La guerra d'indipendenza estone (in estone: Vabadussõda, letteralmente "guerra della libertà") fu combattuta tra il 28 novembre 1918 e il 2 febbraio 1920 nel territorio dell'attuale Estonia e nelle zone limitrofe a essa nella Russia nord-occidentale, essenzialmente tra le forze nazionaliste estoni e le truppe della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa.
L'Estonia proclamò la sua indipendenza nei giorni immediatamente successivi alla conclusione della prima guerra mondiale, quando la capitolazione della Germania e la smobilitazione delle armate tedesche schierate sul fronte orientale lasciarono senza controllo vaste regioni nell'Europa orientale; l'Estonia era stata parte per diversi secoli dell'Impero russo, e questo spinse il nuovo governo bolscevico della RSFS Russa ad avviare un'invasione del territorio estone onde riguadagnarne il controllo, spalleggiando l'istituzione di un governo fantoccio locale (la "Comunità dei lavoratori estoni"). L'appoggio del Regno Unito, che inviò armi e uno squadrone navale della Royal Navy, e l'afflusso di volontari da varie nazioni scandinave consentirono alle forze nazionaliste estoni di fronteggiare l'invasione e di passare al contrattacco, riconquistando il terreno perduto entro il febbraio 1919.
Il conflitto entrò quindi a far parte dei più vasti eventi della guerra civile russa, con gli estoni che fornirono supporto all'Armata Bianca anti-bolscevica del generale Nikolaj Judenič nelle sue offensive in direzione di Pietrogrado; la sconfitta dei "bianchi" nel novembre 1919 portò poi all'avvio di colloqui di pace tra estoni e russi, culminati nella firma del trattato di Tartu il 2 febbraio 1920 che pose fine alle ostilità riconoscendo la piena indipendenza dell'Estonia.
Antefatti La nascita del nazionalismo estone A lungo un possedimento della Svezia, il territorio dell'attuale Estonia passò sotto il controllo dell'Impero russo dopo la sconfitta svedese nella grande guerra del Nord nel 1721, venendo suddiviso nei due governatorati di Reval (poi dell'Estonia) e della Livonia (comprensivo anche di territori oggi parte della Lettonia); questi "governatorati baltici" godevano di una certa autonomia amministrativa all'interno dell'Impero russo, ma il potere era concentrato nelle mani delle tradizionali famiglie nobiliari e di proprietari terrieri della regione, appartenenti all'etnia dei tedeschi del Baltico da sempre dominante.
Il sentimento nazionalista estone prese piede nella regione a partire dalla metà del XIX secolo: questo "Risveglio nazionale estone" inizialmente si manifestò come movimento culturale, teso a riscoprire la cultura, le tradizioni popolari e la lingua degli estoni in contrapposizione all'egemonia esercitata nella regione dalla cultura tedesca, e non si poneva quindi in un atteggiamento di aperta sfida alle istituzioni dell'Impero, viste anzi come un mezzo per controbilanciare il dominio dei baltico-tedeschi. La situazione mutò dopo l'avvio di una massiccia campagna di russificazione delle provincie baltiche avviata a partire dagli anni 1880 da parte del reazionario zar Alessandro III di Russia, influenzato dai circoli slavofili della capitale San Pietroburgo. La reazione delle popolazioni baltiche alle politiche di russificazione del governo centrale (che del resto colpivano tanto gli autoctoni quanto i baltico-tedeschi) si tradusse in un incremento del sentimento nazionale locale e in una sua virata verso posizioni più politiche, comprensive di richieste come la libertà di stampa e l'istituzione di organi di autogoverno locali, ispirate dalle idee del liberismo e del socialismo che nel medesimo periodo andavano diffondendosi in tutta l'Europa.
La diffusione delle idee nazionaliste fu favorita in Estonia dalla progressiva industrializzazione della regione alla fine del XIX secolo, che aumentò l'urbanizzazione delle classi contadine e la loro entrata in contatto con le istanze degli ambienti culturali estonofili. Lo scoppio della rivoluzione russa del 1905 portò alla luce questo crescente sentimento nazionalista: nelle principali città scioperi e manifestazioni che richiedevano la concessione dei diritti civili e dell'autogoverno regionale furono sanguinosamente represse dalle truppe russe, mentre nelle campagne bande di rivoltosi assalivano i manieri e le proprietà della nobiltà locale; benché repressa, la rivoluzione portò alla nascita dei primi partiti politici estoni, come il nazionalista Partito del Progresso Nazionale Estone di Jaan Tõnisson.
L'Estonia indipendente
Lo scoppio della prima guerra mondiale nell'agosto 1914 non fu accolto con molto favore dalle popolazioni estoni: se una vittoria della Germania portava la paura di un ripristino dell'antico dominio dei tedeschi del Baltico sulle terre estoni, all'opposto non vi era alcun entusiasmo nel combattere a favore di un governo centrale repressivo e che continuava con le politiche di russificazione ormai avversate da gran parte della popolazione; circa estoni furono comunque coscritti nei ranghi delle forze armate russe, e almeno di essi caddero nel corso dei combattimenti del fronte orientale. Le numerose sconfitte patite nel corso della guerra minarono la tenuta del regime zarista russo, che crollò inesorabilmente con lo scoppio della Rivoluzione russa di febbraio; l'istituzione di una "Repubblica russa" retta da un governo provvisorio si tradusse in un aumento delle istanze nazionaliste presso tutte le minoranze dell'ormai ex Impero: il 19 marzo 1917 il sindaco di Tallinn Jaan Poska fu nominato "commissario provinciale" con poteri amministrativi sulle terre estoni, mentre il 9 aprile una grande manifestazione di estoni (tra cui soldati in armi) si tenne nelle strade della capitale Pietrogrado chiedendo autonomia per l'Estonia. Il 12 aprile il governo provvisorio russo decretò l'istituzione di un Governatorato autonomo dell'Estonia sulle aree prima occupate dal Governatorato dell'Estonia e sulle parti del Governatorato della Livonia abitate da estoni: venne formata un'assemblea provinciale estone o Maapäev che iniziò le sue attività il 1º luglio dopo le prime elezioni libere nel paese svoltesi in maggio, le quali videro la partecipazione di un gran numero di partiti politici tanto conservatori e nazionalisti quanto menscevichi e bolscevichi. In aprile era intanto iniziata la formazione di reparti militari interamente composti da estoni: al comando del colonnello Aleksander Tõnisson, il primo reggimento di truppe estoni entrò in linea nell'estate del 1917 e in ottobre prese parte ai combattimenti dell'operazione Albion, l'invasione tedesca delle isole estoni di Saaremaa, Hiiumaa e Muhu; nel dicembre 1917 le truppe nazionali estoni avevano raggiunto la consistenza di una divisione.
L'impopolare governo provvisorio russo fu spodestato nella notte tra il 7 e l'8 novembre 1917 dalle forze bolsceviche russe guidate da Vladimir Lenin e Lev Trockij, nel corso della cosiddetta "Rivoluzione d'ottobre". Subito dopo la presa del potere da parte dei bolscevichi russi a Pietrogrado, i bolscevichi estoni fecero altrettanto a Tallinn: il commissario Poska fu deposto e rimpiazzato da Viktor Kingissepp, presidente del neo costituito "Comitato rivoluzionario bolscevico estone" che iniziò ad amministrare la regione con poteri dittatoriali. Il Maapäev si oppose al suo scioglimento decretato dai bolscevichi e si proclamò per tutta risposta unica autorità legale suprema dell'Estonia, ma dovette svolgere le sue attività in clandestinità; in ogni modo, il sostegno della popolazione estone alla rivoluzione bolscevica si rivelò più che tiepido, e le elezioni progettate per il gennaio 1918 furono cancellate quando divenne evidente che i bolscevichi estoni non erano maggioritari nel paese. Il nuovo governo della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa avviò subito trattative di pace con gli Imperi centrali per portare il paese fuori dal conflitto, ma lo stallo dei negoziati legato alla pretesa dei bolscevichi di ottenere una "pace senza annessioni né indennità" spinse i tedeschi a lanciare un'offensiva risolutiva a partire dal 18 febbraio 1918: nel corso della cosiddetta operazione Faustschlag, le forze tedesche avanzarono in profondità lungo tutto il fronte incontrando solo una resistenza trascurabile, mettendo ben presto piede all'interno dell'Estonia; davanti al crollo del dominio russo, il 24 febbraio 1918 il Maapäev proclamò l'indipendenza dell'Estonia e l'istituzione di un governo provvisorio presieduto da Konstantin Päts. Il giorno successivo, i primi reparti tedeschi entrarono a Tallinn.
Il 3 marzo 1918, la firma del trattato di Brest-Litovsk consegnò alla Germania il controllo di tutti i Paesi Baltici unitamente alla Bielorussia e all'Ucraina. L'occupazione tedesca era stata inizialmente bene accolta dalla popolazione e le truppe della divisione estone passarono sotto gli ordini dei tedeschi; la Germania era tuttavia poco interessata alla costituzione di un'Estonia indipendente, e preferì appoggiarsi al secolare dominio dei baltico-tedeschi per istituire un regime fantoccio: Päts fu arrestato e il governo provvisorio estone ridotto alla clandestinità, le truppe estoni furono disarmate e il 5 novembre 1918 fu proclamata l'istituzione di un Ducato Baltico Unito esteso su Estonia e Lettonia. Il dominio tedesco sull'Estonia ebbe comunque vita breve: l'11 novembre 1918 una Germania prostrata dalla guerra e della rivoluzione capitolò davanti agli Alleati vittoriosi, lasciando un vuoto di potere sui territori occupati a seguito del trattato di Brest-Litovsk; il governo provvisorio estone si fece subito avanti e il 18 novembre venne siglato un accordo con le autorità occupanti per un pacifico passaggio di poteri. Il governo estone si era insediato da nemmeno pochi giorni quando dovette far fronte a una nuova minaccia: la dissoluzione del controllo tedesco sui territori a oriente spinse la RSFS Russa ad avviare preparativi per un'offensiva su ampia scala verso ovest, al fine di riguadagnare quanto perduto a Brest-Litovsk e spingere i venti della rivoluzione in direzione dell'Europa.
La guerra L'invasione russa e il contrattacco estone