Il ministrante (dal latino ministrare, "servire") è propriamente un fedele laico uomo o anche donna, se consentito dal parrocoCfr. Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, Istruzione «Redemptionis sacramentum», su alcune cose che si devono osservare ed evitare circa la Santissima Eucaristia, Capitolo II. La partecipazione dei fedeli laici alla celebrazione dell'Eucaristia, n. 47, 25 marzo 2004, su La Santa Sede. URL consultato l'8 aprile 2015. La partecipazione delle donne al servizio liturgico rimane una possibilità, non un diritto, e come tale è facoltà del vescovo diocesano disporre in merito. Tale normativa al momento non è stata ancora cambiata, nonostante la disposizione del 10 gennaio 2021 di Francesco, Lettera Apostolica in forma di Motu Proprio “Spiritus Domini” sulla modifica del can. 230 § 1 del Codice di Diritto Canonico circa l’accesso delle persone di sesso femminile al ministero istituito del Lettorato e dell’Accolitato, su Bollettino quotidiano della Santa Sede. URL consultato 21 febbraio 2021. il quale svolge un servizio alla comunità cristiana, ai sacerdoti e ai diaconi durante la liturgia e nelle altre celebrazioni di preghiera. La Costituzione conciliare sulla Sacra Liturgia Sacrosanctum ConciliumConcilio Ecumenico Vaticano II, Constitutio de Sacra Liturgia «Sacrosanctum Concilium», Roma, 4 dicembre 1963, traduzione italiana, Costituzione sulla Sacra Liturgia «Sacrosanctum Concilium», n. 29, su La Santa Sede, Documenti del Concilio Vaticano II. cita i "ministranti", definendo il loro servizio un "vero ministero liturgico". Si legge infatti:

Siccome tale ruolo è tradizionalmente svolto da ragazzi o giovani, i ministranti erano detti un tempo, e ancora oggi da alcuni ma impropriamente, chierichetti (diminutivo di chierico).Il servizio del ministrante fa riferimento ad un ministero laicale, come definito dalla Lettera apostolica Ministeria quaedam del 1972, la quale nel contempo ha abolito gli ordini minori, per cui l'uso del termine "chierichetto" è del tutto improprio, a maggior ragione se riferito a fanciulle che, per la vigente normativa canonica, non possono accedere agli ordini sacri. L'uso del termine ministrante, in luogo di quello di chierichetto, fa riferimento ad una diversa concezione di chiesa descritta dal Concilio Vaticano II (Lumen gentium, nn. 9-17) come popolo di Dio nel quale vi sono vari ministeri o servizi, piuttosto che una società gerarchicamente costituita e governata dal clero, per cui chi svolge un servizio non lo farebbe come "ministrante" ma in qualche modo come un privilegio di associazione al clero, un "chierichetto", tant'è che si parlava un tempo di "piccolo clero", anche organizzato in specifiche "Associazioni del Piccolo Clero").

Oltre alla chiesa cattolica ci sono servizi simili nelle chiese ortodosse, nella chiesa anglicana, e in alcune chiese protestanti.

Il termine "ministrante" è usato nella liturgia anche per indicare un ministro sacro incaricato di svolgere un determinato rito, come ad esempio nelle messe pontificali: il "diacono ministrante" è quello che proclama il Vangelo per distinguerlo dagli altri detti "diaconi assistenti".

Aspetto canonico

Nelle Chiesa latina A livello giuridico, il servizio del ministrante è legato a quello del ministro istituito (uno dei due ministeri, assieme a quello del lettore) detto accolito, pur non essendo un ministero istituito. La Chiesa cattolica prevede che oltre all'accolito istituito si possa dare anche un ministero di accolito de facto: i fedeli possono svolgere alcune funzioni dell'accolito, e questo è quanto avviene con la funzione svolta dai ministranti (specialmente nella preparazione dei vasi sacri e delle incensazioni, o nell'adempiere a funzioni diverse come cerimoniere liturgico, o nell'assistenza di un vescovo, porgendo mitria e pastorale con la vimpa).

"Chierichette"

L'Istruzione Redemptionis sacramentum così si esprime:

In seguito a questa possibilità è stato introdotto il termine improprio di "chierichette". Nelle diocesi di Treviso e di Milano, per non usare il termine "chierichette", è stato introdotto quello di "ancelle", istituendo così una distinzione tra i maschi e le femmine ministranti, resa visibile spesso anche dall'abito, che per i chierichetti è quello tradizionale (talare e cotta) e per le ancelle una tunica. Queste ultime poi spesso svolgono un servizio liturgico complementare a quello dei chierichetti: accoglienza, offertorio, scambio della pace, distribuzione dei foglietti degli avvisi.

Precedentemente il servizio all'altare era riservato ai maschi. In mancanza di maschi, le donne dovevano rispondere al sacerdote stando fuori dal presbiterio.S. C. R. 27 agosto 1836 n. 2745, 8 cit. da Pietro Veneroni, Manuale di liturgia, vol. III, VIII ediz., Pavia, Ancora, 1940, p. 65. Il riferimento corretto per i Decreta authentica è invece S. C. R. 27 agosto 1836 n. 4633, X

Nelle Chiese orientali Nella Divina liturgia bizantina delle Chiese ortodosse e cattolica il servizio di assistenza al sacerdote è svolto essenzialmente dal diacono e dai suddiaconi detti anche ipodiaconi (dal greco ὑποδιάκονος). Esistono anche gli equivalenti dei chierichetti, detti con parola greca “papadaki” che significa “pretini” e possono essere solo maschi. Non si concepisce la presenza di molti chierichetti nel santuario (la parte della chiesa corrispondente al presbiterio delle chiese latine), si preferisce che ci siano pochi ministranti adulti, se poi vi sono i chierichetti si preferisce che essi siano guidati da un ministrante adulto, per preservare il raccoglimento che il luogo sacro richiede.

Di solito l’adulto che svolge stabilmente il servizio liturgico viene ordinato suddiacono dal vescovo; sugli altri ministranti, visto che devono accedere al santuario, il vescovo recita la preghiera specifica per chi si dedica al servizio ecclesiastico, poi benedice lo sticario e glielo fa indossare.

Tipi di servizio Durante la celebrazione liturgica i ministranti aiutano il celebrante portando le ampolline, il messale, il comunichino (piattino della comunione) e altri oggetti liturgici.

A seconda delle funzioni svolte il ministrante assume i seguenti nomi:

Turiferario (addetto al turibolo per le incensazioni) Navicelliere, naviculario o navettario (addetto alla navicella) Secchiellifero (addetto al secchiello dell'acqua benedetta e all'aspersorio) Ceroferario (addetto ai candelieri; spesso i ceroferari sono in coppia) Crocifero o crucifero (addetto alla croce) Caudatario (addetto a sorreggere la mitria e il pastorale del vescovo; esso indossa la vimpa) Accolito (si occupa del trasporto delle ampolline, dei libri liturgici e di aiutare il sacerdote, quando necessario) Cerimoniere (assiste il sacerdote in quasi ogni azione, girando le pagine del messale, seguendo le azioni del sacerdote o aiutandolo a trasportare e muovere oggetti vicini allo stesso. La sua presenza è facoltativa).

Compiti

Rito romano Nella Messa secondo il rito romano, i ministranti svolgono le seguenti funzioni, alcune delle quali sono essenziali per ogni celebrazione, altre, come l'uso dell'incenso, caratterizzano le celebrazioni più solenni, secondo criteri di opportunità pastorale.

Processione d'ingresso: precede il turiferario col turibolo affiancato alla sinistra dal navicelliere con la navicella, segue il crocifero che porta la croce astile, affiancato da due ceroferari che portano i candelieri. Seguono gli altri ministranti e il celebrante. Proclamazione del Vangelo: se si usa l'incenso, i ministranti portano turibolo, navicella e candelieri presso l'ambone. Offertorio: i ministranti aiutano il celebrante nel ricevere l'offerta dei doni e li collocano sull'altare. Preparazione dell'altare e del calice: i ministranti portano all'altare il calice assieme alla patena su cui viene collocata l'ostia, la palla, il corporale, all'occorrenza la pisside o le pissidi con le particole da consacrare insieme all'ostia, che diventeranno il Corpo di Cristo, quindi, le ampolline dell'acqua e del vino, che userà il diacono (se presente) o il celebrante per versare il vino e l'acqua nel calice che diventeranno il Sangue di Cristo. Se si usa l'incenso il celebrante incensa i doni, l'altare e la croce, successivamente, il turiferario incensa il sacerdote e l'assemblea. Il turiferario deve compiere due tocchi di turibolo per parte e inchinarsi prima e dopo di incensare il sacerdote e l'assemblea. Lavabo: un ministrante accolito porta la brocca o l'ampollina dell'acqua con la bacinella; l'altro porta il manutergio. Anamnesi ("consacrazione"): se si usa l'incenso, sotto l'altare il turiferario porta il turibolo, il navicelliere la navicella, un accolito o lo stesso turiferario incensa le specie eucaristiche all'elevazione, alcuni ceroferari (da due a sei) tengono i ceri, mentre un ministrante suona la campanella per richiamare l'attenzione dei fedeli a quello che sta accadendo. Comunione: un ministrante deve tenere il comunichino (piattino) o la tovaglietta sotto il mento dei comunicanti mentre i ministri distribuiscono la Comunione per evitare che le ostie o i loro frammenti cadano a terra. Purificazione: un ministrante porge l'ampollina dell'acqua al celebrante o a un concelebrante o al diacono o all'accolito istituito per purificare i vasi sacri; in alternativa è il ministrante stesso a versare l'acqua nel calice. È di massima importanza che il ministrante non venga a contatto con i vasi sacri prima della purificazione. Processione finale: il crocifero porta la croce astile, affiancato da due ceroferari con i candelieri. Altri compiti possono essere l'accoglienza dei fedeli, la raccolta delle offerte e il suono del campanello oltre che all'ostensione delle specie eucaristiche all'anamnesi, all'inizio del Gloria alla Messa in Caena Domini del giovedì santo e alla Veglia pasquale. Possono inoltre leggere le letture, le antifone in mancanza di lettori e guidare le risposte dei fedeli. Infine in determinate occasioni (come l'aspersione domenicale dei fedeli e alla veglia pasquale, l'aspersione del tumulo nei funerali, la benedizione delle palme e degli ulivi nella domenica delle palme) il secchiellifero regge il secchiello dell'acqua benedetta con l'aspersorio e al momento opportuno, dopo averlo intinto nell'acqua benedetta, lo passa al sacerdote per la benedizione.

Rito ambrosiano I compiti dei ministranti nel rito ambrosiano sono analoghi a quelli del rito romano. Una particolarità del rito ambrosiano è la divisione in tre classi, ognuna delle quali avente una funzione durante la messa. Accanto ai ministranti vi è il cerimoniere che li guida.

Esistono tre ordini di chierichetti:

Da primo: portano il messale e preparano l'altare, Da secondo: portano turibolo e navicella, Da terzo: portano i cantari e la croce.

Riti orientali I ministranti accompagnano il sacerdote: entrando nel santuario normalmente non passano dalla porta reale (la porta centrale dell'iconostasi), ma dalle porte laterali, distribuiscono il pane benedetto o antidoro, nelle processioni liturgiche portano le candele, le croci e le icone.

Abiti

Nelle Chiese latine La norma generale stabilisce che: "gli accoliti, i lettori e gli altri ministri laici possono indossare il camice o un'altra veste legittimamente approvata nella loro regione dalla Conferenza Episcopale" (OGMR, n. 339). In mancanza di disposizioni specifiche, valgono le consuetudini e le eventuali indicazioni dell'ordinario (il vescovo), per cui gli abiti dei ministranti sono molteplici e differenti: