La società foggiana (nota anche come quarta mafia) è un cartello criminale di stampo mafioso operante nella città di Foggia e in gran parte dell'omonima provincia, ma con cospicue infiltrazioni anche in altre regioni italiane. Si tratta di una mafia relativamente giovane il cui primo riconoscimento risale al 1994 ed è considerata una delle mafie italiane più brutali e sanguinarie. In considerazione dell'intensificazione della criminalità registrata negli ultimi anni il 15 febbraio 2020 è stata istituita a Foggia una ulteriore Sezione Operativa della DIA alle dipendenze del Centro Operativo di Bari. Nel gennaio 2022 è stata inoltre sancita la presenza di un presidio della Direzione distrettuale antimafia (DDA) di Bari.
La Società foggiana è priva di un vertice aggregante, ma è caratterizzata da una struttura interna compatta con organizzazione in "batterie" su un modello federale a forte connotazione familiare. Questo aspetto ne determina una conseguente impenetrabilità che ne rappresenta un punto di forza, cui si aggiunge il forte radicamento nel territorio, l'omertà del contesto ambientale ed equilibri fluidi utili a tessere alleanze con altre organizzazioni criminali presenti in provincia, in particolare a Cerignola, San Severo, San Marco in Lamis, Manfredonia, Monte Sant'Angelo e Vieste.
Storia La nascita
L'organizzazione criminale nasce all'inizio degli anni 1980 come "costola" della Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo, attraverso accordi formalizzati in un incontro avvenuto il 5 gennaio 1979 presso l'hotel "Florio" situato sulla Statale 16 tra Foggia e San Severo cui avrebbe partecipato lo stesso Cutolo, all'epoca evaso dal carcere di Ascoli Piceno.
Agli inizi degli anni ’80 a Foggia ci sono due fazioni che si scontrano ferocemente: da una parte Giuseppe Ciliberti, detto Pinucc u'biond, dall’altra Michele Carella. Tra l’83 e l’84 uno degli esponenti emergenti del primo clan, Gerardo Agnelli, detto il Professore, passa a quello rivale sposando una nipote di Carella, che nel frattempo viene arrestato negli Usa per droga. Agnelli assume il comando del clan, mentre Ciliberti viene ucciso il 3 ottobre del 1984. Al clan Agnelli-Carella si alleano presto esponenti di spicco della malavita foggiana, come Olinto Bonalumi, Marino Ciccone, Nicolino Delli Muti e Gaetano Moffa. Dopo l'omicidio di Giuseppe Ciliberti il crimine organizzato a Foggia si polarizza attorno a due gruppi dominanti: il primo ai cui vertici vi sono Giuseppe Iannelli, Gerardo Agnelli e Giosuè Rizzi cui si lega anche Rocco Moretti detto il Porco, il secondo, rivale, controllato da Giuseppe Laviano. Secondo le dichiarazioni di collaboratori di giustizia, Iannelli si sarebbe impegnato a versare circa il 40% dei proventi delle attività criminose perpetrate in Puglia al gruppo cutoliano. Nel giro di pochi anni tuttavia l'organizzazione criminale foggiana si libera dei vincoli con la camorra: nel 1983 l'omicidio di Giuseppe Sciorio, camorrista al soggiorno obbligato a Foggia, considerato il luogotenente di Cutolo in Capitanata e il successivo progressivo declino dello stesso spianano la strada all'autonomia della malavita foggiana.
Una data determinante nella storia della Società Foggiana è il 1º maggio 1986: è la notte della Strage del Bacardi, dal nome del locale in cui vengono uccisi tre pregiudicati del gruppo Laviano (in quei giorni detenuto ai domiciliari) e la compagna di un altro di loro che rimane ferito. I Laviano devono subire una lezione in modo clamoroso e violento, in modo che sia chiaro a tutti chi è che comanda sulla città, ovvero il gruppo Rizzi-Agnelli che verrà immediatamente sospettato di essere responsabile della strage. Nel gennaio 1989 la scomparsa di Giuseppe Laviano, legato alla Camorra, il cui corpo non fu mai trovato, segna un'ulteriore svolta nella guerra di mafia e l'ascesa al vertice della malavita organizzata di Rocco Moretti che, seppure detenuto dal 1989 con una condanna a 30 anni per omicidio, mafia e armi, continua a dirigere le operazioni del clan dal carcere. Anche Giosuè Rizzi va incontro ad una lunga detenzione per la strage del Bacardi. Gerardo Agnelli è invece ucciso nel giugno '90.
In seguito agli arresti operati dalla polizia nel 2004 con l'operazione "Mantide", tra i tanti particolari, sono emerse anche rivelazioni macabre secondo cui il cadavere di Pinuccio Laviano fu "spezzettato", la testa decapitata e la foto della stessa mostrata agli esponenti principali della Società durante i summit. Pare inoltre che Vito Lanza portasse con sé un osso del cadavere di Laviano a mo' di reliquia, tanto da utilizzarlo come soprammobile mentre pranzava. Il mandante dell'omicidio Laviano sarebbe stato, secondo le rivelazioni di diversi pentiti, lo stesso Rocco Moretti, capo storico della Società Foggiana e principale boss del clan Moretti-Pellegrino-Lanza. È da tener presente tuttavia che, dopo la condanna in primo grado, Moretti e Lanza furono entrambi assolti in appello dall'accusa di omicidio di Laviano.
I tre clan storici operanti in città sono: Moretti-Pellegrino-Lanza, Sinesi-Francavilla, Trisciuoglio-Prencipe-Tolonese.
Nonostante queste tre batterie siano state spesso in conflitto, non sono mancati accordi con i quali sono stati costituiti assetti multipartecipativi ad esempio del traffico di droga o delle estorsioni per condividere e spartire il profitti. Si assiste inoltre ad una costante evoluzione dei gruppi criminali, a causa di lunghe detenzioni dei principali referenti e di periodiche scissioni. In seguito alle maxi condanne del boss Roberto Sinesi e di suo figlio Francesco, e alla detenzione dei fratelli Francavilla, alcuni gruppi si sono messi in proprio: su tutti i fratelli Donato e Francesco Delli Carri (nipoti di Roberto Sinesi cui venne conferita la dote di "evangelista" dal boss calabrese Franco Coco Trovato) e i fratelli Frascolla, in grado di costituire batterie autonome. Negli anni la criminalità foggiana ha continuamente ridefinito i suoi equilibri di potere tra le diverse batterie in modo spregiudicato e violento. Dal 2013 si è verificata una polarizzazione del potere criminale sulle prime due batterie, impegnate fra loro in una violenta contrapposizione armata per la leadership interna e in una capillare attività estorsiva.
Prima guerra di mafia (1986-89) La prima guerra tra i clan della malavita di Foggia si svolge negli anni '80, epoca nella quale non è ancora riconosciuta la mafiosità della Società Foggiana, e vede contrapposti il clan Moretti-Rizzi e il clan Laviano.
31 gennaio 1986: Pinuccio Laviano, 26 anni, agli arresti domiciliari con permesso di andare al lavoro, viene ferito gravemente in un'autodemolizione in via Ascoli.
28 febbraio 1986: Gaetano Moffa, detto "Il nano", detenuto in semi-libertà e considerato appartenente al gruppo di Giosuè Rizzi, viene ucciso in piazza sant'Eligio mentre sta facendo ritorno in carcere.
11 marzo 1986: altro agguato a Pinuccio Laviano colpito in casa da una fucilata sparata attraverso la porta.
13 marzo 1986: sequestrato e torturato Savino Tanzi del clan Laviano. I carabinieri lo trovano legato con filo di ferro in un casolare.
6 giugno 1987: Nicola Laviano, 41 anni, camionista, fratello maggiore di Pinuccio, viene ucciso davanti alla sua abitazione in via Perosi. Per l'omicidio verrà condannato a 10 anni il pentito siciliano Vincenzo Paratore, che confessa l'omicidio perpetrato come un favore a Giosuè Rizzi che lo aveva nascosto durante latitanza. Il pentito avrebbe chiesto in cambio uno scambio di sicari tra Foggia e la Sicilia, accordo che non verrà poi mantenuto. Paratore sostenne di aver ricevuto supporto nella preparazione dell'omicidio da Franco e Giuseppe Spiritoso che però furono assolti in appello a Bari il 30 ottobre 1998.
5 luglio 1987: trovato in un pozzo tra Cerignola e Trinitapoli il cadavere di Antonio Ruotolo, di Orta Nova, scomparso il 7 aprile e ritenuto membro del clan Laviano. Il cadavere è in un sacco di juta e presenta un foro alla nuca.
31 marzo 1988: Tommaso Dello Russo, pregiudicato ritenuto vicino al clan Laviano, viene ucciso in un'autodemolizione di Terlizzi. Per l'omicidio viene condannato a 25 anni Rocco Moretti, il Porco, considerato l'esecutore materiale.
14 dicembre 1988: in un bar di via Monsignor Farina a Foggia viene ucciso Mario Mondelli, intimo amico di Pinuccio Laviano che riesce a sfuggire ed è considerato il vero bersaglio del sicari. Mondelli era stato avvisato di tenersi alla larga da Laviano, in considerazione dei precedenti attentati, ma aveva risposto "Se devono ucciderlo, devono passare su di me". Secondo le rivelazioni del pentito Antonio Catalano, Mondelli era stato ucciso da Rocco Moretti che aveva utilizzato un revolver calibro 357 prestato dallo stesso Catalano ad un'amica.
11 gennaio 1989: dopo essere scampato a tre agguati, Pinuccio Laviano, 28 anni, esponente di primo piano della criminalità foggiana negli anni '80, decide di lasciare temporaneamente Foggia per allontanarsi dalla situazione di rischio estremo, dirigendosi in treno nel tarantino, forse a Martina Franca. Il 10 gennaio 1989 lo attende sotto casa l'amico Franco Vitagliani, che deve accompagnarlo in auto alla stazione a San Severo, dove Laviano deve prendere un treno, per evitare la stazione di Foggia. Ma a San Severo Laviano non arriverà mai. La sua scomparsa rimane a lungo un mistero perché il cadavere non verrà mai rinvenuto. L'indagine sulla sua scomparsa rimane a lungo senza colpevoli fino al 2005, quando le rivelazioni di alcuni pentiti portano all'arresto di Rocco Moretti, Vito Lanza, Salvatore Prencipe e Franco Vitagliani. Quest'ultimo, detto "a Sciuccarell", è "l'amico" che doveva accompagnare Laviano in stazione. È detenuto in carcere in regime di 41 bis e sarà però l'unico condannato per questo omicidio, raggiungendo la ragguardevole somma di 5 condanne all'ergastolo per altrettanti omicidi. Contro di lui peserà la testimonianza dall’ex moglie Rita D'Onofrio, mentre i tre computati verranno assolti dopo la condanna in primo grado. Secondo l’accusa, per aver salva la vita dal clan rivale Rizzi-Moretti, Vitagliani tradì l’amico. L'ordine era di consegnarlo vivo a chi voleva torturarlo e ammazzarlo, ma Vitagliani, per risparmiargli le torture, uccise Laviano sparandogli al capo. Il corpo sarebbe stato successivamente consegnato al clan rivale che lo avrebbe spezzettato. La foto del capo mozzato di Laviano sarebbe stata mostrata durante summit mafiosi.
Con lo sterminio del clan Laviano si conclude la prima guerra di mafia che vede l'affermazione del gruppo che fa capo a Gerardo Agnelli, Giosuè Rizzi e Rocco Moretti.
Seconda guerra di mafia (1990) La seconda guerra di mafia, legata al controllo dei traffici di droga, si svolge a partire dagli anni '90. Con i boss Rizzi e Moretti detenuti per omicidio, le redini della Società Foggiana sono nelle mani di Gerardo Agnelli e Michele Mansueto. È in fase di ascesa un nuovo protagonista della criminalità foggiana, Roberto Sinesi, legato alla 'ndrina calabrese di Franco Coco Trovato (alleato dei De Stefano di Reggio Calabria).
10 giugno 1990: Gerardo Agnelli, il Professore, viene ucciso mentre si trova davanti al suo autosalone in via Onorato, a porta Manfredonia. Un sicario che indossa una parrucca e due pistole lo insegue tra la folla e lo crivella di colpi, esplodendogli anche colpi di grazia alla testa e fuggendo su una moto guidata da un complice. Solo dopo 16 anni, a seguito di rivelazioni di pentiti, verranno arrestati Rocco Moretti, già detenuto, indicato come il mandante che avrebbe frenato le ambizioni di Agnelli di ascendere al vertice della criminalità cittadina e Vincenzo Antonio Pellegrino, Capantica, indicato come il sicario. Condannati in primo grado nel 2007, sono stati entrambi assolti in appello.