La Grande Recessione fu una crisi economica mondiale scoppiata nel 2006 negli Stati Uniti d'America e diffusasi tra il 2007 e il 2013, in seguito alla crisi dei subprime e del mercato immobiliare.

Fu innescata dallo scoppio di una bolla immobiliare, che produsse a catena una grave crisi finanziaria nell'economia americana. Essa ha poi gradualmente assunto un carattere globale, spinta da meccanismi finanziari di contagio, e perdurante (tranne alcune eccezioni come India e Cina) con la spirale recessiva che si è ulteriormente aggravata, in diversi Paesi europei (Europa meridionale e altri), con la crisi del debito sovrano europeo.

Tra i principali fattori della crisi figurano gli alti prezzi delle materie prime (petrolio in primis), una crisi alimentare mondiale, la minaccia di una recessione in tutto il mondo e una crisi creditizia (seguita a quella bancaria) con conseguente crollo di fiducia dei mercati borsistici. Viene considerata da molti economisti come una delle peggiori crisi economiche della storia, seconda solo alla Grande depressione dei primi decenni del XX secolo.

Sinossi storica Il 2009 ha poi visto una crisi economica generalizzata, pesanti recessioni e vertiginosi crolli di PIL in numerosi Paesi del mondo e in special modo nel mondo occidentale. Terminata la recessione nel terzo trimestre 2009, tra la fine dello stesso anno e il 2010 si è verificata una parziale ripresa economica.

Tra il 2010 e il 2011 si è conosciuto l'allargamento della crisi ai debiti sovrani e alle finanze pubbliche di molti paesi (in larga misura gravati dalle spese affrontate nel sostegno ai sistemi bancari), soprattutto ai Paesi dell'eurozona, impossibilitati a operare manovre sul tasso di cambio o ad attuare politiche di credito espansive e di monetizzazione, che in alcuni casi hanno evitato l'insolvenza sovrana (Portogallo, Irlanda), grazie all'erogazione di ingenti prestiti da parte di FMI, BCE e Commissione europea (la cosiddetta troika).

Tali interventi, denominati "piani di salvataggio" e volti a scongiurare possibili default, sono stati però concessi a prezzo di politiche di bilancio fortemente restrittive sui conti pubblici (c.d. austerità) con freno a consumi e produzione e alimentazione della spirale recessiva.

Crisi finanziaria del 2007-2008

Alla crisi finanziaria scoppiata nell'agosto del 2007 sono seguite una recessione, iniziata nel secondo trimestre del 2008, e una grave crisi industriale (seguita al fallimento di Lehman Brothers il 15 settembre per la crisi dei subprime) scoppiata nell'autunno dello stesso annodi proporzioni più ampie che nella Grande crisicon una forte contrazione della produzione e degli ordinativi.La fonte da errore 404. Da aggiornare o rimuovere.

La crisi mondiale nel 2009

Nel 2009 l'economia mondiale risentì pienamente degli effetti della crisi finanziaria originatasi negli Stati Uniti e acuitasi nell'ultima parte del 2008. Radicale fu la contrazione dell'attività economica in tutti i principali paesi del mondo, raggiungendo il punto di massima contrazione nel primo trimestre dell'anno, tanto che quella del 2009 è stata considerata come la peggiore recessione dal 1929.Relazione Generale sulla Situazione Economica del Paese - Anno 2009 vol. I p. 5 ss La crisi generalizzata determinò un aumento verticale della disoccupazione che compresse la capacità di spesa delle famiglie, favorì la propensione al risparmio, indebolendo la domanda aggregata. Nell'aprile 2009, per la prima volta in Europa, il tasso di disoccupazione maschile superò quello femminile, mentre la disoccupazione giovanile (al di sotto di 25 anni), subì fortemente le conseguenze della fase recessiva, con una crescita costante che raggiunse il 18,7% ad aprile 2009. Risposte europee all'attuale crisi socio-economica (Dossier Paesi), p.5

In Europa la recessione determinò effetti profondamente negativi con forti riduzioni di Pil in Irlanda (-5,0%), nel Regno Unito (-2,8%), e in Germania (-2,3%), Paesi Bassi e Spagna (-2,0%), Belgio (-1,9%), Italia (-3,1%), Francia (-1,8%). Solo la Slovacchia, appena entrata nell'euro, registrò ancora una crescita significativa (2,7%), ma comunque in netta frenata rispetto alla stima del 2008 (7,1%) e il 10,4% dell'anno precedente. Dati ancora peggiori si registrarono nell'Europa dell’est, dove la crescita a cavallo tra metà 2008 e 2009 accusò sensibili cali: Lettonia (-6,9%), Estonia (-4,7%), Lituania (-4,0%), Polonia (-2,0%). L'inflazione dell'eurozona, nel periodo tra il maggio 2008 e 2009 rimase invece stazionaria per la politica di contenimento adottata dalla BCE diretta da Jean-Claude Trichet.

Le difficoltà della ripresa furono determinate anche da una troppo fragile condizione del sistema creditizio, appesantito dalle conseguenze della crisi di fiducia dei mesi precedenti. L'export delle economie meno sviluppate, risultato della riduzione del prodotto e dei consumi nei paesi più avanzati, segnò una brusca riduzione, nell'ordine del 12,3%. L'interscambio ha poi iniziato a riattivarsi nei mesi estivi del 2009. Il segno di una ripresa, già in corso nel 2009, fu il rialzo deciso dei costi delle materie prime (nel 2009 quelle industriali del 27%, quelle alimentari del 15%), la cui discesa era stata più alta per quelle industriali che per quelle alimentari. Essa fu però più decisa nelle economie emergenti e più stentata in quelle avanzate; più dinamica apparve la ripresa degli Stati Uniti in confronto all'Europa, dove la minore consistenza delle misure adottate per l'uscita dalla crisi e una maggiore tutela a beneficio dell'occupazione hanno comportato più alti costi a carico delle imprese, non in grado di attuare sin dall'inizio dei piani di riconversione. Da poco più di 40 dollari a barile, il prezzo del Brent, il greggio di riferimento per i mercati europei, è salito fino ai 70 dollari in giugno. A partire da ottobre, le quotazioni del petrolio hanno fluttuato all'interno di un andamento compreso tra i 70 e gli 80 dollari a barile.

Nella prima parte del 2009 la Banca Centrale Europea proseguì la fase di ribassi dei tassi di interesse ufficiali che aveva iniziato nell'ottobre dell'anno precedente. L'istituto centrale continuò inoltre ad attuare interventi "non convenzionali", introdotti nell'ottobre del 2008, finalizzati a favorire il funzionamento del mercato interbancario, a sostenere i bilanci delle banche e ad allentare le condizioni di finanziamento al settore privato e promuovere l'ulteriore riduzione degli spread nel mercato monetario e ad incoraggiare l'attività di prestito delle banche alle imprese ed alle famiglie.Relazione Generale sulla Situazione Economica del Paese - Anno 2009 vol. I pp. 25-29 A fine anno, nella riunione del 3 dicembre 2009, il consiglio direttivo della BCE decise, in seguito ai miglioramenti delle condizioni reali e finanziarie, di avviare sin dall'inizio del 2010 un graduale rientro dalle misure non convenzionali.

L'andamento dei mercati azionari e obbligazionari manifestò un miglioramento delle prospettive economiche a partire dal secondo trimestre del 2009. Nel primo trimestre dell'anno era proseguita la discesa delle quotazioni azionarie che aveva avuto inizio alla fine del 2007. A partire dal secondo trimestre del 2009, invece, le condizioni dei mercati finanziari subirono un significativo miglioramento, stabilizzandosi negli ultimi tre mesi dell'anno.

La parziale ripresa economica nel biennio 2010-2011 Nel corso del 2009 la caduta dell'economia negli Stati Uniti, dopo aver raggiunto il picco negativo nel primo trimestre, periodo in cui il PIL si fletté del 6,4%, ha in seguito evidenziato una decisa risalita, tanto da far registrare una variazione positiva del 5,6% negli ultimi tre mesi dell'anno. Nel primo trimestre del 2010 si verificò un aumento di prodotto interno lordo del 2,2%, favorito soprattutto dall'aumento dei consumi e dall'accumulo di scorte; sul fronte dell'occupazione, la percentuale dei senza lavoro non accusò miglioramenti, rimanendo nel 1º trimestre pari al 9,7% (15 milioni di disoccupati).Relazione Unificata sull'Economia e la Finanza Pubblica per il 2010 pp. 9 ss. Positivi si registrarono i contributi delle esportazioni nette (1,1 punti percentuali) e della spesa pubblica, beneficiata dagli effetti della manovra di 787 miliardi di dollari fortemente espansiva approvata dal Governo degli Stati Uniti guidato da Barack Obama. Anche l'eurozona dopo aver seguito un andamento negativo nella prima parte dell'anno, tornò a percentuali di sviluppo positive nel 3º trimestre, non registrando alcuna variazione nel trimestre successivo. Tra i paesi avanzati il Giappone risentì maggiormente del ciclo economico negativo internazionale. Le economie emergenti dell'Asia, dopo essere state colpite duramente nella prima parte dell'anno, tornarono a evidenziare un'accelerazione grazie soprattutto alla ripresa cinese, che guidò il recupero degli scambi commerciali.Relazione Generale sulla Situazione Economica del Paese - Anno 2009 vol. I pp. 14-15 Singapore e Taiwan evidenziarono un calo particolarmente accentuato, con una caduta dell'export tendenzialmente superiore al 9%. Nel secondo trimestre Indonesia, Singapore, Taiwan e Hong Kong subirono anch'esse contrazioni in termini di Pil. La Cina riuscì a limitare le conseguenze congiunturali attestandosi su una crescita dell'8,7%, dopo aver toccato nel primo trimestre dell'anno il tasso di crescita minimo dal 1990 (6,1%).Relazione Generale sulla Situazione Economica del Paese - Anno 2009 vol. I p. 15

Dopo una dura contrazione del pil e del commercio mondiali nei primi due trimestri del 2009, a partire dal terzo trimestre si verificarono segnali di ripresa economica (crescita del commercio mondiale del 12,4% nel 2010 rispetto al 10,9 del 2009). Complessivamente nel 2010 il pil mondiale crebbe del 5%, pur distribuendosi in maniera molto eterogenea nelle diverse aree del pianeta (più stentata in Europa, ad eccezione della Germania, più dinamica in USA e Giappone). Si registrò mediamente una sostenuta ripresa nei paesi sviluppati, ed un'ancor più forte nei paesi emergenti, dove le economie mostrarono un rapido e deciso recupero (Cina e India in media del 10%).MEF, Documenti di finanza pubblica, Relazione Generale sulla Situazione Economica del Paese Questa fase di recupero si trascinò, sebbene subendo un certo rallentamento (il PIL Usa 2011 ebbe una crescita dell'1,7%, valore minore rispetto a quello del 2010 del 3%) nel 2011, per arrestarsi verso fine dello stesso anno (terzo e quarto trimestre), a partire dal quale si accusò un calo deciso delle economie, con sensibili riduzioni del pil. Il pil italiano in particolare, dopo la crescita del primo e secondo trimestre 2011, calò per un intero semestre, proseguendo nella discesa anche per l'intero 2012 ed il 2013, documentando lo stato di recessione dell'economia del paese.

L'incostanza nel 2012