La presenza di volontari italiani nella Legione straniera francese è sempre stata numerosa. Dal 1831 al 2014 vi servirono circa in sessantamila. Ex ufficiali o soldati dell'esercito napoleonicoJoseph Bernelle e Augusto de Colleville, Storia dell'antica legione straniera creata nel 1831, 1852., patrioti del Risorgimento, aristocratici, criminali incalliti, antifascisti, ebrei perseguitati dalle leggi razziali, anarchici, fascisti, repubblicani e avventurieri, molti furono quelli che cercarono rifugio o azione sotto il kepì bianco.
Nel corso della prima guerra mondiale un'intera unità fu composta interamente da italiani: la Legione Garibaldina. Nel 1939 si arruolarono nella Legione 639 italiani, mentre dal 1944 al 1954, anno della caduta della fortezza di Dien Bien Phu, circa 10.000 italiani erano stati arruolati nella Legione straniera e per la maggior parte erano emigrati clandestinamente in Francia. Alla caduta della fortezza oltre 5.000 legionari italiani combattevano nella guerra d'Indocina, più di un migliaio erano i prigionieri di guerra italiani dei Viet Minh e oltre 1.300 erano i caduti in combattimento dal 1946Sandro Rinauro, Geografia, dimensioni e vicende dell'emigrazione clandestina italiana nel secondo dopoguerra, Milano 2006.
In una seduta del parlamento italiano del 13 ottobre 1950, Gian Carlo Pajetta stigmatizzava il fatto che ci si facesse vanto, in alcuni settori politici, dell'impiego di legionari italiani in Indocina: "Vedete, l'espressione vi potrà sembrare forte, ma al riguardo posso citarvi un giornale che si pubblica a Roma, un giornale che sostiene con entusiasmo la vostra attuale politica militare; mi riferisco al giornale di Santi Savarino. In questo giornale, proprio ieri, a proposito delle truppe francesi in Indocina, della Legione straniera in Indocina (nella quale noi sappiamo quanti "poveri cristi" italiani siano andati a finire, e per quali ragioni) si è scritto: «Finora, si è detto troppo poco che migliaia di italiani si battono contro i rossi in Indocina. E si battono nella Legione straniera!» Dunque, si battono nella parte più coloniale delle truppe coloniali della Francia! Di questi ci si fa vanto!Gian Carlo Pajetta, Intervento in: Atti Parlamentari - Camera dei deputati - 22740, Discussioni - Seduta di venerdì 13 ottobre 1950..
Tra i legionari italiani con più decorazioni militari spiccano il romano Giovanni Bettazzi e il trapanese Francesco Panitteri combattenti nella guerra d'Indocina, mentre il veterano più anziano fino al 2010 era il sottufficiale Federico Colombatto, classe 1913 di Ivrea, arruolatosi nella Legione nel 1935 e deceduto a Caluso proprio nel corso dello stesso annoNino Arena, Marcia o crepa. Storia della Legione Straniera 1831-2002, Ermanno Albertelli editore, Parma 2003, pag. 261. e, infine, il legionario che ha raggiunto il grado più elevato di generale di divisione è stato il piemontese Vittorio Tresti, arruolatosi nell'ottobre del 1958.
Nel 1998 i legionari italiani erano circa sessantaLattanzi Benedetto, Vieni nella Legione e girerai il mondo con un bianco kepi, articolo del Corriere della Sera del 16 gennaio 1998. mentre nel 2008 gli italiani arruolati ammontavano, secondo fonti ufficiali del Corpo, a circa una cinquantina di unità, la maggior parte sottufficiali e graduati.* Articolo del "Corriere della Sera" sugli italiani della Legione straniera nel 2008. Archivio Corriere della Sera Segue ora un elenco alfabetico che, come criterio, tiene conto di legionari che siano stati personaggi storici, menzionati nelle cronache nazionali o internazionali oppure siano autori di pubblicazioni di memorie esperienziali.
Dal 1831 al 1913 Andrea Ferrari (Napoli, 1770 – Terracina, 1849), patriota e generale pontificio. Ex ufficiale della cavalleria napoleonica, in Italia partecipò ai moti rivoluzionari del 1820 in seguito ai quali fu costretto a rifugiarsi all'estero tra le file dei costituzionali francesi arruolandosi poi, nel 1831, nella neonata Legione straniera francese con il grado di tenente aiutante maggiore. Combattente nella campagna d'Algeria, Andrea Ferrari percorse tutti i gradi, fino a quello di tenente colonnello comandante la Legione stessa, distinguendosi per singolare fermezza di carattere ed esemplare valore. Passata la Legione al servizio della Spagna, comandò come colonnello nella guerra contro i Carlisti; ed il 26 aprile 1836 rimase ferito a Tirapegni, ove ebbe luogo uno dei combattimenti più gloriosi di quella campagna. Sciolta la Legione nel 1838 a causa della decimazione della truppa per malattia, rientrò in Francia, ove rimase in servizio del Corpo col grado di tenente colonnello fino al 1844, quando chiese di essere messo a riposo.
Francesco (Francois) Zola (Venezia, 1795-Aix-en-Provence, 1847), padre del celebre romanziere Émile Zola. Frequentò l'accademia militare a Pavia, Parigi e Modame dal 1810 al 1812, dalla quale uscì con il grado di sottotenente dell'artiglieria a cavallo dell'esercito imperiale francese del principe Eugenio di Beauharnais. Alla caduta di Napoleone Bonaparte, servì, dal 1815 al 1821, in un reggimento dell'esercito austriaco. Tra il 1817 e il 1818 frequentò l'università degli Studi di Padova ove si laureò in ingegneria. Francesco Zola "è un tipo avventuriero alla Stendhal, appassionato sino alla follia del proprio lavoro" (A. Lanoux). Di idee politiche liberali, carbonaro e massone, lasciata la carriera militare, nel 1830 si recò in Austria dove, come ingegnere capo, progettò la costruzione della ferrovia Linz-Budweis, che è considerata la prima linea ferroviaria del continente europeo, esclusa l'Inghilterra. Lavorò nei Paesi Bassi, Inghilterra e, infine, in Francia, dove tra il luglio del 1831 e il 1833 prestò servizio nella neonata Legione partecipando alla conquista dell'Algeria. Arruolato come sottotenente ad Algeri, lo Zola si innamorò di una donna maritata e per lei commise un furto in un negozio di abbigliamento. Scoperto, le autorità militari per ordine del Duca di Rovigo, obbligarono il capitano Zola alle dimissioni dalla Legione. Era il 15 gennaio 1833. Congedato suo malgrado si stabilì a Marsiglia e poi a Parigi. Nel 1843 progettò la costruzione del canale di Aix-en-Provence. Morì il 27 marzo del 1847 lasciando la famiglia in ristrettezze economiche.
Filippo Agresti (Napoli, 1797 – Napoli, 1865), patriota. Si arruolò nella Legione nel 1831 e combatté in Algeria. Raffaele Poerio (Catanzaro, 1792 - Torino, 1853), patriota. Figura tra le più rappresentative degli italiani nella Legione. Esule in Francia si arruolò nel Corpo nel 1832 assumendo il comando del V Battaglione. Servì per diciassette anni fino a raggiungere il grado di colonnello. Francesco Arese Lucini (1805-1881), patriota e senatore del Regno. Nato a Milano il 14 agosto 1805, fu nominato senatore il 26 novembre 1854, morì a Milano il 25 maggio 1881. Ricco patrizio milanese, fu esule per motivi politici fin dal 1831 in Francia. Nel 1832 fu volontario nella Legione a servizio della Francia nella campagna di conquista dell'Algeria. Francesco Arese Lucini fu uno dei principali promotori delle Cinque giornate di Milano nel 1848. Dopo la rioccupazione austriaca del suo paese riparò in Piemonte nel Regno di Sardegna dove ottenne la cittadinanza sarda. Colle sue relazioni di dimestichezza antica con Napoleone III di Francia, imperatore dei francesi, si adoperò efficacemente per l'alleanza della Francia col Piemonte nella guerra del 1859. Legato in amicizia coi più eminenti uomini politici d'Italia ebbe molta parte fra i più benemeriti del suo Risorgimento. Fu vicepresidente del senato nelle due sessioni 1863 e 1873-74. Sebastiano Montallegri (Faenza, 1784 – Spagna, 1839) è stato un patriota e militare italiano, ex ufficiale napoleonico partecipò ai moti romagnoli del 1831-1832, costretto all'esilio nel 1833 riparò nella Legione con il grado di capitano, tra le cui file trovò la morte nella prima guerra carlista di Spagna nel 1839. Carlo Pepoli, letterato e patriota. Ugo Pepoli (1818-1896), patriota. Nato il 13 ottobre 1818 partecipò, nel 1843, alla spedizione Ribotti e, a causa di questo, fu costretto all'esilio in Francia. Entrò quindi nella Legione e prestò servizio in Algeria sotto gli ordini del colonnello Raffaele Poerio. Partecipò alle campagne del 1848 e 1849 e, dopo di esse, tornò esule in Francia. Nel 1855 prese parte alla guerra di Crimea e, sempre lo stesso anno, entrò a far parte del 1er Régiment étranger della Legione Anglo-italiana col grado di capitano e vi militò fino al suo scioglimento l'anno successivo. Nel 1859 entrò nell'esercito dell'Italia centrale e poi in quello italiano, raggiungendo il grado di generale. Nel 1876 fu nominato da Vittorio Emanuele II, di motu proprio, suo aiutante di campo onorario. Morì nel 1896.
Girolamo Borgazzi (Milano, 1808-1848), patriota, nel 1829 emigrò in Francia. Nel 1834 aderì alla "Giovane Italia" di Giuseppe Mazzini e tentò l'insurrezione della Savoia. Arrestato dalla polizia francese e deportato in Algeria, si arruolò nella Legione ove combatté con coraggio al punto da guadagnarsi i gradi di sergente maggiore. Nel 1836 combatté, sempre con la Legione, in Spagna, fu promosso tenente e ottenne altre onorificenze dalla regina Isabella II di Spagna. Nel 1843 lasciò la Spagna e rientrò in Italia. Assunto come ispettore delle Ferrovie durante la costruzione della ferrovia Milano-Venezia, nel 1848 partecipò alle Cinque giornate di Milano e condusse 4.000 insorti all'assalto di Porta Comasina, dopo aver tentato di impadronirsi della polveriera di Lambrate. Dopo un violentissimo assalto fu colpito da una palla al petto e morì. Domizio Regnoli (Milano, 17 novembre 1811 - 18 giugno 1876), patriota. Ebbe parte attiva nei moti del 1831, combatté al monte di Cesena il 20 gennaio 1832. Incarcerato e rilasciato andò esule in Francia, ove si arruolò nella Legione nella quale combatté e fu ferito in Algeria. Rientrato in Italia partecipò alle campagne del 1848-1849. Nella difesa di Vicenza, il 10 giugno 1849, rimase ferito e meritò per i suoi atti di valore di essere citato all'ordine del giorno. Augusto Anfossi (1812-1848) di Nizza. Esule dal Regno di Sardegna dopo il 1831, si arruolò nella Legione, poi emigrò in Egitto, raggiungendo il grado di colonnello dell'esercito di Ibrāhīm Pascià. Accorse in Italia alle prime avvisaglie di libertà, e trovò morte a Milano nella quarta giornata di quella storica lotta. Giovanni Andrea Pieri, patriota, partecipò all'attentato a Napoleone III di Francia Giuseppe Broggi (Milano, 1814-1848), patriota. Esule in Francia combatté in Algeria nella Legione. Rientrato in Italia fu una delle prime vittime delle "Cinque giornate di Milano", combattendo a Porta Orientale.
Giovanni Gervasoni (Crema, 1816 - Ancona, 1849) patriota. Nacque a Crema il 30 aprile 1816. Sacerdote, abbandonò la veste talare e si arruolò nella Legione. Combatté in Algeria distinguendosi per valore nei combattimenti a cui prese parte. Uccise in duello un ufficiale dal quale era stato pesantemente offeso. Emigrato in Spagna, nel 1848 rientrò a Bologna combattendo nel Battaglione Universitario Romano come tenente. Morì l'8 luglio 1849 a causa di una ferita riportata in un'azione militare sul monte Marino nei pressi di Ancona. Ottaviano Vimercati, aristocratico di Milano, diplomatico e senatore del Regno d'Italia. Si arruolò nella Legione nel 1841 e come ufficiale comandante di un reparto di Spahis algerini partecipò alla conquista di Deida e Mascara (Algeria), ove per il coraggio dimostrato fu decorato della Legion d'onore. Nel 1859, come ufficiale di stato maggiore del generale François Certain de Canrobert, prese parte alla seconda guerra d'indipendenza e fu il primo soldato ad entrare nella città di Crema liberata dagli austriaci.Andrea Saccoman, Aristocrazia e politica nell'Italia liberale. Fortunato Marazzi militare e deputato (1851-1921), Edizioni Unicopli, 2000 e F. Fadini e M. Mazziotti, Ottaviano Vimercati Il Primo Lombardo (1815-1879)