Il razzismo in Italia si è manifestato in diverse epoche, senza necessariamente una continuità ideologica tra i fenomeni di ciascuna delle stesse.

Premessa storica In senso stretto, i primi movimenti legati esplicitamente al mito della razza, ariana, pangermanica o italica, affondano le loro radici nel razzismo "scientifico" del XIX secolo, generatrice di xenofobia e segregazione razziale, base per l'avvento dei fascismi europei del XX secolo prima in Italia con il fascismo e poi con connotazioni razziste più marcate in Germania con il nazismo, parallelamente a fenomeni razzisti nella società statunitense di tutt'altro ordine sociale, come quelli propugnati dal Ku Klux Klan.

Dal punto di vista storico le leggi razziali fasciste, esempio concreto di tale fenomeno, sono state un insieme di provvedimenti legislativi e amministrativi varate in Italia fra gli anni trenta e gli anni quaranta del Novecento, inizialmente dal regime fascista e poi dalla Repubblica Sociale Italiana.

Età moderna (dalla scoperta dell'America al periodo rivoluzionario) Un esempio documentabile, ma in una ben precisa ottica storica, ci giunge dall'inizio del XVI secolo, epoca in cui iniziarono ad essere costruiti ghetti dove avveniva una segregazione nei confronti degli ebrei. Ciononostante il razzismo o comunque i sentimenti ostili verso gli ebrei hanno radici ancora più profonde.

Tra il XIX e il XX secolo Uno dei principali divulgatori della teoria del razzismo scientifico nel Novecento fu il criminologo Cesare Lombroso, le cui teorie tentavano di dimostrare la possibilità di identificare la "innata natura criminale" di alcuni individui attraverso le loro caratteristiche fisiche, e i cui studi si incentrarono spesso sui briganti meridionali. Altri teorici furono Luigi Pigorini, Giuseppe Sergi (messinese, fondatore della Società Romana di Antropologia) e Alfredo Niceforo (castiglionese, presidente della Società Italiana di Antropologia e della Società Italiana di Criminologia), il quale riteneva che l'Italia ospitasse due razze distinte: la eurasica giapetica ariana e la eurafricana afro-semiticaCristofolini M., Inga S., Caruso S., La dottrina del razzismo: aspetti “scientifici” di baseAlfredo Niceforo, L'Italia barbara contemporanea Alfredo Niceforo, Italiani del nord e italiani del sud.

Si ricordano inoltre, Enrico Ferri, secondo cui la minore criminalità nell'Italia settentrionale derivava dall'influenza celtica, Guglielmo Ferrero, Arcangelo Ghisleri, nonché moltissimi altri magistrati, medici, psichiatri, uomini politici, che influenzarono grandemente l'opinione pubblica italiana e mondiale.

Non furono posizioni isolate, al contrario era la convinzione «scientifica» della maggioranza degli intellettuali, nonché dei ceti dominanti e dell'opinione pubblica dell'epoca. Già nel 1876 la tesi razzista fu pienamente avallata dalla commissione parlamentare d'inchiesta sulla Sicilia che concluse: «la Sicilia s'avvicina forse più che qualunque altra parte d'Europa alle infuocate arene della Nubia; in Sicilia v'è sangue caldo, volontà imperiosa, commozione d'animo rapida e violenta»Archivio Centrale dello Stato, L'inchiesta sulle condizioni sociali ed economiche della Sicilia (1875-1876), a cura di S.Carbone e R.Grispo, Bologna 1969, II, p 1138.Storia dell'emigrazione italiana P.Bevilacqua, A.De Clementi,E.Franzina, Donzelli editore, II..

Joseph De Maistre, durante il suo operato in Sardegna, definì la popolazione nativa in questi termini: «razza refrattaria a tutti i sentimenti, a tutti i gusti e a tutti i talenti che onorano l'umanità. Sono più selvaggi dei selvaggi, perché il selvaggio non conosce la luce, il sardo la odia. Sono infatti privi dell'attributo più desiderabile dell'uomo, che è la perfettibilità»Joseph De Maistre, Oeuvres complètes, v. IX, pp.410-411. Niceforo si sarebbe espresso sui sardi nella seconda metà dell'Ottocento, interpretandone la supposta indole banditesca come il risultato di una loro innata inferiorità razziale«Nel suo caso il giudizio sulla inferiorità razziale della popolazione si fa categorico, presentandosi tra l'altro con un alone di scientificità, suffragato da dati statistici sulla delinquenza e da <<oggettivi>> responsi craniometrici». , emersa da un isolamento storico tale da non permettere loro di possedere quella «plasticità morale che fa mutare ed evolvere la coscienza sociale».

Età contemporanea

In epoca contemporanea, nel XX secolo il razzismo e l'antisemitismo vennero istituzionalizzati con le leggi razziali fasciste, secondo Renzo De Felice differenti ma paralleleRenzo De Felice, Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo, Torino, Einaudi, 1993, pp. 292-293: "Con la Mit brennender Sorge del marzo 1937 la Chiesa cattolica aveva condannato il razzismo nazista, ateo e materialista; il razzismo italiano si presentava però con caratteristiche diverse da questo, per molti aspetti, anzi, si sarebbe potuto «armonizzare» con la posizione della Chiesa stessa. Questa indubbiamente fu l'opinione di alcuni ambienti cattolici."Renzo De Felice riporta: La Civiltà Cattolica del 6 agosto 1938 (quad. 2115, pp. 277-278), commentando il manifesto degli scienziati, scrisse:«Chi ha presenti le tesi del razzismo tedesco, rileverà subito la notevole divergenza di quelle proposte da queste del gruppo di studiosi fascisti italiani. Questo confermerebbe che il fascismo italiano non vuole confondersi con il nazismo o razzismo tedesco intrinsecamente ed esplicitamente materialistico e anticristiano». -documenti vaticani: La Civiltà Cattolica Vedi anche: A. Messineo S. I., Gli elementi costitutivi della nazione e la razza, in La Civiltà Cattolica, Roma, 6 agosto 1938, a. 89, vol. III, quad. 2115, pp. 209-223)Angelo Brucculeri, Avvenire, 17 luglio 1938, Roma: All'indomani della pubblicazione del manifesto sulla razza il gesuita Angelo Brucculeri aveva scritto un vero e proprio inno al manifesto stesso, Razzismo italiano: "Intorno al razzismo gli studiosi italiani hanno assunto una posizione netta e precisa cui sotto il rispetto filosofico non c'è nulla da eccepire." a posizioni contemporanee già emerse nella Germania nazionalsocialista.

Il razzismo presente nell’universo simbolico della cultura fascista "non rappresenta una consistente innovazione nemmeno rispetto all’età liberale, bensì piuttosto un inasprimento delle posizioni più retrive già presenti nella nostra tradizione, attuato enfatizzando i risvolti biologici di un nazionalismo già ampiamente xenofobo ed etnocentrico"R. Bonavita, Spettri dell'altro. Letteratura e razzismo nell'Italia contemporanea, Bologna, Il Mulino, 2009, pp. 91-92.. Le posizioni razziste erano condivise e avallate da diverse autorità, anche estranee al partito fascista, come si può evincere dagli scritti di personalità della cultura nazionale e dalle firme apposte in calce al manifesto della razza. Va sottolineata la distanza, in questo ambito, dalla concezione eugenetica del razzismo, spesso osteggiata anche da chi, come il gesuita padre Angelo Brucculeri, e altri cattolici, avallava le posizioni fasciste in ambito razziale. Il fascismo era fortemente permeato da una politica demografica senza se né ma, e le politiche pronatalistiche del regime spesso non coincidevano con i concetti di disgenia espressi dai più convinti eugenetisti, come Leonardo BianchiLeonardo Bianchi, Iperpopolazione ed Eugenica, Conferenza del 1927, ripresa dopo la sua morte sul Il pensiero Sanitario , N°3, del 1928.

Posizioni, al contrario, a favore dell'eugenetica, fin dagli anni venti, si erano manifestate anche in altre aree culturali. Precedentemente, infatti, relativamente alla pubblicazione de Sul problema di Malthus, nel 1928, Brucculeri era già stato criticato, tra i tanti da Pietro CapassoClaudia Mantovani, Rigenerare la società: l'eugenetica in Italia dalle origini ottocentesche agli anni Trenta, Rubbettino Editore, 2004 su Il pensiero Sanitario per non appoggiare sufficientemente l'eugenica, ma la politica demografica fascista poggiava appunto su basi differenti e tendenzialmente non eugenetiche, rispetto a quella della Germania. Pietro Capasso, ed altri, firmarono il Manifesto di Benedetto Croce, nel 1925, in opposizione al fascismo, ma si dimostrarono diversamente attenti in termini razzistiPietro Capasso, Pressione demografica, emigrazione ed eugenetica, Ed. Il Pensiero Sanitario, Napoli, 1926 a questi aspetti.

I concetti razzisti vennero ripudiati successivamente dall'Italia con la Costituzione repubblicana,Dall'art. 3, comma 1, della Costituzione: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.» come è affermato con chiarezza nell'articolo 3, nel comma 1 per l'uguaglianza formale, e nel comma 2 per l'uguaglianza sostanziale. Dal XIX secolo in poi si è diffuso, soprattutto nel nord, in conseguenza delle ricadute in termini umani e socioeconomici della questione meridionale. La terminologia venne usata per la prima volta nel 1873 dal deputato radicale lombardo Antonio Billia , il razzismo contro gli abitanti del sud della penisola.

Dal secondo dopoguerra ad oggi Nel XXI secolo in Italia si affermò l'antisemitismo che, secondo alcune indagini demoscopiche, continua ad esistere in tutta Italia, sebbene in forme meno manifeste. Secondo la ricerca promossa nel 2003 dall'Unione delle comunità ebraiche italiane e condotta dal Dipartimento di ricerca sociale e metodologia sociologica Gianni Statera presso la facoltà di Sociologia dell'Università La Sapienza di Roma su 2.200 ragazzi tra i 14 e i 18 anni di 110 Comuni italiani, la punta massima del razzismo ad alta intensità si riscontra nel "profondo nord" con il 27.8% degli intervistati e la minima nel "sud urbano" con il 10.6% degli intervistati.

Accanto a queste sono sorti anche numerosi episodi di razzismo e xenofobia ai danni dei popoli romanì (Rom e Sinti) comunemente identificate con i termini zingari, gypsies, o "nomadi", o più semplicemente popoli d'oriente (vedi Antiziganismo). Il termine romanì (o rom) è in riferimento alla connotazione etnica e religiosa delle regioni dell'ex-Impero ottomano una volta "Antico Impero Romano d'Oriente", culturalmente quindi sia musulmane che cristiane orientali, oppure sia turche che greco-slave.

Negli ultimi anni sono in aumento atteggiamenti razzisti e xenofobi come danni contro le proprietà, discriminazione, violenza verbale e violenza fisica, diretti verso gli stranieri immigrati, comunitari di nuova acquisizione e extracomunitari. Esiste la preoccupazione a livello europeo che "la crisi economica e finanziaria costituisca un terreno fertile per la recrudescenza del discorso d’odio, del razzismo e dell’intolleranza, che sono già presenti nella società". Secondo un documento della ONG Human Rights Watch che si occupa della difesa dei diritti umani, "Il Presidente del consiglio dei ministri Berlusconi notoriamente ha affermato nel 2009 che l’Italia non deve diventare un paese multietnico", mentre l'allora sindaco di Roma sin dal 2008 Alemanno (il primo sindaco di Roma di destra in decenni), candidatosi con una campagna elettorale volta al discorso della criminalità e in seguito alleato al governo di Berlusconi, lo ha contraddetto dicendo invece che l'Italia è già un paese multietnico, e che anzi non deve diventare un paese multiculturale. Fra le recenti linee guida della UE del 2019 contro discriminazioni razziali ed etniche, le raccomandazioni per il mantenimento dell'ordine prevedono che "le forze dell'ordine facciano attenzione a non propagare e perpetuare pregiudizi collegando etnicità, nazione di origine o status di immigrazione, con attività criminali. I media allo stesso tempo, sono tenuti ad evitare di stereotipare persone appartenenti a minoranze, migranti, rifugiati, e richiedenti asilo".