L'autodafé, o auto da fé o sermo generalis, era una cerimonia pubblica, facente parte soprattutto della tradizione dell'Inquisizione spagnola, in cui veniva eseguita, coram populo, la penitenza o condanna decretata dall'Inquisizione. La parola deriva dal portoghese auto de fé (in spagnolo, acto de fe), cioè "atto di fede".
Storia Il primo autodafé di cui si ha notizia si svolse a Parigi nel 1242, durante il regno di Luigi IX.Stavans 2005:xxxiv. La maggior parte di questi cerimoniali fu officiata nella penisola iberica. La tradizione fu inaugurata dal grande inquisitore Tomás de Torquemada nel 1481 a Siviglia (sei degli uomini e donne che presero parte a questo primo rituale religioso vennero in seguito giustiziati), venendo poi mantenuta fino al XVIII secolo. L'ultimo autodafé pubblico dell'Inquisizione spagnola del quale si ha notizia risale al 1781.Abate Pietro Tamburini: -Storia Generale dell'Inquisizione- che cita testualmente: «Quarantesimo Inquisitore Generale (di Spagna) fu don Filippo Bertrand, vescovo di Salamanca, successe a Quintana nel 1775 e morì nel 1783. Il numero delle vittime sotto quest'Inquisitore fu tutti gli anni di due condannati alla pena di morte in persona, di dieci penitenziati pubblicamente e di moltissimi altri che subirono il loro castigo in segreto [...] L'ultima vittima perita tra le fiamme fu una beata. Perì in Siviglia il 7 di novembre del 1781 per un supposto patto e commercio carnale col demonio..». In realtà l'ultimo autodafé venne celebrato in Messico nel 1850.Enciclopedia Britannica alla voce "Autodafé".
Nel Regno di Sicilia (unito dinasticamente alla Spagna e il cui sovrano era rappresentato da un viceré), vennero organizzati in età moderna degli autodafé; di uno di questi, risalente al 6 aprile 1724, durante il quale furono bruciati vivi Fra Romualdo (al secolo Ignazio Barberi) e suor Gertrude (Maria Cordovana), si ha una relazione dettagliata.I documenti originali di molti autodafé siciliani sono reperibili nella Biblioteca Reale di Madrid e, in massima parte, non sono mai stati pubblicati. Cronaca pubblicata dal Santo Uffizio e redatta da Mons. Antonino Mongitore, Consultore e qualificatore dello stesso Si ha notizia anche di altri autodafé celebrati in Sicilia, uno dei quali viene citato da Vito La Mantia nel suo Origini e vicende dell'Inquisizione in Sicilia. Nell'anno 1732 avvenne l'ultimo "rilassato in persona" (consegnato al braccio secolare per essere bruciato vivo).Costui, Antonino Canzoneri della terra di Ciminna, di anni 58, carcerato il 5 febbraio 1723, dichiarato eretico formale, eresiarca, apostata, e condannato per sentenza del 19 dicembre 1729... fu consegnato per l'esecuzione della sentenza nell'atto Generale di fede celebrato in Palermo a 2 ottobre 1731 e fu bruciato nel piano di S. Erasmo il 22 marzo 1732 alle ore 19 e mezzo. Ved. ulteriori notizie riportate su: http://www.eretici.org con relative citazioni delle fonti. Francesco Renda, nel suo L'Inquisizione in Sicilia, elenca 114 autodafé celebrati in Sicilia dal 1501 al 1748.Quest'ultimo celebrato il 2 settembre nella chiesa del Convento San Domenico riportato dal Villabianca nei suoi Diari della città di Palermo in "Biblioteca storica e letteraria di Sicilia". Nel periodo della Riforma cattolica tale usanza fu adottata sull'esempio spagnolo anche dal Sant'Uffizio romano dell'Inquisizione generale.
L'Inquisizione in Portogallo godette di poteri limitati, essendo stata istituita nel 1536 ed essendo durata ufficialmente fino al 1821, anche se la sua influenza fu molto indebolita con il governo del marchese di Pombal, a partire dalla seconda metà del XVIII secolo. Gli autodafé si svolsero anche in Messico, Brasile e Perù: storici contemporanei dei Conquistadores, come Bernal Díaz del Castillo li registrarono. Si svolsero anche nella colonia portoghese di Goa, in India, a seguito dell'istituzione dell'Inquisizione in tale luogo nel 1562-1563.
Caratteristiche Un autodafé prevedeva: una messa, preghiere, una processione pubblica dei colpevoli e la lettura della loro sentenza.Peters 1988: 93-94. I condannati venivano trascinati in pubblico con i capelli rasati, vestiti con sacchi (sanbenitos) e berretti da somaro (corazos), o copricapi con la fenditura centrale e condotti a colpi di azotes (sferzate) in numero variabile secondo la sentenza. Le immagini riprodotte sulle vesti del reo indicavano la pena decretata: una croce di sant'Andrea se si era pentito in tempo per evitare il supplizio, mezza croce se aveva subito un'ammenda, le fiamme se condannato a morte. Gli autodafé si svolgevano sulla pubblica piazza e duravano diverse ore, con la partecipazione di autorità ecclesiastiche e civili.Molti degli autodafé pubblici vennero descritti da opere pubblicate all'epoca, in cui venivano elencati i dignitari che vi assistevano, i condannati e le loro sentenze. Si veda ad esempio, Matias de Bocanegra, Auto general de la fee..., Messico: 1649.
Il condannato che non aveva in alcun modo mostrato di pentirsi (pertinace) o che era già stato in precedenza condannato dall'Inquisizione (relapso) era destinato ad essere arso vivo. Poteva pentirsi in extremis, sia dopo la sentenza sia di fronte al rogo, ma soltanto se non fosse un relapso: in quest'ultimo caso prima di essere arso veniva strangolato o decapitato come atto di clemenza.Elena Brambilla, "La Giustizia intollerante: Inquisizione e tribunali confessionali in Europa (secoli IV-XVIII)", 2006, pag. 131. A chi si presentava per la prima volta spontaneamente e confessava il proprio errore indicando tutti gli eventuali complici (senza tuttavia escludere in ogni caso la tortura) venivano inflitte pene inferiori, come l'esilio, la prigione, la pubblica fustigazione, l'infamante abitello con la croce, ecc. Ai falsi accusatori veniva imposto di cucire sugli abiti due lingue di panno rosso. Le condanne a morte venivano eseguite dalle autorità civili in base alla sentenza dell'Inquisizione.
Nell'arte Rappresentazioni artistiche dellautodafé ritraggono solitamente la tortura e l'esecuzione del condannato sul rogo. Comunque, questo tipo di attività non ebbero mai luogo durante un autodafé,che era in sostanza un atto religioso.Enciclopedia Britannica alla voce autodafé Questo in quanto la tortura non veniva amministrata dopo la conclusione di un processo, e le esecuzioni erano sempre portate a termine successivamente e separatamente dalla cerimonia dellautodafé.Kamen 1997: 192-213. Erano inoltre eventi non molto frequenti: nella città di Toledo tra il 1575 e il 1660, ad esempio, se ne contarono "solo" 12.Helen Rawlings.The Spanish Inquisition, Editore: Wiley-Blackwell-2005, p.37 ISBN 0631206000; ISBN 978-0631206002
Note
Bibliografia
Franco Cardini (a cura di),
Edward Peters, Inquisition, 1988, New York, The Free Press. Henry Kamen, The Spanish Inquisition: A Historical Revision, 1997, Londra, Weidenfeld & Nicolson. Henry Charles Lea, A History of the Inquisition of Spain (4 volumi), 1906–1907, New York e Londra. Ilan Stavens, The Schocken Book of Modern Sephardic Literature, New York, Random House Inc., 2005 Simon Whitechapel, Flesh Inferno: Atrocities of Torquemada and the Spanish Inquisition, Creation Books, 2003. ISBN 1-84068-105-5 Emil van der Vekene, Bibliotheca bibliographica Historiae Sanctae Inquisitionis, Bibliographisches Verzeichnis des gedruckten Schrifttums zur Geschichte und Literatur der Inquisition, vol. 1-3, Vaduz, Topos-Verlag, 1982, 1983, 1992. Vito La Mantia, L'inquisizione in Sicilia. Serie dei rilasciati al braccio secolare (1487-1732), Palermo, stab. tipografico a Giannitrapani, 1904
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