Il Corriere dei Piccoli, anche noto come Corrierino o CdP, è stato la prima rivista settimanale di fumetti italiana, pubblicata dal 1908 al 1995 per oltre 4.500 numeri divisi in 88 annate. Ha introdotto in Italia i fumetti statunitensi oltre a pubblicare autori italiani, presentando narratori e poeti di primo piano; l’editoriale del direttore nel primo numero della rivista è considerato il manifesto di fondazione del fumetto italiano. La pubblicazione fu ideata dalla giornalista Paola Lombroso Carrara con intenti pedagogici, ponendosi come obiettivo la formazione e l'educazione dei giovani in maniera adatta all'età, alternando alle “storie illustrate a colori” articoli di divulgazione scientifica, di letteratura, racconti e narrativa di buona qualità. La sua storia editoriale ha attraversato tutto il XX secolo seguendo e raccontando le trasformazioni della società italiana sia attraverso storie a fumetti e in prosa che con articoli giornalistici di autori come Dino Buzzati. Nel 1972, in seguito a un referendum dei suoi lettori, trasformò il suo nome in Corriere dei Ragazzi, dato che l'appellativo di "Piccoli" imbarazzava i suoi lettori adolescenti.

Il Corrierino, come fu soprannominato, negli anni sessanta arrivò a tirature di copie.cfr. If n.7, vedi bibliografiacomplice, secondo l'allora direttore Guglielmo Zucconi, una forte epidemia di influenza

Storia editoriale Ideazione e sviluppo del progetto

L'idea di realizzare una pubblicazione per bambini ricca di immagini è della giornalista Paola Lombroso (la figlia del fondatore della criminologia Cesare Lombroso), che ne elaborò il progetto editoriale a partire dal 1906, affiancando all'attività giornalistica l'impegno in una serie di iniziative culturali finalizzate alla concretizzazione dei suoi ideali riformatori nei confronti dell'infanzia. La Lombroso arrivò all'ideazione di un giornale rivolto ai bambini analizzando delle testate europee dell'epoca, nelle quali l'uso massiccio delle immagini a corredo dei contenuti era molto diffuso, unito alla considerazione che per garantire un'adeguata diffusione a prezzi contenuti fosse necessario appoggiarsi a un grande quotidiano con le sue specifiche professionalità redazionali e la relativa organizzazione editoriale. Lo spirito del progetto era quello di diffondere cultura agli strati della popolazione che fino ad allora ne erano stati esclusi, rivolgendosi ai bambini in maniera adatta all'età, e acculturandoli divertendo, in quanto all'epoca le poche pubblicazioni per ragazzi erano di scarsa qualità e soprattutto non avevano alle spalle una solida organizzazione editoriale e diffusa distribuzione, condizioni queste necessarie per garantire prezzi accessibili anche per i meno abbienti.

Propose pertanto il progetto prima al più venduto quotidiano del periodo, Il Secolo, ma al rifiuto di questo provò con il Corriere della Sera, diretto allora da Luigi Albertini che si mostrò interessato. Su richiesta di Albertini, la Lombroso elaborò un progetto culturale ed educativo per la futura rivista documentandosi sui periodici anglosassoni e francesi per ragazzi, individuando una prima rosa di collaboratori e identificando la possibile struttura editoriale della rivista. La nuova pubblicazione avrebbe dovuto avere un'articolazione ancora classica, simile in tutto nella forma a quella di un quotidiano per adulti, ma con tavole disegnate: i fumetti, chiamati al tempo «storie illustrate a colori» (la stessa parola "fumetto" al tempo non esisteva ancora), che sarebbero diventati il mezzo per attirare l'attenzione. Il materiale proposto è di origine anglosassone e statunitense, dal quale vennero rimosse le nuvolette non solo per un pregiudizio culturale, ma anche per risolvere problemi tecnici legati alla riproduzione delle tavole.

Completato e approvato il progetto, Albertini ne affidò la direzione non alla Lombroso stessa, come da lei atteso, ma a Silvio Spaventa Filippi, che ricoprirà la carica fino al 1931, preferendolo alla Lombroso in quanto uomo e interno alla redazione nonché, probabilmente, per via delle idee vicine al socialismo della giornalista. Alla Lombroso venne invece affidata soltanto la redazione della rubrica di corrispondenza coi lettori, per la quale scelse lo pseudonimo di «Zia Mariù» e che diventerà uno spazio importante per l'identità della testata. In questo ruolo, la Lombroso coinvolse i lettori in un'attività correlata ai suoi obiettivi pedagogici, che col tempo porteranno a contrasti con la direzione e alla successiva interruzione della sua collaborazione alla fine del 1911.

Dagli esordi alla seconda guerra mondiale La testata esordì in edicola il 27 dicembre 1908 come supplemento del Corriere della Sera, al prezzo di 10 centesimi di lire; nell'editoriale, intitolato "Come fu...", il direttore tracciò le linee guida del piano editoriale esortando il giovane lettore a leggere la rivista sotto la luce più chiara, imitando il genitore che legge con aria di importanza il Corriere della Sera. Diversamente dall'idea della Lombroso che voleva la testata rivolta soprattutto alle classi più povere, la dirigenza del Corriere indirizzò il giornale ai figli della nascente borghesia fedele lettrice del Corriere. Del primo numero furono tirate copie.

La prima pagina era sempre dedicata a una storia di una sola tavola a colori a quattro strisce di due vignette ciascuna; dalle tavole originali vennero tolte le nuvolette giudicate diseducative in quanto avrebbe disabituato il pubblico infantile dalla lettura dei testi e sostituite generalmente da due distici sotto ogni vignetta che commentavano il racconto figurato; le strofe erano ottonari in rima baciata. Dopo la prima pagina seguivano in prevalenza racconti, poesie, brevi copioni teatrali. Le tavole a fumetti importate dall'estero vennero adattate al pubblico italiano modificandone i nomi e in questo primo periodo vennero pubblicate serie come Fortunello (Happy Hooligan) e La Checca (And Her Name Was Maud) di Opper, Buster Brown di Outcault, che compare già nella prima pagina del primo numero, Arcibaldo e Petronilla (Bringing Up Father) di McManus, Bibì e Bibò (Katzenjammer Kids) di Dirks, introducendo quindi la narrativa a fumetti in Italia, privata però della sua caratteristica principale, il fumetto o nuvoletta. Inoltre l'approccio tenuto, rivolgendosi essenzialmente ai bambini, collocò il fumetto all'interno di un contesto essenzialmente infantile e quindi, mentre nello stesso periodo negli Stati Uniti i quotidiani si contendevano i fumetti più amati che contribuivano a far crescere le vendite in quanto letti anche dagli adulti, in Italia quegli stessi prodotti venivano considerati, a causa del pregiudizio borghese nei confronti della cultura popolare, passatempi infantili.

Accanto alle storie importate dagli Stati Uniti fiorì una notevole produzione italiana di storie con una filastrocca come didascalia. Fra i più famosi personaggi di quest'epoca sono Bilbolbul di Attilio Mussino e Quadratino di Antonio Rubino, tuttora apprezzati per l'elegante disegno liberty e per il fantasioso surrealismo delle storie, che scherzano le une con la lingua, le altre con la matematica.

Dagli esordi fino al 1914 il formato si mantiene inalterato, composto da 16 pagine che raddoppiano nel 1915 grazie anche al successo che viene presto raggiunto e si mantiene nel tempo anche durante la prima guerra mondiale quando appare per la prima volta il celebre Signor Bonaventura di Sergio Tofano che fa raggiungere alla rivista un successo formidabile. Dopo la prima guerra mondiale arriverà una nuova generazione di disegnatori italiani che creerà una serie di "macchiette" destinate ad entrare nel "lessico" dell'epoca: Carlo Bisi inventa Sor Pampurio, caricatura del borghese nevrotico, mentre Bruno Angoletta disegna Marmittone, caricatura del soldato oppresso dai superiori. Successivamente arrivano altri autori italiani e stranieri come Rube Goldberg, Pat Sullivan e Otto Messmer. Dal 1932 la concorrenza di altre riviste come Jumbo, edito da Lotario Vecchi, e Topolino della Nerbini, spinge il Corriere a rinnovarsi con nuovi autori come De Vargas, Giobbe, De Seta, Galba, Marotta, Pier Lorenzo De Vita. Durante la seconda guerra mondiale il settimanale riesce a continuare le pubblicazioni fino all'aprile 1945. Negli anni trenta e anni quaranta ebbe grande successo Pier Cloruro de' Lambicchi e la sua "arcivernice" di Giovanni Manca ed il Prode Anselmo di Mario Pompei. Le tavole illustrate realizzate dagli autori italiani ebbero una certa presa sull'immaginario dei bambini sino a quel momento costretti entro i limiti di una narrativa dedicata pretenziosa e ipocrita e il regista Federico Fellini, che fece parte di quelle generazioni di piccoli lettori, ricordò che «i personaggi [...] non avevano niente a che fare con il mondo che ci circondava. Però erano altrettanto veri del bidello e dell'arciprete. Tanto che alle persone reali affibbiavamo proprio i soprannomi di quei personaggi. Così l'arciprete diventava Padron Cicciò, quello che aveva una mula cattivissima, la Checca che stampava i ferri di cavallo sul sedere... Oppure il vicino di casa che mia mamma, sapendolo un po' scapestrato, tiratardi e qualche volta un po' alticcio, aveva chiamato Arcibaldo come il personaggio creato da Geo McManus».

Il successo della testata portò alla nascita di pubblicazioni simili come Il Giornaletto (1910) e Gazzetta dei Piccoli (1945).

Dal secondo dopoguerra agli anni novanta

Nel dopoguerra il settimanale iniziò a risentire della concorrenza dei personaggi avventurosi americani come Flash Gordon, Cino e Franco e Mandrake che, dagli anni trenta, da quando cioè erano arrivati in Italia, venivano pubblicati senza le didascalie rimate in sostituzione dei fumetti; il Corriere continuò nonostante tutto a credere nella propria scelta editoriale puntando sui classici Signor Bonaventura e Bibì e Bibò oltre a racconti e romanzi a puntate, ma i successi dell'anteguerra erano ormai perduti. Un mese dopo la sospensione, il 27 maggio 1945, il settimanale riprese la pubblicazione modificando la testata in Giornale dei piccolialla fine della seconda guerra mondiale, quasi tutte le testate giornalistiche furono costrette a cambiare nome e il Corriere dei Piccoli divenne Giornale dei Piccoli, con direttore responsabile Arnaldo Sartori. per poi tornare alla denominazione originale dopo un anno. Negli anni cinquanta i fumetti, o meglio le storie illustrate con le didascalie in rima, vennero messi in secondo piano per tutto il decennio fino a quando, agli inizi degli anni sessanta con l’avvento alla direzione di Guglielmo ZucconiCon la direzione di Guglielmo Zucconi, dal 1961 al 1963, avvenne la svolta: apparvero i primi fumetti e si puntò di più a pubblicare storie adatte ad un pubblico di ragazzi, tanto da introdurre un inserto, il Corriere dei Piccolissimi dedicato ai fratellini minori. e poi di Carlo Triberti, si decise di puntare dal 1961 sui fumetti mantenendo il formato tradizionale ma con copertine più accattivanti e soprattutto vennero abbandonate le vignette con le didascalie rimate pubblicando fumetti veri e propri, puntando ad un pubblico meno infantile. Triberti, che lo dirige fino al 1973, darà vita a un rinnovamento grafico e dei contenuti, pubblicando fumetti di grandi autori italiani come Grazia Nidasio con Valentina Mela Verde, Hugo Pratt con Una ballata del Mare Salato e Benito Jacovitti con i suoi personaggi come Cocco Bill, Zorry Kid e Jak Mandolino e altri disegnatori come Toppi, Battaglia, Uggeri, Di Gennaro oltre che di esponenti del fumetto franco-belga (Puffi, Ric Roland, Luc Orient, Michel Vaillant, Dan Cooper, Bruno Brazil, Bernard Prince, Poldino Spaccaferro, Gaston Lagaffe).