La Smorfia è stato un gruppo cabarettistico napoletano italiano attivo negli anni settanta e ottanta.
Il trio, originariamente denominato I Saraceni, era formato da Massimo Troisi, Lello Arena ed Enzo Decaro e basava la propria comicità su sketch che, prendendo spunto dalle situazioni quotidiane della Napoli dell'epoca, puntavano l'indice su temi disparati quali la religione, l'occupazione (e disoccupazione), il folklore e le tradizioni ormai anacronistiche, ma ancora vive soprattutto nel napoletano..
Dopo buone affermazioni teatrali anche fuori dell'ambito locale il trio conobbe il suo massimo periodo di notorietà quando fu protagonista della trasmissione televisiva Non stop e della successiva La sberla.
Storia Le origini Il gruppo originario era composto da, oltre ai già citati Massimo Troisi e Lello Arena, anche da Nico Mucci e Valeria Pezza. Tutti i membri erano amici d'infanzia e cominciarono a esibirsi nel teatro parrocchiale della chiesa di Sant'Anna e poi in un garage in via San Giorgio Vecchio 31, che verrà chiamato Centro Teatro Spazio. Al gruppo si aggiungerà successivamente anche Vincenzo Purcaro, che più tardi cambierà il suo cognome in Decaro. Nel 1976 il trio lasciò il teatro di periferia per debuttare al Sancarluccio di Napoli, Citazione: "In breve il terzetto passò dal teatrino di periferia al San Carluccio di Napoli"., nel quale si erano in precedenza esibiti Benigni e Leopoldo Mastelloni, con i suoi personaggi in travestimento. Le pressioni di Decaro convinsero gli altri due a mutare il proprio nome artistico in La Smorfia.
Tutti i membri del gruppo «non riuscivamo a trovare un lavoro, come succede a tanti ragazzi a Napoli» e avevano molto a cuore sia il teatro che l'amicizia con i loro compagni di spettacolo. Troisi dovette lasciare il gruppo per sottoporsi negli Stati Uniti a un intervento chirurgico al cuore e furono proprio i suoi amici del Centro Teatro Spazio a procuragli i soldi per l'operazione attraverso una colletta: «Quando mi servivano tanti milioni per farmi l'operazione al cuore, i miei amici li hanno trovati in due settimane».
I Saraceni Quando Troisi rientrò dagli Stati Uniti il gruppo del Centro Teatro Spazio si assottigliò e nacque quello de I Saraceni, composto soltanto dai già citati Troisi, Arena e Decaro. Troisi raccontò così il trio: «Lello, Enzo e io stiamo insieme, artisticamente parlando, da un paio d'anni. A unire tre tipi come noi è stata la constatazione che non esisteva un cabaret propriamente napoletano. Ma recitiamo da sempre, da napoletani veraci. Si, abbiamo sempre fatto spettacolo, non solo in scena, ma anche a scuola, per la via, nella vita spicciola di ogni giorno. Lello e io ci conosciamo fin da ragazzini. E insieme, qualche anno fa abbiamo cominciato a fare teatro. Teatro sperimentale, mescolando Eduardo e Fo, Viviani e gli attori d'avanguardia. Un bel minestrone, ma ci è stato utilissimo per farci le ossa. Enzo invece viene da esperienze artistiche diverse. Suona molto bene la chitarra, canta altrettanto bene... così ci siamo detti: visto che non esiste un cabaret propriamente napoletano, perché non ci mettiamo alla prova? Così abbiamo preparato una serie di numeri, di sketch, in chiave cabarettistica, ma senza mai perdere di vista la realtà, troppo spesso cruda, amara, di una città come la nostra».
Lello Arena dichiarò che lo scopo principale del trio era quello di indurre il pubblico a ridere di sé stesso attraverso importanti capovolgimenti: «Ribaltiamo il valore comunemente attribuito a oggetti, frasi, situazioni e mettiamo in ridicolo certi stereotipi verbali e di comportamento di cui ognuno di noi si serve criticamente. Insomma inducendo il pubblico a ridere sul capovolgimento di certi canoni logici, lo costringiamo contemporaneamente a ridere di se stesso, per meglio analizzarsi e conoscersi».
Il gruppo, come rivelò Arena, lavorava principalmente nella camera da letto di Troisi: «Quando ci riunivamo per scrivere, il posto dove si scriveva era il letto di Massimo, perché lui non si alzava mai e infatti sul letto stazionavano fogli, macchine per scrivere [...] insomma tutto l'occorrente. Tutto era stanziale, nel senso che stavamo tutti nella camera da letto di Massimo, qualche appunto, cartacce dappertutto e lunghi silenzi, potevamo stare zitti anche per tre ore». Le idee per gli sketch erano per la maggior parte improvvisate oppure ispirate a eventi reali. Enzo Decaro raccontò: «Ciascuno pensava per conto suo e non voleva dire per primo quello che aveva pensato, aspettava che fosse un altro a parlare. Poi si lavorava, si confrontava, si sceglieva il meglio prima di arrivare a un canovaccio da provare in scena. Solo dopo l'esito con il pubblico si arrivava allo sketch definitivo. E gli spunti potevano venire da qualunque cosa. Una volta a Natale, proprio alla Rai, vidi un presepe con due buoi. Chiesi al custode e lui senza turbarsi mi disse: 'Questo abbiamo trovato'. Da lì venne lo sketch della Natività. Un'altra volta Lello arrivò tutto agitato, aveva sognato che dal Vesuvio non usciva più lava, ma purea di patate, una splendida soluzione al problema della fame. Poi le improvvisazioni, che qualche volta Massimo ci faceva per dispetto. Una volta gli si aprì in scena la tuta nera che portava sempre. Cercavo di fargli capire a segni che aveva il petto nudo, lui faceva finta di niente poi disse 'Non hai mai visto una scollatura Saint-Tropez?'. Il pubblico rise e diventò una battuta dello spettacolo».
Dopo alcuni spettacoli al Teatro Sancarluccio di Napoli il gruppo si recò a Roma. La sera del 21 aprile 1978 Enzo Decaro si recò al cabaret romano La Chanson di largo Brancaccio per assistere a uno spettacolo, salvo poi scoprire che gli attori si erano ammalati. Decaro ebbe un lampo di genio. Avvicinò Marcello Casco, proprietario del locale, che era disperato, e gli parlò del suo gruppo. I Saraceni, dunque, debuttarono nel locale romano quella sera stessa. Il successo fu di tali proporzioni che il gruppo rimase in cartellone per ben tre mesi..
La Smorfia
Dopo il loro debutto al Sancarluccio di Napoli il trio aveva cambiato nome in La Smorfia. Seguirono alcune spettacoli nei palcoscenici italiani, e, nel 1979, la prima esibizione a Luna Park condotto da Pippo Baudo. Troisi spiegò la scelta di questo nome in un'intervista dell'epoca: «Perché ci chiamiamo la Smorfia? È un riferimento, tipicamente napoletano, a un certo modo di risolvere i propri guai: giocando al Lotto, e sperando in un terno secco [...] la "smorfia", infatti, non è altro che l'interpretazione dei sogni e dei vari fatti quotidiani, da tradurre in numeri da giocare a lotto»..
Nel 1978, dopo i tre mesi trascorsi a Roma, il gruppo fu notato da Bruno Voglino e Mario Pogliotti, due funzionari della RAI. Il trio fu sottoposto ad alcuni "esami" da Enzo Trapani e da Giancarlo Magalli, rispettivamente regista e autore dei testi del programma televisivo Non stop.. Nello stesso anno arrivò il debutto televisivo. La Smorfia prese parte, dopo Non stop, anche a una puntata de La sberla e poi Luna Park, il programma del sabato sera di Pippo Baudo, dove il gruppo ebbe un suo "siparietto" fisso, con tanto di teatrino.. L'ultimo spettacolo teatrale del trio è Così è (se vi piace), citazione del Così è (se vi pare) di Luigi Pirandello. Il 3 aprile 1979 La Smorfia debutta al Teatro Tenda di piazza Mancini di Carlo Molfese. Le repliche previste per una sola settimana, visto lo straordinario successo, si protrassero per diverse settimane e proseguirono prima al Teatro Olimpico e poi al Teatro Giulio Cesare. L'ultima apparizione televisiva del gruppo risale al 1980 nel programma di Antonello Falqui Giochiamo al varieté.
La divisione del gruppo Dopo lo spettacolo teatrale Così è (se vi piace) il trio si sciolse definitivamente.
Massimo Troisi, che avrebbe debuttato al cinema pochi anni dopo con Ricomincio da tre, rivelò che i motivi principali che spinsero il gruppo a dividersi fu sia l'esigenza di cambiare e anche perché tra lui ed Enzo Decaro si erano create divergenze sul piano artistico: «Mentirei se dicessi che l'intesa è venuta meno solo sul piano artistico. In effetti si erano create anche delle divergenze sul piano dei rapporti umani, specialmente tra me e Decaro. Siamo fatti diversamente, non so chi abbia ragione, ma al punto in cui eravamo occorreva un out definitivo. Poi c'è stato anche il fatto che non riuscivo più a scrivere mini atti per tre. Diciamo la verità: La Smorfia mi limitava. Per me che intendo dire tante cose, era come muovermi in un cerchio chiuso. Avrei potuto adagiarmi, tirare avanti per altri 4-5 anni e fare un sacco di soldi». Non a caso Troisi contatterà solo Lello Arena per una parte in Ricomincio da tre e il successivo Scusate il ritardo.
Anche Decaro mostrò preoccupazioni sul futuro del trio e ammise più tardi che fu meglio dividersi all'apice del successo piuttosto che scivolare nella ripetizione: «È durata cinque, sei anni, poi gli impegni diversi, il cinema e quindi la separazione, dolorosa come tutte le separazioni, ma inevitabile, e al momento giusto, nel pieno del successo, senza il tempo di scivolare nelle ripetizioni. Abbiamo avuto la fortuna di dire, attraverso il teatro, quello che ci sentivamo di comunicare, senza compromessi. Non siamo stati capiscuola, ma pionieri sì, abbiamo scardinato gli schemi della comicità. Non abbiamo "eredi" oggi, ma i Guzzanti, gli Aldo, Giovanni e Giacomo forse devono a noi l'avere fatto da breccia in un nuovo umorismo».
Gli sketch L'inizio Il trio cerca di incominciare lo spettacolo un po' diversamente dal solito. Lello Arena ed Enzo Decaro concordano di non volere cominciare con il presentatore in microfono. Massimo Troisi arriva in un secondo momento e sostiene, diversamente dai suoi colleghi, che il presentatore in microfono è un elemento importante per lo spettacolo. La discussione prosegue per qualche minuto e, alla fine, Troisi viene interrotto dalle proteste di Lello ed Enzo che lo cacciano a spintoni, seguendolo dietro al sipario..
Personaggi: Troisi, Arena e Decaro interpretano sé stessi. Data: 1979..
Il cabaret
Enzo, sul palco con una chitarra, spiega il cabaret, una forma di spettacolo che combina teatro, canzone, commedia e danza. Troisi interrompendo Enzo, dichiara di essere preparatissimo e decide di continuare. Ma, tuttavia, le arie di Troisi vengono a galla; lui non sa proprio nulla sul cabaret. Lello continua, ma tra i due nasce un litigio. Il sipario si chiude.
Personaggi: Troisi, Arena e Decaro interpretano sé stessi. Data: 1977..
San Gennaro Massimo Troisi e Lello Arena si trovano in chiesa, per chiedere la grazia a san Gennaro. I due si contrastano a vicenda. Solo l'interruzione del prete, interpretato da Enzo, riuscirà a farli smettere. La grazia richiesta era un ambo al Lotto e non appena i due se ne vanno anche il prete chiede la grazia di una vincita..
Personaggi: Troisi e Arena interpretano due persone che si trovano in chiesa per la grazia a san Gennaro, Decaro interpreta il prete. Data: 1977..
Ketty Troisi, Arena e Decaro sono scalcagnati artisti abituati a frequentare feste di piazza e matrimoni. Enzo, seduto al pianoforte, comincia a suonare, mentre Massimo, che indossa un abito femminile di raso e tulle di colore rosa, si mette una parrucca da donna. Lello, in smoking rosa e calzoni neri, interpreta il ruolo di prestigiatore. Lello presenta Massimo, ora nella parte della sua assistente "Ketty", e comincia lo spettacolo. Alla fine, a causa di alcuni problemi, lo spettacolo prende una piega diversa che si conclude con una canzone del trio..
Personaggi: Troisi interpreta "Ketty", Arena interpreta un prestigiatore e Decaro un pianista. Data: 1977..
Napoli Troisi parla di Napoli, dei suoi abitanti e dei problemi del luogo..
Personaggi: Troisi interpreta sé stesso. Data: 1977.
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