Durante la seconda guerra mondiale, mentre era studente universitario di medicina e chirurgia, aderì al Partito Comunista Italiano e divenne un militante attivo dei GAP organizzati dalla Resistenza romana dopo l'8 settembre 1943 per contrastare l'occupante tedesco. Con il nome di battaglia di "Paolo", fu il protagonista operativo dell'attentato di via Rasella, durante il quale si incaricò, travestito da netturbino, di collocare e innescare l'ordigno esplosivo che causò la morte di trentatré militari tedeschi sudtirolesi del Polizeiregiment "Bozen", e la morte di due (e il ferimento di undici) civili italiani.

Dopo la fine della guerra, oltre a esercitare la sua professione di medico, continuò a svolgere attività politica nel PCI, assieme alla moglie Carla Capponi. Nell'ambito delle ricorrenti polemiche pubbliche su via Rasella difese in modo intransigente l'operato suo e dei suoi compagni nella Resistenza.

Ambiente familiare Rosario Bentivegna proveniva da una famiglia siciliana, particolarmente impegnata nelle lotte per il Risorgimento. Il trisavolo Domenico di Marco detto "il Doganiere", nonno della nonna paterna Angela di Marco, era un liberale che guidò l'insurrezione di Palermo del 1831 per la Costituzione e fu fucilato dai Borboni.

Il bisnonno Vincenzo Bentivegna fu nominato dal generale Giuseppe Garibaldi, nel settembre del 1860, commissario straordinario per la provincia di Benevento. Francesco Bentivegna, mazziniano, cugino di Vincenzo., membro del Parlamento siciliano dopo i moti del 1848, avviò da Corleone, dove era al confino politico, l'insurrezione anti-borbonica prevista per il 12 gennaio 1857, anniversario della rivoluzione del 1848. Scoperto il piano, il 22 novembre 1856, con alcuni suoi compagni prese il controllo di Mezzojuso, dal cui carcere furono liberati alcuni prigionieri politici. Malgrado l'azione fosse proseguita con successo a Villafrati, la preponderante forza armata borbonica fece fallire l'insurrezioneFrancesco Brancato, Francesco Bentivegna, in: Dizionario Biografico Treccani, vol. 8.

Giuseppe e Stefano Bentivegna, garibaldini, fratelli del predetto Francesco furono, insieme a Vincenzo Bentivegna, Giovanni Corrao ed Enrico Cairoli, tra gli ufficiali di maggior grado di Garibaldi sull'Aspromonte, nel 1862.

L'omonimo nonno di Rosario fu invece docente universitario di ingegneria sanitaria, vicesindaco di Roma e assessore ai lavori pubblici nella giunta di Ernesto Nathan e come lui massone, fu gran segretario del Grande Oriente d'Italia e raggiunse il 33º grado del rito scozzese antico ed accettatoAldo A. Mola, Storia della Massoneria in Italia dal 1717 al 2018, Bompiani/Giunti, Firenze-Milano, 2018, p. 172 e 344.. Uno zio, Pietro Bentivegna, cadde nel 1916, giovanissimo aviatore, nel corso della prima guerra mondiale.

Attività politica e partigiana Prime manifestazioni politiche

Secondo quanto da lui stesso dichiarato, Rosario Bentivegna si avvicinò alle idee antifasciste intorno al 1937, disgustato dalla propaganda antisemita posta in essere dal regime in vista dell'adozione della legislazione razziale.. Nel 1939 fondò, assieme a Corrado Nourian e Nino Baldini, un'organizzazione di orientamento trotskista (GUM, Gruppo di Unificazione Marxista); tuttavia, iscrittosi all'Università di Roma per seguire i corsi della facoltà di medicina, entrò nei Gruppi Universitari Fascisti (GUF).

Il 23 giugno 1941 Bentivegna, insieme ad altri 3-4.000 universitari, partecipò alla manifestazione nazionale dei GUF contro l'abolizione della norma che consentiva agli studenti in regola con gli esami di ritardare la chiamata militare. La manifestazione si trasformò ben presto in una delle prime proteste contro il regime e culminò nell'occupazione dell'Università di Roma. Le sue posizioni politiche e l'embrionale attività clandestina destarono l'attenzione dell'OVRA. Arrestato nel settembre dello stesso anno per attività sovversiva, fu rilasciato nel 1943 con diffida di polizia, grazie alla sua amicizia con un suo compagno di scuola, Disma Leto, figlio del direttore dell'OVRA Guido Leto.

Iscrittosi al Partito Comunista Italiano nel 1943, il passato trotskista e la scarcerazione per intercessione di Leto procurarono a Bentivegna la diffidenza dei dirigenti del partitoIntervista a Rosario Bentivegna a cura di .

Azioni partigiane durante l'occupazione tedesca

Dopo l'8 settembre 1943, con il nome di battaglia di "Paolo", Bentivegna fu dapprima vice-comandante militare della IV zona garibaldina (Roma centro), poi comandante del Gruppo di Azione Patriottica (GAP) "Carlo Pisacane" dei GAP centrali garibaldini.

I GAP organizzarono una lunga serie di azioni militari contro le truppe occupanti e i collaborazionisti fascisti, su incarico dei comandanti militari del PCI e del Comitato di Liberazione Nazionale e in risposta al mancato rispetto da parte nazista dello status di città aperta per Roma e ai numerosi eccidi di civili (compreso il rastrellamento del ghetto di Roma).

Una prima azione dei GAP, alla quale parteciparono Rosario Bentivegna, Mario Fiorentini "Giovanni" e Franco di Lernia "Pietro", fu organizzata per uccidere il ministro dell'interno di Salò Guido Buffarini Guidi e il gerarca Francesco Maria Barracu, intenti a cenare in una trattoria nei dintorni di piazza Navona; l'azione fu revocata all'ultimo momento, quando il "commando" dei GAP era già sul posto (ottobre 1943)..

Il 31 ottobre, ai tre si aggiunse Lucia Ottobrini, con compiti di copertura per un'azione in corso Vittorio Emanuele II. I "gappisti" uccisero tre militi della RSI, usciti da Palazzo Braschi, dopo averli seguiti sin quasi a piazza Venezia..

Il 18 novembre alcuni gappisti della Pisacane entrarono nel teatro Adriano, essendo venuti a conoscenza che il giorno seguente avrebbe presenziato il generale Stahel, comandante della "piazza" di Roma, tra alti ufficiali tedeschi e autorità fasciste repubblicane (tra cui il maresciallo Rodolfo Graziani). I partigiani misero sotto il palco un estintore imbottito di circa 6 kg di tritolo con dispositivo a orologeria, ma il congegno non funzionò e non accadde niente. Fu in questa occasione che riemersero i vecchi sospetti dei dirigenti del partito contro Bentivegna, che anni dopo ricordò: «Subii un vero e proprio processo, alcuni dirigenti del PCI mi volevano condannare a morte. Poi tutto si risolse grazie all'intervento di compagni che mi conoscevano bene».

La sera del 17 dicembre 1943 Rosario Bentivegna e Carla Capponi uccisero un ufficiale tedesco con una borsa piena di documenti in via Veneto; Bentivegna provvide anche a sequestrare e a consegnare la borsa alla giunta militare..

Il giorno dopo, il quartetto Bentivegna-Capponi-Fiorentini-Ottobrini fu incaricato dal comando militare di porre una bomba all'uscita del cinema Barberini, frequentato da soldati tedeschi. L'azione fu conclusa in bicicletta dallo stesso Bentivegna e provocò la morte di otto militari, oltre a un numero imprecisato di feriti...

Il 26 dicembre Mario Fiorentini, in bicicletta, dal lungotevere sovrastante via della Lungara, lanciò un ordigno esplosivo contro l'ingresso del carcere di Regina Coeli, dove erano detenuti diversi partigiani e civili, mentre 28 militari tedeschi erano impegnati nel cambio della guardia. Rosario Bentivegna partecipò insieme a Carla Capponi, Franco di Lernia e Lucia Ottobrini, a copertura dell'azione. Rimasero uccisi altri sette o otto tedeschi, oltre a un numero imprecisato di feritiMaurizio Chiararia, Storie di storia, in: Stampa Critica, n. 22/2011.

Dopo lo sbarco di Anzio (22 gennaio 1944), Bentivegna fu destinato con la sua formazione nell'VIII zona (Prenestino, Torpignattara, Quadraro, Centocelle, Quarticciolo). Tornò ad agire nel centro di Roma ai primi di marzo.

Il 10 marzo 1944 Rosario Bentivegna, Lucia Ottobrini, Mario Fiorentini e Franco Ferri spuntarono improvvisamente da dietro ai chioschi del mercato di piazza Monte d'Oro e lanciarono alcune bombe su un corteo di fascisti che sfilava in via Tomacelli. I partigiani si dileguarono, dopo aver causato tre morti e numerosi feriti, in un'azione che, per la sua perfezione, già prefigurò il successivo attentato di via RasellaAnthony Majanlahti, Amedeo Osti Guerrazzi, Roma occupata 1943-1944. Itinerari, storia, immagini, Il Saggiatore, Milano, 2010, p. 111 e ss.. Sino ad allora, gli occupanti tedeschi, pur avendo perso numerosi camerati per le azioni partigiane (circa 50 tra tedeschi e repubblichini), avevano proceduto a un'unica rappresaglia: la fucilazione a Forte Bravetta di un gruppo di dieci prigionieri, tra i quali i "gappisti" Giorgio Labò e Guido Rattoppatore, per un soldato tedesco ucciso in un'azione partigiana dei GAP a piazza dei Mirti (Centocelle), come dichiarato dallo stesso Herbert Kappler..

L'attentato di via Rasella

Il 23 marzo, su incarico di Giorgio Amendola e del comando partigiano comunista, i GAP Centrali al comando di Carlo Salinari (Spartaco) e Franco Calamandrei (Cola) compirono il loro più importante attacco in via Rasella, durante il transito di una compagnia del III battaglione del Polizeiregiment "Bozen" composta da 156 uomini. L'attentato doveva indurre i tedeschi a rispettare finalmente lo status di città aperta, e al contempo provocare l'insurrezione della popolazione romana.

All'azione, iniziata con lo scoppio di un carico di 18 kg di tritolo, trasportatoIl tritolo fu deposto in un carretto della nettezza urbana attrezzato nel rifugio di Bentivegna, in via Marco Aurelio 47. "Paolo", travestito da spazzino, lo trasportò a mano per circa tre chilometri, attraverso via Claudia, piazza del Colosseo, via dei Fori imperiali, via XXIV Maggio, via XX Settembre, via delle Quattro fontane (in discesa) e via Rasella. Dopo l'attentato mise indosso l'impermeabile consegnatogli da Carla Capponi, che l'attendeva all'angolo di Via delle Quattro fontane. Cfr. Intervista a Rosario Bentivegna e fatto brillare da Rosario Bentivegna, parteciparono altri 11 gappistiOltre a Bentivegna: Franco Calamandrei all'angolo di via del Boccaccio, per avvertire dell'arrivo dei tedeschi; Carlo Salinari nei pressi del Traforo e, poco distante, Silvio Serra; Carla Capponi all'angolo di via Rasella con via delle Quattro Fontane, con in mano l'impermeabile per Bentivegna; dopo lo scoppio del tritolo, in via Rasella: Raul Falcioni, Fernando Vitagliano, Pasquale Balsamo, Francesco Curreli, Guglielmo Blasi, Mario Fiorentini e Marisa Musu., che effettuarono anche un fuoco di copertura con bombe da mortaio brixia. Sotto le bombe partigiane (e il fuoco di reazione del "Bozen") rimasero uccisi anche il dodicenne Piero Zuccheretti e un altro civile non identificato con certezza. L'attentato provocò la morte immediata di 32 tedeschi e il ferimento di altri 110 circa (un'altra vittima sarebbe morta in ospedale il giorno dopo e - forse - altri nei giorni successivi). I gappisti non subirono perdite, mentre rimasero uccisi sotto il fuoco tedesco di reazione almeno altri tre civili. Bentivegna sostenne di non aver visto arrivare i due civili coinvolti nell'esplosione (i primi rimasti uccisi in un'azione di gappisti, seppur per errore), e di essersi comunque allontanato appena piazzata la bomba. Prima di innescarla, mentre accendeva la miccia e mentre scappava, aveva invece avvertito alcuni civili e militi della Croce Rossa presenti nelle vicinanze di allontanarsi in fretta: