Casacce - o Casacce de' disciplinanti - è il nome dato alle antiche e radicate confraternite della Liguria, situate essenzialmente a Genova o in aree geografiche sotto l'influenza della Repubblica di Genova e anche solo in 2 province dell'Argentina (grazie ai migranti genovesi).

Tali associazioni nascono come confraternite cattoliche, che come prassi normale hanno sede fisse in un oratorio dedicato al Santo a cui è dedicata anche la confraternita. Nate dai battuti per rivivere la Passione di Cristo, si è introdotto e consolidato nel corso dei secoli la tradizione del cristezante, cioè coloro che sono atti a portare il crocifisso durante le processioni a cui la confraternita partecipa.

Nomenclatura

Il termine Casaccia derivaFonte: Storia delle Casacce sul sito del Comune di Genova, secondo una versione, dal far casaccia, ovvero unire le confraternite: gli appartenenti, in sostanza, accomunavano sotto un unico santo protettore la Casata o il Sestiere di appartenenza. Secondo un'altra versione, il nome deriva dal fatto che i primi confratelli si radunavano in baracche di legno o strutture diroccate, dette casasse (grosse case), tuttavia risulta improbabile visto che si sa per certo che le prime confraternite si riunivano in cappelle all'interno di chiese o conventi, oltre al fatto che il termine appare per la prima volta alla metà del XVI secolo, periodo in cui le confraternite fanno casa.

Il termine si trova per la prima volta nel contratto per la realizzazione della cassa processionale di San Zita del 1561, latinizzato in cazacia.

Sono organismi laici con una sede propria, l'oratorio e la loro esistenza è testimoniata negli atti della Società Ligure di Storia Patria. Molto spesso i suoi aderenti appartengono a gruppi artigiani e, in questo senso, assumevano l'aspetto di una sorta di consorteria in appoggio ad uno specifico gruppo sociale.

È solo dal XV secolo che, divenute autosufficienti sotto l'aspetto economico, le originali confraternite possono usufruire di sedi proprie, costituite in oratori da cui saranno generati gruppi come quello delle Casacce genovesi.

Storia Le origini Le confraternite, esistenti fin dall'epoca romana, subirono un'evoluzione in epoca carolingia. Nel X secolo alle confraternite appartenevano solo persone di ambito ecclesiastico. Le prime confraternite erano composte dal clero della città, mentre quelle formate da laici si inizia ad avere prove sicure solo nel XII secolo, nel pieno vigore dell'epoca comunale in Italia. A seconda dell'importanza della confraternita si ritrovavano su un altare, o in una cappella, o un oratorio, per compiere le pratiche religiose, sotto la guida di un capo e di un sacerdote. Durante questi incontri spesso venivano lette le sacre scritture in lingua volgare, venivano fatte delle rappresentazioni delle scritture per il popolo. Oltre a queste pratiche religiose i confratelli avevano il compito di assistere gli infermi, il suffragio, di organizzare i funerali dei defunti, la carità verso i poveri e gli stranieri, la raccolta di somme da destinare alle elemosine per gli orfani, per le ragazze senza dote; inoltre facevano assistenza ai condannati a morte ed ai carcerati. Una pratica era quella di raccogliere fondi per poter riscattare i prigionieri di guerra, oppure coloro che venivano catturati durante le incursioni saracene e portati in Africa come schiavi. In quegli anni i confratelli, durante la processione, vivevano la Passione di Cristo in tutti gli aspetti più cruenti. È in quel periodo che si crearono le confraternite dette dei disciplinanti o flagellanti, dette anche dei battuti. Il movimento delle confraternite nacque a Perugia e si diffuse rapidamente in tutta Italia. Durante la processione oltre che a flagellarsi, invocavano anche la misericordia divina. La paura per la prossima apocalisse, del dies irae, quando solo chi avesse scontato tutti i peccati si sarebbe salvato. A Genova si ha prova certa della fondazione della Domus disciplinatorum intitolata a Sant'Antonio fondata nel 1232, nella chiesa di San Domenico (dove oggi è il Teatro Carlo Felice). Anche se la regola della disciplina era già in voga nell'Alto Medioevo, praticata dagli asceti come strumento di mortificazione e penitenza.

La diffusione A Genova il fenomeno si evolse rapidamente, grazia all'arrivo della processione partita in Umbria e guidata da Raniero Fasani nel 1260 e subito suscitò curiosità durante le processioni, vestito di sacco, con una disciplina in mano si batteva implorando misericordia e pace, andando per le vie e piazze infervorando tutti a seguirlo. In breve tempo si radunò molta gente disposta al suo pari ad autoflagellarsi. Raniero arrivò a Genova durante il periodo di Natale guidato dal rettore del popolo di Tortona, Sinibaldo degli Opizzoni, appartenente ai fratelli di penitenza. Nella città di Genova si fermò nella chiesa di San Francesco. Ne riporta un racconto dettagliato il Beato Iacopo da Varagine, contemporaneo ai fatti, ed in seguito Arcivescovo di Genova. Narrano le cronache che proprio a Genova ad opera dei disciplinanti, nel 1295 si stabilì una pace alle lotte tra guelfi e ghibellini. Il Monti nella sua opera "le Confraternite nell'Italia settentrionale" (Venezia 1927) fa riferimento alla Confraternita dei Battuti di Pietra Ligure come già esistente verso i primi del XIV secolo. Nel XIV secolo si vede la fondazioni di diverse confraternite quali San Giovanni, San Giacomo di Pre, Santa Caterina, Sant'Antonio. Poco dopo vengono fondate altre: San Bartolomeo, San Giorgio e Santa Croce. Nell'entroterra e sulla costa in quegli anni sorgono San Giacomo di Pino, Santo Stefano di Rivarolo, San Martino di Pegli, Sant'Ambrogio di Voltri e Santissimi Nicolò ed Erasmo di Voltri.

Nel 1399, per il Giubileo del 1400, molti uomini appartenenti al movimento laicale dei bianchi, con indosso una cappa bianca ed incappucciati, passarono per tutta la liguria diretti a Roma. A Genova arrivarono il 5 luglio e per il periodo che stettero nella città, furono ben accolti, ed i genovesi parteciparono alle iniziative proposte da questi. Questi portavano in testa alla processione il crocifisso. All'epoca si registrarono tre miracoli durante questo periodo, la guarigione di uno zoppo, la liberazione di una schiava e la resurrezione di un bambino dopo 3 ore che era morto. Con il loro passaggio nascono anche confraternite a Gavi, Rapallo, Lavagna, Recco e Loano. Nel 1405 l'opera del domenicano Vincenzo Ferreri - assai venerato a Genova - suscitò ulteriori sentimenti di esaltazione nei disciplinanti che si flagellavano durante le sue messe; a pochi anni di distanza le confraternite vennero messe in regola con la Chiesa dal frate francescano Bernardino da Siena. La separazione dalle chiese e la fondazioni di sedi separate iniziò nel XIV secolo, lentamente assieme alle confraternite anche altri gruppi si unirono agli oratori, andando lentamente a sviluppare la loro realtà attuale. Nel XIV secolo nacquero le compagnie del Corpo di Cristo e della Misericordia, le seconde per assistere i condannati a morte; sotto l'esempio di queste, sorsero confraternite votate all'assistenza ospedaliera. L'importanza continuò ad aumentare, andando ad essere dei veri e propri centri di potere non direttamente sotto l'autorità vescovile. Le confraternite presero il nome del santo a cui sono state dedicate. In quest'epoca nasce il nome di casacce. Difatti anche la Repubblica di San Giorgio formò la Casaccia ovvero la grande casa che doveva abbracciare le corporazioni di arti e mestieri. Nel 1528 la Repubblica della Superba nominò quattro Sindaci delle Casacce che avevano come compito organizzare le processioni ed i loro itinerari, vigilando su tutto quello succede, evitando che potessero scoppiare disordini, punire gli eventuali abusi. Negli archivi storici della città di Genova esistono resoconti precisi sull'attività dei Sindaci, verbali sulle discussioni riguardo ai percorsi delle processioni, oppure il divieto di poter far entrare cavalli nel Duomo di San Lorenzo, oppure la possibilità che durante le feste le porte della città potessero rimanere aperte per poter far entrare i fedeli in città per i festeggiamenti. Il 9 aprile 1530 quando i quattro sindaci delle casacce emanano il decreto sulle processioni delle casacce, a Genova si contano 21 confraternite distribuite nei quartieri della città, che fino allo sventramento ottocentesco del centro storico genovese, mantengono la loro posizione. Si possono dividere gli oratori in tre contrade Portoria con le Fucine, Castello e Sarzano con la Marina.

Questo sviluppo delle confraternite e della loro funzione sociale, portò al rinnovamento della vita cristiana, difatti nel XVI secolo nacquero nuove confraternite come le compagnie della carità e le compagnie del Divino Amore che fondarono ospedali e ricoveri per i bisognosi. Sempre nello stesso periodo i frati Carmelitani fondarono confraternite del Carmine ma di carattere puramente devozionale, affiancate dagli Eremitani di Sant'Agostino che fondarono quelle della Cintura, i Domenicani fondarono quelle del Rosario, diffuse anche quelle devote al Santissimo Sacramento a cui Papa Paolo III concesse numerose indulgenze e privilegi. Nelle zone rurali per combattere l'usura e poter controllare le sementi, vennero spesso fondate dei Monti di Pietà e del Grano. Nella città di Gavi esistevano le confraternite dei Bianchi, che si occupava del monte del grano, e dei Turchini, che si occupava del monte dei pegni.

Originariamente i confratelli indossavano cappe bianche di materiale povero aperte sulla schiena. Solo nel XVI secolo, con l'affievolirsi del fenomeno della flagellazione, si ebbe un arricchimento delle vesti, con la creazione di tabarini di raso e tessuti preziosi, anche ricamati in oro e argento.

Riguardo ai numeri di queste confraternite, abbiamo dei dettagliati elenchi per quanto riguarda Genova: dal 1480 al 1582 le confraternite erano 134, di cui 70 ancora vive nel Settecento; dal 1582 al 1811 ne furono fondate 124. Molte erano votate al Santissimo Sacramento e al Rosario; famosa fu quella dei 72 apostoli.

Per le confraternite, ora come allora, il momento più importante è senza subbio quello della processione, organizzate per le feste dei propri santi, o per alcune feste particolari, o come pellegrinaggi. Durante questi eventi i confratelli portano le casse processionali i crocifissi, mazze, stendardi, candele. I libri contabili conservati negli oratori ci danno l'esatto riscontro delle spese che venivano fatte per le processioni: candele per illuminare l'oratorio, compenso per la banda musicale, un compenso per i prelati che partecipavano, ed infine un rinfresco, spesso anche molto umile, con solo pane e vino, per chi aveva partecipato alla funzione, anche per le confraternite vicine che avevano voluto unirsi ai festeggiamenti.

La controriforma Prima del Concilio di Trento accadeva che nelle confraternite venivano letti testi, come quello dell'Ufficio della Beata Vergine, in lingua volgare, tuttavia la loro traduzione non era sicuramente buona. Nel 1571 Papa Pio V ordinò che si dovessero leggere testi in latino da lui approvati con la bolla Quod a Nobis.