Caltagirone è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Catania in Sicilia.
Principale centro urbano del comprensorio Calatino, è posto a cavallo tra la Sicilia orientale e la Sicilia centrale e si affaccia tra le due più grandi pianure dell'isola: quelle di Catania e di Gela. Fu storicamente parte del Vallo di Noto ed è capofila del circondario del Calatino (ex Circondario di Caltagirone). Storicamente è stata nominata con gli appellativi Urbs Gratissima (in latino città gradita, benvoluta) e Regina dei Monti Erei.
Conosciuta per la peculiare e tradizionale produzione di ceramiche, oggi è un importante centro agricolo e turistico, nonché uno dei centri urbani più grandi dell'entroterra siciliano, essendo il secondo comune più popoloso della Sicilia centrale, dopo Caltanissetta. Il centro storico, caratterizzato dallo stile tardo-barocco, è stato insignito del titolo di Patrimonio dell'umanità dall'UNESCO il 25 giugno 2002.
Geografia fisica La città è ubicata nei monti Erei sud-orientali, in piena avanfossa Gela-Catania, prossima anche ai monti Iblei, oltre che alle piane di Gela e Catania.
Caltagirone si trova circa a dal capoluogo provinciale Catania, a da Ragusa, a da Enna, a da Caltanissetta, a da Siracusa, a da Agrigento, a da Messina, a dal capoluogo regionale Palermo e da Trapani.
Il suo più vicino sbocco al mare è Gela, città limitrofa e territorialmente confinante, distante ( a distanza d'aria).
La città presenta un assetto urbanistico in cui la parte del centro storico, collocata più in alto, è nettamente distinta dalla zona di nuova espansione, più a sud-est, posta in un pianoro affacciante sulla Piana di Gela.
Territorio
La città sorge al margine occidentale della provincia, a di altitudine massima (centro storico), adagiata sulle tre colline che, formando un anfiteatro naturale, costituiscono lo spartiacque tra le valli del fiume Maroglio, che sfocia nel golfo di Gela, e quella del fiume Caltagirone (o Margi), che scende verso la piana di Catania.
Nella parte meridionale si trova un piccolo altopiano sabbioso dove sorge il piccolo borgo di Santo Pietro con la sua riserva naturale. Dall'altopiano si può godere il panorama del golfo di Gela, così come anche nelle contrade meridionali della città, come San Mauro, Piano Carbone e Collegiata.
Sempre nella parte meridionale sorge la frazione di Granieri, posta sulla parte occidentale dell'altopiano ipparino a di altitudine, entrato a far parte del territorio di Caltagirone nei primi anni del Novecento.
Facevano parte del territorio le borgate di Mazzarrone, Botteghelle, Cucchi, Leva e Grassura, Mazzarrone, Botteghelle, Cucchi, Leva e Grassura, elevate a comune autonomo nel 1976 e costituenti il comune di Mazzarrone. Già nel 1937 era stato ceduto al comune di Chiaramonte Gulfi l'esteso territorio dell'ex feudo Mazzarronello, a sud di Mazzarrone.
Il suo territorio comunale è il ventiquattresimo in Italia per superficie, il quinto della Sicilia, e il primo della Città Metropolitana di Catania, con una superficie complessiva del territorio comunale pari a .
Riserve naturali Nel territorio di Caltagirone sono presenti la Riserva naturale orientata Bosco di Santo Pietro (che insieme alla Sughereta di Niscemi è il relitto della più grande sughereta della Sicilia centro-meridionale) e il Parco Monte San Giorgio, situato nella parte nord della città, non lontano dal centro storico e attiguo all'omonimo quartiere nonché a Sant'Agostino. Sempre nel territorio, seppur non sia espressamente una riserva, insiste una parte della Montagna della Ganzaria, reputata di interesse naturalistica e posta sotto il demanio regionale.
Clima
Il clima di Caltagirone è il classico di quello riscontrabile nella Sicilia centrale, a metà tra lo steppico e il mediterraneo continentalizzato, specialmente nelle alture e nelle parti più elevate della città.
Il clima è generalmente umido, anche per il fatto di trovarsi sullo spartiacque tra la piana di Gela e la piana di Catania.
L'inverno è piuttosto freddo, con temperature rigide ma comunque sempre sopra lo zero (seppur si siano raggiunte temperature sotto questa soglia), ed è caratterizzato da precipitazioni abbastanza copiose, soprattutto piovose. Qualche volta è possibile osservare fenomeni nevosi di bassa o media intensità.
La nebbia caratterizza l'autunno e l'inverno in quasi tutte le zone della città, tanto da essere definita quasi un elemento caratterizzante della città: gli abitanti sono soliti chiamarli in dialetto caltagironese a paisana o a muḍḍura.
La primavera è abbastanza fresca, con temperature superiori ai 10-15 °C, mentre l'estate si manifesta con alte temperature (sopra i 35 °C di media), che degenerano a volte in afa tra luglio e agosto.
In base alla media trentennale di riferimento 1961-1990, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta a +8,2 °C; quella del mese più caldo, agosto, è di +25,4 °C..
Origini del nome Il nome di Caltagirone, nella sua totalità, è di difficile interpretazione, per mancanza di una certa spiegazione etimologica, dovuta all'esistenza di poche informazioni toponomastiche.
Il nome ha sicura origine araba, fortemente denotabile dalla prima parte del nome, in arabo qal'at, che ha significato di "castello" o "fortezza", in comune con altri centri come Caltanissetta, Calatafimi, Calascibetta.
Per quando riguarda la restante parte, secondo alcuni studiosi potrebbe trattarsi dell'arabo al-ḡīrāni () cioè "castello delle grotte", per via delle numerose grotte disseminate sul territorio. Altri lo riconducono invece, con minor probabilità, a al-ḫinzīri () cioè "rocca dei maiali o dei cinghiali", termine che caratterizza il toponimo del limitrofo comune di San Michele di Ganzaria nonché il monte tra i due centri.
Altre ipotesi meno accreditate asseriscono un'etimologia che riconduca a un eventuale passato greco della città legato alla poléis di Gela, quindi "rocca di Gelone", "rocca di Gerone" o "rocca dei gelesi", oppure alla presenza di coloni dal Genovesato agli albori dell'anno mille, perciò "rocca dei genovesi".
Nel Basso Medioevo il nome latino era Calatagironum o Calata Ieronis, come si legge più volte nellHistoria sicula di Bartolomeo di Neocastro (c. 1250- c. 1310). Il nome ha anche attestata forma in antico catalano (Calatagiró).
Storia Preistoria Sin dall'antichità la località fu scelta per la sua posizione privilegiata, che essendo sullo spartiacque che divide le due più vaste pianure della Sicilia, la Piana di Gela e la Piana di Catania, le consentiva di controllare e difendere un vasto territorio.
I primi insediamenti stabili nel territorio dell'odierna Caltagirone risalgono alla preistoria. Il più antico insediamento del territorio finora noto è il Riparo Cafici, nella valle di Terrana (tra il Bosco di Santo Pietro e la Sughereta di Niscemi), risalente al Paleolitico superiore o al primo Mesolitico. Gli scavi archeologici effettuati in contrada Sant'Ippolito – alle sorgenti del fiume Caltagirone – hanno portato alla luce i resti di un villaggio neolitico abitato ininterrottamente sino all'arrivo dei Greci.
Poco distante, in contrada Montagna, vi è una vasta necropoli risalente alla tarda età del bronzo. Vi sono presenti delle tombe a tholos.
Sulle colline che dominano la vallata del fiume Maroglio si trova il grande centro prima indigeno e poi greco di Monte San Mauro con resti di edifici tra i quali un anaktoron.
Altri insediamenti preistorici si trovano nelle contrade Moschitta, Paradiso, Piano dell'Angelo e nella stessa Caltagirone.
Preistoria e storia antica
Scavi archeologici nell'intero territorio cittadino hanno dimostrato una presenza certa dei greci nel territorio di Caltagirone, seppur questa presenza non sia stata in continuità con la storia della città. Precedentemente alla presenza greca, è molto probabile che nel territorio si siano installati dapprima i sicani, e successivamente i siculi.
Data la posizione centrale, è possibile che, durante la dominazione greca della Sicilia, l'attuale territorio complessivo di Caltagirone fosse un territorio di confine tra la sfera di influenza dei rodio-cretesi di Gela e quella dei calcidesi: è accertabile il fatto che vi fossero insediamenti calcidesi – come nel caso del centro di Monte San Mauro o di un fortificato di contrada Montagna. Sempre tenendo conto della posizione del territorio caltagironese, è attestato che gli insediamenti lì posti avessero contatti commerciali con diverse póleis siceliote, tra le quali la prossima Gela, Selinunte e Siracusa.
L'area archeologica più documentata è quella di Monte San Mauro, dove con molta probabilità si installarono coloni di provenienza mista sotto legge calcidese, i quali si sarebbero installati in pre-esistenti villaggi siculi (forse coabitando con essi) o avrebbero costituito una colonia ex novo: questa sarebbe identificabile con Euboia, subcolonia di Leontinoi. La stessa San Mauro potrebbe avere come identificazione alternativa come insediamento sotto il dominio di Gela, seppur in stretto contatto col mondo calcidese. Molto probabilmente, il centro ebbe fine a causa di una distruzione dolosa: una delle possibili ipotesi rimanda all'avanzata di Ippocrate verso la costa ionica, ossia quella che lo condusse alla conquista delle importanti città di Naxos, Callipoli, Leontinoi, Zancle e Katane.
Durante l'età moderna, gli studiosi locali del tempo, della Compagnia di Gesù per commissione del senato locale a fini di prestigio, insisterono nella correlazione tra la città e Hybla Geleatis, la quale però rimanderebbe alla vicina Gela.
La presenza dei romani e dei bizantini nel territorio è grosso modo dimostrata – sono state rinvenute necropoli bizantine nelle contrade Cotominello e Racineci, nonché di un sistema di canalizzazione in contrada Rocca –, seppur le tracce della loro permanenza siano decisamente più sparute di quella greca o sicula, nonché meno rilevanti.
Età medievale
L'effettiva espansione dell'abitato, la fioritura dell'economia locale e, in generale, la nascita della città nella forma e nella posizione attuali, risalgono con ogni probabilità all'età altomedievale. Tale sviluppo sarebbe avvenuto ad opera di coloni provenienti dal Genovesato, in particolare dall'area savonese. Da questa origine deriverebbe anche la leggenda secondo cui un gruppo di genovesi, sbarcato nei pressi di Camarina, si sarebbe addentrato nel territorio di Caltagirone, liberandolo dal dominio musulmano.
È verosimile, pertanto, che i Liguri siano stati i primi a imprimere al territorio di Caltagirone un processo di latinizzazione, sia religiosa sia linguistica, parallelamente a quanto avveniva nelle altre zone della Sicilia centro-orientale popolate da coloni provenienti dall'Alta Italia al seguito di Adelasia del Vasto, come nei centri vicini di Mazzarino e Piazza Armerina.
Nel 1154 il celebre geografo arabo al servizio di Ruggero il Normanno, al-Idrīsī, descriveva Qal'at al-Genūn ("Castello dei Genovesi") con queste parole:
La fiorente comunità ligure sostenne il conte Ruggero nella lotta contro i musulmani durante l'assedio della Rocca di Judica. In segno di riconoscenza per l'aiuto prestato, alla città di Caltagirone furono concessi ampi possedimenti nei territori di Fetanasimo (corrispondente all'attuale Bosco di Santo Pietro e alla Sughereta di Niscemi), di Regalsemi e di Camopietro – detta anche Judica, coincidente con gli odierni comuni di Ramacca, Raddusa e Castel di Iudica. Da queste donazioni ebbe origine la prosperità feudale di Caltagirone, destinata a protrarsi sino agli inizi dell'età moderna.