La donna eterna, o Lei (She: A History of Adventure), è un romanzo fantastico avventuroso di H. Rider Haggard, pubblicato inizialmente sulla rivista The Graphic dall'ottobre 1886 al gennaio 1887. Nelle ristampe fu straordinariamente popolare all'epoca ed è rimasto uno dei classici della letteratura d'immaginazione.
Il romanzo venne tradotto in italiano per la prima volta nel 1901, pubblicato a puntate su La Domenica del Corriere.
In quest'opera, H. Rider Haggard sviluppò le convenzioni del filone del "mondo perduto", che molti altri autori emularono.Lin Carter, ed. Realms of Wizardry p 64 Doubleday and Company Garden City, NY, 1976 Il romanzo generò tre seguiti e ispirò una decina di film, la metà dei quali già nell'epoca del cinema muto.
Trama Prologo Il curatore di quest'opera, Henry Rider Haggard, indirizza una lettera al lettore, spiegando di aver ricevuto il manoscritto dell'opera da Horace Holly, il quale racconta di aver compiuto un viaggio in Africa Centrale in compagnia del suo pupillo Leo Vincey (il più bel ragazzo mai incontrato a detta dell'autore, ma a suo parere anche assai poco interessante). Holly racconta al Curatore di aver vissuto avventure mirabolanti, e gli chiede di pubblicarlo se e quando egli l'avesse ritenuto opportuno. Quello che seguirà sarà il racconto di Holly, modificato solamente nei nomi dal Curatore, per non rivelare la vera identità dei diretti interessati (come richiesto da Holly stesso).
Capitolo 1 - Una visita Holly è nella sua stanza, è sera, e qualche giorno dopo avrebbe avuto gli esami all'università per ottenere la carica di assistente professore. Si guarda allo specchio: più che un uomo sembra un mostro. È proprio questa sua bruttezza che lo ha portato ad essere un tipo schivo, solitario e misogino. Riceve la visita inaspettata (vista la tarda ora) del suo unico amico, Vincey, il quale si presenta con una strana cassa di ferro, le chiavi della stessa, ed una lettera, e gli annuncia che sarebbe morto la notte stessa a causa di un male incurabile del quale è affetto da molto tempo. Egli gli chiede un ultimo favore in punto di morte: Holly avrebbe dovuto prendersi cura di suo figlio Leo di cinque anni, ed al compimento del suo venticinquesimo anno di età, avrebbe dovuto consegnargli la cassa di ferro, e da quel momento in poi il suo compito avrebbe potuto considerarsi compiuto; se (cosa giudicata da Vincey comunque molto improbabile) Holly fosse morto prima di portare a termine il suo compito, Leo avrebbe avuto in consegna la cassa, con tutti gli oneri del caso, e avrebbe potuto decidere se compiere o no la missione in ivi contenuta. Vincey gli racconta di discendere da una famiglia egizia molto antica, e gli svela il vero significato del suo cognome: Vendicatore. Il suo antenato (Callicrate - il Bello per la sua Forza) sacerdote di Iside era fuggito con una principessa della casa reale egizia (Amenarta), infrangendo i voti presi precedentemente; dopo aver errato molto, Callicrate era stato ucciso da una donna in circostanze che Vincey non stette lì a spiegare, ma sua moglie sopravvisse. A detta di Vincey ella era incinta, ed il bambino quando nacque prese il nome di Tisistene (il Potente Vendicatore), che poi aveva dato origine a una lunga discendenza a cui appartengono Vincey e il figlio. Holly accetta e Vincey gli intima che se non avesse portato a termine il suo compito lo avrebbe perseguitato anche da morto. Se ne va dicendo di voler morire da solo, ed Holly non crede sul serio alle sue parole, preferisce crederlo ubriaco e va a dormire. La mattina seguente gli arriva la notizia della sua morte.
Capitolo 2 - Gli anni passano Holly sostiene con successo i suoi esami per diventare assistente professore, e subito dopo gli viene recapitata una lettera degli avvocati di Vincey, i quali gli comunicano le istruzioni per iniziare la custodia del bambino. Holly con paura e quasi riluttanza si mette alla ricerca di un alloggio adeguato ed a causa degli impegni che la sua professione comportava (e dato il suo astio verso le donne), Holly trova un uomo (Job) che si sarebbe preso cura del bimbo. Gli anni passano, e Leo cresce nutrendo un profondo affetto verso Holly, il quale lo ama altrettanto. Il bambino diventa un giovane uomo bellissimo, impara il greco e l'arabo come suo padre aveva disposto, ed in un batter d'occhio arriva il suo venticinquesimo compleanno.
Capitolo 3 - Il coccio di Amenarta Il giorno del suo venticinquesimo compleanno, la cassa viene aperta da Holly, in presenza naturalmente di Leo, ma anche di Job (in veste di testimone). La cassa contiene una lettera di Vincey al figlio, nella quale lo stesso Vincey diceva di aver tentato di scoprire il mistero recandosi in Africa, ma di essere stato costretto ad imbarcarsi per tornare indietro a causa di una malattia che lo impossibilitava a continuare il viaggio; durante il tempo trascorso in Africa dice di aver conosciuto un uomo del posto, il quale gli parlò di un popolo governato da una donna bianca dai poteri strabilianti, la quale poteva tutto su cose vive e su cose morte. Racconta che dopo molte peripezie arrivò in Grecia, dove incontrò la donna di cui si innamorò, la quale poi morì di parto dando alla luce Leo. Vincey scrive di aver tentato di riprendere il viaggio alla volta dell'Africa, ma di essere sempre stato ostacolato dalla malattia poi sopraggiunta; chiarisce di non essere in realtà stato ucciso da questo male, ma di essersi suicidato, in quanto non sopportava più i dolori che la fase terminale del male lo costringeva a vivere. Chiede al figlio di farsi carico dell'impresa e di scoprire il mistero della loro famiglia, qualora invece Leo avesse deciso di rifiutare il compito assegnatoli, lo supplica di distruggere il contenuto della cassa. Holly è stupito da tali rivelazioni e richieste, e lo addita come pazzo. Leo decide comunque di visionare tutto il contenuto della cassa. Procedendo nell'apertura della seconda e della terza cassetta (le quali erano contenute nella cassa più grande) trovano un coccio molto antico, uno scarabeo (che raffigurava una O, un'oca ed un altro strano geroglifico). Questi segni volevano dire “Suten se Ra” che tradotto significa “Figlio Regale del Sole” ed una miniatura che raffigurava il volto della madre di Leo. Il coccio era di gran lunga l'elemento più interessante: vi era un'iscrizione antichissima (posta proprio ad opera di Amenarta), la quale raccontava la storia di suo marito Callicrate. Racconta di essere fuggita con lui, inducendolo a trasgredire ai voti presi, e di essere approdata (già al tempo incinta di Tisistene) in un luogo da qualche parte in Africa, in un luogo dominato da una montagna a forma di testa su cui si erge una città ormai disabitata, e di essere stata condotta insieme a suo marito dalla donna che governava quella popolazione indigena. Si trattava di una donna bianca e bellissima, in possesso di un potere immenso e di bellezza e giovinezza eterna (e ne da prova immergendosi nel fuoco, ed uscendone indenne ed ancora più bella). Questa dea, invaghitasi di Callicrate, gli ordina di uccidere sua moglie (dato che a causa della magia egizia di cui la stessa Amenarta era investita, ella non poteva essere uccisa dai poteri magici della dea). Al suo rifiuto decise di ucciderlo, e piangendone le spoglie ordinò ad Amenarta di imbarcarsi immediatamente e di andare lontano. E così fece. Quell'iscrizione, dice, è a testimonianza di quanto accaduto, e per quanto incredibile non è altro che la verità; ella chiede al proprio figlio di tornare in Africa e di imparare il segreto della dea, per poi ucciderla; se lui non ci fosse riuscito, gli chiede di tramandare la storia ai suoi discendenti, in modo che prima o poi, Callicrate venga vendicato. Altre iscrizioni sono presenti sul coccio, ma non di Amenarta: sono tutte iscrizioni dei suoi posteri (tra cui lo stesso Tisistene, il quale dice di non essere riuscito nell'impresa, e che avrebbe tramandato il coccio al proprio figlio). Per quanto assurda la vicenda sia, Leo decide di partire alla volta dell'Africa, ed Holly e Job decidono di seguirlo. Tre mesi dopo quella giornata, i tre si mettono in viaggio.
Capitolo 4 - La tromba marina La navigazione verso l'Africa è tutt'altro che facile, infatti vicino alla costa succede l'inimmaginabile: una tromba d'aria colpisce di netto l'imbarcazione su cui viaggiano i tre protagonisti. Holly e Job riescono a mettersi in salvo sul battello, ma Leo è scomparso. Holly comincia a disperarsi, ma non c'è tempo: la tempesta ancora imperversa e bisogna pensare alla propria vita. D'un tratto il corpo ancora in vita di Leo viene scaraventato dalle onde proprio sul battello: Leo è salvo. La tempesta si calma, ma per arrivare a riva i superstiti della tromba d'aria devono ancora affrontare la marea che li spinge a forte velocità contro gli scogli. Riescono nell'impresa e cominciano a navigare tranquillamente nell'estuario di un fiume.
Capitolo 5 - La testa dell'etiope Navigando lungo l'estuario, Holly è il primo a scorgere la montagna a forma di testa: le fattezze sono proprio quelle tipiche degli uomini africani, ed è talmente perfetta che sembra scolpita a mano. Si addentrano nel fiume, e poco dopo scorgono un piccolo molo di pietra, tipicamente costruito da uomini, ma senza tracce di vita umana. Passano il giorno risalendo il fiume, ed a un certo punto individuano una bellissima antilope: le sparano e caricano i pezzi migliori come provviste. Intorno a loro ci sono solo paludi, quindi decidono di passare la notte sul battello, attraccandolo ad una pianta. Non riescono comunque a dormire a causa delle continue punture di zanzare, allora decidono di ripararsi con delle coperte. Vengono spaventati da un ruggito: un leone ed una leonessa stanno approfittando della secca che li separa dalla barca per dirigersi verso di loro, evidentemente intenzionati ad attaccare: Leo spara alla leonessa, uccidendola. Il leone è diretto verso di loro, ma un coccodrillo lo afferra per una zampa, ferendolo; il leone inizia una lotta con il rettile, ma ne esce sconfitto, e muore.
Capitolo 6 - Una cerimonia cristiana primitiva