Labbazia di Santa Maria in Montesanto è un'abbazia benedettina a Civitella del Tronto, in Abruzzo, dedicato alla Beata Vergine Maria Assunta in Cielo, eletta patrona del cenobio.M. Sensi, op. cit., p. 17. Comprende anche una chiesa col titolo abbaziale con una torre campanaria.
Appartiene alla giurisdizione della diocesi marchigiana di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto, proprietaria degli immobili che lo compongono. Il vescovo diocesano ne ricopre il titolo di abate. È stata istituita come rettoria in occasione del giubileo dell'anno 2000 dal vescovo Gervasio Gestori.
In tempi passati è stata tra le abbazie più importanti della regione e rappresenta una delle realtà monumentali di maggiore suggestione del territorio teramano, custodendo memoria d'arte romanica.
Territorio Il complesso religioso sorge sull'altura detta Montesanto, a un'altitudine di circa 545 mM. Sensi. op. cit. pag. 9. s.l.m. nel territorio del comune di Civitella del Tronto, in provincia di Teramo.
Gli edifici della sede abbaziale si elevano sulla sommità del silenzioso poggio, dall'accesso impervio, per buona parte ricoperto da un bosco di fitte conifere. Il rilievo spicca e s'impone nello spazio di un paesaggio piuttosto pianeggiante compreso fra la Val Vibrata e la Valle del Salinello. Dalla cima dell'altura, il cenobio vigila da secoli sull'ampio panorama che fronteggia la rupe del paese di Civitella e, scorgendo i possenti bastioni della fortezza aragonese, spazia sulle colline delle valli sottostanti, allargando la veduta fino alla montagna dei Fiori, a quella dell'Ascensione, ai vicini monti Gemelli e più in lontananza al Gran Sasso e alla Maiella.
La peculiare conformazione orogenetica di Montesanto, dalla struttura geologica calcarea, presenta dirupi e cavità naturali circondati da folta e compatta vegetazione. Queste caratteristiche ambientali lasciano intuire come il luogo possa essere stato apprezzato e gradito a monaci e custodi eremiti: religiosi sempre mossi da un ardente desiderio di solitudine per raccogliersi nella preghiera e nella meditazione spirituale. Lo stesso toponimo composto dalle parole Monte e Santo potrebbe indicare connessioni alla sacralità del posto, avvertita sin da tempi lontani.
Il sito si raggiunge percorrendo la Strada statale 81 Piceno Aprutina che collega le città di Ascoli Piceno e Teramo. Tra le frazioni di Villa Lempa e Villa Passo, si apre la diramazione che conduce fino all'abbazia (via dell'Abbazia - ex via Montesanto). Si tratta di una piccola strada che s'interna nel bosco di abeti e sale fino a concludersi davanti al cancello d'ingresso dell'abbazia. Da qui si procede a piedi lungo il viale che arriva al cenobio, attraversando il parco che circonda gli edifici. L'accesso è custodito dalla presenza di due angeli di marmo di Carrara.
Storia Il silenzio delle fonti documentali non consente di stabilire una data precisa di fondazione. Tuttavia, la tradizione popolare, di cui riferiscono sia Sebastiano AndreantonelliS. Andreantonelli, op. cit., p. 376. e sia Francesco Antonio MarcucciF. A. Marcucci, op. cit., p. CCV., ne attribuirebbe la creazione a san Benedetto da Norcia che ne avrebbe avviato personalmente la realizzazione tra il 540 e il 542, anni antecedenti alla realizzazione dell'Abbazia di Montecassino, durante la sua visita nel Piceno, al tempo in cui a Ascoli era vescovo Epifanio.
Lo storico Mario SensiM. Sensi, op. cit. pag. 5. Monsignor Mario Sensi, docente di Storia ecclesiastica presso la Pontificia Università Lateranense, è stato incaricato dal vescovo Giuseppe Chiaretti di condurre uno studio organico sulle origini dell'abbazia di Montesanto. Gli esiti della sua ricerca hanno permesso di comporre un nuovo quadro storiografico avvalorato solo da documenti di comprovata autenticità., attraverso lo studio e la ricerca delle origini di questa abbazia, ha smentito la tradizione collocando il primo insediamento del cenobio nell'ultimo periodo dell'età feudale e, senza individuare l'anno preciso d'istituzione, la definisce un «monastero di famiglia» di «origine comitale» cinto da una doppia fila di mura dall'aspetto di un «monasterium-castrum».M. Sensi, op. cit., pp. 23, 69. Anche i recenti sondaggi, condotti nell'ultimo intervento di restauro , concordano con l'appartenenza temporale del primo cenobio allo stesso periodo.
Il fondatore Il fondatore potrebbe essere inquadrato nella figura di un membro appartenente a una famiglia di grandi proprietari che in questo sito fissò la struttura organizzativa per esercitare forme di controllo politico e territoriale. Non è provato se la famiglia comitale che eresse questo cenobio sia stata la stessa che ebbe tra i suoi membri Rinaldo, conte aprutino e vescovo-conte di Ascoli, che ne rivendicò i diritti di jus patronato.M. Sensi, op. cit., p. 15.
L'istituzione e i primi documenti Sin dall'epoca della sua istituzione, questa sede monastica è sempre stata retta da un abate o da un priore con funzioni di abate, a differenza della maggior parte dei monasteri teramani, sottoposti alle grandi abbazie nazionali. Già dall'età medioevale ha beneficiato di un regime di autonomia e indipendenza nel compimento della cura animarum (cura delle anime) esercitata dai monaci benedettini su un vasto territorio compreso fra Teramo e Ascoli Piceno. Ricorda il Sensi che questi religiosi conducevano una vita claustrale e, a volte, grazie al cospicuo fruttato del cenobio, potevano avvalersi della collaborazione anche di sacerdoti, da loro stipendiati, per compiere l'assistenza spirituale necessaria nelle terre di loro competenza.M. Sensi, op. cit., p. 23.
Un primo documento in cui si rintraccia menzione dell'abbazia di Montesanto reca la data 1064 e certifica un concambio con il monastero di San Salvatore alla Maiella.Andrea R. Staffa, op. cit., p. 366.
È annoverata per la prima volta tra i possedimenti della Chiesa ascolana nel diploma redatto da Lotario III, il 18 agosto 1137. Nell'atto si confermava il titolo di presbitero di questa abbazia al vescovo di Ascoli. Con il diploma Ad humanae vitae, del 6 luglio 1193, l'imperatore Enrico VI assegnò alla chiesa ascolana e alla persona di Rinaldo I, vescovo-conte di Ascoli, la giurisdizione sul cenobio di Montesanto. Nel documento il monastero figurava come una fondazione di juspatronato dei conti di Teramo.M. Sensi, op. cit., pp. 12-14.F. A. Marcucci, op. cit., p. CCXXXI.
XII secolo Nel corso del XII secolo era uno dei cenobi più potenti della regione e la sua competenza giurisdizionale assoggettava anche altri monasteri sorti posteriormente alla sua erezione. Possedeva duemila moggi di terra nell'area della Val Pescara e otto chiese,Andrea R. Staffa, op. cit., p. 367.M. Sensi, op. cit., p. 24. quali: Chiesa di Sant'Angelo de Criptis, nel territorio della Val Vibrata, nelle vicinanze di Sant'Egidio, costituita da una grotta e da un romitorio. Chiesa di San Savino, collocata sul confine fra il Regno di Napoli e lo Stato della Chiesa, ma di cui s'ignora l'esatta posizione. Chiesa di Sant'Egidio, edificata lungo la riva destra del Vibrata, soggetta a Montesanto, ma data in commenda al vescovo di Ascoli. Ricorda Ferdinando Ughelli che nell'anno 1237, il vescovo ascolano Marcellino prese sotto la sua protezione questo luogo di culto. Chiesa di Santa Maria a Luquiano, ubicata nelle vicinanze di Colle San Giorgio a Castiglione Messer Raimondo e jus patronato dei Duchi di Atri che corrispondeva all'abbazia un canone annuo di 9 ducati. Chiesa di Santa Maria di Ripoli, costruita vicino Corropoli, sulla riva destra del Vibrata, versava ogni anno, per le feste dell'Assunta, all'abate di Montesanto 40 ducati d'oro (pari a 70 scudi). Chiesa di San Pietro alla Ripa di Salino, eretta nelle vicinanze di Civitella del Tronto, che nell'anno 1448 era già stata unita alla chiesa di Sant'Angelo de Criptis. Chiesa di Santo Stefano in Rivo Maris, monastero fondato nell'842 ed edificato sul lido del mare nei pressi del fiume Salinello. Chiesa dei Santi Mariano e Giacomo alla Nocella di Campli, già priorato benedettino e comunità canonicale attestata nell'anno 1283. Durante il corso del XVI secolo la chiesa era ancora una collegiata, con 4 canonici, presieduta da un presbitero col titolo di abate. Nel 1590 Giulio Ricci, vescovo di Teramo, nella relazione Ad limina comunicava a Roma che la chiesa era stata scorporata dalla diocesi aprutina e unita a quella di Montalto. La chiesa versava all'abate di Montesanto un censo annuale di 2 ducati.
Oltre a queste chiese, il monastero di Montesanto aveva diritti feudali sulle comunità parrocchiali di Sant'Andrea a Castel Floriano, San Sisto di Valle Castellana, San Giovanni di Lempa, San Giovanni di Folignano, San Pietro in Collepagano e l'arcipretura di Gabbiano. Quest'ultima era un juspatronato della famiglia Sgariglia.M. Sensi, op. cit., pp. 24-30
XIII secolo La rilevante importanza dell'istituzione abbaziale, ubicata tra lo Stato Pontificio e il Regno di Napoli, si confermava anche nel corso del XIII secolo. Il 7 febbraio 1215, i patroni della chiesa di Sant'Andrea di Floriano si sottomettevano a Montesanto.M. Sensi, op. cit., p. 10. Più tardi, il 30 gennaio 1255, papa Alessandro III con la bolla Cum sicut confermava il «feudo di Montesanto» al vescovo di Ascoli Teodino (o Teodorino) insieme a altri possedimenti. Nel corso dell'anno successivo, il 1256, Teodino nominò abate del cenobio il suo cappellano Rinaldo, lo stesso che il 12 febbraio 1259 fu eletto vescovo di Ascoli e assunse il nome di Rinaldo III.M. Sensi, op. cit., p. 14.
XIV secolo Nel XIV secolo, il cenobio gestiva ancora autonomamente i suoi possedimenti e versava le decime al vescovo di Ascoli. Niccola Palma riferisce che nel 1301 vi era un «giudice delle terre di Santa Maria di Montesanto».A. R. Staffa, op. cit., p. 367.
XV - XVI secolo e l'annessione alla Diocesi di Montalto Sul finire del XV secolo ebbe inizio la lenta decadenza del monastero che fino a circa il 1450 contava la presenza di qualche monaco e di 6 «famiglie vassalle dell'abate».M. Sensi, op. cit., p. 69. In questo periodo l'amministrazione del patrimonio dell'abbazia passò direttamente alla Curia romana che lo gestì attraverso un amministratore di fiducia. Nel 1471, il Governo degli Anziani di Ascoli rivolse domanda al papa al fine di riunire il cenobio alla mensa vescovile ascolana. La richiesta non venne accolta e la Curia di Roma continuò ad occuparsi dei possedimenti e del fruttato. Di questi secoli si ricordano le personalità di alcuni abati tra i quali l'Andreantonelli riporta: Giovanni Battista Parisani, in vita nell'anno 1422 e Giacomo Pilotti che fu anche ambasciatore di Ascoli presso la corte di Alfonso re di Napoli.
Il Sensi descrive, tra gli altri, Giovanni Antonio Serbelloni, cardinale di San Giorgio, abate dal 1562 al 1582, che istituì «il vicariato perpetuo di Montesanto e l'obbligo di mantenere due cappellani, uno in Montesanto e l'altro a Sant'Andrea»M. Sensi, op. cit., p. 39. e Nicola di Aragona, nominato abate nel 1582 e dall'anno 1579 vescovo di Ascoli che morì il 27 luglio 1586.
La scomparsa dell'abate Nicola coincise con lo stesso anno in cui papa Sisto V emanò la bolla pontificia Super universas orbis ecclesiasM. Sensi, op. cit. p. 15., del 14 novembre 1586, che costituì Montalto sede vescovile. Lo stesso documento includeva Montesanto e il suo vicariato, ossia tutte le chiese e le comunità dipendenti dall'abbazia per un totale di 6 parrocchie e 25 centri demici, nella giurisdizione della neo eretta mensa vescovile.M. Sensi, op. cit., p. 41.S. Andreantonelli, p. 376. Da allora il titolo di abate commendatario è stato assunto dal vescovo montaltese che ha avuto anche la funzione di nomina del vicario del cenobio.
XVII - XIX secolo