Labbazia di Leno, o Badia leonense, era un antico complesso monastico benedettino fondato nel 758 dal re longobardo Desiderio nel territorio dell'attuale comune di Leno, nella Bassa Bresciana. Fu abbattuta per volere della Vicinia di Leno nel 1783, con autorizzazione del Senato di Venezia, per poterne utilizzare i materiali nella realizzazione della nuova parrocchiale e della villa della famiglia Dossi. Oggi dell'antica abbazia rimangono solo frammenti lapidei, conservati in larga parte nel museo bresciano di Santa Giulia, mentre in loco sono stati rinvenuti dei tumuli grazie agli scavi archeologici tenutisi nel 2003 dalla Sovrintendenza per i beni archeologici della Lombardia.

Storia

Il cenobio sorse nell'VIII secolo, in un'epoca di fioritura del monachesimo italiano. I monaci che vi abitavano erano stati fatti arrivare appositamente da Montecassino affinché diffondessero anche in quell'area la regola benedettina. Agli abati furono elargite numerose concessioni regie e papali che accrebbero, nel corso del Medioevo, il prestigio del cenobio lenese e lo resero un importante centro culturale, economico, religioso e, per i comuni dei dintorni, anche politico. L'abbazia raggiunse l'apice del suo sviluppo nell'XI secolo, cui fece seguito un progressivo decadimento del complesso monastico e del suo prestigio.

Con l'introduzione della commenda nel 1479 si può far iniziare un secondo periodo dell'esistenza del monastero, caratterizzato dal nuovo tipo di giurisdizione degli abati commendatari ma che vide comunque la continuazione di quella parabola discendente che si arresterà solamente nel 1783, anno dell'abbattimento del complesso monastico.Angelo Baronio, Il «dominatus» dell'abbazia di San Benedetto di Leno. Prime ipotesi di ricostruzione in .

Nel corso dei secoli la chiesa abbaziale così come lo stesso convento furono più volte ricostruiti a seguito di incendi e altri gravi danni subiti, con il risultato di allontanarne sempre più la struttura architettonica da quella originale desideriana.Andrea Breda, L'indagine archeologica nel sito dell'abbazia di S. Benedetto di Leno in .

Le origini Gli anni che precedettero la fondazione del monastero di Leno furono caratterizzati dalla lotta per il trono longobardo, scatenatasi in seguito alla morte di Astolfo, tra Desiderio duca di Tuscia e Rachis, fratello di Astolfo. Il duca, dapprima in svantaggio, cercò il sostegno dei Franchi e del papato promettendo a quest'ultimo territori in Emilia e nelle Marche. Per accattivarsi ancor più lo Stato Pontificio promosse importanti iniziative monastiche, specialmente nel Settentrione, stanziando a favore dei vari ordini monastici ingenti quantità di denaro e fondando anche nuovi edifici religiosi, come nel caso dell'abbazia di San Benedetto di Leno e del monastero di Santa Giulia a Brescia.Claudio Azzara, Il re e il monastero. Desiderio e la fondazione di Leno in .

Il cenobio lenese sarebbe sorto nel luogo dell'omonimo centro abitato, che aveva iniziato a costituirsi grazie soprattutto all'edificazione di una pieve, dedicata al Battista;. i lavori di costruzione terminarono poco dopo l'ascesa al trono di Desiderio (758) che, oltre a partecipare alla cerimonia d'inaugurazione in compagnia della consorte e di un nutrito gruppo di vescovi, provvide a dotarla di un cospicuo patrimonio immobiliare, che annoverava beni sparsi in tutta la Lombardia orientale,, sul lago di Como e 58 paesi o feudi (tra i quali San Martino dall'Argine) posti nel bresciano, cremonese, milanese e mantovano..

Il monastero sorse accanto a una chiesa preesistente, dedicata al Salvatore, alla Vergine Maria e all'arcangelo Michele, in cui i frati avrebbero officiato le messe e conservato le reliquie. Queste, che erano state portate nel bresciano da un gruppo di dodici monaci, avviatori dell'esperienza monastica lenese e provenienti direttamente da Montecassino, annoveravano le ossa dell'avambraccio di san Benedetto, iniziatore dell'ordine, e i resti dei Santi Vitale e Marziale, donati dal papa a Desiderio stesso e da questi cedute al nuovo cenobio.Claudio Azzara, Il re e il monastero. Desiderio e la fondazione di Leno in .

Nel 774, al crollo dell'egemonia longobarda in Italia per mano dei Franchi, il monastero visse momenti di preoccupazione per il venir meno del monarca fondatore, ma ben presto ci si rese conto che il re straniero, Carlo Magno, come difensore del Cristianesimo aveva tutto l'interesse a preservare l'integrità degli enti monastici, tanto da concedere agli abati di Leno il controllo sulla corte, oggi mantovana, di Sabbioneta.. Nel corso degli anni il patrimonio immobiliare del monastero si accrebbe sempre più non solo per donazioni fatte da persone vicine alla corte imperiale, ma anche e soprattutto per lasciti di privati.Angelo Baronio, Il «dominatus» dell'abbazia di San Benedetto di Leno. Prime ipotesi di ricostruzione in . Già agli albori del IX secolo il cenobio di Leno risultava legato da rapporti economici e spirituali a quello transalpino, ben più celebre, di Reichenau, sito nei pressi di Costanza, e fu ben presto elevato al rango di abbazia imperiale, come testimonia la nomina dell'abate Remigio ad arcicancelliere dell'imperatore Ludovico II..

Il medesimo sovrano, per esplicito intervento dell'abate suo funzionario, riconfermò alla comunità benedettina i beni elargiti dai suoi antenati, la esentò dal versamento delle tasse e decretò che i confratelli potessero eleggere direttamente il rettore del cenobio,Angelo Baronio, Il «dominatus» dell'abbazia di San Benedetto di Leno. Prime ipotesi di ricostruzione in . riscuotere e trattenere i prelievi fiscali dei loro possessi fondiari;. il diploma prevedeva inoltre che nessun uomo al di fuori dell'abate potesse giudicare un residente nei domini del monastero.Angelo Baronio, Il «dominatus» dell'abbazia di San Benedetto di Leno. Prime ipotesi di ricostruzione in .

Lo splendore

Nel X secolo, caratterizzato dalle ripetute incursioni in Italia degli Ungari, i monaci di Leno provvidero a fortificare l'area attorno all'abbazia con palizzate e torri e cintarono la curtis di Gottolengo.. Nel 938 i possedimenti del cenobio si allargarono ulteriormente con l'inclusione di Gambara.. Vent'anni più tardi con i diplomi di Berengario II e Adalberto II i vasti possessi benedettini spaziavano dal Veronese alle Valli di Comacchio e dal Modenese al Bresciano.Angelo Baronio, Il «dominatus» dell'abbazia di San Benedetto di Leno. Prime ipotesi di ricostruzione in . Nell'elenco dei beni era compresa anche curtis Bonzaga, l'attuale Gonzaga in provincia di Mantova..

Nel 983 si verificò la prima occupazione del cenobio da parte di una banda di briganti locali, che furono ricacciati dall'intervento di Ottone III.. Nel 999 venne emanata la prima bolla pontificia, quella di Silvestro II, che garantiva al monastero il regime di libertas, già stabilito nei precedenti provvedimenti regi e imperiali, arricchiva i possedimenti includendovi la corte di Panzano e confermava all'abate il diritto di appellarsi a qualsivoglia vescovo, evitando così di ricorrere alla diocesi bresciana per la consacrazione del crisma e dei monaci..

L'XI secolo fu il periodo di massimo splendore dell'abbazia. Infatti, nel 1014, il diploma di Enrico II rappresentò per il cenobio di San Benendetto il maggior elenco di beni mai registrato, con possedimenti sparsi per ben novantacinque località di tutto il Settentrione.Angelo Baronio, Il «dominatus» dell'abbazia di San Benedetto di Leno. Prime ipotesi di ricostruzione in . Cinque anni più tardi l'abate Odone recepì le regole riformate dei Cluniacensi, che in quel periodo si stavano diffondendo anche nel Bresciano,. come testimonia l'edificazione dell'abbazia di Rodengo-Saiano a metà del secolo.

Nel 1030 iniziarono ad acuirsi i dissidi con la cattedra di Brescia a causa dei tentativi del vescovo di sostituirsi alla giurisdizione spirituale e in seguito anche temporale dell'abate. L'abbazia fu retta dal 1035 al 1075 da due monaci bavaresi provenienti da Niederalteich, i quali ampliarono la chiesa desideriana e riaffermarono il ruolo del cenobio a scapito della diocesi..Andrea Breda, L'indagine archeologica nel sito dell'abbazia di S. Benedetto di Leno in . Nel 1078 papa Gregorio VII vietò a qualsiasi laico di impossessarsi del monastero e amministrare le terre senza l'autorizzazione dell'abate, inoltre confermò i privilegi e le prerogative fiscali e religiose dei confratelli.Giles Constable, Monaci, vescovi e laici nelle campagne lombarde del XII secolo in .

La giurisdizione ecclesiastica della ricca abbazia di Leno pare si estendesse oltre i confini del proprio territorio e giungesse, intorno al 1107, a comprendere anche il monastero benedettino di San Tommaso Apostolo di Acquanegra, territorio situato tra il Chiese e l'Oglio, che i monaci avevano bonificato..

La decadenza Nel secolo successivo iniziò la parabola discendente del monastero benedettino, processo che avrebbe condotto alla cessione in commendam del cenobio, avvenuta sul finire del XV secolo. Dopo un periodo di relativa quiete, attorno al 1135 il monastero fu distrutto da un incendio, presumibilmente di origine dolosa.. Nel 1144 abbiamo nota di un'ingerenza della diocesi bresciana negli affari della badia, quando la cattedra insediò un suo preposto nella parrocchia di Gambara, al tempo dipendente direttamente dall'abate di Leno. La questione relativa al controllo della sede gambarese avrà fine solo nel 1195, a seguito di un processo con esiti non esplicitamente favorevoli per ambo le parti, ma sostanzialmente a vantaggio del vescovo di Brescia.

Nel 1145 i confratelli ultimarono i lavori per la riparazione dei danni causati dall'incendio,. mentre sembra che durante il 1148 papa Eugenio III abbia soggiornato lungamente nel monastero,. fatto in cui è possibile intravedere un tentativo dell'abate Onesto di riaffermare il ruolo del cenobio. In quest'ottica di rilancio si colloca pure il provvedimento papale di Adriano IV (1156) che ridiede prestigio all'abbazia a scapito della diocesi bresciana e attribuì importanti privilegi agli abati..

Iniziò intanto progressivamente a concretizzarsi la frammentazione del dominatus abbaziale con la trasmissione del potere amministrativo su svariate e cospicue proprietà del Settentrione a numerosi feudatari;. le prime entità comunali che andavano affermandosi nei dintorni del cenobio, tra cui Gottolengo, Gambara, Ghedi (1196),Anno del primo documento attestante l'esistenza del comune di Ghedi. nonché Leno stesso,. avanzavano invece le prime rivendicazioni di autonomia dalla giurisdizione dell'abbazia. Per quasi un ventennio il monastero, che venne anche incendiato,Gabriele Archetti, Scuola, lavoro e impegno pastorale: l'abbazia di Leno nel medioevo (secoli IX-XIV) in . patì le campagne militari di Federico Barbarossa, ma questi, al termine dei suoi scontri con i comuni della Lega Lombarda, concesse ai monaci, schieratisi dalla sua parte, un importante diploma, effimera riconferma del potere del cenobio.

Nel frattempo il contrasto tra la diocesi bresciana e l'abbazia lenese andava acuendosi: si colloca in questo periodo, alla fine del XII secolo, una testimonianza emblematica di questo vero e proprio scontro perpetuo tra cattedrale e abbazia per il controllo delle decime e la giurisdizione delle chiese rurali.Gabriele Archetti, Pievi e monasteri in età romanica in . Si tratta di una deposizione giudiziaria di Montenario, canonico dell'abbazia in quegli anni, riportata nel Dell'antichissima badia di Leno pubblicato nel 1767 da Francesco Antonio Zaccaria, della quale però non ci è giunto l'originale. Montenario, riferendosi al proprio cenobio, dice: