Il concetto di non-essere è strettamente connesso a quello di essere come sua contrapposizione e negazione. Per molti aspetti esso quindi è coincidente con quello di nulla (dal latino nihil, in greco μηδέν) e a "non ente" (latino non ens, in greco μὴ ἐόν o μὴ ὄν), per quanto nella storia del pensiero i due termini vengano usati talvolta in modo diverso.Dizionario di filosofia Treccani (2009) alla voce "non essere".

Il dibattito sul non-essere e di conseguenza sull'essere inizia nel pensiero occidentale con la filosofia eleatica di Parmenide il quale pone la contrapposizione «ἔστιν»/«οὐκ ἔστιν» framm. 28 B 2 Diels- Kranz, vv. 3 e 5 sostenendo che, solo l'essere esiste e che il non-essere non è pensabile e quindi non è esprimibile a parole e dunque non esiste.In Parmenide secondo alcuni autori sembra sopravvivere la concezione della realtà secondo il pensiero greco arcaico

Nell'unica opera di Parmenide, il poema in esametri intitolato Sulla natura, si ribadisce questa concezione:

Gorgia controbatte nella sua opera Περὶ τοῦ μὴ ὄντος ἢ περὶ ϕύσεως (Del non ente, ovvero della natura), le tesi eleatiche giungendo alla conclusione (secondo l'interpretazione dello Pseudo-Aristotele) che solo il «nulla è».Così anche Democrito, trasformando l'antitesi eleatica dell'essere e del non essere in quella del pieno e del vuoto, afferma che il «nulla » esiste così come il «qualcosa» (Dizionario di filosofia Treccani, op. cit.). Di conseguenza: l'essere non esiste:poiché se è infinito nessun luogo potrebbe contenerlo, e non può essere finito poiché gli stessi eleati lo negano come tale (La scuola eleatica, a differenza del suo fondatore Parmenide, concepisce l'essere come infinito, soprattutto a seguito delle considerazioni di Melisso); se anche esistesse, non sarebbe conoscibile:chi è all'interno dell'Essere, dello Sfero parmenideo, non può conoscerlo; se anche fosse conoscibile, non sarebbe esprimibile a parole né comunicabile ad altri: mancherebbero le parole per esprimere la sua grandezza smisurata e anche se fosse esprimibile non si potrebbe comunicare se non ciò che è oggetto d'esperienza, per Gorgia appare una conoscenza espressa in termini negativi: la verità non esiste, ogni sapere è impossibile, tutto è falso perché tutto è illusorio.Le interpretazioni di Gorgia si possono dividere fondamentalmente in due tipi, a seconda che si considerino le sue opere scritte con intento serio o ironico. Nel secondo caso, infatti, il suo trattato sarebbe unicamente una parodia delle dottrine e dello stile argomentativo tipico di Parmenide e della sua scuola e non, piuttosto, una presa di posizione convinta che invece farebbe di Gorgia, secondo alcuni, un precursore del nichilismo (Enciclopedia Treccani alla voce "Gorgia di Leontini").

Con Platone viene profondamente modificato il concetto stesso di "non-essere": esso non è più il "nulla", ma viene a costituirsi come il "diverso", come un'altra modalità dell'essere. Se si dice che una cosa è se stessa e non è tutte le altre questo non implica una contraddizione tra essere e non-essere riferita alla medesima cosa perché quel non essere continua a configurarsi come essere nel senso che quella cosa è se stessa ed è diversa da tutte le altre. La contraddizione vi sarebbe se quel non-essere significasse non esiste, allora non potrei dire che una cosa "esiste" e insieme "non esiste".Platone, Sofista, 257 b

In altri termini, ora anche il non-essere in certo qual modo è, perché non è più radicalmente contrapposto all'essere, ma esiste in senso relativo (relativo cioè agli enti sensibili).«Quando diciamo il non ente non diciamo qualcosa di contrario all'ente, ma soltanto qualcosa di diverso» (Platone, Sofista, 258 c) Il non-essere esiste come "corrosione" o decremento della bellezza originaria delle idee iper-uraniche calate nella materia per dare forma agli elementi, in un sinolo o unità di materia e forma, come dirà Aristotele che unirà l'essere e il non essere inteso come potenza nel concetto del divenire; unione che si decomporrà poi con la morte o distruzione dei singoli enti Aristotele, Fisica, I, 3, 187 a 5-6.

Nell'idealismo post-kantiano, e particolarmente con Hegel l'essere e il non essere, come tesi e antitesi, si rivolvono nella sintesi del divenire alla base di ogni sviluppo dialettico del pensiero e della realtà.

Note

Bibliografia I presocratici. Prima traduzione integrale con testi originali a fronte delle testimonianze e dei frammenti di Hermann Diels e Walther Kranz, a cura di Giovanni Reale, Milano, Bompiani, 2006

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