La Chiesa cattolica la venera come beata.
Sua bisavola era Costanza d'Altavilla (Costanza I di Sicilia), madre di Federico II di Svevia.
Origine Costanza, secondo la Bartholomæi de Neocastro Historia Sicula era figlia del re di Sicilia Manfredi di Hohestaufen e di Beatrice di Savoia (1223-1259), che, secondo lo storico francese, Samuel Guichenon, nel suo Histoire généalogique de la royale maison de Savoie, era la figlia primogenita del decimo Conte di Savoia e Conte d'Aosta e Moriana e marchese d'Italia, Amedeo IV e della sua prima moglie, Margherita di Borgogna Manfredi, secondo il Thomas Tusci Gesta Imperatorum et Pontificum, era figlio illegittimo dell'imperatore Federico II di Svevia e di Bianca Lancia (Manfredus, quem sorore marchionis Lancee generavit) ed era zio del precedente re di Sicilia, Corradino di Svevia, che aveva spodestato e che, nel 1266, alla battaglia di Benevento contro Carlo I d'Angiò, oltre che il regno perse la vitamentre le più influenti famiglie siciliane come i Lauria, i Lanza e i Procida si rifugiarono in Aragona..
Biografia Il 15 luglio 1262, a Montpellier, come riportato nelle Cronache catalane del secolo xiii e xiv, di R. Muntaner, Volume 1, la quattordicenne Costanza sposò l'erede al trono d'Aragona Pietro, che, secondo la Cronaca piniatenseLa Cronaca piniatense è una cronaca storiografica, voluta dal re d'Aragona, Pietro IV, del regno di Aragona, dalle sue origini comitali sino alla Corona d'Aragona (1336, morte di Alfonso IV di Aragona) era il figlio maschio primogenito del re di Aragona e conte di Barcellona, re di Valencia e di Maiorca, signore di Montpellier, del Carladès e di altri feudi dell'Occitania Giacomo I e della seconda moglie la principessa ungherese Iolanda. Pietro, il mese prima, aveva garantito una dote a Costanza, come riportato nello Spicilegium vol. III.
Nel 1266, il padre, Manfredi di Sicilia, nella battaglia di Benevento contro Carlo I d'Angiò, oltre che il regno perse la vita, come riporta lo storico medievalista britannico, Charles Previté-OrtonC.W. Previté-Orton, L'Italia nella seconda metà del XIII secolo, in Storia del mondo medievale, vol. V, 1999, pag. 222.
Dopo la morte del cugino Corradino, nel 1268, Costanza come unica e legittima discendente della casata sveva, cercò di riprendere possesso del Regno di Sicilia spingendo il marito Pietro a intervenire nelle vicende del regno di Sicilia.Pierotti Cei, p. 22..
Dopo un regno di sessantatré anni morì a Valencia il 27 luglio 1276, suo suocero, Giacomo I, in cui, secondo l'ultimo testamento, datato 1272, lasciava a Pietro, i Regni di Aragona e di Valencia e le contee catalane, mentre all'altro figlio, Giacomo ereditò il Regno di Maiorca, che comprendeva anche Minorca (Isole Baleari), Ibiza e Formentera (isole Pitiuse) e la signoria di Montpellier. In novembre fu incoronata regina assieme a suo marito, Pietro, incoronato a Saragozza, come Pietro III, come riportato dal Diccionario biográfico español, Real Academia de la Historia e dalla Gran enciclopedia catalana.
Pietro III, che mirava a riconquistare per la moglie il regno di Sicilia e aveva contatti con la nobiltà che era scontenta della dominazione angioina, nel 1281 promosse una crociata contro i territori musulmani del Nordafrica e, senza aver ottenuto né l'approvazione né i soldi chiesti a papa Martino IV, nel giugno del 1282 sbarcò a Collo, in Barberia, non lontano da Tunisi, e vi si fortificò; inviò un'ambasceria al papa chiedendo sussidi per intraprendere una crociata contro i Mori, che gli fu negata. A seguito dell'insurrezione dei Vespri Siciliani della primavera del 1282, Costanza spinse il marito Pietro III a intervenire al fianco dei siciliani, che avevano inviato una delegazione in Nordafrica che offrì a Pietro l'ambita corona del Regno di Sicilia, in quanto marito di Costanza, legittima erede del regno normanno. Pietro accettò ed il 31 agosto sbarcò a Trapani, con 600 armigeri e 8.000 almugaveri (fanteria da guerriglia che sarebbe divenuta famosa per coraggio e crudeltà); Carlo I d'Angiò, che il 25 luglio aveva messo l'assedio alla città di Messina, dopo lo sbarco aragonese tentò un ultimo vano assalto a Messina e poi si ritirò.C.W. Previté-Orton, L'Italia nella seconda metà del XIII secolo, in Storia del mondo medievale, vol. V, 1999, pag. 238. Pietro occupò di lì a poco tutto il resto dell'isola. L'incoronazione come re di Sicilia avvenne a Palermo il 30 agosto del 1282. Nella primavera del 1283 Costanza sbarcò a Trapani, insieme ai figli (ad eccezione dell'ultimo nato, Pietro) e incontrò il marito a Messina. Fu l'ultimo loro incontro.
Pietro infatti, nel maggio del 1283, rientrò in Aragona, dopo essere stato scomunicato dal papa Martino IV, che non lo riconobbe re di Sicilia, anzi lo dichiarò decaduto anche dal regno di Aragona che offrì al futuro conte di Valois, Carlo terzogenito (secondogenito vivente) del re di Francia, Filippo l'ArditoHilda Johnstone, Inghilterra: Edoardo I e Edoardo II, in Storia del mondo medievale, vol. VI, 1999, pp.682. Prima di lasciare la Sicilia, Pietro e Costanza avevano donato il regno al loro secondogenito, Giacomo e Costanza aiutò il figlio nel governare. La regina, donna intelligente e mite, ebbe dei contrasti con la baronessa Macalda di Scaletta, moglie del gran giustiziere Alaimo di Lentini, uno dei protagonisti dei Vespri: la spregiudicata e volitiva nobildonna pretendeva di primeggiare anche sulla sovrana.Runciman, p. 41..
Suo marito, Pietro III, morì a Vilafranca del Penedès, l'11 novembre 1285 (lo stesso anno del suo avversario Carlo I d'Angiò e circa un mese dopo il cognato Filippo III), lasciando i regni di Aragona e di Valencia, le contee catalane (inclusa Barcellona) al figlio primogenito, Alfonso mentre, per rappacificarsi con la chiesa, lasciò il Regno di Sicilia al figlio secondogenito, GiacomoC.W. Previté-Orton, L'Italia nella seconda metà del XIII secolo, in Storia del mondo medievale, vol. V, 1999, pag. 240 Alfonso III, in quello stesso anno ratifico la donazione del regno di Sicilia al fratello, Giacomo e Costanza continuò a occuparsi della Sicilia, per conto del figlio Giacomo, incoronato re di Sicilia nel febbraio del 1286, che affiancò come reggente.
Ma il 19 giugno del 1291, il figlio maggiore Alfonso III morì improvvisamente, senza eredi, lasciando l'Aragona, Valencia, la Catalogna ed il governo di Maiorca a Giacomo e disponendo che la Sicilia andasse al terzo fratello Federico. Giacomo divenne sovrano della corona d'Aragona, si fece incoronare a Saragozza nel mese di luglio, ma si tenne il regno di SiciliaHilda Johnstone, Francia: gli ultimi Capetingi, in Storia del mondo medievale, vol. VI, pag. 587. Il fratello Federico fu inviato in Sicilia solo come luogotenente del re, dove raggiunse la madre, che si ritirò nel monastero delle clarisse da lei fondato a Messina.
Dopo il Trattato di Anagni del 1295 che prevedeva la riconsegna della Sicilia al papa, Federico rifiutò e il 25 marzo 1296 nella Cattedrale di Palermo fu incoronato re di Sicilia, riavviando le guerre del Vespro contro gli angioini, mentre Giacomo concluse la pace con i francesi e abbandonò la Sicilia al fratello Federico. Costanza, lasciò in Sicilia il figlio prediletto, e, nel febbraio 1297, si recò a Roma, dove assistette alle nozze di sua figlia Violante con Roberto d'Angiò, nipote del nemico Carlo I e re di Napoli, con la speranza di una duratura pace tra le due dinastie regnanti.
Nel 1299, Costanza tornò in Spagna e decise, secondo un suo personale desiderio, di dedicarsi alla meditazione e alla vita religiosa ritirandosi nella clausura di un convento di monache clarisse, dove trascorse gli ultimi anni della propria esistenza.Pierotti Cei, p. 120.
Costanza morì a Barcellona il 9 aprile 1302e fu tumulata nel Convento di San Francisco di Barcellona, dove era già sepolto il figlio, Alfonso III. Dal 1852 le spoglie di Costanza riposano nella cappella dei Santi Innocenti della cattedrale di Barcellona, per volere della regina Isabella II di Spagna. Molto probabilmente Costanza morì il venerdì Santo del 1300, come risulta da due documenti datati 9 aprile 1300 in cui il re, Giacomo II informa della morte della madre i prelati La muerte en la Casa Real de Aragón, doc. 2, pag. 20 ed i notabili delle maggiori città del regno La muerte en la Casa Real de Aragón, doc. 3, pagg. 21 e 22.
Ascendenza
Culto Molto devota al francescanesimo la principessa nel 1266 fondò il monastero di Santa Chiara di Huesca: nel 1294 ne farà costruire un altro a Messina, dove professò la regola di santa Chiara Santi e Beati, Beata Costanza d’Aragona Regina.
La Chiesa cattolica la venera come beata e a Barcellona viene ricordata il 17 luglio.
Costanza nella Divina Commedia Nella Divina Commedia Dante cita Costanza di Hohenstaufen, nel Terzo canto del Purgatorio, incontrando suo padre Manfredi, con le altre anime degli scomunicati, che vagano ai piedi della montagna del Purgatorio, fuori dai cancelli del Purgatorio, nel primo ripiano dell'antipurgatorio, chiamandola la «buona Costanza».
Discendenza Dall'unione con Pietro nacquero sei figli: Alfonso (1265-1291), detto "il Liberale", fu re di Aragona; Giacomo (1267-1327), detto "il Giusto", fu re di Sardegna, re di Sicilia e re di Aragona; Isabella (1271- 1336), detta "la Santa", fu regina di Portogallo; Federico (1273-1337), fu re di Sicilia o di Trinacria; Costanza (1273-1302), sposata nel 1297 con Roberto d'Angiò; Pietro (1275-1296), fu principe d'Aragona e di Sicilia.
Note
Bibliografia Fonti primarie Spicilegium, Volume 3.
. . #ES Cronache catalane del secolo xiii e xiv, una di R. Muntaner, Volume 1. #ES Cronisti e scrittori sincroni della dominazione normanna nel regno di Puglia e Sicilia. La muerte en la Casa Real de Aragón
Letteratura storiografica Edward Armstrong, L'Italia al tempo di Dante, in Storia del mondo medievale, vol. VI, pp. 235–296, 1999. Hilda Johnstone, Francia: gli ultimi Capetingi, in Storia del mondo medievale, vol. VI, pp. 569–607, 1999. Lia Pierotti Cei, Madonna Costanza Regina di Sicilia e d'Aragona, Milano 1995. C.W. Previté-Orton, L'Italia nella seconda metà del XIII secolo, in Storia del mondo medievale, vol. V, pp. 198–244, 1999. Steven Runciman, I Vespri siciliani, Milano 1975. Vittoria Vandano, Gli Svevi, Mondadori, Milano 1972. Wolfgang Sturner, Federico II, Edizioni De Luca, Roma, 1998.
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