La storia della Val Vestino è quella di una valle prealpina compresa tra il lago di Garda e il lago d'Idro che, pur geograficamente rivolta verso la Riviera bresciana, appartenne per quasi un millennio all'area politica e amministrativa trentina: inserita nel ducato longobardo e poi nel comitato vescovile di Trento, infeudata dal XII al XIX secolo ai conti di Lodrone, sottoposta agli Asburgo attraverso la contea del Tirolo e infine annessa all'Italia nel 1919. Solo nel 1934 fu staccata dalla provincia di Trento e aggregata a quella di Brescia.

Questa condizione di lunga frontiera — prima verso il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia, poi verso il Regno d'Italia — e l'isolamento orografico ne hanno segnato profondamente le vicende: le contese confinarie e pascolive, il contrabbando, l'emigrazione stagionale dei carbonai, il passaggio di eserciti e di banditi, la fama di «valle delle streghe».

Preistoria e protostoria Reperti archeologici rinvenuti nel 1970 in una grotta a DroaneFu scoperto lo scheletro di una donna risalente all'età del bronzo., sul Dosso delle Saette del monte Tombea e, attorno al 1950, sul monte Manos e a Cima IngorelloF. Zorzi, Tracce preistoriche sulle Prealpi bresciane, in "Commentari dell'Ateneo di Brescia", vol. CXLIX, 1950. testimoniano la presenza di stazioni di transito attribuibili all'età del rame-bronzo antico. Tali rinvenimenti confermerebbero che sia Capovalle sia la Val Vestino ebbero fin dalle epoche più remote funzione naturale d'incrocio delle vie montane fra la Valle Sabbia, la Riviera del lago di Garda e il Trentino, collegando fra loro le isole palafitticole gardesane con quella di Molina di LedroMuseo delle palafitte del lago di Ledro. attraverso i passi di Cablone, Bocca Campei e monte Tremalzo.

La stazione preistorica del Dosso delle Saette, in posizione panoramica sul sentiero che da Cima Rest porta al monte Tombea, venne scoperta dai ricercatori A. Crescini e C. de Carli nella primavera del 1970; essi rinvennero in superficie alcuni manufatti silicei indizio di un accampamento breve e a carattere stagionalePaolo Biagi, La preistoria in terra bresciana: cultura e stazioni dal paleolitico all'età del bronzo, Grafo, Brescia, 1978.. Le ricerche successive del Museo civico di scienze naturali di Brescia arricchirono notevolmente la collezione: l'industria raccolta consta di 55 manufatti, di cui 5 strumenti, tra i quali una punta foliata a peduncolo e spalle di freccia e due elementi di falcetto. In assenza di fittili caratteristici l'insieme fu attribuito genericamente all'età del bronzo; l'interesse del sito è accresciuto dalla quota elevata (1750 m), superiore a quella dei rinvenimenti fino ad allora più vicini del versante ovest del monte Manos (1517 m) e della mulattiera per Cima Ingorello (1250 m)Paolo Biagi, Dosso delle Saette (Valvestino-Brescia), in "Preistoria Alpina", Museo tridentino di scienze naturali, n. 9, Trento 1973, pp. 262-263..

All'Età del ferro risale invece un'ascia in bronzo ad alette terminali di tipo Povo, databile al IX-V secolo a.C., rinvenuta casualmente nel 2017 in una località del Denai, in comune di Magasa, e conservata presso il Museo archeologico della Valle Sabbia di Gavardo. Il reperto attesta la frequentazione di queste montagne da parte di popolazioni appartenenti alle culture di Luco-Meluno e Breno-Dos dell'Arca, che le fonti storiche attribuiscono alla stirpe retica o euganea. Secondo i ricercatori, in quei tempi dossi e rilievi mantenevano una funzione di controllo del territorio, mentre il rinvenimento di oggetti sporadici nelle valli dell'entroterra attesta la continuità degli interessi economici fra le alte terre del lago di Garda, la pianura e le valli trentineM. Baioni, La preistoria del territorio di Salò nell'ambito del Garda occidentale, 2019, p. 17..

Gli storici ritengono che la Val Vestino e le zone limitrofe della Valle Sabbia e del Trentino sud-occidentale fossero abitate attorno al 1500 a.C. dagli Stoni, popolazione che Plinio il Vecchio ascriveva alla stirpe degli Euganei assieme ai Trumpilini e ai Camunni; la loro sede principale è stata variamente collocata a Vestone, Idro, Storo o Stenico, e la loro presenza sarebbe confermata dai toponimi di monte Vesta, valle di Vesta, prati di Vesta e Stino. Nell'Ottocento furono rinvenute ad Armo tombe dette «etrusche», i cui materiali andarono dispersi.. Verso il 500 a.C. i Galli Cenomani risalirono alla conquista delle valli alpine incontrando la resistenza degli Stoni; ad essi si deve un notevole sviluppo dell'allevamento bovino e, secondo la ricerca toponomastica, la matrice dei nomi terminanti in -one come Bollone, Persone, Cablone e monte Caplone, oltre a quelli di Magasa e Cadria. Dalla convivenza fra le due componenti sarebbe derivata la popolazione che i Romani chiamarono Reti, artefice della cultura di Fritzens-SanzenoGiovanni Oberziner, Le guerre di Augusto contro i popoli alpini, Roma, 1900..

L'età romana

La ricostruzione della romanizzazione della valle è resa difficile dall'assenza di epigrafi e di contesti archeologici indagati. Le uniche notizie sono desumibili dalla storiografia romana: i Fasti Trionfali del 117 a.C. e l'Epitome della storia di Roma di Tito Livio ricordano che nel 118 a.C. il console Quinto Marcio Re trionfò sugli Stoni nel corso della conquista della Gallia Cisalpina. Secondo Paolo Orosio il combattimento fu asprissimo e gli Stoni, circondati, pur di non cadere prigionieri uccisero prima donne e bambini, poi incendiarono le proprie case e si diedero la mortePaolo Orosio, Historiarum adversus paganos libri, libro 4..

Se la città di Brixia era saldamente in mano romana — colonia latina dall'89 a.C. con la Lex Pompeia de Transpadanis, municipio dal 49 a.C. con la Lex Roscia, colonia augustea nella Regio X — le vallate a nord si dimostrarono più riottose: nel 16 a.C. il proconsole Publio Silio Nerva condusse una vasta operazione militare fra Como e il Garda contro Venosti, Triumpilini e Camuni. La Val Vestino divenne sicuro dominio di Roma l'anno successivo, nel 15 a.C., con la guerra retica condotta da Tiberio e Druso maggiore. Le Giudicarie, il basso Sarca, il Lomaso e la Valle del Chiese furono attribuiti alla tribù dei Fabii del municipio di Brescia, il cui confine verso Trento correva al torrente Finale. Le comunità adtributae dipendevano amministrativamente e giurisdizionalmente dalla comunità dominante cui erano aggregate: ladtributio comportava uno status intermedio fra quello di peregrini e la piena cittadinanza romana, con facoltà di coltivare i territori di residenza a fronte del pagamento di un'imposta al municipium e con la possibilità che parte dei terreni fosse confiscata dall'imperatore e concessa in uso dietro vectigal.

La storiografia più recente propende tuttavia per una romanizzazione non cruenta e anteriore alla guerra retica, avvenuta per lenta assimilazione culturale. L'ipotesi è avvalorata dall'iscrizione del Tropaeum Alpium di La Turbie, integrata da Plinio il VecchioPlinio, Naturalis historia III, 136-137; C.I.L., V 7817., che elenca i popoli sottomessi manu militari — fra cui Triumpilini e Camuni — ma non gli Stoni, i Sabini della Val Sabbia, i Benacensi, gli Alutrensi della Val di Ledro e i Tridentini, probabilmente già da tempo in rapporti pacifici con RomaLorenza Endrizzi, Il Trentino in età romana alla luce dei dati archeologici, in Storia del Trentino, a cura di Lia de Finis, Associazione culturale "Antonio Rosmini", Trento 1994..

Non è noto a quale pago fosse assegnata la valle. Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente le circoscrizioni civili furono sostituite da quelle religiose: il municipium divenne diocesi, il pagus pieve, il vicus parrocchia. Poiché la valle fece parte per secoli della pieve di Tignale, gli storici hanno ipotizzato che le vicinie valvestinesi appartenessero a quel capoluogoPaolo Guerrini, Memorie storiche della diocesi di Brescia, vol. 17, Moretto, Brescia 1939., ma non è da escludere un'ascrizione a quello più distante di Vobarno, la cui curia vantò diritti in valle fino al XIII secolo..

Della presenza romana restano il ritrovamento, nel 1885 in località Capetèl a Magasa, di tombe con corredo di lucerne funerarie e moneteIl materiale recuperato fu portato nel museo del Collegio civico di Desenzano dal professor don Bartolomeo Venturini e sottoposto allo studio dell'archeologo Giovanni Rambotti, preside del Ginnasio-Liceo Bagatta, ma andò disperso negli anni seguenti.; il toponimo di Rocca Pagana; un peso di stadera del III secolo rinvenuto verso il 1968 nella Grotta dei Mandèi di Magasa e oggi al Museo romano di Brescia; un sesterzio dell'imperatore Massimino Trace coniato nel 236, trovato casualmente nel 1969 presso l'ingresso della chiesa di San Giovanni Battista di Turano; e infine il ricordo della torre di Turano, i cui ruderi furono adoperati nel 1240 da Bonifacino da Bollone per edificarvi un castello.

Al passaggio fra tarda antichità e alto medioevo rimandano le tombe rinvenute a Magasa: nel 1973, in località Pià, lo scavo delle fondamenta delle scuole elementari portò alla luce tre tombe in fossa d'epoca barbarica (476-774), in cassa rettangolare di lastre lapidee profonde oltre un metro, in una delle quali si rinvennero un pettine d'osso e una tomaia; nella stessa località, verso il 1950, ne erano già state trovate altre quattro durante lo scavo della pavimentazione di una cantina. In tutte le sepolture il cranio era orientato a nord-est e la direzione della sepoltura verso sud-ovest.

Goti, Bizantini e Longobardi Dopo la caduta dell'Impero d'Occidente e l'instaurazione del Regno ostrogoto di Teodorico il Grande, fra il 535 e il 553 la penisola fu percorsa dalla guerra gotica fra Impero bizantino e Ostrogoti. Anche la valle non parve restarne immune: indagini archeologiche sul monte Castello di Gaino, in territorio di Toscolano Maderno, hanno portato alla luce un insediamento militare bizantino riconducibile a quel periodo o all'immediatezza dell'invasione longobarda, punto strategico di controllo dei passi che dalla Valle Sabbia e dalla Val di Ledro conducono al Garda attraverso la Val VestinoGian Pietro Brogiolo, La fortificazione altomedievale del Monte Castello di Gaino, 1999.. Ad epoca tardoromana o altomedievale sono riconducibili anche il castello di Zumiè e il castello di Vico a Capovalle e il castello-Rocca Pagana di Magasa, dove sono state rilevate «strutture murarie con materiali ceramici»..

Con l'invasione del 568 la valle fu incorporata nel ducato di Brescia e nella circoscrizione della Judicaria, assieme all'alta Valle del Chiese e del Sarca. Le Judicariae erano circoscrizioni che ricalcavano nei confini un preesistente ordinamento militare romano, poste ai limiti settentrionali del Regno dei Longobardi; tale ripartizione persisteva ancora nel 927, sotto Berengario del Friuli, quando il territorio faceva parte della Judicaria Summa Laganensis, estesa dal Trentino meridionale alla Valle del Chiese, alla Val di Ledro, a Riva del Garda e a Tignale. La circoscrizione si ridusse nel 1349, quando il 29 novembre il vescovo di Trento Giovanni III cedette a Mastino II della Scala, per 4000 fiorini d'oro, «li domini di Riva con Tenno, Ledro, Tignale, la valle di Cavedine e Arco».