È stato sottosegretario di Stato al Ministero degli affari esteri dal 8 luglio 1946 al 23 novembre 1946 nel secondo governo De Gasperi, ministro del bilancio dal 5 dicembre 1963 al 23 luglio 1964 nel primo governo Moro, ministro del bilancio e della programmazione economica dal 28 marzo 1970 al 18 febbraio 1972 e dall'8 luglio 1973 al 23 novembre 1974 nei governi Rumor III, Colombo, Rumor IV e Rumor V, e Commissario europeo.

Biografia Studi e famiglia Nipote dello statista liberale Giovanni Giolitti, dopo la laurea in legge nel 1940 s'iscrisse al Partito Comunista d'Italia (PCdI), allora in clandestinità, e nel 1941 venne arrestato dalla polizia con l'accusa di attività eversiva, ma venne successivamente assolto dal Tribunale speciale per la difesa dello Stato (1926-1943) per insufficienza di prove.

Partecipazione alla Resistenza Italiana Da quel momento in poi il suo impegno nella resistenza antifascista divenne ancora più intensoSi veda il profilo biografico dell'Istituto Piemonte per la storia della resistenza e della società contemporanea (). Si veda anche il profilo dell'ANPI ().. Insieme a Gian Carlo Pajetta fu uno dei fondatori delle brigate Garibaldi, che diedero un contributo fondamentale alla Liberazione e alla lotta antinazista e antifascista in Italia e, in particolare, in Piemonte. Commissario politico di una Brigata Garibaldi, fu gravemente ferito in un incidente motociclistico nel 1944, e si fece curare in Francia. Tornato in Italia nell'aprile del 1945, riprese l'impegno politico.

Solamente dopo la sua morte, la figlia Rosa ha rintracciato un diario di Giolitti scritto durante l'esperienza partigiana, che è stato pubblicato nel 2015.Antonio Giolitti, Di guerra e di pace. Diario partigiano (1944-45), a cura di Rosa Giolitti e Mariuccia Salvati, Donzelli editore, 2015. Si veda anche la recensione di Mirella Serri, Antonio Giolitti, la Resistenza dal buco della serratura, La Stampa, 27 febbraio 2015. La presentazione del volume, cui hanno partecipato Giuliano Amato, Giorgio Napolitano e Alfredo Reichlin, presso l'Enciclopedia Treccani, si è svolta il 23 febbraio 2015

Sottosegretario nel Governo Parri e l'uscita dal PCI Dopo la Liberazione, continuò il suo impegno politico nel Partito Comunista Italiano, che lo indicò come sottosegretario agli Esteri nel governo di Ferruccio Parri. Fu eletto, sempre nelle liste del PCI, membro dell'Assemblea costituente nel 1946, e deputato del PCI dal 1948 al 1957.

Nel 1957, in seguito alla rivolta ungherese del 1956, abbandonò il PCI. Il discorso che pronunciò al Congresso del PCI nel 1956, accanto ad un attonito Palmiro Togliatti, fu per anni ricordato come un richiamo ai valori dell'etica contro la politica.Il discorso fu ripubblicato successivamente sulla rivista MicroMega: L'intervento di Antonio Giolitti al congresso del Pci nel 1956, n.2, 2006. Si veda anche la lettura dell'intervento nel sito di Wikiradio a https://www.raiplaysound.it/audio/2026/06/Wikiradio-Le-voci-della-storia-del-15062026-4f297712-4048-4e0d-9885-cb2da62d8cad.html .

Adesione al PSI e ministro nei governi di centrosinistra Nel 1957 aderì al Partito Socialista Italiano (PSI), nelle cui liste fu rieletto deputato alle elezioni dal 1958 al 1976, fino alle dimissioni nel 1977, in seguito alla nomina a Commissario europeo nella Commissione Jenkins.

Come esponente della corrente lombardiana, fu ministro del Bilancio dal 4 dicembre 1963 al 22 luglio 1964, nel primo governo di centrosinistra a cui parteciparono ministri del Partito socialista italiano. A causa del raffreddarsi dell'impegno riformista e consapevole dell'ostilità nei suoi confronti della componente dorotea della DC, rifiutò di far parte del successivo secondo governo Moro e si dedicò alla vita di partito, essendo stato nominato responsabile del dipartimento economico del PSI.

Contrario all'unificazione socialistaGianlucas Soddu, La sinistra credibile: Antonio Giolitti tra socialismo, riformismo ed europeismo, 1964-2010, Carocci 2016, pag 34., in prossimità del congresso di Roma del PSI del 23-28 ottobre 1968 uscì dalla corrente lombardiana e insieme a Norberto Bobbio, Tristano Codignola, Loris Fortuna, Roberto Guiducci, Manlio Rossi-Doria ed Eugenio Scalfari promosse la formazione della piattaforma congressuale di “Impegno socialista”. Fino al 1969 mantenne un atteggiamento critico nei confronti della dirigenza del partito ma, una volta ricostituito il gruppo socialista alla Camera nell'agosto 1969, accettò di assumerne la presidenza.Antonio Giolitti: Lettere a Marta - Ricordi e riflessioni, Il Mulino 1992, pagg. da 143 a 149 e da 158 a 167 Dal 27 marzo 1970 al 17 febbraio 1972 e dal 7 luglio 1973 al 23 novembre 1974 ricoprì l'incarico di ministro del Bilancio e della Programmazione economica nei governi di centrosinistra organico guidati da Mariano Rumor e da Emilio Colombo.

La programmazione economica Fin dalla sua prima esperienza ministeriale nel 1963-64, Giolitti fu un propugnatore convinto e tenace della strategia della programmazione economica, nella direttrice aperta fin dal 1954 da Ezio Vanoni e Pasquale Saraceno, ripresa nel 1962 da Ugo La Malfa. E nei periodi 1964-70 e 1973-74 in cui non fece parte del governo la linea continuò a essere perseguita dal suo principale collaboratore Giorgio Ruffolo, da lui messo a capo dell'ufficio del Segretariato generale della Programmazione.

I tentativi di conquistare la segreteria del PSI In occasione del comitato centrale del PSI che si tenne all'hotel Midas di Roma nel luglio 1976 la candidatura di Giolitti alla segreteria del partito fu sostenuta da Enrico Manca e da Bettino Craxi all'epoca presidente del gruppo parlamentare alla Camera dei Deputati. Ma non trovò l'adesione di Claudio Signorile e di Riccardo Lombardi, e fu ostacolata da Giacomo Mancini ma anche grazie al passaggio della componente di Gianni De Michelis alla maggioranza, i quali favorirono l'elezione dello stesso Craxi.

Si tornò a parlare di una candidatura di Giolitti alla segreteria del PSI in occasione del comitato centrale del gennaio 1980, allorquando ci fu un tentativo di portare Craxi alle dimissioni, operazione che fu tuttavia evitata dalla nuova maggioranza craxianaAntonio Giolitti: una riflessione storica, a cura di Giuliano Amato, Viella 2012, pagg 165-168..

Impegno presso la Commissione europea Dal 1977 al 1985 fu commissario presso la Comunità economica europea, con la responsabilità della politica regionale europea. In tale qualità, seguì con particolare interesse la strategia dell'allargamento della Comunità Europea nei confronti di Spagna e Portogallo, instaurando un rapporto diretto con l'allora primo ministro spagnolo, il socialista Felipe González.

Le elezioni presidenziali del 1978 In occasione dell'elezione del Presidente della Repubblica Italiana del 1978 il segretario del PSI Bettino Craxi decise in prima persona di sottoporre agli altri partiti dell'arco costituzionale la candidatura di Antonio Giolitti. Il Partito Comunista Italiano sembrò disponibile a offrirgli i voti dei suoi parlamentari. Ma la freddezza della Democrazia Cristiana e la dichiarata ostilità del presidente del Partito Repubblicano Italiano Ugo La Malfa fecero rientrare l'ipotesi di una sua elezione. In seno alla DC si considerava Giolitti schierato su posizioni troppo di sinistra, mentre il leader repubblicano lo riteneva, a torto, vicino a Craxi (in realtà La Malfa diffidava soprattutto della sua avversione nei confronti del compromesso storico). Con la conseguenza che la candidatura di Giolitti venne a cadereAntonio Giolitti: una riflessione storica, a cura di Giuliano Amato, Viella 2012, pagina 187..

La polemica col segretario e le dimissioni dal PSI Nel 1985, in polemica con Bettino Craxi e la sua politica, abbandonò pubblicamente il PSI, da cui aveva incominciato a prendere le distanze già dal 1982, e nel 1987 si riavvicinò al PCI, nelle cui liste fu eletto senatore come indipendente. Al termine della legislatura nel 1992 decise di non ricandidarsi, ma fino ad età avanzata continuò a partecipare alla vita politicaGianlucas Soddu, La sinistra credibile: Antonio Giolitti tra socialismo, riformismo ed europeismo, 1964-2010, Carocci 2016, pag 148..

Morte e funerali Morì l'8 febbraio 2010, pochi giorni prima di compiere 95 anni, nella sua casa di Roma.

Le orazioni funebri furono tenute presso la Camera dei Deputati, alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, da due noti esponenti della corrente giolittiana: Giorgio Ruffolo e Giuliano Amato.

Impegno intellettuale Oltre all'impegno politico, Giolitti ebbe anche un fecondo impegno intellettuale, iniziatosi con la collaborazione con la Giulio Einaudi Editore. Grazie alla sua padronanza di diverse lingue (inglese, tedesco e francese), suggerì spesso la traduzione di saggi di economia. Fu lui stesso traduttore di alcuni saggi: tra di essi i saggi di Max Weber sulla politica e la scienza come professione. Sua moglie, Elena D'Amico in Giolitti, fu anche lei traduttrice dal francese per l'Einaudi di varie opere, tra le quali Sodoma e Gomorra, uno dei sette volumi della Ricerca del tempo perduto di Marcel Proust.

La sua uscita dal Pci dopo i fatti d'Ungheria provocò notevole dibattito, anche intellettuale, nella sinistra italiana, anche a causa dell'autorevolezza e della sobrietà di Giolitti.Si veda, per esempio, Il carteggio Cantimori-Giolitti a cura di Dario Borso, 'Italia Contemporanea', n. 265, 2011, DOI: 10.3280/IC2011-265003

Negli anni Sessanta diresse, sempre per l'Einaudi, la prestigiosa Serie di politica economica. Intorno alla sua corrente socialista e nel suo entourage al ministero del Bilancio si raccolse un gruppo di audaci intellettuali, giuristi ed economisti riformisti, tra i quali Giuliano Amato, Franco Archibugi, Luciano Cafagna, Manin Carabba, Giuseppe Carbone, Federico Coen, Furio Diaz, Gino Giugni, Franco Momigliano, Carlo Ripa di Meana, Giorgio Ruffolo, Donatelllo Serrani, Luigi Spaventa e Paolo Sylos Labini. Tra il 1958 e il 1960 fu il promotore della rivista Passato e Presente. Giolitti collaborò anche a numerose riviste politiche e culturali, tra le quali Il calendario del popolo, Rinascita, Mondoperaio e Lettera internazionale.

Antonio Giolitti scrisse importanti saggi politici. Nel 1992 pubblicò Lettere a Marta (Il Mulino), un volume autobiografico di riflessioni e ricordi personali indirizzati alla nipote Marta Craveri, che spesso lo interrogava sulle vicende storiche alle quali egli aveva partecipato.

Riconoscimenti Nel 2006, in occasione dell'anniversario dei fatti d'Ungheria del 1956, Giolitti ricevette l'omaggio del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il quale, recandosi personalmente nella sua abitazione romana, riconobbe che cinquant'anni prima la ragione stava dalla sua parte. Nel 1956 Giolitti e Napolitano erano entrambi membri del Partito Comunista ItalianoFabrizio Roncone, L'autocritica di Napolitano: Ungheria, Nenni aveva ragione, Corriere della Sera, 30 agosto 2006. e, nel relativo dibattito sviluppatosi nella sinistra italiana, presero posizioni opposte.

Opere Il Partito comunista e i ceti medi, Roma, L'Unità, 1945. Riforme e rivoluzione, Torino, Einaudi, 1957. Il comunismo in Europa. Da Stalin a Krusciov, a cura di, Milano, Garzanti, 1960. Un socialismo possibile, Torino, Einaudi, 1967. La questione socialista. Per una possibile reinvenzione della sinistra, a cura di e con Vittorio Foa, Torino, Einaudi, 1987. ISBN 88-06-59419-2. Lettere a Marta. Ricordi e riflessioni, Bologna, Il Mulino, 1992. ISBN 88-15-03741-1. Di guerra e di pace. Diario partigiano (1944-45), a cura di Rosa Giolitti e Mariuccia Salvati, Roma, Donzelli editore, 2015. ISBN 978-88-6843-172-3

Traduzioni Otto von Gierke, Giovanni Althusius e lo sviluppo storico delle teorie politiche giusnaturalistiche, Torino, Einaudi, 1943. Julius Binder, La fondazione della filosofia del diritto, Torino, Einaudi, 1945.