L'etica militare è l'insieme delle norme di comportamento dei militari in caso di guerra. Nel corso dei secoli l'etica militare, nata praticamente nel medioevo, si è evoluta fino ad arrivare a una legislazione internazionale che sancisce diritti e doveri dei soldati, anche se, comunque, deve restare più come patrimonio personale che come imposizione legale.

L'etica militare si articola su tre direttrici: rapporto del soldato con i commilitoni, rapporto del soldato con i militari nemici e rapporto del soldato con i civili.

Storia Mondo antico

In epoca omerica l'etica militare è riservata solo ai pariDiomede e Glauco si scambiano le armi, una volta riconosciuti i vincoli di amicizia che legavano le famiglie. Vedi Iliade, libro VI., ma, in linea di massima, non esiste un'etica militare (Achille non si interessa dei Mirmidoni, ma solo della sua smania di vendetta nei confronti di Ettore), il primo apparire di un'etica militare è con Ulisse, che, per difendere i suoi uomini si arma di giavellotto per affrontare Scilla e CariddiVedi Odissea, libro XII, versi 295 e ss.. La nascita dell'organizzazione militare nelle città greche rappresenta la nascita dell'etica militare verso i propri commilitoni, la taxis, con la conseguente necessità di operare di concerto con i componenti della propria unità militare, praticamente crea nei soldati lo spirito di corpo fra loro e con i propri ufficiali, spirito di corpo spinto all'estremo nel battaglione sacro tebano.

D'altro canto il rispetto etico del nemico non era sentito, tanto che i soldati nemici catturati generalmente erano fatti schiavi o uccisi, anche la prigionia non era una fine gradevole, come si può vedere dalla fine dei soldati ateniesi catturati dai siracusani dopo l'assedio di Siracusa. Per l'inizio dell'etica nei confronti del nemico si deve arrivare al periodo successivo alla guerra del Peloponneso, quando gli opliti greci incominciarono ad operare come mercenari al servizio del Gran Re, in questa fase, ben consci che combattevano non per motivi ideologici, i soldati (che, essendo in gran parte greci, consideravano barbari tutti gli altri popoli) cominciarono a formare uno spirito comune riconoscendosi più nel nemico greco che nell'alleato barbaro.

Nella Roma repubblicana, vi era una particolare attenzione all'efficienza dell'esercito e la si sosteneva con premi e punizioni brutali. Il furto di generi alimentari o l'addormentarsi al posto di guardia, venivano puniti con la morte mediante bastonatura da parte dei colleghi (fustuarium) in virtù del rischio al quale aveva sottoposto tutta la collettività il colpevole. Oltre a regole di disciplina ferree, non mancavano punizioni psicologiche per stigmatizzare i comportamenti non all'altezza. Ai soldati sopravvissuti alla battaglia di Canne fu proibito di entrare in Roma e venne ordinato il confinamento in Sicilia. I soldati che non si comportavano valorosamente in battaglia, ricevevano orzo invece di grano come razione alimentare e potevano venire costretti a risiedere fuori dagli accampamenti. Questo tipo di educazione era unita al timore dell'allontanamento dall'esercito con disonore (ignominiosa missio). In questo caso, il legionario ritenuto colpevole di non aver svolto il suo compito in modo consono, perdeva il diritto a tutti i privilegi previsti per i veterani.

Al contrario, il soldato congedato con onore (honesta missio) poteva fregiarsi di questo titolo anche nella società civile, come si può vedere dalle iscrizioni su alcune tombe che recano la scritta M.H.M (missus honesta missione). La permanenza in armi per molto tempo di appartenenti alla stessa unità, dovuta al prolungarsi delle campagne militari rispetto alle prime dell'era repubblicana, portò alla creazione dello spirito di corpo, incentivato dal console Mario, che in occasione di una campagna contro i Galli, assegnò alla fine del secondo secolo a.C. delle aquile e delle insegne alle legioni per simboleggiarne lo spirito. Verso la fine dell'epoca repubblicana, le legioni vennero battezzate con nomi e ricevettero dei titoli in occasioni di atti di valore e l'identificazione dei combattenti con l'unità di appartenenza divenne un tratto caratteristico dei soldati romani. L'impero mutuò le tradizioni militari repubblicane e le applicò con durezza. Tito congedò con disonore un soldato riuscito a fuggire dalla prigionia, per ribadire il concetto che nessun romano doveva farsi catturare vivo.

La perdita delle armi in battaglia era soggetta a pene severe o alla morte, perciò lo storico Polibio riporta che i soldati preferivano lanciarsi nuovamente nella battaglia per recuperare le armi perse, piuttosto che fronteggiare la condizione di disarmato. L'insieme di queste norme portò alla codificazione dei comportamenti virtuosi che si innestarono sulle credenze religiose dell'epoca. Disciplina, Honos e Virtus vennero considerate divinità del pantheon a cui era dovuta devozione e i soldati veneravano sugli altari il Genius, la rappresentazione dello spirito della legione o della unità di appartenenza. Le aquile venivano festeggiate il giorno del loro anniversario (natalis aquilae) e il perderle in battaglia avrebbe costituito un disonore enorme, per evitare il quale interi reparti preferirono lanciarsi in battaglie incuranti del pericolo personale. Un'etica così forte nei confronti dei simboli di corpo, delle tradizioni e dei commilitoni, non aveva un equivalente nei confronti dei nemici e delle popolazioni ostili, sterminati in gran numero attraverso massacri e atrocità in linea con quelle perpetrate da tutti i popoli dell'epoca. Un esempio della politica sprezzante nei confronti della vita dei nemici si ha con la regola del murum aries attigit.

In base a questo precetto descritto da Giulio Cesare, una città sotto assedio aveva tempo per arrendersi prima che l'ariete da guerra colpisse la prima volta le mura fortificate. Dopo l'evento, tutti gli abitanti indistintamente sarebbero stati uccisi e qualunque richiesta di tregua o proposta di resa successiva sarebbe stata ignorata. (De bello Gallico, libro II, capitolo XXXII). Simile noncuranza, era caratteristica della scarsa o nulla considerazione per le popolazioni avversarie, i cui effetti si ripercuotevano anche nella interpretazione delle garanzie per i messaggeri nemici. Bisognerà infatti attendere epoche successive perché vengano riconosciute regole certe per il rispetto dei parlamentari inviati dai nemici. Per esempio, la Lex Iulia de vi publica, se da una lato era chiara sulla inviolabilità dei legati, latori di messaggi tra contendenti durante le guerre civili, non si pronunciava su regole di eguale rispetto da parte dei militari nei confronti degli ambasciatori nemici. Del resto, una equivalente etica di rispetto dei messaggeri disarmati e delle delegazioni di pace, era completamente assente tra gli avversari che i romani si trovano ad affrontare. Il console Marco Licinio Crasso, triumviro insieme a Cesare e Pompeo, venne catturato dai Parti, e in seguito ucciso, mentre si era incontrato per trattare dopo la sconfitta nella battaglia di Carre del 53 a.C.. Altro notevole esempio degli usi dell'epoca fu quello dell'unico imperatore romano catturato in battaglia, Valeriano, che nel 260 venne fatto prigioniero dall'Imperatore sasanide Sapore I che lo aveva invitato ad un incontro proponendogli la pace dopo la battaglia di Edessa.

Per quanto riguarda l'etica militare fuori dall'Europa, è significativo l'aneddotoRiportato in varie fonti, qui si fa riferimento a che narra della dimostrazione di capacità belliche di Sun Tzu di fronte al re di Wu Ho-lü. Nell'aneddoto, nel corso dell'esercitazione, Sun Tzu decide che le due concubine preferite del re siano decapitate, ed alle rimostranze del re stesso, risponde «Ho già ricevuto il mio incarico di generale. Secondo le regole in vigore sul campo di battaglia, quando io, come generale, assumo il comando dell'esercito, non sono obbligato ad obbedire, persino se l'ordine è impartito direttamente dal re».. Dal punto di vista dell'etica militare questo aneddoto mostra chiaramente la concezione che l'operato del comandante sia totalmente svincolato da qualsiasi norma che riguardi l'amministrazione civile, ed il fatto che il re abbia accettato l'obiezione di Sun Tzu mostra che questa concezione era diffusa in tutta la società.

La caduta dell'impero romano

Con la svolta costantiniana, la religione cristiana viene dapprima tollerata con l'Editto di Milano (313), poi adottata come religione di Stato con l'editto di Tessalonica dell'imperatore Teodosio I nel 380. Quest'ultimo, pose fine ai culti pagani diffusi tra gli antichi romani e quindi tra i soldati, quali la religione romana, il culto di Mitra, i culti imperiali che divinizzavano imperatori quali Ottaviano Augusto o Vespasiano. La morale e l'etica cristiana vennero imposte come parte della nuova religione di Stato, ma ciò non portò a sostanziali cambiamenti nell'etica militare, in quanto non vennero innestati nuovi principi etici o adottati nuovi comportamenti militari, ma anzi vennero inseriti nuovi fattori di intolleranza nei confronti dei pagani e delle confessioni cristiane diverse dal simbolo niceno.

Fu proprio una popolazione antagonista a questo credo, i Vandali, che seguivano la dottrina ariana, a rendersi famosi per l'assenza di eticità militare. Durante la conquista del Nordafrica (429-440), le truppe vandale si abbandonarono a distruzioni, razzie e atrocità di ogni tipo, anche contro i cristiani, quando riconosciuti di credo niceno. Il verbo vandalizzare è diventato dall'Ottocento sinonimo di distruzione senza senso compiuta da armate nel corso di una guerra e deriva dall'episodio del sacco di Roma del 455 compiuto dal re Genserico (che comunque nell'occasione non operò nessuna distruzione degna di nota sulla città). Gli storici, infatti, concordano che le campagne dei Vandali non erano più distruttive di quelle di altri eserciti dell'epoca.John Dryden riporta, in Till Goths, and Vandals, a rude Northern race, Did all the matchless Monuments deface (1694), che, già dal suo tempo, la parola "gotico" è stata associata all'architettura, mentre "vandalo" no.

L'etica cavalleresca

Con l'alto medioevo iniziano ad affacciarsi le più importanti innovazioni tecnologiche che riaprono le porte della cultura militare agli esclusi di un tempo attraverso le fanterie pesanti. Nel basso e alto Medioevo, troviamo poi le crociate, che hanno lasciato in eredità la cavalleria dei tornei e dei "beaux gestes" personificata nella figura del cavaliere soldato, cristiano e gentiluomo, difensore dei deboli ed araldo della giustizia, errante ed antesignano del soldato di ventura. La letteratura dei "romanzi cortesi", dei "cavalieri della Tavola rotonda" ci ha tramandato il cerimoniale della veglia d'armi, della solenne investitura del cavaliere e della sua solenne promessa di difendere i deboli e la giustizia. Ai cavalieri medievali e alle crociate è legata la creazione dell'araldica, la disciplina collegata alle insegne ed alle "armi" che venivano riprodotte sugli scudi: insegne proprie, personali dei cavalieri o dei signori, condottieri o sovrani. Queste insegne facilitavano il riconoscimento di questa o quella parte in contesa sul campo di battaglia, non esistendo allora il concetto di uniforme degli eserciti, come nel mondo moderno e contemporaneo.