Formazione e carriera Si laurea in Scienze politiche nel 1998 presso l'Università Federico II di Napoli con una tesi dedicata al fenomeno della deflazione da debiti. Nel 1999 consegue il Master in Economics del Coripe Piemonte presso il Collegio Carlo Alberto di Torino seguendo i corsi, tra gli altri, di Giancarlo Gandolfo e Luigi Montrucchio, nonché di Elsa Fornero e Pier Carlo Padoan, che in seguito criticherà per il loro operato come ministri.Intervista di Natascha Lusenti a Emiliano Brancaccio, La3, 3 ottobre 2014. Cfr. anche 'Padoan? È il profeta del dolore fiscale', intervista a Emiliano Brancaccio di P. Bracalini, Il Giornale, 10 ottobre 2014. Nello stesso anno risulta vincitore della borsa BNL "Guido Carli" per studi economici all'estero e nell'anno successivo trascorre un periodo di formazione presso la School of Oriental and African Studies (SOAS) dell'Università di Londra. Attualmente è professore associato di Economia politica presso l'Università Federico II di Napoli. Ha pubblicato articoli su varie riviste accademiche internazionali, tra cui Cambridge Journal of Economics, Structural Change and Economic Dynamics, Review of Political Economy, Journal of Post Keynesian Economics. In ambito divulgativo ha collaborato con riviste e quotidiani, tra cui l'Espresso, Il Sole 24 Ore, il manifesto, Financial Times. È stato ospite di varie trasmissioni televisive, tra cui Porta a Porta, Report, Presa Diretta, e ha tenuto una rubrica settimanale intitolata "Eresie" su Rai Radio 1.

Pensiero economico Annoverato tra gli esponenti delle scuole di pensiero economico cosiddetto critico o anche eterodosso, è stato definito da Il Sole 24 Ore un economista di «impostazione marxista, ma aperto a innovazioni ispirate dai contributi di John Maynard Keynes e Piero Sraffa».R. Sorrentino Teoria in cerca di exit strategy, Il Sole 24 Ore, 14 luglio 2010. Sulla posizione teorico-politica di Brancaccio, si vedano anche gli interventi di Mauro Gallegati, Annalisa Rosselli, Roberto Torrini ed altri pubblicati in Brancaccio, E., De Cristofaro, F. (a cura di) (2019). Crisi e rivoluzioni della teoria e della politica economica: un simposio. Moneta e Credito, v. 72, n. 287 Ha ripreso e sviluppato, contestualmente allo scenario della globalizzazione economica, la tesi della tendenza alla centralizzazione del capitale postulata da Karl Marx, fornendo inedite prove empiriche e un'interpretazione originale del fenomeno collegata al comportamento delle banche centrali quali enti regolatori del ritmo di centralizzazioneBrancaccio, E., Cavallaro, L. (2011). Leggere il capitale finanziario. Introduzione a Hilferding, R., Il capitale finanziario. Milano, MIMESIS Edizioni. Brancaccio, E., Fontana, G. (2016). Solvency rule and capital centralisation in a monetary union, Cambridge Journal of Economics, 40 (4).Brancaccio, E., Giammetti, R., Lopreite, M., Puliga, M. (2018). Centralization of capital and financial crisis: a global network analysis of corporate control, Structural Change and Economic Dynamics, Volume 45, June, Pages 94-104..

È infatti l'ideatore della cosiddetta regola di solvibilità dei banchieri centraliE. Brancaccio (2010), Una critica delle interpretazioni della crisi basate sulla regola di Taylor, in id. La crisi del pensiero unico, Franco Angeli, Milano; Brancaccio, E., Suppa, D. (2012). Taylor rule and Solvency rule in a Monetary Scheme of Reproduction. In Lucarelli, S., Passarella, M. (edited by), New Research Perspectives in the Monetary Theory of Production, Sestante – Bergamo University Press, Bergamo; E. Brancaccio, G. Fontana (2013), Solvency rule versus Taylor rule: an alternative interpretation of the relation between monetary policy and the economic crisis, Cambridge Journal of Economics, 37(1); E. Brancaccio e G. Fontana (2015), Solvency rule and capital centralisation in a monetary union, Cambridge Journal of Economics, advance access, October 29. E. Brancaccio et al. (2015), Monetary policy rules and directions of causality: a test for the Euro area, Journal of Post Keynesian Economics, 38 (4)., un'interpretazione della politica monetaria che si contrappone alla convenzionale regola di Taylor. La "regola di solvibilità" si basa sull'idea che il banchiere centrale non sia in grado di governare il ciclo economico e l'inflazione: il suo ruolo effettivo consisterebbe piuttosto nel gestire la politica monetaria ai fini della stabilizzazione finanziaria e della connessa "regolazione di un conflitto" tra capitali solvibili e capitali potenzialmente insolventi. Tale attività di regolazione influirebbe, tra l'altro, sul ritmo delle liquidazioni, sui relativi processi di centralizzazione dei capitali e anche sulle condizioni di sostenibilità di specifici regimi valutari. Su questo tema ha dibattuto con Lorenzo Bini Smaghi, sostenitore invece dell'idea tradizionale per la quale le banche centrali sarebbero in grado di controllare l'inflazione.Dibattito tra Bini Smaghi, Brancaccio ed altri sugli effetti dell'austerity e il ruolo della politica monetaria, 15 maggio 2013. Si veda anche S. Lucarelli (2013), Tutte le contraddizioni di Bini Smaghi, Keynesblog, 17 maggio 2013

È autore inoltre del testo Anti-Blanchard, che propone un approccio critico al modello macroeconomico prevalente rappresentato dal celebre manuale di Olivier Blanchard, ex capo economista del Fondo Monetario Internazionale.E. Brancaccio, Anti-Blanchard. Un approccio comparato allo studio della macroeconomia, Franco Angeli, Milano, terza edizione, 2017 (prima ed. 2012) Nella presentazione del volume, Marcello Messori afferma che «le critiche che Brancaccio muove al manuale di Blanchard hanno il merito di mostrare la non univocità delle possibili rappresentazioni analitiche della realtà economica». Francesco Giavazzi, di contro, ha invece sostenuto che la duttilità del modello di Blanchard sarebbe dimostrata proprio dal fatto che Brancaccio lo adopera come base per la sua critica al mainstream.Amighini A., Brancaccio E., Giavazzi F., Messori M. (2012), A New Textbook Approach to Macroeconomics: a Debate. Rivista di Politica Economica, 3. Sul tema si veda anche Insegnare la macroeconomia dopo la grande recessione, Seminario, Università Bocconi di Milano, 25 maggio 2011. Il volume è stato persino avallato, nonostante le profonde diversità di vedute e formazione accademica, dallo stesso Blanchard"When Emiliano asked me to endorse Anti Blanchard Macroeconomics, I was a bit taken aback. You can guess why. But I agree with him that we should always question our assumptions, confront them to the facts, and be open to change if the facts dictate it. Questions such as whether we can expect the economy to return to health by itself, whether recessions have permanent adverse effects, whether the interest rate channel of monetary policy works, are essential ones. For the time being, I stand by the conclusions of my textbook, but I am happy and indeed eager to see them challenged" (Olivier Blanchard). Tratto dalla cover del libro: Emiliano Brancaccio with Andrea Califano, Anti Blanchard Macroeconomics. A comparative approach, Edward Elgar 2018., col quale ha poi sostenuto pure un dibattito sulla materia. Robert Skidelsky asserí in merito: «Il fatto che uno dei cardinali dell’ortodossia ante-crisi sia disposto a lodare questo testo eterodosso, è la prova del disordine in cui la macroeconomia mainstream si trova dopo il crollo del 2007-2009»R. Skidelsky, Preface to E. Brancaccio and A. califano, Anti Blanchard Macroeconomics, Edward Elgar 2018..

Contributi al dibattito di teoria e politica economica Sviluppando alcune intuizioni di Augusto Graziani e Paul Krugman, diversi anni prima dell'inizio della crisi del 2010 richiamò l'attenzione sulla sostenibilità degli squilibri di bilancia dei pagamenti verso l'estero in seno all'Unione monetaria europea, sui connessi rischi di "mezzogiornificazione" dei paesi periferici dell'Unione e sui conseguenti problemi di tenuta futura dell'eurozona.E. Brancaccio, Deficit commerciale, crisi di bilancio e politica deflazionista, Studi Economici, 96(3), 2008 (paper presentato al convegno L'economia della precarietà il 9 ottobre 2007 a Roma). L'autore ha poi ripreso il tema in vari articoli successivi, pubblicati sull'International Journal of Political Economy e sul Cambridge Journal of Economics.. Questa tesi, secondo cui la crisi dell'area euro dipende da squilibri nei conti esteri, si distanzia dalla visione prevalente che invece si concentra sugli squilibri nei conti pubblici.

Ha ideato lo standard retributivo europeo, una proposta di coordinamento europeo della contrattazione finalizzata a contrastare la tendenza agli squilibri di bilancia dei pagamenti e alla deflazione salariale all'interno dell'Unione. La proposta è stata sostenuta da varie forze politiche in Italia e all'estero e presentata alla conferenza "Reinassance for Europe" del Partito socialista europeo (Parigi, 16 marzo 2012)E. Brancaccio (2012), Current account imbalances, the Eurozone crisis and a proposal for a European wage standard, International Journal of Political Economy, vol. 41, 1.. Cfr. anche E. Brancaccio (2011), Crisi dell'unità europea e standard retributivo, Diritti Lavori Mercati, 2. La proposta è stata poi ripresa in varie sedi, tra cui: Europa-Italia. Un progetto alternativo per la crescita. Contributo del PD al Programma nazionale di riforme, marzo 2011; Paolo Ferrero, Pigs! La crisi spiegata a tutti, Deriveapprodi, Roma 2012, p.206; AA.VV. (2012), Lettera aperta sulla crisi dell'europa, Sbilanciamoci, 8 marzo.; Meaulle, M. (edited by) (2012), Austerity is not the solution! Contributions to European economic policy. Foundations for European Progressive Studies, Proceedings of the conference "Reinassance for Europe. The Common Progressive Vision", Paris, March 16, 2012. ma in seguito accantonata, al pari di altre ipotesi di coordinamento delle politiche europee. Nel 2016 ha quindi presentato al Parlamento europeo una nuova proposta, più generale, definita standard sociale sui movimenti internazionali di capitale..

È stato redattore e promotore della Lettera degli economisti (2010) e del Monito degli economisti (2013) sulla crisi dell'eurozona. I due testi sottolineano gli effetti negativi delle politiche di austerità adottate dai governi europei per fronteggiare la crisi, ed evidenziano che tali politiche accrescono la probabilità di nuove crisi bancarie e alimentano l'instabilità dell'area euro. Tra i firmatari dei documenti vi sono numerosi esponenti della comunità accademica internazionale, tra cui Dani Rodrik, James Galbraith, Wendy Carlin, Mauro Gallegati, Alan Kirman. È stato autore e co-firmatario del documento Italian Economists for an Anti-Virus Plan (2020), pubblicato sul Financial Times durante la crisi del coronavirus.E. Brancaccio, R. Realfonzo, M. Gallegati, A. Stirati, With or without Europe: Italian Economists for an Anti-Virus Plan, Financial Times, 13 March 2020. È stato redattore e promotore dell'appello The Economic Conditions for the Peace (2023), pubblicato sul Financial Times e Le Monde e firmato da vari esponenti della comunità accademica mondiale, tra cui Robert Skidelsky. L'appello mette in evidenza i nodi economici che alimentano le tensioni militari a livello mondiale e che andrebbero affrontati per avviare un percorso di pacificazione.