La storia di Bivona, comune italiano della provincia di Agrigento in Sicilia, inizia con la comparsa dei primi insediamenti umani nel territorio comunale risalenti all'età del rame. Nell'area bivonese sono documentati, inoltre, insediamenti di epoca greca, romana tardoantica e medievale. Il centro abitato di Bivona, seppur talvolta ritenuto di origine islamica, è documentato a partire dal 1160.: dapprima semplice casale, poi signoria, fu uno dei principali centri feudali del Vallo di Mazara.

Nel 1554 l'imperatore Carlo V elevò Bivona, prima tra le città siciliane, al rango di ducato, attribuendole il titolo di città.; fino al 1812, pertanto, la cittadina fu amministrata da nobili famiglie spagnole (De Luna d'Aragona, Moncada, Alvarez de Toledo), che, tuttavia, ne causarono un declino sociale ed economico.

In seguito all'abolizione del feudalesimo, Bivona divenne capoluogo di distretto borbonico; nel 1860, entrata a far parte del regno dei Savoia, Bivona ricoprì il ruolo di capoluogo dell'omonimo circondario della provincia di Girgenti.

Età preistorica

Vari ritrovamenti archeologici hanno confermato la presenza umana nel territorio di Bivona a partire dall'età del rame (III millennio a.C.)..

L'indagine (Agrigent Survey) condotta dall'équipe archeologica guidata dal professor Johannes Bergemann dell'Università Georg-August di Gottingen nel biennio 2009-2010 ha portato alla luce resti di età preistorica nel territorio bivonese , tra cui una necropoli rupestre.

Lo studio e l'analisi di sporadici ritrovamenti archeologici nel territorio di Bivona erano stati precedentemente effettuati soprattutto da Cesare Sermenghi, autore di Mondi minori scomparsi e Il passato e le sue risposte, e dal bivonese Salvatore Midulla, autore di Bivona, le origini e prime vicende storiche.

Alcuni cocci di ceramica Serraferlicchio testimoniano un insediamento risalente all'Eneolitico; in un piccolo pianoro di modeste dimensioni, grazie al ritrovamento di alcune ceramiche appartenenti alla facies di Sant'Angelo Muxaro, è testimoniato un insediamento risalente all'VIII secolo a.C.., sul monte delle Rose che sovrasta Bivona.

Nell'ex feudo di Pollicìa, sito qualche chilometro ad ovest del centro abitato di Bivona, nel territorio comunale di Palazzo Adriano, sono stati ritrovati vari reperti archeologici., tra cui cocci di ceramica dello stile di Serraferlicchio.

I reperti risalgono all'età del rame: alcuni frammenti fanno parte di una tazza attingitoio, altri fanno parte di un'altra tazza, dipinta a bande verticali grigio-scure; è stato rinvenuto anche un fondello di bicchiere in ceramica rosso-aragosta ed altre reliquie appartenenti ad oggetti decorati a reticolature.. Infine, sono stati ritrovati due grossi frammenti di ceramica rossa che facevano parte di una bacinella spessa e lucida.

Nella zona sono state notate anche alcune recinzioni, ritenute piccoli plessi tombali. L'abbondante presenza in contrada Pollicia della friabilissima roccia gessosa consentì alle popolazioni autoctone il facile sfruttamento dell'abitazione ipogeica e dei giacimenti minerari di sale, ritenuto primo mezzo di scambio tra la civiltà autoctona dell'eneolitico e la egeo-micenea, di nuova immissione..

Età antica Ipotesi erudite sulla antica Bivona Un passo di StraboneStrabone, Γεωγραφικά, libro VI., che cita Hipponium, erroneamente identificata con Bivona invece che con la città di Vibo Valentia nell'attuale Calabria, indusse alcuni eruditi cinquecenteschi a collocare a Bivona il luogo dove secondo gli antichi si sarebbe svolto il mitologico ratto di Persefone..

Anche Francesco MaurolicoFrancesco Maurolico, Index alphabeticus oppidorum montium et fluviorum Siciliae, 1562: ., in base all'identificazione di Hipponium con Bivona, vi localizzò il "luogo di delizie" chiamato "Corno di Amaltea", costruito dal tiranno Gelone di SiracusaFrancesco Mauriloco riportò una frase tratta da una traduzione latina dell'opera Deipnosophistai di Ateneo di Naucrati, a sua volta ripresa dalla Storia di Agatocle di Duride di Samo: .. Quest'identificazione, già rigettata da alcuni eruditi seicenteschiAgostino Inveges (1651) e Vincenzo Auria (1668) venne ancora ripresa nel Settecento e Ottocento, fino all'erudito locale Giovan Battista Sedita agli inizi del Novecento..

È stata inoltre ipotizzata una fondazione di Bivona nel III secolo a.C. da parte dei profughi della città di Ippana, citata da Polibio e Diodoro Siculo e distrutta nel 258 a.C., nel corso della prima guerra punica e dal cui nome deriverebbe quello di Bivona: il sito di Ippana sarebbe piuttosto identificabile con la montagna dei Cavalli, presso l'attuale Prizzi..

Altri insediamenti più piccoli sono inoltre stati ipotizzati nelle vicinanze di Bivona: nel Seicento, Rocco Pirri, riprendendo Tommaso Fazello sostenne che vi sarebbero sorte le antiche città di "Platanello", o Platanella, e di "Muzaro", o MuzzaroCesare Sermenghi, un appassionato locale più recente, basandosi sugli scarsi ritrovamenti avvenuti nelle contrade a sud del paese, ha ipotizzato l'esistenza del piccolo centro di Platanella, esistito tra il I secolo a.C. e l'epoca bizantina, successivamente assorbito da Bivona: . Secondo Marrone (), Platanella sarebbe invece da identificare con il monte Sara, nel territorio di Ribera, a qualche chilometro da Bivona..

Cesare Sermenghi ha inoltre ipotizzato. che la contrada bivonese di San Matteo fosse l'ubicazione dell'antica città siciliana di Makella, citata da Polibio, Diodoro Siculo e Dione Cassio, nonostante esistano altre ipotesi riguardo alla sua collocazioneAltre ipotesi di identificazione dell'antica Makella sono con la località di Macellaro, a circa 20 km da Segesta (TP), nel territorio di Camporeale (PA), nell'acropoli di Monte Rossomanno, nel territorio di Valguarnera Caropepe (EN), nell'area archeologica "Montagnola" nei pressi di Marineo (PA).. Secondo Sermenghi, a sua volta Makella sarebbe stata identificabile con l'antica città di Muzzaro, che è invece identificabile con i resti archeologici nei pressi di Sant'Angelo Muxaro.. Sermenghi ha ritenuto inoltre che la località di Adranon, citata dalle fonti come prossima a Makella, sarebbe stata identificabile con il bosco di Rifesi, nel territorio di Palazzo Adriano, presso BivonaAdranon corrisponderebbe, invece, al sito archeologico di Monte Adranone, nei pressi di Sambuca di Sicilia (AG) ()..

Toponimo La somiglianza del nome Bivona con Hipponium (o Ipponio o Hippana) era già stata constatata dagli storici moderni, dall'Aretio fino all'Amico. Nel 1709 il gesuita Giovanni Andrea Massa enumerò tutte le designazioni toponomastiche di Bivona, in seguito utilizzate da altri storiografi. Nel XIX secolo Michele Amari inserì Bivona in una lista di città della Sicilia che, essendo state testimoniate per la prima volta nel periodo normanno, potrebbero essere state fondate dai coloni provenienti dall'Italia centro-settentrionale, giunti in Sicilia in quell'epoca, che avrebbero imposto ai nuovi centri i nomi della propria città d'origine: Bivona venne accoppiata con Bibbona, città toscana in provincia di Livorno: l'ipotesi, tuttavia, appare poco veritiera, dal momento che Bivona fu sicuramente abitata da gente araba, che si stanziò in Sicilia prima della venuta dei Normanni.. Nella seconda metà del XX secolo Cesare Sermenghi confermò la possibile derivazione del toponimo Bivona da Hippana; nel suo libro Mondi minori scomparsi (1981), infatti, egli affermò.:

Nel 1987, però, il bivonese Antonino Marrone non accettò l'ipotesi avanzata qualche anno prima dal Sermenghi, affermando che non risulta che l'evoluzione della lingua delle popolazioni gravitanti sui monti Sicani avesse fino al XII secolo apportato alcuna modifica al nome Ippana, non rilevando, pertanto, una relazione toponomastica tra Ippana e Bivona; tuttavia assicurò che, nonostante il paese fosse stato durante il Medioevo un pagus Saracenorum (villaggio abitato da musulmani), il nome Bivona non sia di derivazione araba: la fondazione del paese è quindi da supporre in data anteriore all'invasione della Sicilia da parte degli arabi..

Inoltre Antonino Marrone rilevò l'esistenza di diversi toponimi diffusi nell'antichità e aventi la medesima radice di Bivona, ma di cui non è documentata alcuna relazione con altri toponimi aventi Ippo per radici. I toponimi sono: Bibonicum, promontorio presso il Mar Nero; Bibonum, citato da Tacito, identificata con Bebelingen o Beberinhausen, presso il fiume Nicro; un'iscrizione leponziana proveniente da Sorengo: Piuonei tekilai pala (Bivoni Decialo lapis); la suddetta città toscana di Bibbona.. Infine, sottolineò l'analisi di alcuni storici e linguisti che affermarono che l'antico nome dell'Hipponio calabra (Vibo Valentia) fosse Vibo, oggi conservatosi anche nel nome della sua piccola frazione Bivona.

Riguardo all'etimologia del nome della città calabra, ecco cosa scrisse nel 1962 il sacerdote Francesco Albanese nella sua opera Vibo Valentia nella sua storia:

Il nome Bivona è ritenuto un nome di derivazione non araba; esso si trova in questa forma per la prima volta in un documento del 1171, ma la forma più frequente fino ai primi anni del Cinquecento era Bibona. La forma Bisbona venne usata molto probabilmente per la prima volta da Federico III, in una lettera del 28 settembre 1363 spedita a Giovanni Chiaramonte. Questa variante è probabilmente dovuta ad una rielaborazione colta: in una lettera del 1553 venne scritto:

Ancora nel 1557 se ne fornisce una spiegazione erudita:

Esiste anche la forma Vivona, oggi usata nel dialetto locale.

Siti archeologici Aree archeologiche Insediamenti preistorici Serra di Cuti Pietre Cadute Monte Castelluccio Serra di Caraha Insediamenti greci Monte Mezzo Canale Pietre Cadute Monte Castelluccio Contrada il Ponte Insediamenti romani Monte delle Rose Monte Mezzo Canale Monte il Casino Monte Chirullo Vallone Salito Contrada Madonna dell'Olio Maidda Ferraria Pietre Cadute Contrada Millaga Monte Castelluccio Contrada il Ponte Insediamenti medievali Pizzo San Matteo Vallone Lordo Contrada Margi Maidda Ferraria Monte CastelluccioInsediamenti di età incerta Contrada Madonna dell'Olio Montata Baida Contrada Millaga

Età medievale Origini di Bivona Il più antico documento pervenuto in cui si parla di Bivona (menzionata come Bibona) risale al 1160Il documento del 1160 consiste in un atto di donazione terriera fatta al monastero di San Cristofaro (nei pressi di Prizzi), in cui, riportando i confini, è indicato usque ad viam que vadit ad Bibonam ("fino alla strada che va a Bivona").. Nel 1171 è menzionata come casale.

Secondo una agiografica biografia di santa Rosalia, pubblicata nel 1650 dal padre gesuita Francesco SparacinoNella biografia si riferirebbe quanto detto dalla santa in diverse visioni alla suora benedettina Maria Roccaforte: ., la santa avrebbe vissuto per cinque anni (dal 1149 al 1154) presso il monte delle Rose di Bivona, terra allora disabitata e feudo di suo padre Sinibaldo, da dove sarebbe stata allontanata quando il bosco in cui viveva in eremitaggio sarebbe stato tagliato per la fondazione della città.

Nel successivo XIII secolo Bivona è citata tra i centri della diocesi di Agrigento nel 1260 ed è ancora menzionata nel 1264, negli anni settanta del Duecento e nel 1281.

Supposero un'origine bizantina di Bivona Alfonso Airoldi e Gaetano Di Giovanni., quest'ultimo citato anche da Biagio Pace..

Darptein Taibah: età islamica?

Le incursioni saracene, iniziate in Sicilia a partire dal VII secolo, condussero rapidamente alla conquista araba dell'intera isola nel corso del IX secolo e alla formazione dell'Emirato di Sicilia fino alla cacciata da parte dei Normanni nell'XI secolo.