Il processo di BolognaIl testo di questa voce è tratto in tutto o in parte da Lo Spazio Europeo dell'Istruzione Superiore, pubblicazione a cura dell'Agenzia Nazionale LLP/Erasmus, novembre 2009, ed è distribuito sotto licenza CC-BY-SA. è un processo di riforma internazionale dei sistemi di istruzione superiore della regione geografica europea, promosso dal Consiglio d'Europa e che di fatto coinvolge anche (ma non solo) tutti gli stati membri dell'Unione europea, che si era proposto di realizzare, entro il 2010, lo Spazio europeo dell'istruzione superiore (EHEA – European Higher Education Area).

Nell'ambito dello Spazio europeo dell'istruzione superiore, tutti i paesi partecipanti hanno deciso di: istituire un sistema di istruzione superiore a tre cicli comprendente studi di Laurea, di Master e di Dottorato (utilizzato anche in Italia); garantire il riconoscimento reciproco delle qualifiche e dei periodi di studio all'estero conseguiti presso altre università; attuare un sistema di garanzia della qualità per accrescere quest'ultima e la rilevanza dell'apprendimento e dell'insegnamento.

Prendendo le mosse da accordi e trattati precedenti, si è avviato nel 1999, dopo che 29 ministri dell'istruzione europei si erano incontrati il 18 e 19 giugno dello stesso anno a Bologna, dove avevano sottoscritto un accordo noto come la "Dichiarazione di Bologna".

Storia La Magna Charta Universitatum

Il percorso per arrivare al Processo di Bologna si può articolare in due momenti fondamentali: l'enunciazione della Magna Charta Universitatum e la stipula della Convenzione di Lisbona. In occasione del 900º anniversario della fondazione dell'Università di Bologna, nel 1988 è stata redatta la Magna Charta Universitatum con la quale vengono enunciati "i valori di fondo della tradizione universitaria" e si "vuole incoraggiare il rinsaldarsi dei legami fra le Università europee, ma è aperto, per l'universalità della sua ispirazione, anche all'adesione delle Università extraeuropee". Le Università firmatarie della Magna Charta, a oggi sono 660, appartenenti a 78 Paesi.

Nell'ambito delle premesse si fa riferimento all'istruzione come l'elemento che più di tutti influenza l'avvenire dell'umanità. Nella seconda sezione, invece, vengono enunciati i "Principi Fondamentali" che sottolineano: l'autonomia universitaria, soprattutto nei confronti di qualsiasi pressione del potere; l'indissolubilità tra didattica e ricerca; la libertà di insegnamento, che deve essere promossa non solo dagli istituti di istruzione superiore, ma anche dai pubblici poteri; la globalità del sapere che abbatte barriere geografiche e politiche. Infine vengono enunciati una serie di mezzi attraverso cui raggiungere gli obiettivi fissati.

Ci sono molte esortazioni ai Governi per l'ausilio che devono fornire affinché tali principi siano mantenuti. I Governi devono infatti sostenere la libertà di insegnamento e di ricerca a tutti i livelli. La regolamentazione dello status dei docenti deve ispirarsi al principio dell'inscindibilità tra ricerca e didattica. Per parte loro, le Università promettono un'adeguata attenzione alle necessità e agli obiettivi degli studenti ed alla libera circolazione delle informazioni e dei soggetti universitari. Per questo l'ultimo appello è rivolto anche alle organizzazioni internazionali, affinché prendano spunto dai principi enunciati nella Magna Charta. Insiti nel documento sono quindi presenti molti elementi che caratterizzeranno l'operato del Processo di Bologna.

La convenzione di Lisbona (11 aprile 1997) La "Convenzione sul riconoscimento dei titoli di studio relativi all'insegnamento superiore nella regione Europa" (cosiddetta Convenzione di Lisbona) è stata elaborata dal Consiglio d'Europa e dall'UNESCO e approvata dalla conferenza diplomatica l'11 aprile 1997 a Lisbona. Le sezioni che la compongono articolano una serie di modalità per il riconoscimento tra gli Stati sottoscrittori dei titoli di studio. Un procedimento che porterà a un'armonizzazione dei titoli a livello europeo. Le basi che pone la Convenzione riguardano molti altri obiettivi che verranno ripresi ed elaborati nel Processo di Bologna. Dal riconoscimento dei titoli di studio si vuole creare uno spazio europeo di grande mobilità per gli attori dell'istruzione. Innanzitutto, si vuol dare la possibilità per gli studenti di spendere il proprio titolo in qualsiasi istituto europeo e di poter avere garanzie sul riconoscimento di periodi di istruzione all'estero.

I titoli di studio finali devono permettere allo studente di entrare in un mercato del lavoro di livello internazionale attraverso il riconoscimento dei titoli da parte di tutte le imprese e gli enti. Per facilitare questi riconoscimenti gli Stati parte della Convenzione si impegnano alla diffusione di tutto il materiale informativo necessario sui propri corsi. Le modalità di riconoscimento dei titoli deve essere garantita a tutti quelli che ne fanno richiesta senza discriminazione alcuna e deve avere le caratteristiche di trasparenza, coerenza e affidabilità, cioè bisogna rendere note le modalità di riconoscimento del titolo, i criteri adottati devono essere i più conformi possibili agli altri istituti e devono essere condivisi dalla comunità scientifica internazionale.

La dichiarazione della Sorbona (1998) La Dichiarazione della Sorbona (Parigi) è stato il primo vero passo per la costituzione del Processo di Bologna. La Dichiarazione riportava il titolo L'armonizzazione dell'architettura dei sistemi di istruzione superiore in Europa e ha visto la partecipazione dei Ministri dell'Istruzione di Francia (Claude Allegre), Italia (Luigi Berlinguer), Regno Unito (Tessa Blackstone) e Germania (Jurgen Ruetters). Il preambolo su cui si basano le motivazioni degli Stati firmatari della dichiarazione della Sorbona è il consolidamento delle "dimensioni intellettuali, culturali, sociali e tecniche del nostro continente".

I Ministri si lamentano dello scarso utilizzo di strumenti per periodi di studio all'estero per gli studenti e, basandosi anche sulla Convenzione di Lisbona e sulle direttive dell'Unione Europea sulle professioni, rilanciano l'importanza del ruolo della mobilità internazionale. Inoltre prendono spunto dalla prassi della struttura in due cicli del sistema di istruzione superiore, uno di primo e uno di secondo livello per incentivare l'utilizzo dei "crediti", così come proposto dall'ECTS, e dei "semestri" per aumentare le possibilità degli studenti di continuare la loro formazione ovunque in Europa. Dalla dichiarazione si evince anche la necessità di creare programmi di studio diversificati e multidisciplinari, nonché l'utilizzo delle lingue e delle nuove tecnologie informatiche. Nel passaggio finale del documento si nomina per la prima volta la creazione dello Spazio Europeo dell'Istruzione Superiore e si fa appello agli Stati membri dell'UE di prendere parte a questo progetto.

La dichiarazione di Bologna (1999) La dichiarazione di Bologna dà il via ai lavori del Processo di Bologna. All'appello dei Ministri nella dichiarazione della Sorbona dell'anno precedente hanno risposto tutti gli Stati Europei. Il titolo della dichiarazione è Lo Spazio Europeo dell'Istruzione Superiore e sta a sottolineare l'impostazione Euro-centrica che si vuole dare al Processo. Un importante concetto espresso nella Dichiarazione è:

una dichiarazione che vuole racchiudere l'essenza del Processo di Bologna, e cioè la formazione di una generazione che cresca con la consapevolezza di un'Europa unita e competitiva a livello mondiale. Sempre all'interno si fa riferimento alla Magna Charta Universitatum per sottolineare l'importanza dei principi fondamentali in esso sanciti e per rinnovare l'invito agli istituti di istruzione superiore di continuare a operare nell'adeguamento all'evolversi dei bisogni e delle esigenze della società. Successivamente vengono riportati i principali obiettivi che caratterizzeranno il Processo di Bologna e cioè:

Armonizzazione dei titoli di studio, anche per l'impiego degli studenti nel mercato europeo e per maggiore competitività della UE; Adozione di un sistema con due cicli principali. L'accesso al secondo avviene solo dopo il conseguimento del primo che ha durata minima di tre anni; Consolidamento del sistema dei crediti per una maggiore mobilità degli studenti; Promozione della mobilità per studenti e docenti attraverso l'abbattimento degli ostacoli che impediscono la libera circolazione; Valutazione della qualità al fine di determinare volta per volta un benchmark di indirizzo per una migliore cooperazione. Introduzione di un sistema di un sistema di cumulo e trasferimento crediti.

Furono introdotti alcuni elementi innovativi rispetto alle precedenti dichiarazioni (anche se effettivamente il Processo di Bologna nasce dalla Dichiarazione di Bologna), come la temporalità e l'accesso dei cicli e la valutazione della qualità delle istruzioni nazionali. Nell'enunciazione degli obiettivi, gli Stati partecipanti hanno deciso come data di scadenza per la creazione dello Spazio Europeo di Istruzione Superiore, il primo decennio del 2000 con ritrovo biennale per la valutazione degli sviluppi del Processo.

Praga (2001) Un passo decisivo per il Processo di Bologna è il Comunicato di Praga Verso lo Spazio Europeo dell'Istruzione Superiore del 2001. Ad esso, infatti, giungono molte note da parte delle istituzioni e organizzazioni nazionali e internazionali dei principali attori dell'istruzione. Importanti contributi arrivano dall'Associazione delle università europee (EUA) e dall'Unione degli Studenti Europei (ESU, allora ESIB). Oltre al report delle azioni che gli Stati hanno compiuto nei due anni trascorsi e alla richiesta di uno sforzo maggiore nello sviluppo degli obiettivi, nel Comunicato vengono enunciati nuovi e importanti principi. Uno di questi è sicuramente il riconoscimento dell'istruzione superiore come bene pubblico e, in quanto tale, sotto l'esclusiva responsabilità pubblica. Un altro principio fondamentale è l'Apprendimento Permanente, programma che il Parlamento e il Consiglio Europeo hanno fatto loro nel 2006 con la creazione del Programma di apprendimento permanente. I Ministri Europei dell'istruzione superiore, inoltre, accolgono le richieste pervenute dagli studenti, di prendere nella dovuta considerazione la "dimensione sociale". Le componenti attive del Processo di Bologna aumentano in modo considerevole. Innanzitutto all'interno della Conferenza dei Ministri vengono creati due gruppi (il Gruppo dei Seguiti e il Gruppo di Preparazione) che si occupano del proseguimento dei lavori del Processo.

La conferenza dei Ministri, inoltre, si dà l'obbligo di consultare l'Associazione delle università europee (EUA), l'Associazione Europea delle Istituzioni di Istruzione Superiore (EURASHE), l'Unione degli Studenti Europei (ESU) e il Consiglio d'Europa per un miglior lavoro del Processo. Infine dà incarico alle reti dei centri nazionali di informazione (ENIC e NARIC) di promuovere l'armonizzazione dei titoli di studio, e alla Rete Europea della Qualità nell'Istruzione Superiore (ENQA) di vigilare sull'effettiva risposta in termini di qualità dei servizi degli Istituti di Istruzione.

Berlino (2003) Nella Conferenza di Berlino del 2003 intitolata Realizzare lo Spazio Europeo dell'Istruzione Superiore parteciparono ulteriori Paesi, anche non facenti parte dell'Unione europea, nonché i rappresentanti dello Spazio Comune per l'istruzione Superiore dell'Unione Europea, dell'America Latina e dei Caraibi (EULAC).