Il caso Fritzl è un fatto di cronaca nera consistente nel sequestro di persona ai danni di Elisabeth Fritzl, una donna austriaca imprigionata per 24 anni (dal 1984 al 2008) dal padre, Josef Fritzl, nella cantina della casa di famiglia ad Amstetten, nella Bassa Austria.

Durante tutto il periodo della prigionia, iniziato quando Elisabeth aveva 18 anni, il padre compì sistematicamente violenze e abusi sessuali nei confronti della figlia, dai quali nacquero sette figli.

Fritzl è anche noto come "il mostro di Amstetten".

Antefatti Josef Fritzl Nato ad Amstetten il 9 aprile 1935, figlio unico di Maria Nenning e Josef senior, Fritzl venne cresciuto dalla sola madre.Inzestfall Amstetten – Wer ist Josef Fritzl?, noe.orf.at, 29 aprile 2008; consultato il 13 aprile 2022. Suo padre, che aveva abbandonato la famiglia quando il figlio aveva quattro anni, in seguito si arruolò nella Wehrmacht e combatté durante la seconda guerra mondiale, rimanendo ucciso in azione nel 1944. Per qualche mese, nel 1945, allorché la madre fu internata nel campo di concentramento di Mauthausen per aver aggredito un agente di polizia, il piccolo Josef visse con una famiglia adottiva.KZ Mauthausen – In der Grauzone des Lagers. In: Die Zeit, Nr. 51/2013VICE: Josef Fritzl bleibt ein Mensch, 2014.

Durante l'infanzia, Josef Fritzl subì continuamente maltrattamenti e umiliazioni da parte della madre. L'unica manifestazione d'affetto da parte di lei era l'andare insieme in chiesa la domenica. Le angherie subìte sarebbero state tra le concause dei suoi disturbi della personalità, che col tempo — come emergerà in seguito durante il processo a suo carico — lo resero incapace di comprendere appieno la gravità e le conseguenze di determinate azioni.Josef Fritzl kept sick mother locked in attic, leaked papers reveal - theguardian.com, 31 ott 2008

Dopo aver completato la scuola professionale in elettrotecnica, Fritzl ottenne un lavoro a Linz e nel 1956, all'età di 21 anni, sposò Rosemarie, più giovane di lui di quattro anni, che lo rese padre di due figli e cinque figlie.Der Terror des Patriarchen - Der Spiegel, Nr. 19, 2008 Amici e parenti della coppia (che era rimasta a risiedere nella città natale, al civico 40 di Ybbsstrasse) dichiararono che il clima familiare era altalenante: Fritzl passava infatti dall'essere un genitore affettuoso a manifestazioni di estrema violenza, sia a livello verbale sia fisico, nei confronti della moglie e dei figli, sei dei quali (eccetto Elisabeth) non appena maggiorenni ruppero ogni rapporto con il genitore. Nondimeno, l'uomo si sarebbe vendicato della madre, che nel 1959 andò a vivere con lui e la moglie, rimanendovi fino al decesso (avvenuto nel 1980). Nello specifico, Fritzl avrebbe approfittato della crescente infermità della donna, obbligandola a trascorrere gli ultimi anni di vita in una stanza del sottotetto di casa priva di luce naturale.

Nel 1967 si rese responsabile dello stupro nei confronti di una donna di 24 anni residente nella città di Linz. Fritzl irruppe nella casa della donna e, approfittando dell'assenza del marito per lavoro, la violentò sessualmente, minacciandola con un coltello puntato alla gola. Arrestato poco dopo, fu condannato alla pena di diciotto mesi di reclusione, ma ne scontò dodici. Fu anche indagato per un crimine analogo compiuto a danno di una ragazza ventunenne e ripetutamente denunciato per atti osceni in luogo pubblico.Sextäter Fritzl fiel Behörden bereits vor Jahrzehnten auf. Spiegel OnlineJulia Jüttner: Inzest in Amstetten: "Drüber geredet hat man halt nicht", spiegel.de, 1 maggio 2008 Anni dopo gli furono contestati anche tre omicidi: quello della diciassettenne Anna Neumayer, uccisa a Linz il 17 agosto 1966, quello della coetanea Martina Claudia Posch di Vöcklabruck, rinvenuta cadavere nel lago Mondsee nel novembre 1986, e quello della prostituta quarantenne Gabriela Supeková avvenuto nel 2007 presso il confine tra Austria e Repubblica Ceca. Da queste ultime accuse fu però scagionato per assenza di prove.

Dopo il suo rilascio, Fritzl trovò lavoro in una ditta di materiali edili, dopodiché passò al settore delle attrezzature tecniche, operando come progettista di macchine utensili e rivenditore in tutta l'Austria. Nel 1995, compiuti i 60 anni d'età, andò in pensione, ma continuò a lavorare in autonomia, facendo anche alcuni investimenti immobiliari e gestendo una casa vacanze presso Unterach am Attersee.Inzestfall Amstetten – 73-Jähriger betrieb Gasthof in Unterach., ooe.orf.at, 29 aprile 2008; consultato il 1 maggio 2008Familie war in Oberösterreich aufgefallen. derstandard.at, APA, 29 aprile 2008; consultato il 1 maggio 2008Polizei untersuchte weitere Liegenschaften von Josef Fritzl. derstandard.at, APA, 30 aprile 2008; consultato il 1 maggio 2008Wolfgang Höllrigl: Josef Fritzl baut 13 Häuser. oe24.at, 6 novembre 2010

Elisabeth Fritzl Figlia minore dei coniugi Fritzl, Elisabeth nacque il 6 aprile 1966. Concluso il ciclo della scuola dell'obbligo, a 15 anni intraprese un corso professionale per lavorare come cameriera. Insofferente verso la violenza del padre, che era iniziata attorno al 1977, quando aveva 11 anni, nel 1983 scappò una prima volta da casa e si nascose a Vienna da un'amica; i genitori sporsero denuncia di scomparsa e la polizia la ritrovò dopo 3 settimane, riconducendola a casa nonostante lei avesse provato a denunciare le angherie che già subiva tra le mura domestiche. Elisabeth riuscì poi a finire il corso e trovò lavoro in un locale di Linz.

Il finto allontanamento e la prigionia Il 24 agosto 1984 i coniugi Fritzl denunciarono alla polizia la scomparsa di Elisabeth, che aveva appena compiuto 18 anni, sostenendo che si fosse allontanata volontariamente da casa al seguito di una setta religiosa. Gli inquirenti ritennero plausibile la storia, per via dei precedenti tentativi di fuga della ragazza.

In realtà, fin dal 1981 Josef Fritzl si era messo segretamente al lavoro per ricavare un bunker nello scantinato di casa, dalla superficie calpestabile iniziale di 35 m², suddiviso in alcune stanze tutte prive di finestre, col soffitto a da terra e accessibili attraverso una doppia porta blindata con ante dal peso di circa 300 chilogrammi che consistevano in un telaio ricoperto di lamiera d'acciaio e riempito di cemento, nascosta da uno scaffale appoggiato a una parete del suo laboratorio sotterraneo. La porta era dotata di una serratura elettronica di cui solo Fritzl conosceva il codice di azionamento. I locali non erano disposti immediatamente dietro la parete. Dalla porta d'ingresso, uno stretto corridoio lungo circa cinque metri conduceva ai locali abitabili, che includevano una stanza dotata di angolo cottura, lavandino, doccia, sanitario e tavolino, oltre a due camere da letto; il piano di calpestio presentava dei dislivelli tra un ambiente e l'altro. Gli arredi comprendevano anche un frigorifero e un congelatore per conservare il cibo, una lavatrice, un televisore con videoregistratore e una radio. L'aerazione era garantita da un pozzo di ventilazione e le stanze erano insonorizzate mediante dei tappetini di gomma fissati per terra e sui muri.Inzestfall – Neue Details zum Verlies. noe.orf.at, 30 aprile 2008; consultato il 13 aprile 2022Zwei Stahltüren versperrten Verlies nachrichten.at, APA & OÖN, 2 maggio 2008

Esattamente 24 ore prima della denuncia di scomparsa, Josef Fritzl attirò Elisabeth con un pretesto all'interno del bunker. Qui la aggredì, la immobilizzò e le somministrò farmaci e stupefacenti per stordirla; infine la ammanettò a un pilastro. Per rafforzare la veridicità della versione fornita agli inquirenti, la costrinse altresì a scrivere una lettera (che poi lui stesso spedì a casa sua imbucandola da Braunau am Inn) nella quale la ragazza affermava di esser scappata con un'amica e chiedeva ai genitori di non cercarla.

Dopo 2 giorni di immobilità totale, per i successivi 6 mesi Elisabeth fu lasciata legata a un guinzaglio (lungo appena quanto bastava per poter raggiungere i servizi igienici), in un ambiente umido e malsano, non riscaldato né termoisolato, che era quindi gelido d’inverno o soffocante d’estate. Per la continua alternanza tra luci accese e spente, la figlia perse presto la cognizione del tempo. Il padre entrava nel bunker tendenzialmente una volta ogni due-tre giorni. Talora si limitava a portarle viveri, ma il più delle volte la seviziava e violentava. Ad esempio, la tenne legata a un palo per 9 mesi, oppure la ammanettò durante le molestie, o ancora la obbligò a guardare film pornografici per poi costringerla a ripeterne le scene.

Fritzl riuscì per 24 anni a mantenere la massima segretezza sulla segregazione di Elisabeth. Alla moglie diceva che in cantina si dedicava alla progettazione di nuove macchine da vendere alle imprese; quando vi scendeva (spesso di prima mattina) le proibiva di seguirlo o di venirlo a trovare, anche solo per portargli il caffè. Quando un inquilino, affittuario per 12 anni di un appartamento al piano terra dello stesso stabile dei Fritzl, sentì dei rumori provenire dal piano interrato e ne chiese spiegazioni a Josef dopo averlo visto scendere portando delle grosse borse, questi minimizzò la cosa affermando che si trattava di un malfunzionamento dell'impianto di riscaldamento a gas.

I figli A causa delle violenze incestuose perpetrate dal padre, Elisabeth diede alla luce sette figli nella cantina, senza alcuna assistenza:

Kerstin: nata nel 1989 e vissuta sempre nel bunker. Stefan: nato nel 1990 e vissuto sempre nel bunker. Lisa: nata nel 1992 nel bunker e poi adottata e cresciuta nella casa del padre/nonno. Monika: nata nel 1994 nel bunker e poi adottata e cresciuta nella casa del padre/nonno. Alexander: nato nel 1996 nel bunker e poi adottato e cresciuto nella casa del padre/nonno. Michael: nato e morto nel 1996 nel bunker. Felix: nato nel 2002 e vissuto sempre nel bunker.

Nel 1993, Lisa fu portata fuori dalla cantina dal padre/nonno a vivere con lui. Fritzl informò le autorità e i servizi sociali di averla trovata sulla porta di casa insieme a un biglietto scritto dalla figlia, nel quale supplicava i genitori di adottare la bimba. Nessuno fece ulteriori accertamenti e dal momento che i coniugi Fritzl risultavano incensurati, poiché la fedina penale del capofamiglia era stata espurgata dei crimini da lui commessi anni addietro, dichiarati estinti dopo 15 anni ai sensi della legge austriaca del tempo, l'affido fu concesso. Una "manovra" analoga interessò la quarta figlia, Monika. Fritzl la fece trovare alla moglie in un passeggino davanti a casa; dopodiché, nel giro di pochi minuti, la donna ricevette una telefonata nella quale una voce riconducibile a quella di Elisabeth (probabilmente preregistrata dal marito) chiedeva ai genitori di curarsi anche della seconda bimba. La moglie, allibita dalla circostanza in cui l'utenza telefonica di famiglia non appariva più sull'elenco pubblico sembrando strano che Elisabeth potesse essersi procurata il numero, ne diede conto alla polizia, che però non ritenne di attuare verifiche.

A seguito della nascita di Monika, Fritzl decise di ampliare il bunker a 55 m² di superficie. Per fare ciò, i prigionieri dovettero scavare a mani nude per mesi per allargare le stanze.Eben Harrell, , 23 October 2008, Time.

L'ultimo nato, Felix, fu invece lasciato con la madre e i due primi fratelli nel bunker, in quanto Fritzl non volle che la moglie se ne facesse carico. Elisabeth si sforzò per quanto possibile di insegnare un minimo a leggere e scrivere ai figli che erano rimasti con lei.BBC News: Timeline: Austrian cellar case, 19 marzo 2009