Civita Castellana è un comune italiano di abitanti della provincia di Viterbo nel Lazio. È sorta sulle rovine di Falerii Veteres, città dei falisci di epoca arcaica.

Geografia fisica Territorio La città è situata su uno sperone tufaceo, tra le profonde gole di due affluenti del Treja che raggiunge dopo poco la foce nel Tevere, non lontano dai Monti Cimini, lungo la via Flaminia nella Valle del Tevere. Si trova in una zona originata dalle eruzioni del vulcano Vicano che hanno generato il tufo rosso, che caratterizza il territorio. In seguito all'innalzamento dell'area, l'azione erosiva delle acque ha dato origine alle profonde gole che sono uno dei caratteri più suggestivi del paesaggio.

Clima Classificazione climatica: zona D, 1703 GR/G

Origini del nome Papa Gregorio V le attribuì il nome di civitas (città - cittadinanza), da cui "Civita". "Castellana" si riferisce al dominio che il luogo aveva sui castelli circostanti.

La citazione Masse Castelliane, compare la prima volta nel 727 nel Catalogo di Cencio Camerario contenuto nel Liber Censuum Romanae Ecclesiae.

Storia Leggenda Secondo la leggenda fu il greco Halaesus o Aleso il fondatore di Falerii Veteres. Figlio di Agamennone, re di Micene, e della bella schiava di guerra Briseide, già profondamente amata da Achille ed a lui sottratta con forza per Agamennone, fuggì dopo l'uccisione del padre, approdò sulle coste tirreniche e risalì il Tevere sino a Falerii Veteres.

Grandi scrittori del passato attribuiscono a lui le origini di questo territorio:

Virgilio nell'Eneide, il suo commentatore postumo Servio Mario Onorato, ed altri ancora lasciano testimonianze di questo grande eroe greco.

Preistoria Nei pressi di Civita Castellana, tracce di frequentazione riferite ad epoca neolitica furono trovate nelle caverne lungo il margine sinistro del fosso di Fabbrece.

Nelle vicinanze delle caverne di Fabbrece sono ubicate le cavernette segnalate in località Fontibassi, dove sarebbe stata raccolta abbondante industria litica.

Nella valle del Fosso dei Cappuccini sono emerse emergenze archeologiche dalle grotte del Nifeo Rosa, una di quelle grotte sopra il bacino fu abitata prima che si scoprisse l'efficacia curativa della fonte, da uomini del Neolitico, perché nel fondo sono stati rinvenuti materiali litici, pietre focaie con orli scheggiati, punte di freccia, coltelli, schegge, celti della nota pietra nera, fusarola di argilla.Kieseritzky 1880:110

Tra i reperti di industria litica sono da segnalare la presenza in numerosi strumenti di ossidiana ed un frammento di ascia in pietra verde levigata; anche le punte di freccia e parte delle lame, sono state ricavate, da selce importata. Alcuni reperti sono esposti al museo delle civiltà di Roma. In epoca preistorica intima è la connessione con il Tevere la cui ampia vallata, la Valle del Tevere, ha avuto la remota funzione di viabilita' come tratturo di terra e fluviale, sia in senso longitudinale che trasversale della penisola.

Epoca arcaica La storia di Falerii Veteres oggi Civita Castellana in epoca arcaica coincide con quella dei Falisci, una popolazione di lingua simile al latino, che gravitava culturalmente tra le città arcaiche della Valle del Tevere degli etruschi, i capenati, dei veienti e quella dei latini. L'influenza etrusco-ellenica sulla civiltà falisca è riscontrabile sulla cultura materiale rinvenuta dai corredi funerari e dalla scrittura della lingua falisca, di origine proto-Latina con influenza etrusca.

La valle del Treja rappresentava per Falerii Veteres una fondamentale via di comunicazione per raggiungere il guado preistorico-arcaico del Tevere e la viabilita' antica dei centri arcaici di Foglia e Poggio Sommavilla.

Le prime tracce di questa civiltà provengono dagli scavi dell'antica Falerii Veteres, che aveva rapporti commerciali con tutto il bacino del Mediterraneo. La maggior parte dei ritrovamenti di grande valore si trovano nel museo nazionale etrusco di Villa Giulia in Roma e nel museo archeologico dell'Agro Falisco in Civita Castellana che raccolgono anche i reperti rinvenuti nell'area falisca circostante la città. Reperti provenienti dal territorio falisco anche in altri grandi musei come il Louvre di Parigi. Un popolo guerriero, quello dei Falisci, che si scontrò ripetutamente con la vicina Roma. Sconfitti nel 241 a.C., i Falisci furono letteralmente deportati dal sito fortificato di Falerii Veteres e costretti a fondare un'altra città su una piana distante cinque chilometri. La nuova città si chiamò Falerii Novi.

Epoca romana Nella Tabula puentigeriana, copia dell'originale attribuito all'epoca tardo antica, 375 d.c è citata la località di Aquaviva una Mansio che probailmente si trovava in località Monte dell'Osteriola lungo la via Flaminia, che oltrepassato il Monte Soratte si dirigeva verso il Tevere, nel territorio del comune di Civita Castellana. Sono visibili lungo il tracciato della via Flaminia, resti dei basolati in basalto, resti dei piloni in tufoCarta archeologica Flaminia Verga, Punti 16,17,18 del ponte sul Treja, presso la località detta Muro del Peccato è visibile l'enorme sostruzione in tufo che permetteva di oltrepassare l'altopiano dei CarcarasiCarta archeologica Falerii e la sua regione rilevata dai Sepolcreti, Mancinelli Scotti Francesco o Gargarassi in direzione Borghetto, dove la via Flaminia intersecava con la via Tiberina.

Medioevo È certo che in epoca alto medioevale tra V e il VI secolo d.c nel territorio comunale odierno di Civita Castellana sono mensionate due diocesi eredi delle suddivisioni amministrative romane, talvolta il titolo è citato come episcopus di Castellum o Faliritanus in riferimento a Santa Maria di Falleri abbazia sorta all'interno delle rovine della città di Falerii Novi nel comune di Fabrica di Roma. E la Dioecesis Aquavivensis sorta su una Statio o Mansio della via Flaminia all'altezza del km. 47 dell'odierna strada statale Flaminia, in località Monte dell'Osteriola, nel territorio comunale di Civita Castellana. Aqua Vivae è citata anche sugli itinerari del VII secolo dall'Anonimo Ravennate sulla Cosmografia ravennate.

Falerii Veteres divenne così Civita Castellana. La citazione Masse Castelliane, compare la prima volta nel 727 nel Catalogo di Cencio Camerario contenuto nel Liber Censuum Romanae Ecclesiae.

Dopo un periodo di abbandono, la città tornò ad essere abitata, in seguito alle guerre gotiche e alle invasioni longobarde, dando vita a uno sviluppo urbanistico che ancora oggi conserva il suo tessuto medioevale.

Nel corso dei secoli successivi Civita sarà il luogo dove papi come Clemente III e Adriano IV troveranno rifugio in situazioni di estremo pericolo.

Sul finire del secolo XII fu signoria di Giovanni dei Papareschi Senatore di Roma e durante il periodo del Basso Medioevo ci furono lotte tra due famiglie: i Prefetti di Vico e i Savelli, fino a quando, nel 1426, la Santa Sede non riaffermò la propria giurisdizione.

Rinascimento Da quel momento la città seguì le sorti dello Stato della Chiesa e molti furono i papi che nel corso degli anni la visitarono e vi soggiornarono. Tra questi Alessandro VI, Giulio II, Pio VI. Fu sotto il pontificato di Alessandro VI Borgia che iniziarono i lavori nel forte Sangallo. Era l'anno 1494.

L'evento più importante del XVI secolo invece, fu l'attacco che i Lanzichenecchi sferrarono a Civita Castellana nel 1527. Questi per ben due volte cercarono di impossessarsene, avendone compreso l'importanza strategica. La città però riuscì a resistere. Fu in tale occasione che l'archivio cittadino venne bruciato.

I secoli XVII e XVIII furono secoli di pace e così ci si preoccupò di realizzare alcune opere pubbliche. Nel 1589 venne realizzato ponte Felice sul Tevere, nel 1609 la variante della via Flaminia che saliva dalla Valle del fiume Treja fino al pianoro abitato, nel 1709 il ponte Clementino; il collegamento tra la Cassia e la Flaminia voluto da papa Pio VI risale invece al 1787.

Epoca moderna

Le idee della rivoluzione francese ben presto si diffusero in tutta Europa, Italia compresa. L'espansionismo territoriale francese che ne seguì giunse anche a Civita Castellana tanto che il 5 dicembre 1798 le truppe francesi, guidate dal generale MacDonald e facenti parte dell'armata del generale Championnet, sconfissero in battaglia le truppe napoletane guidate dal generale Mack. L'anno seguente gli Aretini si unirono agli altri nemici dei francesi ed attaccarono Civita Castellana, prendendola il 25 agosto 1799. I francesi ben presto si riappropriarono della città, ma nel 1799 tornò a far parte dello Stato Pontificio. Cadde di nuovo sotto dominio francese nel 1809 quando Roma e il Lazio furono annesse all'Impero e rimase sotto controllo francese fino al 1814.

Nel 1831 fu la base da cui i soldati pontifici arrestarono i patrioti del generale Giuseppe Sercognani originariamente diretti a Roma, con scontri a Otricoli, Ponte Felice e Borghetto. Nel 1867 i garibaldini, diretti a Mentana adoperarono la ferrovia nella vallata sottostante, ma non salirono in città. Il 13 settembre del 1870 la città fu assalita da due delle cinque divisioni italiane dirette a prendere Roma. Civita Castellana era difesa da una compagnia di zuavi pontifici e da una compagnia di disciplina, per un totale di poco più di 200 uomini. Due battaglioni di bersaglieri furono mandati ad aggirare la città per tagliare ai Pontifici la ritirata, poi, alle 9 del mattino del 13 settembre, l’artiglieria da campagna del IV Corpo italiano aprì il fuoco sulla fortezza e sulle mura. Nel frattempo una compagnia del XXXV Bersaglieri guadò il Treja e s’inerpicò fino alla città, raggiungendo la piazza, seguita da un battaglione del 39º Fanteria. Fanti e Bersaglieri si infilarono nelle case adiacenti al Forte Sangallo e cominciarono a tirare dalle finestre. Dopo un po' il forte issò bandiera bianca e mandò un parlamentare. Si raggiunse subito un accordo e il comandante la piazza, il capitano conte Papi, si arrese con tutto il presidio. I Pontifici non ebbero perdite; gli Italiani sette feriti, uno dei quali morì nella notte. Presa la città, gli italiani proseguirono per Nepi, Monterosi, La Storta e Roma, mettendo fine al secolare potere della Chiesa e annettendo Civita Castellana al Regno d'Italia.

È nel secolo XIX che a Civita Castellana inizia una svolta economica ad opera di Giuseppe Trevisan, un imprenditore veneto che vi impianta le prime fabbriche di ceramica. Quella della ceramica è una vocazione antica, dovuta anche alla facile reperibilità dell'argilla presente nel luogo. Col passare degli anni, accanto al settore artistico si sviluppa anche quello industriale, che avrà il suo apice nel secondo dopoguerra. I settori di produzione sono i sanitari, seguono le stoviglierie. Nasce il distretto industriale che comprende anche i paesi limitrofi.

Nel gennaio 1944 la città fu bombardata dagli alleati.

Simboli Lo stemma e il gonfalone del Comune di Civita Castellana sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 19 novembre 1976.

La figura di un cavaliere tenente un vessillo è simbolo di indipendenza civica ed è ripreso da una scultura medioevale posta su un muro esterno della locale chiesa di Santa Maria del Carmine.

Il gonfalone è un drappo di rosso.

Monumenti e luoghi d'interesse

Architetture religiose Duomo, costruito dai Cosmati, con facciata del XII secolo e portico a grande arco centrale, arricchito da mosaici policromi in stile cosmatesco; la grande cripta è dei secoli VII e VIII. Chiesa di Santa Maria del Carmine, già Santa Maria dell'Arco, del 1100, con campanile a bifore, a tre navate con colonne e capitelli diversi fra loro; monastero delle Clarisse di San Damiano con chiostro. Chiesa di San Francesco, già San Pietro, del XIII secolo, con tavola di Antoniazzo Romano del XV secolo e pala d'altare del 1531; chiostro con affreschi.