Il tempio è una struttura architettonica utilizzata come luogo di culto. Il termine deriva dal latino templum (recinto consacrato), da una radice indoeuropea che ha avuto come esito in greco τέμενος (temenos), che deriva dal verbo τέμνω, "io taglio".

Preistoria

Antichità

Antichità classica Tempio egizio

Nell'antico Egitto il tempio era considerato la "casa del dio", il luogo in cui erano celebrate le feste e da cui partivano le celebrazioni in suo onore.

Ne Il tempio nell'uomo, un'opera di R. A. Schwaller de Lubicz, l'autore esplora l'idea che i templi egizi, in particolare il Tempio di Luxor, siano rappresentazioni metafisiche del corpo umano. De Lubicz suggerisce che questi templi riflettano l'ordine cosmico e spirituale attraverso le loro proporzioni. L'autore sostiene che gli antichi egizi abbiano incorporato conoscenze di geometria sacra e risveglio spirituale nella loro architettura, e che il corpo umano stesso sia un tempio che rispecchia l'armonia dell'universo. L'opera collega il simbolismo templare a concetti esoterici, mostrando come l'architettura rifletta l'anatomia umana e le leggi cosmiche.

Il modello canonico del tempio egizio era essenzialmente strutturato in tre parti: La parte pubblica iniziava con un lungo viale fiancheggiato da sfingi che conduceva all'entrata del tempio, costituita da una porta fiancheggiata da due piloni (torri rettangolari) generalmente con due obelischi anteposti. Alle spalle della porta vi era un grande cortile rettangolare porticato. L'ambiente successivo, la sala ipostila, era costituito da una stanza con varie file di colonne. Nei templi maggiori questa era a tre navate. Il sancta sanctorum, il santuario vero e proprio con la statua del dio, era una piccola sala accessibile soltanto al faraone ed ai sacerdoti addetti al culto divino. Ai lati vi erano altre due stanze, le cappelle per la sposa e il figlio del dio, mentre intorno c'era un corridoio sul quale si aprivano ambienti utilizzati come magazzini per le offerte.

Le pareti del tempio erano decorate con dipinti e geroglifici in onore del dio e del faraone che aveva costruito il tempio.

Tempio greco-romano

Dal punto di vista architettonico il tempio greco e poi quello romano costituirono una tipologia che ha largamente influenzato l'architettura occidentale anche in epoche successive.

Benché la parola "tempio" derivi dal latino templum, quest'ultimo termine in realtà indica non l'edificio, ma un luogo consacrato (recinto sacro, temenos in greco). Per indicare l'edificio sacro in latino veniva invece utilizzato il termine aedes o altri termini (ad esempio sacellum).

Il tempio cominciò ad assumere una forma monumentale nell'architettura greca, a partire dagli inizi del VII secolo a.C., e si sviluppò con l'introduzione degli ordini colonnati che circondavano la cella, ovvero l'ambiente interno che ospitava l'immagine della divinità. La cella poteva essere preceduta da un portico colonnato (prònaos), dove potevano trovarsi le stanze dei tesori, le raccolte di offerte dei fedeli. Talvolta questa funzione spettava invece a una stanza posteriore, detta opistodomo. La zona riservata ai sacerdoti era detta invece adyton. La cella era spesso cinta da cancellate, per impedire il saccheggio delle offerte. La disposizione delle colonne in relazione alla cella definisce le varie tipologie di tempio (in antis, prostilo, anfiprostilo, periptero, pseudoperiptero, diptero, pseudodiptero).I popoli antichi (greci, romani, etruschi) attribuivano grande importanza all'orientamento dei templi. Esso era determinato dal sommo sacerdote in riferimento ai quattro punti cardinali congiunti da due rette incrociate. La parte orientale, a sinistra dando le spalle al nord (pars sinistra o familiaris), è di buon auspicio; la parte occidentale a destra (pars dextra o hostilis) viene considerata sfavorevole. Lo spazio a nord-ovest era attribuito alle divinità infernali, quello a sud-ovest alle divinità terrestri; quello a nord-est alle grandi divinità celesti, quello a sud-est alle divinità della natura (cfr. Maria Luisa Mazzarello e Maria Franca Tricarico [a cura di], La chiesa nel tempo; la narrazione dell'architettura sacra, Torino, Elledici Scuola Edizioni, 2005, pag. 62).

Nell'architettura romana il tempio risente inizialmente dei modelli etruschi, ma presto vengono introdotti elementi dall'architettura greca ellenistica. La più marcata differenza del tempio romano rispetto a quello greco è la sua sopraelevazione su un alto podio, accessibile da una scalinata spesso frontale. Inoltre si tende a dare maggiore importanza alla facciata, mentre il retro è spesso addossato a un muro di recinzione e privo dunque del colonnato. Templi greco-romani sono stati spesso inglobati nell'architettura posteriore celandosi sotto cattedrali (Siracusa) o in normali case (Himera, Camarina), il che ha permesso la conservazione delle strutture.

Tempio etrusco

Dei templi etruschi - e più in generale dell'architettura religiosa etrusca - sono sopravvissute al tempo solo poche testimonianze, a causa del fatto che i templi erano costruiti con materiali deperibili. Le informazioni che si hanno su di essi provengono dai testi di Vitruvio, che li classificava (in particolare le colonne) sotto un nuovo ordine architettonico, quello tuscanico. Solo tramite documenti di epoca romana, quindi, si riesce a ricostruire con buona approssimazione il modo in cui erano fatti.

Il tempio era accessibile non tramite un crepidoma perimetrale, ma attraverso una scalinata frontale. L'area del tempio era divisa in due zone: una antecedente o pronao con otto colonne disposte in due file da quattro; una posteriore costituita da tre celle uguali e coperte, ognuna dedicata ad una particolare divinità.

A differenza dei templi greci ed egizi, che si evolvevano assieme alla civiltà e alla società, i templi etruschi rimasero sostanzialmente sempre uguali nei secoli, forse a causa del fatto che nella mentalità etrusca essi non erano la dimora terrena della divinità, bensì un luogo in cui recarsi per pregare gli dei (e sperare di essere ascoltati).

Frequenti erano gli omaggi da portare nei templi, solitamente consistenti in statuette votive in terracotta o bronzo, oppure in offerte sacrificali (come agnelli e capre).

Gli unici elementi decorativi del tempio etrusco sono gli acroteri e le antefisse, solitamente in terracotta dipinta. Un esempio è l'antefissa con la testa di Gorgone nel Santuario di Portonaccio a Veio, oggi conservato al Museo nazionale etrusco di Villa Giulia a Roma.

Tempio precolombiano

I templi dell'età precolombiana assomigliano molto alle piramidi egizie e alle ziggurat della civiltà mesopotamica. Per i popoli Maya e Aztechi erano situati su grandi piramidi a gradoni e di solito il loro scopo principale era quello sacrificale. Per tutte le civiltà precolombiane, come Maya e Incas, i templi non erano solamente centri di culto e devozione, ma anche e soprattutto osservatori astronomici.

Nelle maggiori religioni moderne

Edifici di culto cristiani

Nel cristianesimo, l'edificio di culto non è considerato sede della divinità, come era ritenuto il Tempio di Gerusalemme per gli ebrei, e per i templi delle religioni greco-romane. Per il cristianesimo il vero tempio è il corpo di Gesù Cristo e templi vivi sono gli stessi cristiani in comunione con lui. L'eventuale presenza dell'eucaristia in alcuni degli edifici di determinate confessioni cristiane, come il cattolicesimo e l'ortodossia, per la comunione fuori della santa messa ed eventualmente per l'adorazione, non qualifica tali edifici come dimora di Dio, anche se si tratta della presenza sacramentale di Cristo in corpo, sangue, anima e divinità. In altri termini, Dio sta di casa nel cuore degli uomini, nei templi degli uomini è solo di "passaggio".

I primi luoghi di culto cristiani erano case private dette domus ecclesiae. Il termine fa riferimento alla "chiesa", dal greco εκκλησὶα, "assemblea" che in origine designava l'adunanza dei fedeli per la celebrazione del culto; solo successivamente il termine "chiesa" è andato ad indicare l'edificio di culto. Con la diffusione della religione, e soprattutto la sua legalizzazione sotto l'imperatore Costantino, si iniziarono a costruire edifici di culto più grandi. Esempio di questa evoluzione fu l'utilizzo della parola "basilica", che nella civiltà romana era un ampio edificio polifunzionale principalmente utilizzato per l'amministrazione della giustizia, e che poi passò ad indicare grandi luoghi di culto cristiani ricavati proprio dalle aule delle antiche basiliche in disuso.

A seconda dell'importanza, della funzione e delle dimensioni architettoniche (spesso strettamente correlate tra loro), il luogo di culto cristiano viene chiamato: Chiesa Basilica Cappella Santuario Cattedrale Duomo Pieve Oratorio Un uso improprio nel cattolicesimo è quello di usare il termine "tempio" per indicare una chiesa di grandi dimensioni o di grande importanza o anche solo come sinonimo in un discorso relativo ad una chiesa. Un esempio è il "tempio di Don Bosco", con cui veniva denominata la chiesa dedicata al santo dei giovani al Colle Don Bosco, prima che ricevesse il titolo di Basilica pontificia (2010).

Nella tradizione del protestantesimo francese (comunità ugonotte), la parola "chiesa" viene riservata all'organismo formato dai credenti di un certo luogo, mentre per il luogo di culto si usa la parola "temple". Quest'uso è presente, in Italia, anche nella Chiesa evangelica valdese, dove tuttora il luogo di riunione del culto domenicale viene chiamato "tempio".

Tempio mormone

La Chiesa di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni considera il tempio un luogo fondamentale per la salvezza degli individui e della famiglie. Allo stato attuale (2010) la Chiesa ha edificato 134 templi in tutto il mondo. Sito ufficiale della Chiesa di Gesù Cristo dei santi degli Ultimi Giorni

I templi sono edifici in cui vengono celebrate delle sacre ordinanze e può essere frequentato solo dai fedeli in possesso di un lasciapassare rilasciato dalle autorità locali della Chiesa. Le ordinanze più importanti celebrate nei templi sono l'investitura, il Matrimonio eterno, il suggellamento delle famiglie e il battesimo vicario in favore dei defunti.Per le normali riunioni domenicali le singole congregazioni di santi degli ultimi giorni usano altri edifici chiamati chiese o cappelle.

Sinagoga ebraica

Nell'Ebraismo il luogo di culto primo e principale è chiamato "tempio" e, secondo la loro credenza, deve essere costruito a Gerusalemme. A Gerusalemme, nella storia, sono esistiti il Tempio di Salomone e il Secondo Tempio.

Dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme, nel 70 d.C., come luogo di culto ha preso via via maggior importanza la sinagoga.

A Gerusalemme, dell'antico Tempio resta solo il Muro Occidentale (detto anche "Muro del pianto").

Moschea islamica

La moschea è il luogo di preghiera per i fedeli dell'Islam. La parola italiana deriva direttamente dallo spagnolo mezquita, a sua volta originata dalla parola araba مسجد masjid che indica il luogo in cui si compiono le sujūd, le prosternazioni che fanno parte dei movimenti obbligatori che deve compiere il fedele orante.

di masjid particolare è la masjid jāmi‘, la moschea "congregazionale", dove si auspica per l'Islam che si radunino collettivamente i fedeli al fine di adempiere all'obbligo della preghiera obbligatoria (ṣalāt) del mezzogiorno (zuhr) del venerdì.