Biografia Marco MusuroL'articolo di riferimento per questa biografia ed anche il più recente per la vita di Musuro è: . nacque a Candia, nell'isola di Creta, attorno all'anno 1470 ed era membro di una delle grandi famiglie cretesi.Mihail-Dimitri Sturdza, Dictionnaire historique et généalogique des Grandes Familles de Grèce, d' Albanie et de Constantinople, Paris 1983, p 362. Trattasi di una famiglia attestata in Creta già dal XIII secolo. Il padre è stato da alcuni identificato in tale , uno dei testimoni del testamento datato al 27 settembre 1486 di Teodoro ,A. Firmin-Didot, Alde Manuce et l'hellénisme à Venise, Paris 1875. ma in effetti nulla sembra collegarlo col nostro Musuro. Altra teoria è quella che si basa sul testo della sottoscrizione del codice Laurentianus LVII 5, dove il copista si firma come ma l'identificazione di questo scriba con Marco Musuro non trova d'accordo tutti gli studiosi, soprattutto M. Sicherl..
Nulla si conosce riguardo alla sua educazione da ragazzo: non si sa se sia stato educato in una scuola oppure da un precettore in casa. Certo è che per completare la sua istruzione, come era uso presso le nobili famiglie cretesi dell'epoca, si recò in Italia e più precisamente a Firenze attorno all'anno 1486.In una lettera scritta tra il 1499 ed il 1502 a Giovanni Gregoropulo parla della sua educazione in Italia rivolgendosi a se stesso: “Σὺ δὲ, καλὲ Μάρκε, οἴκοθεν μὲν ἀπεδήμησας ἐν Ἰταλίᾳ παιδευθησόμενος”, sempre nella stessa afferma che la famiglia non lo seguì: “ἀπέλιπες μὲν γονέας ἤδη γεγηρακότας” . Nella città medicea ebbe come maestro Giano Lascaris (1445?-1534) e questo è un fatto certo confermato dalla sua Ode a Platone (v. 59, ).
Si è a conoscenza di almeno dieci codici che copiò durante la sua permanenza a Firenze, in quattro dei quali si trova pure la sottoscrizione . Si tratta di autori abbastanza ricercati e quasi tutti in prosa, a eccezione di Licofrone e degli scolii ad Euripide e di quelli a Sofocle. Tutti questi codici sono formati da quinioni con piegatura in quarto, filigrane per la maggior parte dei tipi Briquet “Aigle” 86-91, iniziali in maiuscola epigrafica delineate da una doppia striscia di colore rosso-rosa o ruggine. La similarità dei codici conferma che questi manoscritti (tra i quali il Laur. LVII,52) furono vergati tutti nello stesso periodo dal medesimo copista, appunto Marco Musuro.
Nel Vat. gr. 1336 (manoscritto contenente Senofonte, De Socratis dictis, Dione Crisostomo e Plutarco, Moralia) nel margine superiore del foglio 199 (il primo del quaternione 199-206) si trova la scritta “Candie 1491”. Ciò fa supporre che durante quell'anno il Musuro si sia recato per un breve periodo a Creta, poiché il resto del manoscritto è invece stato completato a Firenze nel 1493, come riporta la sottoscrizione al f. IIIv.
Allievi assieme a lui a Firenze dovevano essere anche Michele Trivolis (1470-1556) e Aristobulo Apostolis (Candia 1468/69- Venezia 1535), del quale troviamo la grafia in due fogli all'interno di un codice vergato dal Musuro (Par. Gr. 2799, ff. 21-22v) e che copiò anche negli stessi anni (1492-93) due manoscritti ora conservati in Biblioteca Nazionale Marciana che Musuro usò come antigrafi del Burney 96 e del Laur. LVII 52.
Nel 1494, dopo la morte di Lorenzo il Magnifico, Musuro lasciò Firenze e si spostò a Venezia dove iniziò la collaborazione con Aldo Manuzio. Qui infatti lo troviamo nel 1495 quando copia un manoscritto ora conservato all'Escorial contenente Alessandro di Afrodisia. La sottoscrizione al f. 125 è “1495”. Inoltre si conosce da una deposizione di Musuro del 1498 che verso la fine del 1495 egli si recava a Candia dopo aver lasciato i suoi libri al copista Cesare Stratego; vi rimase per più di un anno. Ritornò sicuramente a Venezia nel 1497Lo menziona Giorgio Gregoropulo in una lettera del 14 settembre di quell'anno al figlio Giovanni: “ Ἀγαπητέ. ὁ κύριος Μάρκος ὁ Μεσούριος ἐλθὼν αὐτοῦ, φίλει πλεῖστα ὡς τὸν ἴδιον ἑταῖρον”, e in un'altra del 30 settembre: “ἄσπασόν μοι πάντας τοὺς γνωστοὺς καὶ τὸν τίμιον καὶ κύριον Μάρκον τὸν Μεσούριον” (). Sempre dalla corrispondenza dei Gregoropuli si viene a conoscenza di una controversia che avvenne in quel periodo tra Marco Musuro ed il suo compagno di studi Aristobulo Apostolis. Giorgio Gregoropulo scrive in una lettera al figlio e ad Aristobulo, i quali si trovavano entrambi a Venezia, informandoli che l'igumeno del monastero di S. Demetrio a Candia era morto il 16 febbraio 1497: -Ἴσθι καὶ ἕτερον, τὸ ὅτι ὁ ἡγούμενος κεκοίμηται τῇ ις' τοῦ φεβρουαρίου, καὶ ἠγέρθησαν λύκοι ἵνα ἀρπάσωσι τὸ σὸν μοναστήριον καὶί σε ἐξώσωσιν, οἵ εἰσιν ὁ ἱερὸς Θεόδωρος ὁ καὶ ῾Ρακενδύτης σὺν τῷ ἀνεψιῷ αὐτοῦ. [...] Καὶ ὁ ἕτερος ἦν ὁ σκοτενδύτης ὁ Μεσούριος, βοηθείας καὶ συνδρομῆς τοῦ κείνου θείου Μαχροῦ Μουσουραρέονος. Ἀλλ' οὖν κἀκεῖνος ἐξηγκωνίσθη καὶ ἐστράφη εἰς τὰ ὄπισθεν κατῃσχυμμένος μελαγχολῶν. (). Probabilmente il posto spettava ad Aristobulo ma interessava a molti tra i quali Giorgio menziona Teodoro Racendite, lo “σκοτενδύτης” Musuro con l'aiuto dello zio Macrò Musurareone ed un terzo che però non è nominato. Il posto fu assegnato alla fine ad Aristobulo soprattutto perché Gregoropulo lo sostituì nel frattempo. Il secondo nome della lista dei competitori sembra rimandare proprio a Marco Musuro, qui bollato come “vestito di tenebra”, epiteto non molto edificante; inoltre è certo che proprio in quel periodo Musuro si trovava a Candia.
Un curioso evento che coinvolse il dotto cretese avvenne nel 1498. Durante un processo che vedeva come imputato Andrea Servos tenutosi all'inizio di marzo, vennero chiamati Giorgio Vergizi, Giovanni Gregoropulo e Marco Musuro; per stabilire se un codice contenente testi di magia in greco dal titolo Interpretatio Solomontis ad filium suum Roboam (riconosciuto nel Taurin, gr, C. VII, 15) fosse stato vergato dall'imputato, ci si basò su altre due sue lettere in greco per riconoscerne la grafia. Questo libro era stato trovato dallo stesso Musuro presso Cesare Stratego (che era morto proprio durante l'assenza del Cretese) cui aveva lasciato anch'egli i propri libri prima di partire e, non riconoscendolo come proprio, lo aveva consegnato a Giuseppe vescovo di Metone. L'esame calligrafico eseguito da Musuro è estremamente accurato, basandosi sull'analisi delle lettere Β e Φ, sulla qualità della carta e sulla rapidità della scrittura: “Item mi è sta' monstrato una lettera scrita in greco, [...] et domandato se questa lettera è de una medema man che fuo scritto dito libro, respondo come che ho fato comparation in certe lettere, come sia dir B et Φ et altre generaliter et particulariter, et segondo che la mia conscientia me morde me par che s'asomeliano forte, vero è con diversa presteza et inchiostro et diligentia de conzamento de la charta[...]”.
Tra il 1497 ed il 1499 Musuro collaborò a diverse edizioni in prevalenza di Aldo Manuzio: Crastonus, Dictionarium Graecum (Aldo, Venezia, dic. 1497) Aristophanes cum scholiis (Aldo, Venezia, 15 lug. 1498) Epistolae diversorum philosophorum (Aldo, Venezia, 1498-1499) Etymologicum Magnum (Zaccaria Calliergi e Nicola Vlastos, Venezia, 8 lug. 1499)
Gli specialisti sono concordi nel ritenere l'edizione degli scolî ad Aristofane una delle migliori mai realizzate..
Marco Musuro si recò nel dicembre 1499 prima a Ferrara e poi si trasferì a Carpi, dove ottenne l'incarico di precettore e bibliotecario del principe Alberto III Pio, posto che prima aveva occupato Aldo Manuzio. Nel 1502 tornò a Venezia dove lavorò assieme con quest'ultimo a due nuove edizioni: Statius, Silvarum libri (Aldo, Venezia, nov. 1502) Euripides (Aldo, Venezia, feb. 1503)
Fu poi nominato dalla Repubblica di Venezia professore di greco a Padova nel 1505, quando morì Lorenzo da Camerino, in sua sostituzione (giacché questi si era recato a Lisbona nel 1500) insegnava però dal 22 luglio 1503, sebbene non fosse di ruolo. Il suo insegnamento a Padova si rivelò un evento importantissimo. Annoverò infatti, tra coloro che seguivano le sue lezioni, studenti da tutta Europa come Johannes Cuno ed Erasmo da RotterdamCuno nella prefazione alla sua edizione di Gregorio di Nissa afferma: “a praeceptore meo in utraque lingua disertissimo, Marco Musuro Cretensi, nuper in gymnasio Patavino didici”. Nelle Recollectae dello stesso è confermato che Musuro fece argomento di corso dell'Antologia planudea e Cuno, alla fine di alcune traduzioni del libro III dice di averle sentite “Patavii a Marco” nel 1505 (. Inoltre di Cuno sono conservati diversi taccuini di appunti da lui presi durante le lezioni del Musuro che vanno dal 1506 fino al 1509 per cui si viene a sapere con sicurezza che tra il 1507 e il 1508 Musuro lesse pubblicamente Omero. Lo stesso Cuno in una lettera del 1507 diretta a Jodocus Gallus afferma che Musuro spiegava Aristofane, Luciano di Samosata, Omero ed Esiodo (M. Sicherl, Musuros-Handschriften in Serta Turyniana, University of Illinois Press, 1974, 564-608. Riguardo ad Erasmo da Rotterdam non abbiamo la certezza che sia stato un allievo di Musuro ma senza dubbio i due si conoscevano. Infatti in una lettera diretta a Lazare de Baïf, datata al 31 marzo 1531, questi scrive: “Lazarum Bonamicum opinor me vidisse Patavii in edibus Marci Musuri, qui iam tum iuvenis plurimum et eruditionis et humanitatis prae se ferebat”.
Dai Diari di Marin Sanudo si sa che Marco Musuro nel gennaio 1505, quindi mentre era professore a Padova, si candidò per l'incarico di professore di greco a Venezia. Il suo concorrente era Niccolò Leonico Tomeo che ottenne poi la cattedra. Nel 1509 Musuro perse il posto poiché lo Studio di Padova chiuse a causa della guerra provocata dalla Lega di Cambrai contro la Repubblica veneziana. Riprese quindi nuovamente la collaborazione con Aldo Manuzio per l'edizione di Plutarco del marzo 1509: in effetti il codice Ambr. C 195 inf., antigrafo usato dalla tipografia aldina, contiene delle note di sua mano.
Inoltre in questo periodo a Musuro fu affidato dalla Serenissima Repubblica l'importante e delicato incarico di traduttore dei documenti di Stato scritti in grecoDi lui Sanudo infatti dice nel settembre 1510: “La letera di Bajasit, signor turcho, a la Signoria nostra, è in grecho, de primo septembrio. Qual fo fata tradur a Marco Musuro, optimo grecho[...], .. Nel 1511 divenne anche professore di greco a Venezia non lasciando però il suo incarico di traduttoreTestimoniato sempre da Sanudo: “Copia di la letera dil Signor turcho scrita a la Signoria nostra, portata per el suo ambasador Ruis et translatada di grecho in latin per Marco Masuro cretense, leze publice in questa terra in grecho, di zugno 1512”, .. Sanudo menziona Musuro in compagnia di alcuni personaggi di spicco della Venezia dell'epoca tra i quali Alberto III Pio, Cristoforo e Carlo Cappello.: “Da poi disnar, noto, el signor Alberto da Carpi vene a vedere il mio studio e il mapamondo insieme con tre savii ai ordeni sier Alvise Bembo, sier mafio Lion, sier Daniel Barbarigo. Eravi etiam sier Troian Bolani, sier Cristofal e sier Carlo Capello di sier Francesco el cavalier e do secretarii, Zuan Jacopo Caroldo et Nicolò Sagundino. È con lui domino Marco Mazuro, leze qui grecho; fo prima veder a caxa di sier Andrea Loredan".
Tra il 1513 ed il 1514 fu incaricato di insegnare ai giovani nobili della scuola della Cancelleria ducale dove venivano educati i futuri dirigenti della Repubblica.
Fu questo un momento importante per la sua carriera, che è documentato in una nota di sua mano datata 17 ottobre 1514 nel codice Par. gr. 2697, contenente il Commento all'Odissea di Eustazio di Tessalonica: .