Biografia Pietro Piovani si laureò a Napoli dove ebbe per relatore Giuseppe Capograssi, filosofo di ispirazione cattolica. Tra il 1953 e il 1963 insegnò Filosofia del diritto in varie università d'Italia (Trieste, Firenze e Roma), e successivamente occupò via via le cattedre di Storia delle dottrine politiche, Storia della filosofia morale e di Filosofia morale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli studi di Napoli Federico II, dove rimase fino alla propria morte, avvenuta nel 1980. Insignito di numerosi riconoscimenti accademici, fu socio dell'Accademia Nazionale dei Lincei dal 1972.
Aderenze al nazi-fascismo Figlio di 2 maestri elementari, educato al senso dell'appartenenza nazionale e cresciuto fino ai vent'anni sotto il fascismo, Pietro Piovani si formò a Napoli, dove, nella prima giovinezza (come invero molte altre future figure di spicco della vita culturale e civile italiana), prese anche parte alle attività del Gruppo universitario Fascista (GUF) cittadino e scrisse su alcuni fogli del regime.
Il partigiano combattenteVoce: "Alberto De Fez", in "I PARTIGIANI D'ITALIA - Lo schedario delle commissioni per il riconoscimento degli uomini e delle donne della Resistenza" ebreoVoce: "Alberto De Fez", in "Resistenti ebrei d'Italia" della "Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC)"Voce: "Defez, Alberto", in "Digital Library" della "Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC)""Defez, memorie di un combattente", in "Pagine Ebraiche / Moked" - Giornale dell'ebraismo italiano" dell'"[Unione delle comunità ebraiche italiane|Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI)]", 04.02.2020] Alberto Defez (*Napoli, 17.06.1923; †Napoli, 28.12.2014), suo compagno di classe ginnasiale al Liceo Ginnasio Statale "Jacopo Sannazaro" di Napoli, lo cita nelle sue "Memorie"Alberto Defez, a cura di Suzana Glavaš, Raccolta di Memorie - Memorie di Alberto Defez, Memorie di Bruno Herrmann, Collana "Testimonianze Dirette", La Mongolfiera Editrice, Doria di Cassano allo Ionio (CS), 2019, ISBN 9788896254028, Pag. 44.: «In questo contesto di notevole rilievo, l'unica nota stonatura costituita da un nostro collega di ginnasio, amico mio e di Giorgio FormigginiGiorgio Formìggini, nato a Napoli il 17.07.1923, figlio di Arrigo Formiggini e di Gina Voghera, era un giovane napoletano di origine ebraica, frequentò da vomerese la Classe Speciale Ebraica della Scuola Elementare "Luigi Vanvitelli" di Napoli, e decisa vocazione antifascista. Dopo l'entrata in vigore in Italia delle leggi razziali fu costretto ad abbandonare la scuola e cominciò a dedicarsi a tempo pieno al suo impegno politico. Rimase nel Comando Militare Regionale del Lazio dei Gruppi di Azione Patriottica (GAP) fino alla liberazione della città, dove ricoprì l'incarico di Capo di Stato Maggiore di Raggruppamento Divisionale Partigiano (equivalente al grado di Capitano), e divenne in seguito un fedele e promettente "rivoluzionario professionale", ovvero un funzionario della Federazione Comunista Napoletana, dove passò da una posizione trotzkista a una ferma scelta stalinista. Nel 1956, dopo essere stato isolato all'interno del Partito Comunista Italiano in quanto "stalinista", abbandonò la causa per cui si era battuto e cominciò a insegnare cancellando il suo passato e vivendo con il solo ricordo. (Aldo De Jaco, "Fine di un gappista. Giorgio Formiggini e lo stalinismo partenopeo", Marsilio Editori S.p.A., Venezia, 1999, ISBN 8831770098, ISBN 9788831770095).Maria Teresa Regard, "Autobiografia 1924-2000. Testimonianze e ricordi", Collana "L'Annale Irsifar. Testimonianze e ricordi. Storia contemporanea dell'Istituto Romano per la Storia d'Italia dal Fascismo alla Resistenza", FrancoAngeli Edizioni, Milano, 2010, ISBN 8856821486, ISBN 9788856821482.Piero Calamandrei, Alessandro Casellato, Franco Calamandrei, "Una famiglia in guerra. Lettere e scritti (1939-1956)", Gius. Laterza & Figli S.p.A., Bari, 2014, ISBN 8858112822, ISBN 9788858112823.Il diploma di Medaglia Garibaldina di Giorgio Formiggini., quel Pietro Piovani, cui ho già fatto cenno, che scriveva articoli firmandoli con il suo nome e cognome ovvero con lo pseudonimo di "Pluvius". Il contenuto di questi articoli era atroce giungendo fino alla delazione. Ricordo un articolo dove era scritto che un certo negozio in Napoli portava la denominazione di un "ariano", ma tale denominazione celava la vera proprietà che era di un ebreo, del quale riportava nome e cognome. Piovani si definiva il "mistico del razzismo". Sia io che Giorgio Formiggini, che eravamo stati suoi compagni di classe dal 1º al 5º ginnasio, se lo incontravamo in un luogo pubblico temevamo di fornirgli un'occasione che gli suggerisse un articolo sul "IX maggio"Quindicinale del Gruppo Universitario Fascista "Mussolini" di Napoli.Il 9 maggio 1936 il Regno d'Italia annette formalmente l'Impero d'Etiopia, dopo averne presa la capitale Addis Abeba il 5 maggio, e Vittorio Emanuele III viene proclamato Imperatore d'Etiopia. ove si segnalasse la presenza non gradita nei locali pubblici di ebrei. Ma ciò per fortuna non si verificò. Dopo la liberazione Piovani fu inquisito dal Comitato per l'epurazione nel 1944 a Napoli. Tale Comitato era insediato in alcuni locali del Palazzo Reale. Ricordo che fui convocato per testimoniare di fronte ad un magistrato, il giudice Di SerafinoMarcello di Serafino, nato a Napoli il 25 marzo 1920; già dal 1940 è Avventizio di Segreteria della Regia Università degli Studi di Napoli; con Decreto Ministeriale del 20 aprile 1945 è 7º su 390 partecipanti nel concorso per titoli a 250 posti di Ufficiali Volontari di Pubblica Sicurezza (Gruppo A), bandito con D.M. dell'8 settembre 1944 ed assegnato alla sede di Milano; nel 1945/1946 fu Assistente Volontario alla Cattedra di Filosofia del Diritto alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Regia Università degli Studi di Napoli, il 31 dicembre 1946 fu assunto in servizio nell'Amministrazione Giudiziaria; nel 1949 fu Pubblico Ministero al Tribunale di Tortona (AL); nel 1954 come Pretore di Valenza (AL) prese parte ai processi dell'Eccidio di Cadibona; dal 30 ottobre 1953, partendo da Giudice arrivò ad essere Presidente del Tribunale di Alessandria; dal 3 dicembre 1975 egli fu il Presidente della Corte nel processo contro il brigatista Massimo Maraschi, nell'ambito del sequestro di Vittorio Vallarino Gancia e la successiva uccisione di Mara Cagol. che conoscevo di vista, abitando egli al Vomero a Via Luca Giordano, nel mio quartiere. In tale occasione il professore Arangio Ruiz prese le difese di PiovaniIl 2º Ministro di Grazia e Giustizia del Governo Badoglio I (27.07.1943-17.04.1944) fu Ettore Casati, un "indipendente" in carica dal 15.02.1944 al 17.04.1944. Egli durante il suo mandato volle fortemente accelerare la formazione di un Gabinetto di "politici". In questo intento egli concertò con altri membri dello stesso governo (Epicarmo Corbino (Ministro dell'Industria, del Commercio e del Lavoro, Giovanni Cuomo (Ministro dell'Educazione Nazionale), Raffaele De Caro (Ministro dei Lavori Pubblici)) un piano di dimissioni collettive che avrebbero dovuto aprire la strada alla sostituzione del Gabinetto di "tecnici" con un vero e proprio governo di coalizione in grado di esercitare una maggior forza nelle trattative con le Forze Alleate di occupazione. Egli, inoltre, si batté fortissimamente per l'elaborazione di un disegno di decreto (Regio Decreto-Legge nº 29/B del 28.12.1943 "Defascistizzazione delle Amministrazioni dello Stato, degli Enti locali e parastatali, degli Enti comunque sottoposti a vigilanza o tutela dello Stato e delle aziende private esercenti servizi pubblici o di interesse nazionale", pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia nº 6 del 29.12.1943) per l'espulsione degli elementi fascisti dall'apparato dello Stato. Tale progetto muoveva dalla considerazione, come ha rilevato Benedetto Croce, che l'epurazione dovesse essere un vero e proprio "atto politico" (Benedetto Croce, "Quando l'Italia era tagliata in due. Estratto di un diario (Luglio 1943 - Giugno 1944)", Giuseppe Laterza e Figli, Bari, 1948, Pag. 325). In tale progetto Ettore Casati distingueva l'azione da compiere ai fini dell'epurazione in 3 parti: 1) il licenziamento dei dipendenti della Pubblica Amministrazione "gravemente compromessi" col Regime Fascista; 2) un'epurazione riguardante anche coloro che non fossero stati impiegati dello Stato, ma risultassero in qualche modo "gravemente compromessi"; 3) la riapertura di taluni processi politici che erano stati conclusi troppo affrettatamente allo scopo di scagionare i colpevoli di delitti compiuti per favorire l'affermazione del Regime Fascista. Tale disegno di legge trovò tuttavia l'opposizione del successore di Ettore Casati al Ministero di Grazia e Giustizia, Vincenzo Arangio-Ruiz (22.04.1944-08.06.1944), che lo criticò sostenendo che andava contro il principio della "irretroattività" della legge, non tenendo conto, come Ettore Casati si sforzava di sostenere, che non si trattava di questione giuridica, ma politica. e credo che non vi fu alcun seguito all'inchiesta. Successivamente, dopo la liberazione, Pietro Piovani ebbe comunque una tale evoluzione che lo portò ad essere professore universitario ed un letterato di fama internazionale, tanto che dopo la sua morte al suo nome fu dedicata un'aulaL'Aula Magna "Pietro Piovani", da 130 posti, del Dipartimento di Studi Umanistici dell'Università degli Studi di Napoli "Federico II" è ubicata alla Scala C al 3º Piano nel Complesso Universitario di San Pietro Martire di Via Porta di Massa, 1 – 80133 Napoli (NA) e si raggiunge tramite il ballatoio al quale si accede o attraverso la Scala D, 1º Piano, oppure tramite la Scala C, 2º Piano Ammezzato (si deve salire una piccola rampa di scale per accedere al ballatoio).Un'altra Aula Universitaria fu intitolata a Pietro Piovani; essa si trovava al 1º Piano dell'Edificio C, nei locali dell'ex Facoltà di Lettere e Filosofia, oggi utilizzati dal Laboratorio Filosofico-Giuridico e Filosofico-Politico "Hans Kelsen", presso il DSG - Dipartimento di Scienze Giuridiche della Scuola di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Salerno, al Campus Universitario di Fisciano in Via Giovanni Paolo II, 132 - 84084 Fisciano (SA). Con Delibera del Consiglio della Facoltà di Giurisprudenza del 18/07/2011 si è deciso di reintitolare l'"Aula Pietro Piovani" con la nuova denominazione di "Aula Prof. Alfonso Catania". nella Facoltà di Lettere dell'Università di Napoli.»