La festa del grano di Foglianise, comune italiano della provincia di Benevento, in Campania, è un festa patronale che si svolge ogni anno dall'8 al 18 agosto.
Essa ha origini antiche, legate all'abbondanza del raccolto e alle antiche festività pagane. Oggi la festa è legata al culto di san Rocco, patrono del paese.
Elemento caratterizzante della manifestazione è la sfilata dei carri di grano la mattina del 16 agosto, un corteo di riproduzioni in miniatura di monumenti famosi, di strumenti agricoli riguardanti la mietitura, oppure opere scaturite dalla fantasia dei "carristi", realizzate mediante tecniche differenti di intreccio di steli di grano sfilano per il paese. Gli "artisti della paglia" danno vita a "trecce", "laccetti", raffinate lavorazioni che sembrano trame intessute.
Nel corso del tempo, accanto alle tecniche conosciute e diffuse, altre sono state sperimentate e applicate agli impalcati di legno o ferro, denotando una continua evoluzione della manifestazione; i modelli vengono resi con realismo, mediante la realizzazione di bifore, trilobi, archi rampanti, colonne tortili. La sfilata dei carri, trainati da trattori o da animali, lungo il "tracciato della tradizione", attrae numerosi turisti.
Evoluzione di antichi riti romani legati al raccolto, nel 1482 nasce come Festa dell'Abbondanza. Con il passare del tempo e con l'avvento Cristiano, in occasione della peste del 1656, i cittadini invocarono san Rocco, al quale vengono ricondotte alcune miracolose guarigioni.
Nel 2012 il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha conferito a Foglianise il titolo di città, donando la medaglia della presidenza della Repubblica. Nel 2008 la Campania ha inserito la Festa del grano di Foglianise nel registro dei grandi eventi di rilevanza nazionale ed internazionale, tanto da essere presente anche ad Expo 2015.
Sfogliando le pagine del "Libro del Cannaruto", che contiene i conti della festa religiosa dal 1730, o gli inventari della Chiesa di Sant'Anna, o più recentemente quello della chiesa di San Ciriaco, non vi è traccia di interruzione dell'evento: Nessuna guerra o carestia ha minato i festeggiamenti, fatta eccezione per la pandemia di Covid19, che ha portato alla sospensione delle celebrazioni civili degli anni 2020 e 2021, pur lasciando le celebrazioni religiose.
La festa di Foglianise, insieme a manifestazioni simili dei comuni di Fontanarosa, Flumeri, Mirabella Eclano, Villanova del Battista, San Marco dei Cavoti e Jelsi, è parte della comunità patrimoniale delle feste del grano, nel cui ambito è in corso un progetto di patrimonializzazione UNESCO vincitore di bando e finanziato dalla regione Campania dal titolo Rituali e carri artistici del grano. Ricerche e studi finalizzati all’elaborazione di un dossier di candidatura di rete per l’iscrizione nella Lista Rappresentativa dei Patrimoni Culturali Immateriali dell’Umanità UNESCO.
Storia
Il santo patrono
Nell'antica Cappella di contrada Cautani campeggia intronizzata in un baldacchino la statua in legno policromo di scuola napoletana del XVII secolo raffigurante San Rocco.
Si legge nell'inventario dell'Arciconfraternita del Santissimo Corpo di Cristo e Sant'Anna: "una statua di San Rocco di legno, alta palmi cinque con nicchio di legno e pittato".
Essa, nel corso dei secoli, si è arricchita di donativi in oro, argento, ex voto che nelle solenni processioni la ricoprono e danno al pellegrino di Montpellier un vestito nuovo: quello dei giorni di festa.
Si correda di un cagnolino spesso presente nell'iconografia rocchiana che è segretamente custodito contro i furti cui è stato frequentemente esposto nei secoli.
Quella di Foglianise è una rappresentazione singolare di San Rocco, indossa abiti che richiamano l'eleganza aristocratica del tempo eppure conserva i simboli inconfondibili del Pellegrino, come la conchiglia, il bastone e la borraccia, che raccontano il suo cammino.
La Cappella di San Rocco in contrada Cautani La cappella di San Rocco è documentata fin dal 1579, anno in cui viene citata nell'Inventario della chiesa parrocchiale di Foglianise (nella sezione "Notamento delle maggiori delle Cappelle della parrocchiale Chiesa di Santo Ciriaco di Foglianise"). Originariamente posta sotto il patronato della famiglia Cautano, nel 1665 passò sotto la giurisdizione dell'Arciconfraternita del Santissimo Corpo di Cristo e Sant'Anna.
L'edificio sorge ai margini del centro abitato, nella contrada denominata "Li Cautani", un'area che con ogni probabilità fu adibita a lazzaretto durante le emergenze sanitarie. Il culto di San Rocco si consolidò in particolare nel giugno del 1656, anno in cui la comunità fu colpita da una doppia tragedia: una grave carestia, che esaurì le scorte di grano, seguita da un'epidemia di peste. Le fonti storiche, tra cui il Libro dei Conti della chiesa di Sant'Anna (relativo al periodo 1634-1660), riportano che in soli otto mesi si contarono circa 660 morti su una popolazione già stremata dalla fame.
In questo drammatico contesto, San Rocco divenne il patrono invocato contro il contagio. A testimonianza di tale devozione, il soffitto della cappella ospita ancora oggi un dipinto che raffigura il santo tra le vittime della peste, sormontato dall'iscrizione latina Eris in peste patronus ("Sarai protettore contro la peste"). È proprio a partire da questo periodo che nascono i riti di offerta del grano come segno di ringraziamento da parte dei sopravvissuti, dando origine alla tradizione della Sagra del Grano.
L'edificio sacro, divenuto cuore della tradizione locale, venne interamente ricostruito tra il 1734 e il 1736, assumendo l'aspetto attuale.
Le origini pagane Gli storici, gli antropologi ed altri esperti delle scienze sociali, hanno investigato al fine di precisare l'origine della festa del grano. Le ipotesi formulate sulla fase incipiente di questo evento catalizzante, sono prevalentemente ricollegabili a due matrici: una pagana e una religiosa.
La maggior parte degli studiosi concorda nel fatto che, da rito pagano, di epoca romana, la festa si sarebbe trasformata, successivamente, nei secoli, in un culto cristiano. Tale ipotesi è supportata dal fatto che, già nel 1482, il popolo di Foglianise si recava, agli inizi di agosto, in una chiesa del paese, dove esistevano ancora i resti di un antico tempio, per ringraziare Dio dell'abbondanza del raccolto ed offrire dei donativi, per lo più grano. Secondo questa interpretazione la festa si ricollega al culto di due divinità dell'olimpo romano: Cerere e Fortuna. In loro onore le fanciulle si intrecciavano sul capo ghirlande realizzate con spighe di grano (da questa tradizione deriverebbe la consuetudine delle pacchiane di sfilare in processione con le ceste sul capo.
Si suppone che tale usanza derivi dalle Feriae Augusti, dalle quali nasce l'attuale festa di Ferragosto, istituite nel 18 a.C. da Ottaviano Augusto, primo imperatore romano, come festeggiamenti in suo onore. In quest'occasione si celebrava anche la fine del raccolto dei cereali nelle campagne. Si trattava di feste non limitate al solo giorno 15, come oggi, in cui si ricorda l'Assunzione della Vergine Maria, ma che si protraevano per l'intero mese e durante le quali venivano omaggiate varie divinità, con riti solenni. Del resto, i riti di Foglianise, come pure quelli di altri comuni dell'Italia centro-meridionale, che presentano feste in cui il grano è l'elemento centrale, richiamano, nella loro fenomenologia, le precristiane Consualia (21 agosto) e Opiconsivia (25 agosto).
Il culto di San Rocco e le origini religiose Come detto in precedenza, oggi la festa del grano è legata alla figura di san Rocco.
Al Pellegrino di Montpellier, protettore dalla peste, i fedeli si sarebbero rivolti per debellare questo grave male, propagatosi nel Regno di Napoli nel 1656. Sconfitta la pestilenza, gli abitanti di Foglianise, inizialmente, donarono alla chiesa di San Rocco delle grosse somme di danaro, come risulta dagli inventari della cappella degli anni 1687, 1697, 1711 e 1727.
Una vera festa in onore di san Rocco sarebbe nata dopo l'arrivo a Foglianise della reliquia del Pellegrino di Dio, nel 1727. Tale evento fu la scintilla che infiammò la devozione verso il Santo; nacquero, infatti, racconti di miracoli, prodigi, guarigioni miracolose avvenute per intercessione di san Rocco. In occasione della sua commemorazione, cominciarono ad essere offerte delle grandi quantità di grano. Inizialmente erano le giovinette del paese che, disposte in fila, portavano il frumento, in covoni, al Santo, comportando la messa in atto di una processione del grano. In seguito, con l'aumento, testimoniato, delle offerte di grano, è possibile che venissero riempiti uno o più carri, che seguivano le ragazze durante il tragitto fino alla chiesa. Questo rito, che avveniva il 16 agosto, giorno in cui si celebra san Rocco, univa la festa dell'abbondanza attestata nel 1482 al consolidarsi di una devozione profonda verso il santo dei miracoli, presente nella zona già dal Cinquecento.
Tra le fonti documentarie più rilevanti per comprendere l'origine e l'evoluzione della devozione a San Rocco a Foglianise figura il cosiddetto Libro del Cannaruto. Conservato presso la chiesa di Sant'Anna, si tratta di un manoscritto contabile di grande valore che appartiene alla sezione libraria dell'Arciconfraternita del Santissimo Corpo di Cristo e Sant'Anna. Tale fondo librario si è arricchito nel tempo grazie a donazioni, tra cui spicca quella dei nipoti di Monsignor Francesco Pedicini, Arcivescovo di Bari e nativo di Foglianise.
Il registro fu avviato nel 1730, ventitré anni dopo la consacrazione dell'altare di San Rocco da parte del Cardinale Vincenzo Maria Orsini, e deve il suo nome al termine dialettale che indicava la cesta in vimini in cui il volume veniva conservato. Per oltre un trentennio, il manoscritto ha raccolto voci di spesa, entrate e rendiconti legati ai festeggiamenti patronali, ma il suo valore trascende quello puramente amministrativo. Esso restituisce, infatti, il clima religioso, sociale ed economico della Foglianise del XVIII secolo, annotando non solo dati pratici come l'acquisto di stoffe per la statua, i compensi ai musici e la quantità di grano raccolta, ma anche dettagli di vita quotidiana e commenti dei rettori.
Il documento è considerato fondamentale per tracciare il progressivo strutturarsi del culto attraverso la lavorazione della paglia. Nelle sue pagine si trovano le prime menzioni storiche delle "gregne", delle "pacchiane" e dei "toselli", testimoniando come l'offerta del grano si stesse evolvendo in un linguaggio simbolico e visivo che preludeva alla futura arte dei carri di grano. Per gli studiosi di storia religiosa e antropologia culturale, il manoscritto rappresenta una miniera di informazioni che documenta la trasformazione della devozione popolare in un gesto collettivo e in una forma artigianale comunitaria.
L'antico Palio Nel cuore del Novecento, la "Sagra del Grano" attraversò una fase di profonda trasformazione che la portò ad assumere la fisionomia attuale, in un processo in cui la tradizione si rinnovò intrecciando passato e futuro. In questo periodo, i carri, che originariamente erano semplici supporti votivi decorati con covoni e immagini sacre, iniziarono a evolversi in complesse architetture sacre. Grazie alla crescente maestria dei contadini, le strutture divennero più audaci, includendo torri, altari, rosoni e riproduzioni in miniatura di chiese, realizzate interamente tramite l'intreccio di grano e spighe, espressione di una vera e propria "teologia contadina".