San Teodoro (San Tiodöo in ligure) è un quartiere di Genova, compreso tra i quartieri di Sampierdarena ad ovest, Rivarolo a nord-ovest, Lagaccio e Prè a est. Verso sud il quartiere è affacciato sull'area portuale compresa tra la Stazione Marittima e la Lanterna, dedicata principalmente al traffico passeggeri (terminal crociere e terminal traghetti).
Descrizione del quartiere L'ex circoscrizione "San Teodoro", cerniera tra il centro della città e i quartieri del ponente genovese, fa parte insieme a Sampierdarena del Municipio II Centro Ovest e comprende le unità urbanistiche "Angeli" e "San Teodoro", che insieme hanno una popolazione di abitanti (dato aggiornato al 31 dicembre 2022).
L'area centrale del quartiere è comunemente chiamata "Dinegro", dal nome della piazza intitolata alla storica famiglia genovese sulla quale si affacciano, al di là della ferrovia, la villa Rosazza e la chiesa di S. Teodoro.
Toponimo Il quartiere prende il nome dall'antica chiesa di San Teodoro, demolita nel 1870 per l'ampliamento delle infrastrutture portuali e ricostruita a poca distanza dal sito originario.
Territorio San Teodoro, il più occidentale tra i sestieri in cui era suddivisa la città di Genova, rimase per secoli all'esterno delle mura cittadine e fu inglobato nella cerchia difensiva solo nel Seicento con la costruzione delle Mura Nuove.
L'antico sestiere di S. Teodoro aveva un territorio molto più esteso dell'attuale quartiere, poiché negli anni settanta del Novecento a levante furono staccate le zone di Oregina e del Lagaccio, che andarono a costituire la nuova circoscrizione "Oregina-Lagaccio", oggi compresa nel Municipio I Centro Est,
Fino agli anni trenta del Novecento la delimitazione del quartiere verso Sampierdarena era nettamente delineata dal crinale delle colline di S. Benigno e degli Angeli, sulle quali correva il ramo di ponente delle mura seicentesche. Oggi, dopo l'imponente sbancamento del colle di S. Benigno, la delimitazione è costituita dalla linea che partendo dalla Lanterna passa per il cavalcavia di via di Francia (comunemente detto ponte elicoidale) e superata la ripida scarpata corrispondente al taglio del colle di S. Benigno, raggiunge le "mura degli Angeli". Da lì segue le mura fino alla porta di Granarolo: questo tratto separa S. Teodoro dal quartiere polceverasco di Rivarolo. Salita Granarolo, l'asse della tramvia a cremagliera Principe-Granarolo e piazza Principe delimitano a levante S. Teodoro verso il Lagaccio e Prè.
Il nucleo centrale del quartiere è costituito dall'antico borgo di Fassolo, allineato lungo l'omonima via tra piazza Dinegro e piazza Principe, antico asse viario oggi affiancato dalla moderne vie B. Buozzi e Adua, affacciate sul porto. La zona collinare comprende nella zona di ponente il rione Angeli, formato da moderni caseggiati sorti nel secondo dopoguerra nei pressi delle omonime mura e da case più antiche lungo la salita degli Angeli; la zona alle spalle di Fassolo, rimasta per lungo tempo poco popolata, è stata intensamente urbanizzata nell'ultimo secolo, sviluppandosi lungo l'asse via Venezia - via Bologna ed inglobando i colli sui quali sorgevano un tempo isolati il santuario di San Francesco da Paola e la chiesa di S. Rocco. In alto, in prossimità delle mura, si trova l'antico borgo di Granarolo, lungo un'antica via diretta verso l'entroterra.
L'area ricavata dallo spianamento della collina di S. Benigno è occupata prevalentemente da insediamenti direzionali e di servizi: dell'antico borgo della Chiappella, ai piedi del colle, restano poche case in via Milano, di fronte al terminal traghetti, sopravvissute allo sbancamento e alla tragica esplosione nella galleria di San Benigno del 10 ottobre 1944, che causò duemila vittime.Genova Quotidiana, 1944, la tragedia di S. Benigno, 2000 vittime dimenticate e un'ombra sinistra, 15 novembre 2015Liguria Notizia, S. Benigno 10 ottobre 1944, duemila morti. Attentato partigiani? OSS confermò sabotaggio, 20 ottobre 2018
In piazza R. Sopranis, nella zona di via Venezia, sorge dagli anni venti, il civico istituto tecnico industriale G. Galilei, primo in Liguria per questa tipologia di corso, che ha formato nel corso dei decenni centinaia di tecnici, molti dei quali, in particolare tra il 1960 e il 1990, trovarono impiego nelle grandi industrie del ponente genovese.
Demografia Il sestiere di S. Teodoro era quello meno popolato dell'intera città. Nel 1777 gli abitanti erano , nel 1837 secondo il Casalis erano saliti a , al censimento del 1861 risultarono . Nel 1862 fu pianificata la costruzione di "case per la classe meno agiata", favorendola anche con agevolazioni fiscali, ma fu solo verso la fine del secolo che si registrò un consistente aumento di popolazione ( abitanti nel 1901). La crescita è continua nei decenni successivi, con un massimo di abitanti nel 1971. Da allora si registra una diminuzione della popolazione, dovuta anche allo scorporo di Oregina e Lagaccio, fino agli attuali abitanti.Comune di Genova - Ufficio Statistica, Atlante demografico della città, luglio 2008.
Storia Le origini Il nucleo più antico del sestiere di S. Teodoro, le cui prime notizie documentate risalgono all'XI secolo, si era formato nella zona di Fassolo intorno alla chiesa dedicata al santo martire Teodoro di Amasea, che alla fine del XII secolo fu affidata dall'arcivescovo di Genova ai Canonici Regolari Mortariensi. Il borgo, esterno alle mura cittadine ed allora abitato da poche famiglie di pescatori, veniva configurandosi come centro di via lungo le mulattiere che da Genova, attraverso la val Polcevera si dirigevano verso il ponente e l'entroterra. Nel 1132 sulla collina di Promontorio, a ponente del borgo, sorse l'abbazia di S. Benigno con l'annesso ospitale per viandanti, pochi anni più tardi fu costruito l'ospedale di S. Lazzaro con il ricovero per gli infermi e nel XV secolo il convento di S. Maria degli Angeli, anch'esso con annesso ospitale.Immagini d'epoca e note storiche su S.Teodoro sul sito www.terzaeta.it.
Sviluppo del quartiere tra il Trecento e il Seicento
Nel 1350 fu completato l'ampliamento delle mura verso ponente: la nuova cinta muraria, con la Porta di S. Tommaso, arrivò alle soglie del borgo. Alla metà del XII secolo era stata costruita sul promontorio che chiudeva a ponente l'insenatura del porto la prima torre di segnalazione, che con le successive trasformazioni sarebbe divenuta l'attuale Lanterna. Nel 1507, durante la dominazione francese, ai suoi piedi fu costruita la "Briglia", una fortezza che dominava il porto, con cannoni puntati sulla città, espugnata e distrutta dai genovesi nel 1514 dopo due anni di assedio. In questa circostanza la primitiva Lanterna subì gravi danni e fu ricostruita nella forma attuale nel 1543.
Nel 1530 Andrea Doria fece costruire nella zona di Fassolo, appena all'esterno della cinta muraria, il suo palazzo, nel quale ospitò ambasciatori e capi di stato, tra i quali l'imperatore Carlo V.
Il Giustiniani, vescovo e storico, così descriveva la zona di S. Teodoro nei suoi "Annali", nei primi decenni del Cinquecento.
Nel XVI secolo alle pendici della collina fu costruito dalla famiglia Di Negro il palazzo detto "lo Scoglietto", oggi conosciuto come villa Rosazza, all'epoca affacciato sul mare e con un grande parco sul colle retrostante.
Le Mura Nuove e il sestiere di S. Teodoro
Tra il 1626 e il 1632, con la costruzione delle "Mura Nuove" lungo il crinale che divide l'area genovese dalla Val Polcevera, tutta la zona fu inglobata all'interno della cinta difensiva; S. Teodoro e San Vincenzo (altra zona cittadina inglobata nella cerchia delle mura), furono annoverati tra i sestieri cittadini, andando ad aggiungersi ai quattro sestieri storici.
Secondo la descrizione che ne ha dato Goffredo Casalis nel Dizionario geografico storico statistico commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna, pubblicato a Torino nel 1840, il sestiere comprendeva, al pari di quello di S. Vincenzo, il territorio compreso fra la quarta e l'ultima cinta delle mura. Posto all'estremità occidentale, si congiungeva al sestiere di San Vincenzo in corrispondenza della cima del monte Peralto, sul quale è situato il Forte Sperone, punto culminante delle Mura Nuove. Il confine tra i due sestieri era delimitato dal fossato di Sant'Ugo.
A completamento della nuova cerchia di mura anche la scogliera antistante il borgo di Fassolo fu chiusa da un muraglione, sul quale fu collocata una batteria di cannoni.
L'Ottocento L'Ottocento fu un secolo denso di avvenimenti per la vita del quartiere: nel 1815, la strada che costeggiava il porto, l'attuale via Milano, fu resa carrozzabile sotto la direzione dell'architetto Carlo Barabino, tra il 1840 e il 1853 fu costruita la linea ferroviaria Genova-Torino, che attraversava, con un lungo tratto sopraelevato, l'intera zona di Fassolo, con pesanti ripercussioni sulle strutture residenziali. Oltre a parte dei giardini delle ville signorili dovettero essere sacrificati anche la chiesa di S. Lazzaro con l'annesso ospedale e l'oratorio di N.S. del Rosario (poi ricostruito in altro sito più a monte). La stessa chiesa di S. Teodoro venne a trovarsi in una situazione di precarietà, stretta tra la nuova viabilità e le infrastrutture portuali, anch'esse in fase di espansione, e sarebbe stata poi demolita nel 1870.
Il Casalis così descrive il sestiere di S. Teodoro poco prima della metà del secolo:
Il 5 aprile 1849, durante l'insurrezione di Genova contro il governo sabaudo, il generale Alfonso La Marmora fece bombardare la città dal piazzale antistante la ormai sconsacrata abbazia di S. Benigno; repressa l'insurrezione, fu lo stesso La Marmora a suggerire il potenziamento del sito, per prevenire nuove sommosse. Fu così che, negli anni successivi, demolita l'antica abbazia, furono costruite le due caserme, scomparse nel secolo successivo con lo sbancamento dell'intero colle. I due edifici, denominati "Caserma Inferiore S. Benigno" e "Caserma Superiore S. Benigno", in relazione alla reciproca posizione, erano due grandi edifici di cinque piani, lunghi , e potevano ospitare circa 1200 soldati ciascuna.
Intorno al 1870 nella zona portuale furono costruiti i nuovi Magazzini Generali, per la cui realizzazione fu demolita la chiesa di San Teodoro, al posto della quale fu eretto un nuovo tempio all'inizio di via Venezia; pochi anni dopo, nel 1876 lungo la via San Teodoro (attuale via Milano) fu ricavato un grande terrazzo affacciato sul porto, adorno di ringhiere in ghisa e illuminato con fanali a gas, che divenne un luogo frequentato per passeggiate e manifestazioni. Le terrazze scomparvero anch'esse negli anni venti del Novecento per lasciare spazio all'ampliamento di via Milano e via Buozzi.
Nella seconda metà del secolo il quartiere, al pari di altri, subì grandi cambiamenti sotto l'aspetto urbanistico, con un grande incremento della popolazione e l'inizio dello sviluppo edilizio residenziale nella zona collinare, che sarebbe proseguito in modo massiccio nei primi decenni del Novecento, accompagnato da insediamenti di servizi legati soprattutto, ma non solo, alle attività portuali; tra queste, la fabbrica del ghiaccio della S.A. I.G. costruita nel 1887 in piazza Sopranis, attiva fino al secondo dopoguerra, quando con la diffusione dei frigoriferi nelle case venne meno la domanda. La fabbrica fu chiusa definitivamente nel 1984., sul sito dell'Istituto internazionale di studi liguri Oggi al suo posto sorge un moderno condominio.
A servizio degli insediamenti militari, nella zona di via Milano sorgeva il grande ospedale militare della Chiappella, creato nel 1801 dalla trasformazione di un convento del XVII secolo soppresso dalle leggi napoleoniche.Descrizione di Genova e del Genovesato, AA.VV., Tipografia Ferrando, Genova, 1846. L'ospedale fu attivo fino alla seconda guerra mondiale quando fu distrutto da bombardamenti aeronavali.
Il Novecento