Ha precedentemente insegnato all'Università di Harvard e alla Brown University, dove ha ottenuto il titolo di professoressa universitaria.Martha C. Nussbaum, University of Chicago (uchicago.edu) Dal 2006 è membro onorario dell'International Institute of Social Studies all'Aia (Paesi Bassi).Martha Nussbaum, International Institute of Social Studies (iss.nl) Attualmente ricopre il ruolo di Ernst Freund Distinguished Service Professor di diritto ed etica presso l'Università di Chicago, cattedra che include impieghi al Philosophy Department, alla Law School e alla Divinity School. Tiene inoltre corsi sugli studi classici e sulle scienze politiche, è membro del "Committee on Southern Asian Studies" e del consiglio direttivo del "Human Rights Program".

Biografia Nussbaum nasce nel 1947 a New York, figlia di George Craven, avvocato di Philadelphia, e Betty Warren, designer di interni. Descrive la propria educazione come quella di una "élite WASP della East Coast... molto sterile, molto interessata ai soldi e allo status".S. McLemee, "What Makes Martha Nussbaum Run?", The Chronicle of Higher Education. In seguito avrebbe descritto la propria insofferenza verso i "filosofi mandarini" come il "rigetto della mia educazione aristocratica. Non mi piace niente che assurga ad essere un gruppo chiuso o un'élite, nemmeno se è il Bloomsbury group oppure Derrida".R.S. Boynton, Who Needs Philosophy? A Profile of Martha Nussbaum , The New York Times Magazine.

Studiò teatro e i classici alla New York University, ottenendo il Bachelor of Arts nel 1969, e gradualmente si interessò di filosofia mentre ad Harvard studiava sotto la guida di G.E.L. Owen. A questo periodo risalgono anche il suo matrimonio con Alan Nussbaum (da cui divorziò nel 1987), la sua conversione all'ebraismo riformato, e la nascita della figlia Rachel.

Negli anni settanta ed ottanta continuò a studiare filosofia e i classici ad Harvard, fino a quando non si spostò alla Brown. Il suo libro del 1986, The Fragility of Goodness (trad. it.: La fragilità del bene), un saggio sull'etica greca, le diede fama presso gli umanisti. Il più recente Frontiers of Justice (Le nuove frontiere della giustizia) la rese poi una teorica della giustizia globale.

L'opera di Nussbaum si è spesso focalizzata sulle ineguaglianze di libertà e opportunità tra uomini e donne, e ha sviluppato una personale forma di femminismo che trae ispirazione dalla tradizione liberale, enfatizzando però il fatto che il liberalismo implica un ripensamento radicale dei rapporti tra i sessi e di quelli interni alla famiglia.M. Nussbaum, Women and Human Development, Cambridge University Press, New York 2000. Altro importante ambito di indagine sono le emozioni. Nussbaum ha infatti avallato la teoria "Neo-stoica" delle emozioni, secondo cui esse sarebbero delle valutazioni che attribuiscono alle cose e alle persone esterne un particolare valore per il soggetto agente, fatto di estrema importanza per lo sviluppo della persona. Su tali basi ha proposto le analisi di dolore, compassione, amoreM. Nussbaum, Poetic Justice: Literary Imagination and Public Life, Beacon Press, Boston 1995. e, successivamente, di disgusto e vergogna.M. Nussbaum, Hiding from Humanity: Shame, Disgust, and the Law, Princeton University Press, 2004.

Nella sua attività, Nussbaum ha inoltre preso parte a svariati dibattiti con altri intellettuali, sia nei suoi scritti di carattere accademico, sia su riviste popolari e recensioni, sia infine quando fu chiamata in causa come testimone in tribunale. La sua testimonianza al processo in Colorado per Romer V. Evans (il quale negava che la storia della filosofia potesse fornire allo Stato le basi per impedire a omosessuali e lesbiche di ricorrere ad una legge locale contro la discriminazione) è stata definita dai critici falsa e fuorviante.The Stand by Daniel Mendelsohn, from Lingua Franca, September 1996.Who Needs Philosophy?: A profile of Martha Nussbaum by Robert Boynton, The New York Times Magazine, November 21, 1999 Dal canto suo, Nussbaum rispose a queste critiche in lungo articolo, "Platonic Love and Colorado Law"M. Nussbaum, Platonic Love and Colorado Law: the Releavance of Ancient Greek Norms to Modern sexual Controversies, "Virginia Law Review", Vol. 80, n. 7, pp. 1515-1651, a cui seguì l'attacco contro Robert P. George, suo strenuo avversario. Tra gli altri intellettuali di cui ha criticato i libri nelle sue recensioni, ricordiamo Allan Bloom, Harvey Mansfield e Judith Butler. Dibattiti ben più seri in ambito accademico sono stati invece sostenuti con John Rawls, Richard Posner e Susan Moller Okin.

Attualmente, Martha Nussbaum è membro della American Academy of Arts and Sciences (dal 1988) e della American Philosophical Society. È inoltre Presidente Fondatore e Presidente Emerito della Human Development and Capability Association. A tutt'oggi ha ottenuto 32 titoli onorari da svariate università nel Nord America, in Europa ed Asia, e nel 2005 e 2008 è stata nominata tra i 100 intellettuali più importanti al mondo dalla Foreign Policy.

Opere principali La fragilità del bene (The Fragility of Goodness, 1986) La fragilità del bene affronta il dilemma etico per cui gli individui sottoposti fortemente alla giustizia si rivelano tuttavia vulnerabili ai fattori esterni e possono così compromettere pesantemente o addirittura negare la propria crescita umana. Analizzando e discutendo testi letterari e filosofici, l'autrice cerca di determinare i limiti in cui la ragione può essere autosufficiente, e rifiuta la nozione platonica secondo cui la bontà umana può difendere con successo da ogni pericolo - prendendo invece le parti dei tragediografi e di Aristotele, i quali considerano il riconoscimento della vulnerabilità umana la chiave per la realizzazione del bene per gli uomini.

In particolare, merita considerevole attenzione la sua interpretazione del Simposio di Platone. Tenendo presente l'importanza della coscienza della vulnerabilità di cui sopra, il ritorno di Alcibiade al termine del dialogo mina il discorso di Diotima sulla salita al mondo sovrasensibile delle idee. La presenza di Alcibiade riporta infatti l'attenzione alla bellezza fisica, alle passioni sessuali e alle limitazioni corporee - e quindi illumina sulla fragilità umana.

La fragilità del bene ha reso Nussbaum famosa in tutto il mondo, suscitando l'entusiasmo delle riviste accademicheH.E. Barnes, Comparative Literature, Vol. 40, No. 1 (Winter, 1988), pp. 76-77.P.B. Woodruff, Philosophy and Phenomenological Research, Vol. 50, No. 1 (Sep., 1989), pp. 205-210 e addirittura l'acclamazione dei mass media.B. Knox, The Theater of Ethics, The New York Review of Books L'allieva e intellettuale Camille Paglia confrontò La fragilità del bene con le più importanti opere accademiche del XX secolo.C. Paglia, Sex, Art, & American Culture. NY: Vintage Books, 1991. pp. 206. La notorietà delNussbaum si è così estesa alla stampa e alla televisione.

Coltivare l'umanità (Cultivating Humanity, 1997)

Coltivare l'umanità fa riferimento ai classici greci quale base per difendere e riformare l'educazione liberale. Riprendendo l'aspirazione di Diogene il Cinico di riuscire a trascendere "le origini locali e l'appartenenza ad un gruppo" per diventare "cittadini del mondo", Nussbaum rintraccia il successivo sviluppo di questa idea nello stoicismo, in Cicerone e infine nel liberalismo moderno di Immanuel Kant e Adam Smith. Nussbaum sostiene infatti il multiculturalismo nel contesto dell'universalismo etico, difende l'indagine accademica su razze, generi e sessualità umana, e inoltre approfondisce il ruolo della letteratura e dell'immaginazione nelle questioni etiche.

"Diventare cittadino del mondo significa spesso intraprendere un cammino solitario, una sorta di esilio, lontani dalla comodità delle verità certe, dal sentimento rassicurante di essere circondati da persone che condividono le nostre stesse convinzioni e ideali" (Nussbaum, 1999)

Attraverso queste parole, Nussbaum vuole trasmettere che "per essere veri cittadini del mondo" dobbiamo, come Diogene, diventare stranieri in patria e contare solo sulle nostre capacità e modi di vivere, mettendoci sempre in discussione e senza temere di pensarla in maniera diversa dagli altri. L'essere aperti al confronto continuo costituisce un mezzo per migliorare se stessi ed in qualche modo il mondo in cui si vive.

Allo stesso tempo, Nussbaum censura alcune tendenze accademiche contemporanee. Bolla il Decostruzionismo di Derrida in quanto "studio semplicemente inutile" ed etichetta le sue analisi della cultura cinese come "perniciose" ed "evidentemente prive di uno studio serio". Più in generale, critica anche Michel Foucault per la sua "incompletezza storica e mancanza di chiarezza", ma lo apprezza comunque per aver fornito "l'unica opera veramente importante che ha attraversato la filosofia sotto le effigi del Postmoderno". Nussbaum è poi ancor più critica verso figure come Allan Bloom, Roger Kimball e George Will per quelle che considera la loro debole conoscenza delle culture non occidentali e le loro inaccurate caricature dell'umanità di oggi.

Il New York Times ha elogiato Coltivare l'umanità come "un'appassionata, strenua affermazione del multiculturalismo" e lo ha acclamato come "una formidabile, forse definitiva difesa della diversità nei campus americani".J. Shapiro, Beyond the Culture Wars, The New York Times.

Sesso e giustizia sociale (Sex and Social Justice, 1999) Sesso e Giustizia sociale dimostra che, poiché il sesso e la sessualità sono distinzioni moralmente irrilevanti imposte artificialmente come fonti della gerarchia sociale, ne risulta che il femminismo e la giustizia sociale sono fusi in una comunione di intenti. Confutando le obiezioni anti-universaliste, Nussbaum propone le cosiddette libertà funzionali (capacità umane personali) quali basi per la giustizia sociale.M. Nussbaum, Sex & Social Justice. New York: Oxford University Press, 1999. pp. 29-47.

Nussbaum discute a lungo le critiche femministe allo stesso liberalismo, inclusa l'accusa avanzata da Alison Jaggar secondo cui il liberalismo esige un "egoismo etico". È invece d'accordo con le critiche di Catharine MacKinnon al matrimonio, e si appropria del suo punto di vista in quanto compatibile con il liberalismo.M. Nussbaum, Sex & Social Justice. New York: Oxford University Press, 1999. pp. 55-80.

L'autrice condanna inoltre la pratica delle mutilazioni genitali femminili, in quanto privano l'individuo delle sue funzioni normative con rischi per la salute ed effetti negativi sulle funzioni sessuali, violano la dignità e provocano condizioni di non autonomia. Enfatizzando poi il fatto che tali pratiche sono portate a termine con il ricorso alla forza bruta, che sono irreversibili, che non vi è consensualità e che sono legate al concetto della superiorità e del predominio dell'uomo sulla donna, Nussbaum giunge a dichiarare le mutilazioni genitali un vero e proprio atto di ingiustizia.M. Nussbaum, Sex & Social Justice. New York: Oxford University Press, 1999. pp. 118-130.