La guerra d'indipendenza della Namibia è stato un lungo periodo di scontri che, dal 1966 al 1990, ha contrapposto le milizie indipendentiste namibiane affiliate alla South-West Africa People's Organisation (SWAPO) e l'esercito sudafricano.

Questo conflitto è anche talvolta citato come guerra di confine sudafricana, riferendosi ad un più ampio territorio di scontri comprendente anche la guerra d'indipendenza dell'Angola e la guerra civile in Angola nell'ambito della guerra fredda.

Il contesto storico Le origini del conflitto risalgono ancora alla prima guerra mondiale, quando il Sudafrica invase e conquistò la colonia tedesca dell'Africa del Sud-Ovest in Africa meridionale. La Namibia venne quindi governata come protettorato dal Sudafrica, in quella che doveva essere in origine solo una soluzione provvisoria, in attesa che la Namibia venisse riconosciuta come paese indipendente o ricevesse almeno lo Stato di colonia della Gran Bretagna.

Dopo la seconda guerra mondiale il Sudafrica si rifiutò però di cedere i territori, impedendo la formazione di uno Stato indipendente, e tentò invece di inglobare l'odierna Namibia nel proprio territorio contro il parere dell'ONU. Annessa di fatto come la quinta provincia del Sudafrica, l'ex Africa del Sud-Ovest non divenne mai ufficialmente parte del Sudafrica, anche se era rappresentata nel parlamento sudafricano con una propria delegazione.

Il conflitto

Dopo il rifiuto da parte del governo sudafricano di riconoscere l'indipendenza della quinta provincia e in seguito alle forti tensioni causate dall'apartheid, le proteste della SWAPO divennero sempre più pressanti e ben presto si verificarono i primi casi di guerriglia. Nel 1962 fu fondata l'ala armata della SWAPO, la People's Liberation Army of Namibia (PLAN), e a metà degli anni sessanta numerosi avamposti della SWAPO furono organizzati nel vicino Zambia. Nel settembre del 1965 vi furono le prime incursioni di gruppi armati in territorio sudafricano, mentre il primo scontro a fuoco tra la polizia sudafricana e la SWAPO avvenne il 26 agosto 1966, quando una unità di pattuglia della polizia scortata da elicotteri della aviazione militare sudafricana si scontrò con un gruppo di ribelli armati. Questa data è considerata l'inizio della guerra di confine sudafricana e portò alla creazione di forze speciali all'interno delle Forze della difesa sudafricane, per affrontare uno scontro militare che la sola polizia non era in grado di sostenere.

Nel 1966 l'UNITA iniziò a contrastare le forze coloniali portoghesi in Angola che si trovavano già in conflitto con l'MPLA e l'FNLA. Mentre l'MPLA e l'FNLA erano presenti principalmente nel nord dell'Angola, l'UNITA operava quasi esclusivamente nel sud del Paese.

Durante questo primo periodo furono soprattutto la South African Police e la South West African Police (SWAPOL), appoggiate dalla South African Air Force (SAAF), a contrastare le attività dei ribelli. Ben presto però l'intensità degli scontri fu tale che il governo sudafricano dovette dar vita a una apposita unità di polizia per tentare di marginare questo fenomeno e per sedare le ormai sempre più frequenti rivolte della popolazione di colore in Namibia. Alla fine degli anni sessanta fu quindi fondata la counter insurgency unit anche nota con il nome di Koevoet che aveva come compito quello di contrastare le attività dei guerriglieri.

In seguito alla rivoluzione dei garofani del 25 aprile 1974, il governo portoghese s'impegnò a riconoscere l'indipendenza dell'Angola a partire dall'11 novembre 1975. In vista dell'imminente indipendenza, le varie frange ribelli, che fino a quel momento avevano lottato per l'indipendenza dell'Angola, iniziarono a combattere tra loro per il controllo della capitale Luanda, scatenando una guerra civile in tutte le regioni dell'Angola. Il Sudafrica si mosse prontamente sul piano militare per difendere i propri interessi sulla diga di Calueque, che era stata costruita dai portoghesi in cooperazione con il Sudafrica e che, in base all'accordo stipulato con il dittatore portoghese António de Oliveira Salazar, doveva fornire energia elettrica a molte aree urbane in Namibia. Il conflitto originariamente delimitato nella sola Angola assunse quindi carattere internazionale coinvolgendo un numero sempre maggiore di paesi che vedevano minacciati i propri interessi in quelle regioni.

Le guerra civile in Angola

Il 1975 segnò la fine della guerra d'indipendenza dell'Angola, immediatamente rimpiazzata da una guerra civile nel quadro del più ampio conflitto della guerra di confine. Verso la fine del 1975 l'MPLA, che poteva contare sull'appoggio dell'Unione Sovietica e soprattutto di un nutrito contingente militare cubano (oltre soldatiCuba's African Adventure, Clive Foss, History Today, Vol 60, Issue 3, Marzo 2010), prese il controllo della capitale dell'Angola ed entro il 26 febbraio 1976 tutte le forze armate portoghesi avevano lasciato il paese. Gli Stati Uniti aiutarono ufficialmente l'UNITA ed l'FNLA per contrastare l'MPLA fino all'Emendamento Clark (1976) e durante l'amministrazione Reagan, in ogni caso durante tutto il conflitto rimase operativo il supporto della CIA. L'MPLA riuscì quindi a prendere il potere sciogliendo il governo nominato dai tre gruppi guerriglieri e, priva ormai di rivali, assunse di fatto il controllo di quasi tutto il territorio dell'Angola.

La reazione sudafricana non si fece attendere ed il 14 ottobre 1975 l'invasione dell'Angola su larga scala ebbe luogo durante l'operazione Savannah. Punto chiave dell'operazione era assicurarsi il controllo degli impianti elettrici di Ruacana-Calueque. Con l'aiuto dell'FNLA e dell'UNITA, le forze armate sudafricane riuscirono ad assumere il controllo della Benguela railway che avrebbe permesso, in caso di necessità, un rapido ritiro dal territorioMagnus Malan, My Life With The SA Defence Force, oltre a garantire una via di rifornimento attraverso un territorio impervio e quasi privo di vie di collegamento. Il Sudafrica decise di creare una Task Force per contrastare in modo efficace l'espansione dell'MPLA, che, secondo il governo sudafricano, puntava nel frattempo a prendere il potere anche nelle regioni confinanti con l'Angola. Fu quindi formata la task force Zulu composta dai gruppi da combattimento Alpha e Bravo, che aveva come compito quello di infiltrarsi nel territorio dell'Angola per contrastare le attività dell'MPLA e per assumere, in vista di una prossima invasione delle regioni meridionali da parte dell'esercito sudafricano, il controllo di alcuni punti chiave in queste aree. In soli 15 giorni la Task Force Zulu catturò Nova Lisboa (Huambo), Rocadas, Sa da Bandeira e Mocamedes. In soli 30 giorni i sudafricani riuscirono a percorrere oltre 3000 chilometri di giungla, raggiungendo alla fine del trentesimo giorno la città di Ngunza.Magnus Malan, My Lewe Saam Met Die SA Weermag: p.124 e puntando verso la capitale angolana. I gruppi da combattimento Foxbat, Orange e X-Ray furono inviati di seguito in rinforzo. Dopo numerosi scontri tra guerriglieri dell'MPLA e forze sudafricane Cuba intervenne: il 4 novembre 1975 Fidel Castro lanciò l'Operazione Carlota inviando uomini delle Fuerzas Armadas Revolucionarias (FAR) su richiesta dell'allora primo ministro angolano Agostinho Neto.

Il 9 novembre 1975, su richiesta del comandante dell'FNLA Holden Roberto, la Task Force Zulu decise di attaccare Luanda. Fu approvato un bombardamento della capitale dell'Angola da parte dell'artiglieria pesante e furono dislocati in posizione tre obici da 140 mm. A causa della scarsa preparazione dei guerriglieri dell'FNLA, l'attacco fu un fallimento e il personale sudafricano si dovette ritirare. In questa occasione si creò il mito che i soldati sudafricani sarebbero giunti a pochi chilometri dalla capitale Luanda, tuttavia la presa della capitale dell'Angola non rientrava nei piani delle forze armate sudafricaneMagnus Malan, My Lewe Saam Met Die SA Weermag: "Die Liggies van Luanda".

Il 10 novembre MPLA e Cubani riportarono un'importante vittoria nella Battaglia di Quifangondo contro le truppe dell'FNLA e dello Zaire, scontro decisivo per l'annientamento del FNLA.

Il 25 novembre i militari cubani sconfissero le forze sudafricane nella battaglia di Ebo, mentre i primi di dicembre la Task Force Zulu riportò la vittoria nella battaglia di Bridge 14.

A metà dicembre il Sudafrica estese il servizio militare e iniziò ad impiegare le riserve. Entro la fine dell'anno la lotta cominciò a volgere a favore dell'MPLA. In aggiunta, le critiche internazionali al Sudafrica e il cambiamento nelle politiche estere americane insieme alla pressione delle FAR cubane, spinsero il Sudafrica a ritirare le proprie forze armate dall'Angola nel marzo 1976. Il Sudafrica, però, non cessò di sostenere l'UNITA nella lotta contro l'MPLA. Nel decennio che seguì, le forze armate sudafricane intrapresero numerose operazioni militari in Angola, Zambia, Zimbabwe, Botswana e Mozambico per contrastare una possibile espansione dell'MPLA.

Le mediazioni ONU e degli Stati Uniti

Dal 1966 al 1988 il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite approvò una serie di Commissioni per trovare una soluzione al problema dell'indipendenza della Namibia. Ciò nonostante, il Sudafrica non riconobbe l'indipendenza della Namibia neanche dopo che il consiglio di sicurezza ne aveva dichiarato illegittima l'annessione al Sudafrica.Paragraph 6 of UNSCR 435 of 1978: "Declares that all unilateral measures taken by the illegal administration in Namibia in relation to the electoral process, including unilateral registration of voters, or transfer of power, in contravention of resolutions 385 (1976), 431 (1978) and the present resolution, are null and void." Un ruolo chiave venne giocato dal finlandese Martti Ahtisaari, futuro premio Nobel per la pace. Entrato in contatto con le principali organizzazioni indipendentiste della Namibia, specialmente con la SWAPO, al termine del suo incarico come ambasciatore a Dar es Salaam, fu nominato commissario dell'ONU per la Namibia. Nel 1982 furono gettate le prime basi per l'indipendenza del paese e per dotarlo di una sua costituzione. Compito di mediatore lo ebbero gli Stati Uniti che, a partire dal 1984, si impiegarono, senza successo, affinché le forze della South African Defence Force fossero ritirate dall'Angola meridionale.

Il ruolo mediatore degli Stati Uniti fu però sottoposto anche a pesanti critiche, specialmente da coloro che puntavano a ricevere il riconoscimento dell'indipendenza della Namibia a livello internazionale. Nonostante la politica americana promettesse a parole una rapida fine del conflitto, gli Stati Uniti sembravano invece incoraggiare il Sudafrica ad estendere la propria sfera di controllo sui paesi limitrofi, fornendo all'UNITA missili Stinger, missili anticarro e armi di ogni genere per contrastare l'MPLA.

Nel 1987 il governo angolano decise quindi di sferrare una pesante offensiva nel sud del paese per ritornare in possesso delle regioni meridionali. Nonostante il parere negativo dei consiglieri militari cubani, l'esercito angolano lanciò un attacco da Cuito Cuanavale in tutta la regione lungo il confine con il Sudafrica. In risposta, l'esercito sudafricano invase nuovamente le regioni meridionali dell'Angola dando il via alle operazioni militari Modular e Hooper e respingendo le forze regolari dell'Angola fino alla città di Cuito Cuanavale da dove era iniziata l'offensiva.