Il cantu a chiterra (in sardo, ‘canto a chitarra’) è un canto in lingua sarda e gallurese accompagnato con la chitarra, diffuso soprattutto nella parte nord dell'isola; in particolar modo nel Logudoro, Goceano e in Gallura. È molto probabile che alcuni canti esistessero da prima dell'invenzione della chitarra, ad esempio il cantu in re, tuttavia con l'avvento dello strumento si sono sviluppate diverse varianti.
La chitarra sarda
Storia La presenza della chitarra in Sardegna, probabilmente risale al periodo delle dominazioni iberiche, dove veniva utilizzata per accompagnare il canto, le cui melodie erano preesistenti. Da alcuni studi sulle tradizioni etno musicali della Sardegna, si apprende che la chitarra è presente almeno dal XVI secolo. Nello Statuto del Gremio di Oristano risulta che ne facevano parte anche i “chitarrari” (inteso come liutai). Ancora, nel 1598 un decreto del Viceré di Sardegna (Alfonso Lasso y Sedeño) vietava di suonare la chitarra dopo il rintocco della campana vespertina. Nel secolo pare esistesse nell'isola la chitarra a 4 corde, detta “quartina”. In epoca più recente, e più precisamente dal 1885 a Sassari la casa musicale iniziò a importare chitarre dalla Lombardia e dalla Sicilia, il modello era la cosiddetta chitarra terzina dalle misure leggermente più piccole rispetto al modello spagnolo. Più tardi, verso gli anni '30 del 900 si impongono nell'isola delle chitarre molto più grandi delle spagnole, dette chitarre giganti usate per accompagnare i canti, in virtù del loro tono più basso che agevolava la tecnica dei cantadores. Qualche anno dopo cominciò tuttavia ad affermarsi il modello ideato dal liutaio e chitarrista Ignazio Secchi insieme al fratello Peppino. Successivamente fu Aldo Cabitza ad apportare ulteriori modifiche allo strumento, per cui le misure della cassa armonica che arrivava a 78 cm. (cioè a metà tra una chitarra classica e una chitarra).
La chitarra e l'accordatura alla sarda La chitarra sarda è un tipo di chitarra acustica a corde metalliche con una particolare forma della cassa di dimensione notevolmente più grande rispetto alla chitarra classica. Altra peculiarità di questa tipologia di chitarra è la distribuzione dei segni marca tastiera che sono posizionati in modo da segnalare il III, V, VII, X e XII spazio (diversamente dalla chitarra classica dove sono segnati i III, V, VII, IX e XII); questa marcatura era finalizzata a evidenziare gli intervalli tonali di maggior utilizzo pratico nell'esecuzione del repertorio del canto a chiterra. Anche l'accordatura detta appunto “a sa sarda”, è differente in quanto l'intonazione è più bassa: infatti in media è accordata una quarta sotto. Secondo gli accordi, RE2 quindi generalmente equivale a ± Sol#/La2 (220 Hz)Edouard Fouré Caul-Futy, La trace et le tracé. Mémoires et histoires dans le Cantu a chiterra de Sardaigne, in Cahiers d'ethnomusicologie, 2009, p. 71 n. 10. La tecnica di esecuzione è quella mista. I sonadores originariamente usavano più diffusamente l'accompagnamento a bordone, cioè quello con il pollice che esegue la linea melodica del canto, mentre le altre dita eseguono l'arpeggio sulle altre corde, da alcuni anni a questa parte (da Aldo Cabitza in poi) è molto più diffusa la tecnica del plettro. Caratteristiche sono anche le decorazioni, in genere con motivi floreali, del battipenna intagliato.
Le varianti de su cantu a chiterra Di seguito è riportato l'elenco dei modelli di riferimento (o varianti) del cantu a chiterra, su cui i cantanti e musicisti eseguono delle variazioni, questi sono dodiciEdouard Fouré Caul-Futy, La trace et le tracé. Mémoires et histoires dans le Cantu a chiterra de Sardaigne, in Cahiers d'ethnomusicologie, 2009, p. 69, come riportato di seguito.
Su cantu in re (in sardo: "canto in re"), da cui derivano alcune varianti quali sa iaghesa antiga, e il canto a s'othieresa, è il più comune e quello con cui iniziano sempre le gare musicali. S'isolana, una versione semplificata della cosiddetta antiga (antica). Sos Mutos: per lo più si tratta di canti delle schermaglie d'amore. Sono presenti in tutta l'isola. Sa Nuoresa: è un canto amoroso della tradizione logudorese. La Timpiesina: canto tempiese. La Filugnana (sa Filonzana): si tratta di un canto allegro gallurese. La corsicana: inventata da Ciccheddu Mannoni di Luogosanto, ispirandosi a un canto eseguito da un Corso nel 1945 a La Maddalena dove lavorava. Mannoni lo propose ufficialmente a Sorso per la prima volta durante una gara nel 1946. Su Trallalleru: originario del Campidano, è un canto allegro e spesso canzonatorio.
Ci sono poi altre varianti del canto che possiamo definire complesse, sia per la ricercatezza dei motivi musicali che per la difficoltà di esecuzione. Su Fa diesis: ideato da Adolfo Merella e Francesco Cubeddu. Su Si bemolle. Su Mi e La: originario di Bosa, pare abbia origini come canto dei pescatori. Sa Disisperada (in gallurese:la disispirata): questo canto viene eseguito sempre verso la fine della garaBernard Lortat-Jacob, Improvisation et modèle : le chant à guitare sarde, in L'Homme, 1984, tome 24 n° 1. p. 69..
La gara. Significato e struttura.
Dopo secoli di esecuzioni delle tipologie di canto a chitarra, in occasioni e in ambienti conviviali, pur rimanendo viva questa tradizione, nel corso del Novecento si diffonde la gara di canto a chitarra, che si svolge di fronte a un pubblico, quasi sempre in occasione delle feste patronali, nelle forme che sono ancora in atto. Le feste sono organizzate da comitati organizzatori, composto dagli ovrieri (in sardo:oberaios), i quali eleggono dei comitati, composti da un circoscritto numero di esperti, che hanno l'incarico di selezionare i cantadores per la gara che si svolgerà nell'ambito della festaCfr. Edouard Fouré Caul-Futy, cit., p. 66.
La gara è una competizione musicale in cui i due o tre cantanti, accompagnati da un chitarrista, competono con le loro improvvisazioni, su temi musicali prestabiliti, per far riconoscere la qualità delle loro prestazioniBernard Lortat-Jacob, cit., p.72. La gara a chitarra, può essere paragonata alla gara poetica, dove è apprezzata la qualità dell'improvvisazione delle ottave da parte dei poeti. La gara comporta che ciascun cantadore esegue una sola strofa per volta, alternandosi con gli altri concorrenti (di solito toccano tre strofe a testa). Il modello musicale di riferimento (la variante) non è una forma completamente e pienamente definita, ma piuttosto un insieme di forme prefissate su strutture musicali (metrica, melodia, armonia) piuttosto labiliBernard Lortat-Jacob, cit., p. 72. Questo permette che ogni cantadore possa improvvisare a suo piacimento sul modello di riferimentoSecondo Lortat-Jacob non c'è linearità tra modello musicale di riferimento e risultati specifici. In altre parole, se il modello principale consente una serie di trasformazioni che si manifestano in risultati specifici (o particolari) è perché esso stesso è sostanzialmente trasformabile. Cfr. Bernard Lortat-Jacob, cit., p. 73. Inoltre ogni cantadore ha a disposizione un proprio repertorio per ogni tipo di oghe; maggiore è la cultura del canto del cantadore e maggiore è il numero di boghes (interpretazioni) a sua disposizione, alcuni arrivano ad averne anche oltre cinquanta. Queste boghes sono esse stesse costantemente soggette a microvariazioniEdouard Fouré Caul-Futy, La trace et le tracé. Mémoires et histoires dans le Cantu a chiterra de Sardaigne, in Cahiers d'ethnomusicologie, Ateliers d'ethnomusicologie, 2009, p.71 n.12.
L'ordine di successione della gara (che dura diverse ore) è: Canto in re, sa nuoresa, mutos, gallurese, filognana, mi e la, si bemolle, disisperadaBernard Lortat-Jacob, cit., p. 70..
1) Su Cantu in re e sue varianti 2) Sa Nuoresa3) Sos MuttosNella gara le seguenti coppie di canto si eseguono sempre di seguito: 4) La Tempiesina: Questo canto, nelle gare, può essere sostituito da: 4 bis) La Filognana: durante una gara, al termine della sua esecuzione, si può riprendere con il Canto in re iniziale. 5) La Corsicana o in alternativa 5 bis) Su TrallalleruAltri quattro tipi di canto da eseguire di seguito sono:
6) Su Fa diesis: canto di difficile esecuzione, talvolta non viene eseguito ed è sostituito dal canto in Mi e La e dallIsolana. 6 bis) Su Si bemolle: canto tra i più difficili, per cui spesso non viene inserito tra le esecuzioni di una gara, essendo sostituito da i due successivi. 6 ter) Mi e la6 quater) S'isolana con canto in re che peraltro conclude l'esecuzione dell'Isolana. A causa della difficoltà esecutiva di questi quattro canti, spesso nelle gare questa sezione viene sostituita da un Canto in re o con i Mutos. 7) Sa disisperada.
Durante l'esecuzioni i cantadores in genere eseguono i canti succitati aggiungendo delle variazioni, di volta in volta il chitarrista dovrà seguire con gli accordi. Pertanto le esecuzioni sono sempre diverse ed eseguite in base alle qualità canore del cantante. Per quanto riguarda i testi, in genere vengono musicate poesie tradizionali o dei più grandi poeti sardi.
Altri generi a chitarra Oltre ai canti suddetti, esistono molti altri tipi di canto sardo accompagnati dalla chitarra. A Sassari le ironiche “gobbule”, tra quelli diffusi nel Sud dell'isola ricordiamo il canto a "curba", a "torrida" e a "muttuttu", per lo più eseguiti all'interno della “cantada” campidanese; diffusi in tutta l'isola sono anche “sos mutettos a trallallera”, “sas battorinas”, “su dillaru”, “sos frores”, e altri ancora.
Prime incisioni discografiche Fra il 1922 e il 1925, Gavino Gabriel realizza, a titolo esclusivamente documentario, le prime incisioni di musica tradizionale sarda in Radio Scrigno. A Milano per la casa discografica La voce del padrone incide I canti di Gallura, dell'Anglona, del Marghine e della Barbagia (1922). Fra gli altri sempre in quel periodo, con alla voce Peppino Ruggiu e con alla chitarra Adolfo Merella, furono realizzate delle registrazioni, che sono considerate le prime del cantu a chiterra. Nel 1928 Luigino Cossu, Antonio Desole, Pietro Porqueddu accompagnati dal chitarrista Ignazio Secchi incisero alcuni dischi, presso la casa discografica La voce del padrone di Milano, che furono pubblicati nel 1929. Negli anni trenta, grazie alla notorietà di cui godevano i cantadores in Sardegna e alla maggiore diffusione del mezzo, furono realizzate altre incisioni discografiche a scopo commerciale. Nel 1931 a Milano, presso gli studi della casa discografica "Excelsius", da parte degli ozieresi Giuseppe Langiu (1898 - Sassari 1972) e Antonio Bellu accompagnati dal chitarrista Nicolino Cabitza di Ploaghe e, talvolta, del fisarmonicista Celestino Fogu. In quell'occasione furono incisi dei canti in Re a s'Othieresa e a sa Nuoresa, dei Mutos, Mi e la, una Disisperada logudoresa a sa Piaghesa. Sempre a Milano, il 23 maggio 1932, negli studi della casa "Grammofono" (ridenominata qualche anno dopo "La voce del padrone"), fu la volta dell'ozierese Maria Rosa Punzirudu che, in coppia col collega Gavino De Lunas e sempre con l'accompagnamento del chitarrista Nicolino Cabitza registrarono pochi ma memorabili canti. A distanza di qualche decennio (tra il 1961 e il 1964) il "Quartetto Logudoro" composto dal cantadore Leonardo Cabizza e la giovanissima cantante Maria Teresa Cau accompagnati dal chitarrista Aldo Cabitza (figlio di Nicolino) e dal fisarmonicista Antonio Ruju, incidono per la Vis Radio di Napoli ventiquattro brani. Nel 1962 Mario Cervo, insieme ad Astro Mari, aveva fondato una casa discografica, chiamandola Nuraghe, con la quale aveva prodotto diverse incisioni di canto sardo. Sempre in quegli anni tuttavia, un grande ruolo fu svolto dalla Casa discografica Tirsu la quale aveva prodotto numerose incisioni.
L'Archivio Mario Cervo