La monarchia in Russia fu abolita nel 1917 dopo la Rivoluzione di Febbraio, quando lo zar Nicola II fu costretto ad abdicare per sé ed il figlio Alessio e suo fratello Michele rifiutò il trono. Chi sia oggi il pretendente alla corona imperiale russa è oggetto di disputa.
Linea di successione al marzo 1917
I membri dei Romanov atti a succedere (quindi di sesso maschile, di religione ortodossa e figli di matrimoni approvati dallo zar e paritari) al momento dell'abdicazione dello zar sono riportati in corsivo e senza data di nascita e morte
Nicola I Alessandro II (1818-1881) Alessandro III (1845-1894) Nicola II (1868-1918) Granduca Zarevic Alessio Granduca Michele Granduca Vladimir (1847-1909) Granduca Kirill Vladimirovič Granduca Boris Vladimirovič Granduca Andrej Vladimirovič Granduca Pavel Aleksandrovič Granduca Dmitrij Pavlovič Granduca Costantino Nikolaevič (1827-1892) Granduca Konstantin Konstantinovič Principe Ivan Kostantinovič Principe Vsevolod Ivanovič Principe Gavriil Konstantinovič Principe Konstantin Konstantinovič Principe Igor' Konstantinovič Principe Georgij Konstantinovič Granduca Dmitrij Konstantinovič Granduca Nicola il Vecchio Granduca Nicola il Giovane Granduca Petr Nikolaevic Principe Roman Petrovič Granduca Michail Granduca Nikolaj Michajlovič Granduca Michail Michajlovič Granduca Georgij Michajlovič Granduca Aleksandr Michajlovič Principe Andrej Aleksandrovič Principe Fëdor Aleksandrovič Principe Nikita Aleksandrovič Principe Dmitrij Aleksandrovič Principe Rotislav Aleksandrovič Principe Vasilij Aleksandrovič Granduca Sergej Michajlovič
Molti di questi morirono senza figli o furono uccisi durante la Rivoluzione Russa.
I pretendenti Kirill Vladimirovič Romanov (1924-1938) Dapprima molti esponenti della Casa Imperiale non credettero o furono scettici sulle notizie riguardanti la strage della famiglia imperiale, ma, nonostante questo, si formarono lo stesso diversi schieramenti tra i movimenti monarchici, il cui centro era Parigi. In molti si raggrupparono intorno al granduca Kirill Vladimirovič, che era il primo nella linea di successione in seguito all'omicidio dello zarevic Alessio e del granduca Michele, mentre molti suoi avversari si avvicinarono al giovane granduca, Dmitrij Pavlovič, che era il seguente nella linea di successione se Kirill e i suoi fratelli fossero stati considerati al di fuori della successione (suo padre il granduca Pavel Aleksandrovič era stato ucciso nel 1919). Altri sostenitori appoggiarono l'anziano granduca Nicola il Giovane, apprezzandone la carriera di comandante in capo dell'esercito imperiale e/o la sua posizione come più anziano della dinastia imperiale: l'8 agosto 1922, Nikolaša venne proclamato imperatore di tutte le Russie dallo Zemskij sobor della regione di Preamursk, convocato dal Generale Diterikhs.
Nicola il Giovane e Dmitrij Pavlovič non fecero mai ufficiale pretesa alla corona, mentre Kirill Vladimirovič l'8 agosto 1922 si proclamò Protettore del Trono e il 31 agosto 1924 prese il nome di Cirillo I, imperatore di tutte le Russie, elevando automaticamente i figli al rango di granduchi di Russia, benché non fossero figli o nipoti di un imperatore regnante e fossero per nascita Principi e Principesse di Russia. Nel 1926 il granduca Dmitrij Pavlovič sposò un'ereditiera americana, Audrey Emery, bruciando la propria posizione di pretendente e il granduca Nicola il Giovane, il più serio tra le altre alternative dei monarchici, morì nel 1929. Kirill mantenne una propria corte in esilio in Francia e diede vita a una organizzazione atta a coordinare i movimenti monarchici.
Vladimir Kirillovič Romanov (1938-1992) Nel 1938 Kirill morì e gli successe come pretendente l'unico figlio maschio, il granduca Vladimir, che non portò mai pubblicamente il titolo imperiale e l'anno seguente elevò il cugino di secondo grado del padre e fedele sostenitore delle sue pretese Gavriil Konstantinovič Romanov al rango di granduca, facendo di lui l'unico principe Romanov a cui tale titolo veniva assegnato ad personam da quando l'imperatrice Elisabetta I di Russia lo aveva fatto col nipote, il futuro Pietro III.
L'11 ottobre 1938, con la sua approvazione, i cinque rappresentanti della dinastia subito dopo di lui nella linea ereditaria (tre granduchi e due principi di Russia) pubblicarono un documento di considerevole importanza legale, perché indicava il loro punto di vista sulla successione. I firmatari erano i granduchi Boris Vladimirovič Romanov (primo nella linea di successione dopo Vladimir) e suo fratello Andrej Vladimirovič (secondo), Dmitrij Pavlovič (terzo), ed i principi Vsevelod Ivanovič e Gavriil Konstantinovič (quarto e quinto). Nel testo si proclamava la successione di Vladimir come Capo della casa Imperiale e si elencavano i membri della dinastia viventi atti a succedergli, ed in che ordine.
A quella data erano già nati nove figli, frutto di matrimoni morganatici, ai membri maschili della dinastia citati nel documento, e nessuno di questi nove era incluso nella lista della successione.
La posizione dei membri citati nel documento circa la successione al trono era la seguente: Granduca Boris Vladimirovič: riconobbe il granduca Kirill come Capo della Casa. Granduca Andrej Vladimirovič: riconobbe il granduca Kirill come Capo della Casa. Granduca Dmitri Pavlovič: riconobbe il granduca Kirill come Capo della Casa. Principe Vsevelod Ivanovič: riconobbe il granduca Kirill come Capo della Casa. Principe Gavriil Konstantinovič: riconobbe il granduca Kirill come Capo della Casa. Principe Georgij Konstantinovič: emigrato negli Stati Uniti, di lui non si conosce l'opinione sulla successione del granduca Kirill. Ai tempi della dichiarazione dell'ottobre 1938, suo fratello il principe Gavriil non poté coinvolgerlo nella dichiarazione di successione del granduca Vladimir, perché il principe Georgij era molto malato: sarebbe morto l'8 novembre 1938 a New York, tre settimane dopo, senza lasciare discendenza. Principe Roman Petrovič: mantenne ostilità verso questa linea della famiglia, al pari di suo padre il granduca Petr Principe Andrej Aleksandrovič: riconobbe il granduca Kirill come Capo della Casa. Principe Fëdor Aleksandrovič: riconobbe il granduca Kirill come Capo della Casa. Principe Nikita Aleksandrovič: riconobbe il granduca Kirill come Capo della Casa. Principe Dmitrij Aleksandrovič: negli Stati Uniti già nel 1924, non aveva firmato la lettera di fedeltà al granduca Kirill già accettata da suo padre, il granduca Sandro e dai suoi fratelli. Il principe Dmitrij, tuttavia, riconobbe in seguito Kirill come Capo della Casa e questi, a seguito delle nozze morganatiche di Dmitrij, ne creò la moglie principessa Romanovsky-Kutuzov Principe Rostislav Aleksandrovič: riconobbe il granduca Kirill come Capo della Casa. Principe Vasilij Aleksandrovič: fu l'unico dei sei figli del granduca Sandro a non aver riconosciuto formalmente il granduca Kirill come Capo della dinastia. Vasilij non aveva firmato neppure l'atto del 1924 perché era ancora minorenne.
Si vede che alla fine del 1938, dei 14 membri maschili della dinastia, tutti tranne tre avevano riconosciuto Kirill come Capo della Casata, e solo uno aveva manifestato dell'ostilità a questo fatto. Inoltre il riconoscimento del granduca Kirill necessariamente comprendeva il riconoscimento che come suo erede ufficiale era il granduca Vladimir; l'articolo 54 della Legge di Famiglia specificava che un Manifesto d'Ascesa al Trono indicasse sia il nome del nuovo imperatore che del suo erede: il manifesto del 1924 indicava il granduca Kirill come imperatore ed il granduca Vladimir come granduca e zarevic. Nonostante questo, alcuni dei signatari della dichiarazione del 1938, quali i granduchi Boris Vladimirovič, Andrej Aleksandrovič, Dmitrij Pavlovič ed il principe Vsevelod, che avevano già riconosciuto il granduca Kirill, espressero un riconoscimento formale e separato anche per il granduca Vladimir.
Per esempio, il principe Andrej Aleksandrovič, figlio del granduca Aleksandr e della granduchessa Xenia, correttamente dichiarava che il suo riconoscimento del granduca Kirill come Capo della Casa nel 1924 gli evitava un successivo riconoscimento anche del figlio di questi, il granduca Vladimir. In una lettera datata 1º novembre 1938, il principe Andrej scriveva al cugino granduca Andrej Vladimirovič, fratello minore del granduca Kirill: "Caro Andrej, Mama mi ha trasmesso il contenuto della vostra lettera e della dichiarazione che avete preparato per la stampa; Non la firmo perché non ho assistito alle riunioni della famiglia e non so cosa avete deciso e, secondariamente, non vedo perché la famiglia deve firmare questa dichiarazione perché è evidente che dopo la morte di Kirill come Capo della Casa imperiale, suo figlio eredita [la posizione] per diritto di anzianità: personalmente, ho considerato Kirill come tale ed ora io riconosco suo figlio come tale. Vladimir, con la sua dichiarazione, egli stesso confermerà la sua posizione come Capo della Casa. Con affetto, Andrej"
Nel 1948 Vladimir Kirillovič sposò una divorziata (ma rimasta vedova al momento del secondo matrimonio), Leonida Georgievna Kirby, nata principessa Leonida Bagration-Mukhrani (che da allora prese il nome di Granduchessa Leonida Georgievna di Russia) dichiarando tale unione dinastica secondo le Leggi di Famiglia della Casa Imperiale: se questo fosse vero o meno è tuttora discusso e controverso e motivo di grande conflitto fra i rami differenti della famiglia di Romanov e i gruppi monarchici. Parecchi altri membri della dinastia infatti strinsero matrimoni con donne approssimativamente dello stesso livello di nobiltà di Leonida Georgievna, che però vennero considerati morganatici. Tuttavia dovrebbero essere considerate alcune cose: il ramo a cui apparteneva Leonida divenne il primogenito della dinastia Bagration nel 1920Burke's Royal Families of the World, Volume II, pp. 58-67. e questo ne avrebbe cambiato il rango rispetto al periodo precedente la rivoluzione del 1917, inoltre il Capo della Casa imperiale russa, quindi lo stesso Vladimir, era di diritto l'unico che doveva interpretare l'eventuale status della sposa di un membro della famiglia imperiale, potendo quindi ribaltare un giudizio precedente. Inoltre il titolo principesco georgiano a cui aveva diritto la sua famiglia (batonishvili per un uomo, Kalbatonishvili per una donna) era superiore a quello (batoni) di principe "normale" (cioè non di famiglia reale) quindi affermare che fosse una "comune" aristocratica non sarebbe corretto. Infine, già durante la seconda guerra mondiale il futuro marito di Leonida aveva riconosciuto il rango regio della famiglia Bagration, ulteriormente riaffermato quando il fratello di Leonida divenne marito nel 1946 (quindi ben prima del loro matrimonio nel 1948) della principessa Maria de las Mercedes di Baviera. In seguito alle nozze Vladimir perse alcuni sostenitori e molti membri della famiglia si allontanarono dalla sua causa.
Nel 1969 Vladimir, prevedendo la prossima estinzione della discendenza maschile dei Romanov dinastici, proclamò la propria figlia Maria Vladimirovna futuro Protettore del Trono, implicando così che ella gli sarebbe succeduta: ciò scatenò l'ira dei già ostili parenti e dei circoli monarchici. In seguito a tale atto infatti i principi Vsevold Ivanovič, Andrej Aleksandrovič, Roman Petrovič (il cui zio era il granduca Nicola Il Giovane, possibile pretendente negli anni Venti) scrissero a Vladimir rivolgendosi a lui come al "principe" e non al "granduca", dicendogli che il suo matrimonio era non tra pari e che sua moglie non era certo di rango superiore a nessuna delle altre consorti dei principi Romanov. Infine aggiunsero che non riconoscevano Maria Vladimirovna come granduchessa e che la sua proclamazione era illegaleMassie, p 269.