d'Assisi, San Bonaventura da Bagnoregio, San Francesco d'Assisi.
Il soffitto ligneo è costituito da formelle con una stella dorata al centro di ognuna di esse, opera del XVI secolo. Nella controfacciata, sono documentate le due semicappelle ai lati della porta principale dedicate a San Corrado a sinistra, ai Santi martiri del Giappone quella a destra.
Nel tempio trova sepoltura il pittore Gaspare Serenari.
Navata destra Prima campata: Cappella del Beato Francescano de Prado dell'Ordine minore osservanti scalzi già Cappella della Santa Croce Martirio del Beato Giovanni de Prado tela di Vincenzo Bongiovanni del 1729. Titolari del patrocinio della cappella e delle sepolture la famiglia Sitajolo. Sono presenti i sarcofagi di Filippo Sitajolo del 1528 poggiante su sfingi alate, di Vincenzo Sitajolo (1587), retto da leoni e di Simone Sitajolo del 1632. L'ambiente è occupato dalla vara processionale del Bambinello della Gancia. Seconda campata: Cappella della Madonna di Monserrato già primitiva Cappella Requesens.. Sull'altare Sacra Famiglia con Sant'Anna, San Gioacchino e donatori, tela di scuola romana del '600. A sinistra dell'altare l'elegante statua lignea di Santa Filomena, a destra la statua in marmo di San Giovanni Nepomuceno di pesante fattura del 1730 circa, proveniente dal piano del Castello a Mare, . La Madonna del Monserrato tra le Santa Caterina d'Alessandria e Sant'Agata opera di Antonello Crescenzio, detto anche Antonello da Palermo, del 1528..Cfr. L. Di Giovanni, Le opere d'arte nelle Chiese di Palermo, a cura di S. La Barbera, Palermo, 2000, pag. 130.Pagina 142 - 145, Gioacchino di Marzo, "La pittura in Palermo nel Rinascimento. Storia e Documenti" , Palermo, Alberto Reber, 1899. Gli affreschi della volta con la Presentazione di Maria al Tempio a sinistra, la Nascita della Vergine al centro e lAnnuncio ad Anna della sua Maternità . Sulla mensa dell'altare la statua di San Pasquale. I titolari del patrocino della cappella e delle sepolture sono i membri della famiglia Bologna, è presente il sarcofago di Fabio Bologna del 1600. La primitiva Cappella Requesens principiata nel 1521 ospitava i monumenti funebri di Calcerando Requesens († 1528), commissionato dalla moglie donna Laura Requesens, come tutte le altre dell'ambiente, ad Antonello Gagini, sarcofago simile alla sepoltura di donna Eufemia Requesens presente nello stesso tempio.. L'ambiente fu ricostruito a seguito del crollo del 1672. Terza campata: Cappella dei Santi Giacomo della Marca e Francesco Solano già Cappella della Madonna dei Pericoli. Sull'altare e collocato il quadro raffigurante la Vergine con santi San Giovanni da Capestrano, San Giacomo della Marca, San Bernardino da Siena e San Francesco Solano, , il quadro raffigurante San Giacomo della Marca sdegnato per la crudeltà dei sistemi di punizione, San Francesco Solano benedicente affresco di Filippo Tancredi del 1707 circa. Le membrature architettoniche, dipinte con effetto trompe l'œil sono . I titolari del patrocino della cappella e delle sepolture sono i membri della famiglia Amari con i sepolcri di Nicolò Amari del 1543, di Antonio Amari ed Elisabetta Bologna del 1585. Quarta campata: Cappella di Santa Maria di Gesù. Sull'altare la statua di Vergine col Bambino , proveniente dal primitivo arco, opera dell'artista. Ai lati Estasi di San Francesco tela settecentesca, Apparizione della Trinità a San Francesco tela tardo-seicentesca, affresco sulla volta raffigurante il Santo assisiate, assai ridipinto. I titolari del patrocino della cappella e delle sepolture sono i membri della famiglia Del Voglia presenti con i sepolcri di Flaminia Campisciana del 1618 e un sepolcro tardo-cinquecentesco di un esponente della famiglia Del Voglia. Quinta campata: Cappella di Sant'Antonio di Padova. . Nella teca Sant'Antonio di Padova terracotta policroma di fattura ottocentesca, Sant'Antonio impartisce l'Eucaristia ai derelitti e Sant'Antonio risana il piede a un giovinetto tele di fattura popolare della fine del XVIII secolo, i due tondi a fresco in alto con episodi relativi alla vita del santo sono . Di grande finezza è la decorazione a mischio della balaustra e delle paraste con i simboli del Tuono e della Spada infuocata entrambe allegorie dell'inattaccabilità dell'anima pura di fronte al fuoco eterno. Addossato all'arco tra le due cappelle, un raffinato pulpito marmoreo a cinque scomparti con al centro il Cristo Risorto ed ai lati i Quattro Evangelisti di scuola gaginiana. Nel riquadro al centro Cristo al Limbo e Resurrezione. L'evangelista Luca con il bue simbolo di mansuetudine e Matteo con l'angelo, Giovanni con l'aquila simbolo di acuta visione trascendente e Marco con il leone. Sesta campata: Cappella di San Francesco d'Assisi già Cappella del Beato Salvatore d'Orta. Sull'altare, la cui mensa è decorata a mischio, è collocata la statua lignea settecentesca di San Francesco. Gli stipiti dell'arco d'ingresso alla cappella mostrano una raffinata decorazione a tarsie marmoree, tra le quali si inseriscono le scene della Visitazione a sinistra e della Fuga in Egitto. Settima campata: Cappella dell'Immacolata. Cappella dell'Immacolata Concezione con altare del '700 decorato a mischio e sontuose colonnine dorate, sulla sopraelevazione il dipinto dellImmacolata realizzato da Sebastiano Spirito, discepolo del Tancredi. Quadroni Giuditta decapita Oloferne e Ester alla reggia di Re Assuero in Persia di Filippo Tancredi. In alto i tondi raffiguranti la Vergine con il bambino e lApparizione della Vergine a francescani. . Ottava campata: Cappella del Santissimo Crocifisso già Cappella di San Bonaventura da Bagnoregio primitiva Cappella di Santa Margherita da Cortona. . L'ambiente destinato a sepolcro della committente ospitava la statua raffigurante Santa Margherita da Cortona, la sepoltura, la figura della nobile in atteggiamento orante, opere di Antonello Gagini.. Il manufatto si presentava allora mutilo della mano destra, con un libro nell'altra, un dragone posto ai piedi della santa.Pagina 142, Gioacchino Di Marzo, "I Gagini e la scultura in Sicilia nei secoli XV e XVI", Palermo, 1884. Oggi il simulacro si trova esposto al Museum of Art di Cleveland.Pagina 88, F. Negri Arnoldi, "Scultura del cinquecento in Italia meridionale", Napoli, 1997.
Sull'altare un Crocifisso ligneo del XVI secolo e scene della Passione: Cristo tra gli angeli ascende al Cielo, La Veronica asciuga il volto di Gesù, Orazione nell'Orto degli Ulivi, Flagellazione, Ascesa al Calvario, Coronazione di spine, affreschi di Filippo Tancredi del 1706c., sulla volta Temperanza, Sapienza e Giustizia riferibili allo stesso artista.
Navata sinistra
Prima campata: Cappella di Santa Elisabetta d'Ungheria. Sull'altare dedicato a Santa Elisabetta d'Ungheria è presente la tela raffigurante lEstasi di San Francesco opera di Antonio Grano del 1700c., a destra è realizzato un affresco con lElemosina di Santa Elisabetta d'Ungheria, sulla volta è dipinta la Gloria di Santa Elisabetta d'Ungheria. La cappellina sulla sinistra è dedicata a San Corrado, in essa era custodito il dipinto raffigurante San Corrado di Vincenzo da Pavia, opera esposta nella Galleria Nazionale della Sicilia presso Palazzo Abatellis.