Il Canone romano (dal latino Canon missæ, Canone della messa) è la principale preghiera eucaristica del rito romano.Anche il nome Actio era usato, ad es. nel Sacramentario Gelasiano. Fernand Cabrol, The Mass of the Western RitesAdrian Fortescue dichiara: "Il Canone si chiama anche Actio". "Another name for the Canon is Actio". Adrian Fortescue, "Canon of the Mass" in Catholic Encyclopedia, New York, 1908. Allo stesso Canone si riferisce la frase infra actionem. Pierre Le Brun (1661–1729) L. G. Peignot, Dictionnaire biographique et bibliographique, Paris, Hacquart, vol. 1, p. 418 dice: "Infra actionem significa tra l'azione o tra il Canone [...] Ne' Messali più antichi si legge indifferentemente Infra actionem o Infra Canonem". Pietro Le Brun, Spiegazione letterale, storica e dogmatica delle preci e delle cerimonie della messa, Verona, Ramanzini, 1752, p. 186. Dicono lo stesso Michael S. Driscoll e Michael Joncas. The Order of Mass: A Roman Missal Study Edition and Workbook, LiturgyTrainingPublications, 2011, p. 187
È l'unica preghiera eucaristica nella Messa tridentina; la riforma liturgica l'ha modificata e, sotto il nome alternativo di "Preghiera eucaristica I", affiancata ad altre.
Storia Il Canone romano è probabilmente la più antica preghiera eucaristica in uso nella Chiesa di Roma; venne redatta tra il IV e il VI secolo, o forse ancora prima, con riferimenti alla tradizione precedente probabilmente apostolica, ed assunse la sua conformazione finale entro il XIII secolo..
Nel corso del Concilio di Trento venne ribadita l'importanza della formulazione e del contenuto del Canone, incentrati sul sacrificio di Gesù sulla croce; essi rimasero inalterati, nonostante la richiesta di abrogazione da alcuni, in quanto deposito della Tradizione, considerata immune da ogni errore.
L'antica preghiera fu aspramente criticata dai Riformatori protestanti e in particolar modo da Lutero, che lo definì «abominevole [...] raccolta di omissioni e di immondezze».
Nel corso del Concilio Vaticano II, papa Giovanni XXIII decretò che venisse aggiunta, all'interno del Canone romano, la menzione di san Giuseppe, presente per la prima volta nell'edizione del 1962. Esso fu il primo cambiamento del Canone dal tempo di san Gregorio Magno (VI secolo) e rimane perciò tuttora criticato da coloro che sostengono l'importanza di mantenere il testo tradizionale nell'uso della liturgia cattolica.
Modifiche nella riforma liturgica posteriore al Concilio Vaticano II
Il Canone romano ha subito alcune modifiche nella revisione del 1969.
Il nuovo testo separa tipograficamente le parole di Gesù dalla parte narrativa del resoconto dell'istituzione dell'eucaristia. La tipografia del testo anteriore separa invece chiaramente (punti fermi e caratteri più grandi) tutto il resto, narrazione e parole di Gesù comprese, da quelle parole presentate come quelle consecratorie, che realizzano la transustanziazione: tratta come consecratorie del pane solo cinque parole (enim compresa); l'indicazione data della consacrazione del vino è molto più prolissa e include la frase mysterium fidei, che nel Nuovo Testamento non appare come detta da Gesù.
Messale di Pio V Messale di Giovanni XXIII Messale di Paolo VI e Giovanni Paolo IIQui pridie quam pateretur: accepit panem in sanctas ac venerabiles manus suas: et elevatis oculis in caelum ad te Deum Patrem suum omnipotentem: tibi gratias agens: benedixit, fregit, deditque discipulis suis dicens. Accipite, et manducate ex hoc omnes.
Hoc est enim corpus meum.
Simili modo postquam cenatum est: accipiens et hunc praeclarum calicem in sanctas ac venerabiles manus suas: item tibi gratias agens, Benedixit, deditque discipulis suis, dicens. Accipite, et bibite ex eo omnes.
Hic est enim calix sanguinis mei: novi et aeterni testamenti: mysterium fidei: qui pro vobis et pro multis effundetur in remissionem peccatorum.
Haec quotiescumque feceritis, in mei memoriam facietis.Qui pridie quam pateretur, accepit panem in sanctas ac venerabiles manus suas, et elevatis oculis in caelum ad te Deum Patrem suum omnipotentem, tibi gratias agens, benedixit, fregit, deditque discipulis suis, dicens: Accipite, et manducate ex hoc omnes.
Hoc est enim Corpus meum.
Simili modo postquam cenatum est, accipiens et hunc praeclarum calicem in sanctas ac venerabiles manus suas: tibi gratias agens, benedixit, deditque discipulis suis, dicens: Accipite, et bibite ex eo omnes.
Hic est enim Calix Sanguinis mei, novi et aeterni testamenti: mysterium fidei: qui pro vobis et pro multis effundetur in remissionem peccatorum.
Haec quotiescumque feceritis, in mei memoriam facietis.Qui, pridie quam pateretur, accepit panem in sanctas ac venerabiles manus suas, et elevatis oculis in caelum ad te Deum Patrem suum omnipotentem, item tibi gratias agens, benedixit, fregit, deditque discipulis suis, dicens:
Accipite et manducate ex hoc omnes: hoc est enim Corpus meum, quod pro vobis tradetur.
Simili modo, postquam cenatum est, accipiens et hunc praeclarum calicem in sanctas ac venerabiles manus suas, item tibi gratias agens benedixit, deditque discipulis suis, dicens:
Accipite et bibite ex eo omnes: hic est enim calix Sanguinis mei novi et aeterni testamenti, qui pro vobis et pro multis effundetur in remissionem peccatorum.
Hoc facite in meam commemorationem. Il Messale riformato dopo il Concilio Vaticano II include nella consacrazione del pane le parole quod pro vobis tradetur, dette da Gesù secondo , frase assente nelle edizioni tridentine.
Nella consacrazione del vino questo Messale include le parole di Gesù, Hoc facite in meam commemorationem ("Fate questo in memoria di me") (; ).
Nel Messale tridentino, invece di queste parole di Gesù, il sacerdote dice silenziosamente, dopo la consacrazione e separatamente da essa, la simile frase Haec quotiescumque feceritis, in mei memoriam facietis ("Tutte le volte che farete questo, lo farete in memoria di me") (), anch'esse parole di Gesù e trattate grammaticalmente come tali.
Nell'edizione di san Pio V (1570) il sacerdote le dice durante l'elevazione del calice: Prolatis verbis consacrationis deponit calicem super Corporale, et genuflexus adorat; surgit et ostendit populo: dicens: Haec quotiescumque feceritis, in mei memoriam facietis. Nelle edizioni successive, a partire da quella del 1604, il sacerdote le dice prima di mostrare il calice al popolo."Prolatis verbis consecrationis deponit Calicem super Corporale, et dicens secrete: Haec quotiescumque feceritis, in mei memoriam facietis. genuflexus adorat; surgit, ostendit populo, deponit..." (Missale Romanum ex decreto sacrosancti Concilij Tridentini restitutum, Pii Quinti pontificis maximi iussu editum, et Clementis VIII. auctoritate recognitum, Ex Typographia Vaticana, 1604, p. 253). Questo testo si trova in sostanza anche nell'ultima edizione tridentina del Messale Romano: "Quibus verbis prolatis, deponit calicem super altare, et dicens: Haec quotiescumque feceritis, in mei memoriam facietis. genuflexus adorat: ...
Nella formula della consacrazione del vino il Messale tridentino include, in mezzo delle parole di Gesù, la frase "Mistero della fede" (), che nella messa riformata nel 1969 il sacerdote dice o canta, dopo la consacrazione e dopo la successiva ostensione del calice, come introduzione all'acclamazione dei fedeli, novità assente nella forma tridentina. Sono proposti tre testi per tale acclamazione, che viene omessa se il sacerdote per grave motivo celebra senza un fedele - cosa gravemente proibita secondo la regola, spesso disattesa, precedente la riforma del 1969 - che la pronunci.
Nel Messale tridentino il sacerdote si genuflette sia prima di mostrare al popolo il calice contenente il vino consacrato sia dopo. In tal caso la genuflessione si fa generalmente prima e dopo di ogni volta che si maneggiano il Corpo e il Sangue. Nel Messale del 1969 e delle edizioni successive lo mostra subito dopo la consacrazione e si genuflette solo dopo.
La revisione del 1969 mantiene solo uno dei 24 segni di croce fatti dal celebrante sulle offerte, delle quali 15 dopo la consacrazione; gli inchini del corpo sono ridotte da cinque a tre; le genuflessioni da sei a due; l'altare non viene più baciato, mentre nel precedente Messale veniva baciato due volte.
La recita delle due liste complete di apostoli e di martiri delle edizioni tridentine è divenuta facoltativa, restando obbligatoria la menzione di Pietro, Paolo e Andrea nella preghiera Communicantes, e di Giovanni, Stefano, Mattia e Barnaba (i nomi menzionati nel Nuovo Testamento) nella Nobis quoque peccatoribus.
Struttura Sia nella forma posteriore al Concilio Vaticano II sia in quella tridentina, il Canone è composto da: una preghiera per la Chiesa militante; una preghiera per i vivi; una preghiera di unione con la Chiesa trionfante, nella quale si fa memoria in primo luogo di Maria; poi, ma solo nelle edizioni a partire dal 1962, di san Giuseppe; poi di dodici apostoli (tra i quali Paolo invece di Mattia, che secondo gli Atti degli Apostoli fu eletto apostolo al posto di Giuda); cinque dei primi papi (papa Lino, papa Anacleto, papa Clemente I, papa Sisto I, papa Cornelio) e altri sette martiri (san Cipriano, san Lorenzo martire, san Crisogono, i santi Giovanni e Paolo e i santi Cosma e Damiano); poi genericamente di tutti i santi. Segue una preghiera preparatoria alla consacrazione; l'epiclesi (una preghiera rivolta a Dio affinché conceda l'effetto desiderato che in questo caso è la transustanziazione); il racconto dell'istituzione dell'Eucaristia; l'anamnesi, cioè il ricordo che il sacrificio della messa rappresenta e ripresenta la morte di Gesù; segue poi una preghiera per i defunti, e una domanda di essere ammessi alla compagnia degli apostoli e martiri, dei quali si menzionano in particolare Giovanni Battista e quattordici martiri, sette maschi (tra i quali san Mattia) e sette femmine. Infine il canone si conclude con la dossologia, cioè la glorificazione della Trinità.
Testo Canon missae (Missale Romanum 1962)Prex Eucharistica I seu Canon Romanus (Missale Romanum 2002)Preghiera Eucaristica I o Canone Romano (Messale Romano in lingua italiana 2020)Te ígitur, clementíssime Pater, per Iesum Christum Fílium tuum Dóminum nostrum, súpplices rogámus, ac pétimus uti accépta hábeas, et benedícas hæc †Questo segno indica che si deve fare sulle offerte un segno di croce dona, hæc † múnera, hæc † sancta sacrifícia illibáta
Per la Chiesa militante
in primis, quæ tibi offérimus pro Ecclésia tua sancta cathólica: quam pacificáre, custodíre, adunáre et régere dignéris toto orbe terrárum: una cum fámulo tuo Papa nostro N., et Antístite nostro N.,<ref>A Roma si omette et Antístite nostro N.</ref> et ómnibus orthodóxis, atque cathólicæ, et apostólicæ fidei cultóribus.Memento per i viviMeménto, Dómine, famulórum, famularúmque tuárum N. et N. et ómnium circumstántium, quorum tibi fides cógnita est, et nota devótio, pro quibus tibi offérimus vel qui tibi ófferunt: hoc sacrifícium láudis, pro se, suisque ómnibus: pro redemptióne animárum suárum, pro spe salútis, et incolumitátis suæ: tibíque reddunt vota sua ætérno Deo, vivo et vero.Per la Chiesa trionfanteCommunicántes, et memóriam venerántes, in prímis gloriósæ semper Vírginis Mariæ, Genitrícis Dei et Dómini nostri Iesu Christi: sed et beáti Ióseph eiúsdem Vírginis Sponsi,Questa prima parte può variare in certe feste dell'anno liturgico (in questo caso è riportata quella recitata nel tempo per annum); dal rigo seguente invece resta invariata et beatórum Apostolórum ac Mártyrum tuórum: Petri et Pauli, Andréæ, Iacóbi, Ioánnis, Thomæ, Iacóbi, Philíppi, Bartholomæi, Matthæi, Simónis et Thaddæi, Lini, Cleti, Cleméntis, Xysti, Cornélii, Cypriáni, Lauréntii, Chrysógoni, Ioánnis et Pauli, Cosmæ et Damiáni: et ómnium Sanctórum tuórum; quorum méritis, precibúsque concédas, ut in ómnibus protectiónis tuæ muniámur auxílio. Per eúmdem