Il lago di Montedoglio (chiamato anche invaso di Montedoglio) è un bacino artificiale sito nella parte nordorientale della provincia di Arezzo. È il lago più esteso della Toscana.

Elemento di spicco del paesaggio odierno della regione della Valtiberina, fu progettato nei primi anni 1970 e costruito a partire dal decennio successivo sbarrando il corso del fiume Tevere. Si trova sotto i centri abitati di Baldignano e Madonnuccia, quest'ultimo villaggio di fondazione edificato tra gli anni 1970-80 del XX secolo per accogliere gli abitanti della pianura che sarebbe stata invasa dalle acque. In sua prossimità si trovano alcune aree protette, ricavate dove un tempo si praticavano lavori estrattivo-industriali e oggi in parte risanate.

La diga di Montedoglio serve a mantenere il lago gestendone il flusso d'acqua, che rifornisce, oltre la Valtiberina limitrofa, anche buona parte della provincia di Arezzo e, per la vicinanza del confine con l'Umbria, la zona di Città di Castello e del lago Trasimeno. Il lago si è formato di recente, nei primi anni 1990, quindi il suo fondale si sta ancora stabilizzando; nel 2010 ci fu un crollo parziale della diga, tuttavia presto riparato senza particolari conseguenze.

Etimologia Il lago di Montedoglio prende il nome dall'adiacente collina di Montedoglio. (su cui sorgeva l'omonimo castello medievale, oggi non più esistente perché distrutto durante la seconda guerra mondiale),. presso cui il Tevere scorreva prima della creazione del bacino artificiale, insinuandosi in una gola formata dal rilievo e proseguendo poi verso l'Umbria..

A sua volta "Montedoglio" è una storpiatura di "Montedoro", nome italianizzato dell'originale latino Mons Auri, probabilmente dovuto alla colorazione particolare della collina.

Geografia fisica e antropica Il lago è collocato in provincia di Arezzo nell'alta Valtiberina, tra i comuni di Anghiari, Caprese Michelangelo, Pieve Santo Stefano e Sansepolcro, alla confluenza del fiume Tevere con i torrenti Singerna e Tignana. Il luogo ben si prestava alla costruzione di un bacino artificiale dato l'elevato flusso d'acqua, e soprattutto data la presenza di numerose colline (le principali sono la collina di Montedoglio di 520 m s.l.m. e il vicino Monte Fungaia di 680 m)Altri rilievi minori che circondano il lago sono Poggio degli Scopeti, Poggio dei Comuni, Poggio della Buiana, Poggio del Castellino, Monte Murlo, Monte Petroso e le colline di Brancialino e Castelnuovo. Cfr. . e quindi di gole naturali.. Grazie a ciò, il lago possiede una caratteristica forma a croce rovesciata, più o meno pronunciata a seconda delle fluttuazioni del livello dell'acqua,Per visionare l'estensione minima e massima attuali del lago, vedere . la cui superficie solitamente si estende per 7,5 km a nord della diga. In larghezza si estende lungo tutto il basso corso dei torrenti Singerna e Tignana, raggiungendo i 3 km medi complessivi. La superficie del lago copre mediamente 800 ha o 8 km². A causa delle sue fluttuazioni, è difficile determinarne l'esatta profondità, che comunque in genere non raggiunge che pochi metri;. quando invece si trova a pieno regime la profondità media aumenta, e nel punto più profondo presso la diga il lago sfiorerebbe i 50 m..

I principali centri abitati sono il villaggio di Madonnuccia, sito a nord-est del lago, appositamente fondato per accogliere gli abitanti locali le cui case originarie erano destinate ad essere sommerse dalle acque, e le frazioni di Baldignano, Sigliano e Tizzano, tutte site nel comune di Pieve Santo Stefano lungo o poco distante dalle sponde settentrionali del lago. A valle della diga si trovano alcune frazioni, tra cui Albiano, Motina, Viaio (Anghiari), Santa Croce, Falcignano, Gricignano (Sansepolcro). Presso il lago arrivano anche le propaggini della zona industriale di Santa Fiora di Sansepolcro.

Suddivisioni amministrative Di seguito l'elenco dei comuni nei cui territori si stende parzialmente il lago di Montedoglio: Stemma Comune Provincia Popolazione Superficie (km²) Densità (ab/km²)Anghiari 130,9241,93Caprese Michelangelo 66,5320,28Pieve Santo Stefano 156,1019,03Sansepolcro 91,19195,92

Idrologia L'invaso è utilizzato per rifornire principalmente il comprensorio della Valtiberina toscana, formato dalle reti idriche dei comuni in cui il lago è compreso (Sansepolcro, Anghiari, Pieve Santo Stefano e Caprese Michelangelo) a cui si aggiungono anche Monterchi, Badia Tedalda e Sestino (compresa l'exclave di Ca' Raffaello).. Il bacino irriga anche la Valtiberina umbra e regola il flusso del Tevere, evitando secche d'estate; non tutte le zone tuttavia vengono raggiunte allo stesso modo, ad esempio l'area di Gricignano è ancora in buona parte priva di collegamenti col sistema idrico di Montedoglio nonostante siano stati previsti dai piani regolatori. Tramite un vasto sistema di condutture e pompe, anche buona parte del resto della provincia di Arezzo beneficia dell'acqua del lago, così come della produzione di energia elettrica fatta dalla locale centrale idroelettrica subito a valle della diga (produzione media 3,5 GWh). Il regime idrico annuale si attesta sui 102 milioni di metri cubi d'acqua circa.. Poco sotto la diga sono stati creati alcuni altri piccoli bacini artificiali per permettere un'ulteriore raccolta delle acque del lago a fini irrigui, favorendone così l'ottimizzazione.

A causa dell'inquinamento di numerose fonti e corsi d'acqua affluenti dell'Alto Tevere umbro, l'Ente di gestione idropotabile della regione è stato occasionalmente costretto in passato a comprare l'acqua del bacino di Montedoglio per sopperire ai bisogni idrici dell'Umbria.. Per ovviare a ciò, sono stati effettuati importanti progetti di espansione della rete idrica di Montedoglio, sia verso la Val di Chiana aretina. sia verso l'interno dell'Umbria, volti a creare una rete unica di collegamento tra Montedoglio, Trasimeno e lago di Chiusi (il cosiddetto "Sistema di irrigazione occidentale").

Geologia Il terreno circostante, per la maggior parte collinoso, è costituito in prevalenza da ofioliti, calcari e marne.. La pianura sottostante il lago, così come tutta la Valtiberina, è alluvionale, costituita nel corso delle epoche geologiche dai sedimenti portati a valle dal Tevere e dai suoi affluenti. Gli ofioliti affioranti dal terreno contribuivano in passato a dare ai rilievi della zona un aspetto imponente, molto mitigato dai rimboschimenti praticati nel corso del XX secolo.

Storia Creazione del lago

La zona è stata fin dai tempi antichi di notevole importanza strategica, e nel medioevo vi sorgevano numerosi castelli (i più importanti quelli di Baldignano e Montedoglio, quest'ultimo sede della prestigiosa famiglia aretina dei conti di Montedoglio) e vi venne fondata la badia di San Bartolomeo a Succastelli, oggi presso la sponda sudorientale del lago.. Il fatto che la zona della Valtiberina potesse potenzialmente ospitare un bacino idrico era noto da lungo tempo, almeno fin dal Rinascimento: Piero della Francesca, sul verso del suo doppio ritratto dei duchi di Urbino, ritrasse proprio il paesaggio dove in futuro sarebbe sorto il lago, all'epoca parzialmente allagato da un'inondazione del Tevere.

Con la sempre maggiore necessità idrica per l'irrigazione e per fornire acqua potabile alle abitazioni delle province di Arezzo, Perugia, Siena e Terni, nella seconda metà del XX secolo, sull'onda della realizzazione di numerosi bacini artificiali sul territorio nazionale a supporto dell'industrializzazione,. prese vita l'idea di realizzarne uno in Valtiberina e risolvere così la problematica situazione. I primi lavori per uno sbarramento del Tevere vennero intrapresi già a partire dalla seconda metà degli anni 1960, e nel decennio successivo venne realizzato un primo argine in terra.. Si costituì così nei primi anni 1980 l'Ente Irriguo Toscano per l'organizzazione e la gestione del progetto, il quale gestisce tuttora il bacino artificiale,. rinominato nel 1991 Ente Irriguo Umbro Toscano per comprendere anche i rifornimenti verso la vicina Umbria. La diga di Montedoglio è stata progettata dal prof. Filippo Arredi e dall'ing. Ugo Ravaglioli; i lavori di costruzione durarono dal 1977 al 1993, mentre il riempimento dell'invaso avvenne in maniera graduale a partire dalla metà degli anni 1980, intensificandosi dal 1990. Le terre, le case e le frazioni subito a monte della diga dovettero essere interamente espropriate per permettere l'inondamento, e la comunità principale che andò a scomparire fu il villaggio di Madonnuccia (da allora Vecchia Madonnuccia). Inizialmente non era prevista alcuna nuova sistemazione per gli abitanti soggetti agli espropri, ma le proteste dei locali spinsero le autorità a costruire per loro un nuovo abitato, anch'esso chiamato Madonnuccia (anche Nuova Madonnuccia), che sorge sopra la riva nordorientale del lago. Dal 2004 al 2011 si tennero i lavori per mettere Montedoglio in diretta comunicazione col lago Trasimeno, che rifornisce con 30 milioni di metri cubi annui d'acqua al minimo.

Crollo del 2010 Alle ore 21:30 di mercoledì 29 dicembre 2010 crollarono circa 20 metri del muro che separa l'invaso dal canale effluente, che raccorda l'opera di sfioro col corso d'acqua a valle. Il crollo venne causato dal cedimento di due conci di cemento armato della paratia sommitale della diga, che causarono quindi un'ingente fuoriuscita d'acqua verso la vallata sottostante.

Il crollo venne scoperto alle 21:40 circa dal custode della diga, che diede segnalazione del cedimento, causando il pronto intervento di protezione civile, vigili del fuoco e altre forze dell'ordine. La breccia ha causato inizialmente la fuoriuscita di circa 650 m³ di acqua al secondo, flusso affievolitosi a 200 m³ dopo alcune ore.

In via precauzionale vennero evacuate alcune abitazioni nelle zone di Sansepolcro, San Giustino e Città di Castello e alcune frazioni a valle della diga come Santa Fiora, Piosina, Gricignano, Trebbio, Vannocchia, Pistrino, Pitigliano e Viaio (Anghiari), per un totale di 450 sfollati. Venne anche disposta la chiusura di tutti i ponti sul Tevere fino a Città di Castello, causando quindi disagi alla circolazione. Gli allagamenti furono più contenuti di quanto temuto, interessando solo le aree di Gricignano, Trebbio e Vannocchia, e il Tevere ebbe una piena contenuta. L'Ente Irriguo Umbro Toscano ha comunicato che in precedenza nella giornata era stato raggiunto il massimo riempimento del lago (394,60 m s.l.m) ed erano stati effettuati i controlli di collaudo, con esito positivo e senza evidenziare problematiche. Complessivamente il crollo non ha provocato danni permanenti, e l'emergenza è presto rientrata col ritorno degli evacuati alle proprie case già nei giorni immediatamente successivi.

Vi fu una polemica tra l'Ente Irriguo Toscano e i sindaci Danilo Bianchi di Anghiari e Franco Polcri di Sansepolcro, che lamentarono di non essere stati avvisati del collaudo in corso il 29 dicembre. La Procura di Arezzo, che già aveva gestito la risposta all'emergenza, aprì un'inchiesta sull'accaduto. La stima dei danni complessivi tra la diga danneggiata e gli allagamenti superò il milione di euro. Il crollo del 2010, pur non comportando conseguenze gravi, ha ritardato di almeno un decennio i lavori di collaudo della diga, divenuti assai più complessi. Il ministero delle politiche agricole ha stanziato, tra il 2014 e il 2018, euro per il rifacimento delle sezioni danneggiate della diga, ed entro il 2022 i danni sono stati del tutto riparati. Al 2023 però i lavori di collaudo non sono ancora completi e, anche a causa delle proteste di alcuni abitanti, preoccupati che altri crolli possano verificarsi, la diga di Montedoglio non può ancora operare a pieno regime.

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