Il Partito della Rifondazione Comunista - Sinistra Europea (PRC-SE), noto semplicemente come Partito della Rifondazione Comunista (PRC), Rifondazione Comunista o Rifondazione, è un partito politico italiano.
Fu fondato nel 1991 come Movimento per la Rifondazione Comunista dalla minoranza contraria allo scioglimento del Partito Comunista Italiano. Dopo che vi confluirono Democrazia Proletaria e diverse formazioni extraparlamentari assunse il nome di Partito della Rifondazione Comunista, intraprendendo un dialogo con il centro-sinistra nel corso della cosiddetta Seconda Repubblica. Rifondazione Comunista ha preso parte a due esperienze di governo: nel 1996 quando ha fornito appoggio esterno al governo Prodi I, provocandone la caduta nel 1998, e con una partecipazione diretta nel 2006, nel governo Prodi II.
Dal 2008 persegue la costruzione di un polo alternativo, attraverso liste quali La Sinistra l'Arcobaleno, la Federazione della Sinistra, Rivoluzione Civile, L'Altra Europa con Tsipras, Potere al Popolo!, La Sinistra, Unione Popolare e Pace Terra Dignità.
Storia Le origini di Rifondazione Comunista
Il PRC nasce come Movimento per la Rifondazione Comunista (MRC) nel febbraio 1991 a Rimini dove si svolge il XX e ultimo congresso del Partito Comunista Italiano (PCI). I suoi fondatori cercano di mantenere logo e denominazione del vecchio PCI, mentre quest'ultimo si trasforma ufficialmente in Partito Democratico della Sinistra (PDS), che ne è l'effettivo erede legale.
Si opta così per assumere come nome del movimento quello della mozione che si opponeva allo scioglimento, ossia Rifondazione Comunista. I cofondatori sono Armando Cossutta, Ersilia Salvato, Lucio Libertini e Sergio Garavini, primo coordinatore nazionale.
Rifondazione acquisisce le sue prime rappresentanze parlamentari quando il 14 maggio 1991 Lucio Magri e Luciana Castellina lasciano rispettivamente il gruppo parlamentare del PDS alla Camera dei deputati e al Parlamento europeo e insieme al gruppo proveniente dal Partito di Unità Proletaria per il Comunismo (PdUP) aderiscono al movimento. Il 9 giugno l'ottavo congresso di Democrazia Proletaria (DP), allora guidata da Giovanni Russo Spena, decide lo scioglimento del partito: la maggioranza dei dirigenti aderisce formalmente a titolo individuale. A settembre aderisce anche il Partito Comunista d'Italia (marxista-leninista).
Alle elezioni amministrative il movimento si presenta in 9 comuni dove ottiene in media il 6% dei consensi e in quelle regionali siciliane il 3,3%. Nello stesso anno si svolge il I Congresso che prende alcune decisioni fondamentali: Passare da movimento a partito. Istituire la figura del segretario nazionale e quella del presidente. Creare il Comitato Politico Nazionale (CPN). Tollerare le correnti organizzate, severamente vietate nel PCI.
Il 19 gennaio 1992 i delegati del congresso si riuniscono nuovamente per eleggere segretario e presidente del partito. Furono eletti rispettivamente Garavini e Cossutta. Il PRC è nato.
Il 1992 è anche il primo anno senza URSS e dunque il primo anno post-comunista per tutti. Con questo clima l'Italia va alle urne il 5 e 6 aprile per rinnovare il Parlamento. Alle elezioni il PRC partecipa dopo un braccio di ferro col Ministero dell'Interno che non voleva accettare il suo simbolo (che presentava la semplice dicitura Partito Comunista)Rifondazione bocciata, in "La Stampa", 26/2/1992, p. 1.. Alla fine la Cassazione dà il via libera e il PRC raccoglie oltre 2 milioni di voti (5,6%) alla Camera e si piazza come quinta forza del Paese.
I consensi sono stabili intorno al 6% e gli iscritti in crescita. Le prime battaglie di Rifondazione saranno per la messa in stato d'accusa del Presidente della Repubblica Francesco Cossiga per aver sostenuto l'Organizzazione Gladio, e ancora contro la legge finanziaria del nuovo governo Amato I, l'abolizione della scala mobile, il Trattato di Maastricht e l'introduzione del sistema maggioritario. Nel 1993 sarà inoltre tra i promotori dei referendum per abolire la Riforma Amato delle pensioni e la norma sull'alienazione dei beni immobili dello Stato e quelli sulle rappresentanze sindacali per dare ai sindacati di base la stessa agibilità delle tre maggiori confederazioni.
Quello stesso anno la politica italiana cambia vorticosamente. Il 6 giugno si torna alle urne per rinnovare molte amministrazioni comunali, ma per la prima volta con l'elezione diretta del sindaco. Il PRC ottiene degli ottimi risultati e a Milano e Torino, con una media del 13%, raccoglie più voti del PDS e della DC.
Dimissioni di Garavini da segretario Col passare del tempo si acuisce la spaccatura fra il segretario Garavini e il presidente Armando Cossutta. Garavini forza i meccanismi decisionali per imporre la sua linea politica e ben presto viene accusato di «leaderismo» dai cosiddetti cossuttiani. A maggio 1993 la direzione nazionale boccia la proposta di Garavini di un'unità d'azione col PDS. La bocciatura suona come una sfiducia al segretario che, alla fine, rassegnerà le dimissioni il 27 giugno 1993, quando il CPN approverà un documento che lo accuserà di "non aver saputo evitare una grave frattura". Si decide così di convocare un nuovo congresso e a redigere le tesi congressuali di maggioranza sarà Lucio Libertini, ma questi, improvvisamente, muore il 7 agosto, lasciando il suo lavoro incompiuto e un grande sconforto in tutto il PRC.
Fino al II congresso, per sette mesi, il PRC viene così retto collegialmente da un direttorio di sette persone.
Diarchia Bertinotti-Cossutta
Nel 1993 Fausto Bertinotti lascia polemicamente il PDS. Bertinotti è in quel momento il capo politico della corrente della sinistra sindacale Essere Sindacato della Confederazione Generale Italiana del Lavoro (CGIL) ed è notoriamente ingraiano. Nel 1991, persa la battaglia contro lo scioglimento del PCI, aveva preferito «rimanere nel gorgo», cioè nel PDS, come consigliato da Ingrao stesso. Inizialmente Bertinotti rifiuta una sua adesione al PRC, ma poi il 17 settembre avviene la svolta: Bertinotti è pronto ad aderirvi e Cossutta lo vuole subito segretario. Il 23 gennaio 1994 Bertinotti diventa il secondo segretario di Rifondazione Comunista prevalendo sull’altro candidato Antonino Cuffaro, grazie a un accordo tra Cossutta e Magri per estromettere Garavini. Nel Comitato politico nazionale ottiene il voto favorevole di 160 membri su 193, un risultato che viene considerato dal estremamente positivo. In seguito a tale votazione avrà luogo la prima scissione di Rifondazione Comunista, dalla quale nascerà Iniziativa Comunista guidata da Norberto Natali.
Di lì a poco ci sono le prime elezioni politiche con un sistema in gran parte maggioritario e il PRC aderisce all'Alleanza dei Progressisti che comprende otto partiti di sinistra. Alle elezioni raggiunge il 6% dei voti, ma la coalizione vincente è quella di centrodestra, che elegge Silvio Berlusconi Presidente del Consiglio. Il 12 giugno le prime elezioni europee fruttano 6 europarlamentari ai comunisti. Il 17 dicembre il PRC propone una propria mozione di sfiducia contro il primo governo Berlusconi in autonomia da quelle della Lega Nord-Partito Popolare Italiano e del PDS.
Il 22 dicembre 1994 Berlusconi rassegna le dimissioni da premier: secondo alcuni esponenti comunisti, tra cui Livio Maitan, questo è il primo grande risultato a livello nazionale raggiunto da Rifondazione per la sua mobilitazione contro le politiche liberiste del governo.
Rifondazione Comunista è divisa sulla fase apertasi con le dimissioni di Berlusconi. Nel gennaio 1995 alla Camera 14 deputati, tra i quali Garavini e il capogruppo Famiano Crucianelli, votano la fiducia al governo di Lamberto Dini, ministro del tesoro uscente berlusconiano sostenuto da Lega, PPI e PDS. Anche se i voti dei deputati comunisti non sono decisivi (il governo Dini si salva grazie all'astensione di molti parlamentari del centrodestra), all'interno del PRC scoppiano le polemiche riguardo alla mancata osservazione dell'indicazione del partito da parte dei 14 politici.
Crucianelli si dimette da capogruppo e viene sostituito da Oliviero Diliberto. Nel frattempo i dissidenti (tra questi anche Nichi Vendola) sostengono anche la manovra economica bis di Dini del marzo del 1995 alla quale Rifondazione si oppone. Il partito chiede un «confronto» con l'ala destra, ma a giugno 19 tra deputati, senatori ed europarlamentari escono dal PRC per dar vita al Movimento dei Comunisti Unitari (MCU), che tre anni dopo confluiscono nei DS. Abbandona il partito anche Garavini, senza però aderire al MCU.
Alle elezioni regionali del 1995 Rifondazione sale all'8% grazie alla battaglia contro la riforma Dini delle pensioni che prevede il ritorno al sistema contributivo. Di conseguenza il centrosinistra si rende disponibile a un accordo elettorale col PRC per le politiche dell'anno successivo, ma a ciò si oppone la minoranza trotzkista guidata da Marco Ferrando.
Quello stesso anno si svolgono dodici referendum, tre dei quali promossi dai Cobas e da Rifondazione su rappresentanza sindacale e contrattazione collettiva nel pubblico impiego. Dei primi due quesiti sulla rappresentanza sindacale uno, più radicale, prevedeva la quasi totale abrogazione dell'articolo 19 dello Statuto dei Lavoratori, sancendo quindi la liberalizzazione della rappresentanza sindacale a livello aziendale; mentre l'altro prevedeva di abolire soltanto il criterio di maggiore rappresentatività a livello nazionale per l'accesso alle RSA aziendali, che favoriva le grandi confederazioni sindacali. Il terzo quesito infine prevedeva l'abolizione del criterio di maggiore rappresentatività nel pubblico impiego. L'esito elettorale vide l'approvazione del quesito sul pubblico impiego e di quello sulla rappresentanza nelle aziende private nella sua versione "minimale", mentre per pochi punti percentuali non viene raggiunto il quorum sul quesito più radicale.
Rifondazione aveva promosso anche un referendum contro la riforma Amato delle pensioni e uno contro la vendita dei beni ambientali dello Stato, ma la Corte costituzionale li aveva giudicati inammissibili. Rifondazione sostiene inoltre i referendum sulle TV che avranno esito negativo.
Il 25 ottobre il centrodestra propone una mozione di sfiducia al governo, che non passa per 9 voti grazie all'astensione del PRC, che aveva strappato al governo le dimissioni per il successivo dicembre. Il 6 dicembre Romano Prodi presenta il programma di governo della nuova coalizione di centrosinistra, denominata L'Ulivo, ma il PRC boccia il documento insieme ai Verdi. Nel febbraio 1996 il CPN del PRC approva un «patto di desistenza» con l'Ulivo, che rinuncia a presentarsi in 45 collegi maggioritari sicuri, lasciandoli al PRC che però deve presentarsi col vecchio simbolo dell'Alleanza dei Progressisti. Il 24 febbraio 1996 ha luogo a Roma una manifestazione convocata dal PRC con la presenza di Bertinotti e Cossutta. Il 21 aprile seguente il PRC ottiene il suo massimo storico (fino ad allora) e risulta decisivo alla Camera per dare una maggioranza al centrosinistra. Il PRC decide di dare un appoggio esterno (dunque senza ministri e sottosegretari) al neonato primo governo Prodi e solo la deputata Mara Malavenda vota contro il governo. Espulsa dal gruppo parlamentare, fonderà i Cobas per l'Autorganizzazione.