Grazie a una politica di matrimoni ed eredità fu il fondatore dell'impero universale asburgico, malgrado le sconfitte militari subite in molte campagne, alle quali non esitò a partecipare personalmente. Personalità poliedrica e controversa, fu un mecenate e protettore delle arti, come pure un riformatore della politica e dell'amministrazione del regno.
Biografia
Giovinezza: il Wunderkind Massimiliano d'Asburgo nacque nel castello imperiale di Wiener Neustadt, figlio di Federico III e di sua moglie Eleonora d'Aviz. I due imperiali consorti, che nonostante vari contrasti si amavano molto,Federico III infatti, alla morte di Eleonora nel 1467, non si sposò più. (Wheatcroft, p. 74) contavano particolarmente sulle capacità del loro unico figlio maschio sopravvissuto che avevano deciso di chiamare Massimiliano in onore di un santo danubiano, Massimiliano di Celeia. Federico ed Eleonora avevano avuto un figlio prima di Massimiliano, Cristoforo, e ne ebbero uno dopo, Giovanni, entrambi morti in tenera età.
Non solo i genitori, ma tutto l'impero poneva in Massimiliano le più grandi speranze: era considerato infatti come un bambino inviato da Dio, destinato a realizzare grandiose imprese. Subito, attorno alla nascita di Massimiliano furono create le più svariate leggende, che contribuirono a diffondere l'amore popolare e la fama che godette il giovane erede al trono.Andrew Wheatcroft, Gli Asburgo, pp. 74-75
Massimiliano trascorse i primi anni di vita nella città di Wiener Neustadt, dove crebbe con rigore. A fianco delle sue passioni, i duelli e i tornei, Massimiliano era costretto ad assistere a lunghe lezioni che lo portarono a imparare in breve tempo il tedesco e il latino, nonché l'italiano e il francese. La corte asburgica non amava l'ostentazione del lusso e Massimiliano crebbe secondo le antiche usanze dei suoi antenati, lontano da raffinatezze ed eleganza.Wheatcroft, p. 75
Ben presto, nel 1467, Eleonora morì, rimpianta da tutta la corte e in particolare dal marito: Federico infatti non volle più sposarsi, lasciando il futuro della dinastia nelle mani dell'unico suo figlio maschio sopravvissuto e di suo cugino, Sigismondo, conte del Tirolo.
Massimiliano si presentò fin dall'inizio come un ragazzo vivace, che adorava il combattimento e allo stesso tempo era attirato dall'arte e dalla cultura. Fisicamente era molto simile al padre: non era molto alto, aveva il naso aquilino tipico degli Asburgo ed era piuttosto robusto;Guido Gerosa, Carlo V, p. 28 caratterialmente, invece, padre e figlio erano completamente differenti, giacché Federico amava la quiete e la tranquillità, mentre Massimiliano era sempre attivo e instancabile:
Matrimonio con Maria di Borgogna
La situazione dell'Impero e dell'imperatore nella seconda metà del Quattrocento si presentava problematica: Federico III era perennemente alla ricerca di finanziamenti che spesso i litigiosi rappresentanti degli stati tedeschi rifiutavano di concedergli. Si decise allora di trovare una sposa per l'erede al trono che portasse una ricca dote; la scelta cadde sulla figlia del duca di Borgogna Carlo il Temerario, nemico dei francesi come Federico e signore del più ricco territorio d'Europa: la Borgogna infatti era allora al suo massimo splendore. Il duca di Borgogna controllava le Fiandre, l'Artois, il Brabante, la Piccardia, la Franca Contea. Inoltre governava su vasti territori lungo il Reno e nella Contea d'Olanda e di Zelanda, oltre a possedere le contee di Lussemburgo e Limburgo. Pur essendo formalmente molto legato alla Francia, il duca Carlo era completamente indipendente e aspirava addirittura a una corona, che sperava di ottenere dall'Imperatore.
Federico III e Carlo I si incontrarono presso Treviri, ma il loro accordo sfumò a causa dell'incertezza dell'imperatore.Wheatcroft, p. 77 Intanto però Massimiliano e la figlia del duca, Maria, si erano visti e avevano avuto l'opportunità di conoscersi e di piacersi.Gerosa, p. 20
Di lì a qualche anno tuttavia (1477) Carlo il Temerario morì in battaglia sotto le mura della città di Nancy, che stava cercando disperatamente di riconquistare e Maria si trovò a essere l'unica erede di tutta la fortuna paterna, e in un clima così ostile che la città di Gand fece giustiziare due stretti collaboratori del defunto duca, Hugonet e Humbercourt. Circondata da nemici, primi fra tutti gli agenti e i nobili al servizio del re di Francia Luigi XI, Maria si chiuse con pochi servitori fedeli nella città di Gand, attendendo l'arrivo di Massimiliano e dell'esercito imperiale. Dopo alcuni problemi legati a una scarsa disponibilità finanziaria (costante comune nella vita di Massimiliano), egli partì e giunse nei Paesi Bassi dove si ritrovò circondato dal favore popolare: nel giugno 1477 giunse a Gand e il 18 luglio 1477 sposò Maria.
L'arciduca si mise alla testa del suo esercito e riportò l'ordine in terra borgognona sconfiggendo Luigi XI di Francia, che aveva tentato di organizzare rivolte nelle Fiandre per ribaltare l'autorità dei giovani sposi, nella battaglia di Guinegatte del 17 agosto 1479. In parte il successo fu dovuto all'abilità tattica dell'Asburgo che prevedeva la cavalleria inserita tra la fanteria.O. von Habsburg, Carlo V, Genova, ECIG, 1993, p.45
Negli anni che seguirono Massimiliano continuò a combattere per l'integrità dei territori che erano appartenuti al suocero; intanto, nel 1478 e nel 1480 erano nati i suoi due figli, Filippo e Margherita. L'adesione a uno stile di vita meno asburgico e quindi tedesco in favore di uno più borgognone e quindi imbevuto di suggestioni umanistiche, si ha proprio nella scelta del nome del primogenito, estraneo alla tradizione della casata, ma ricco di rimandi al classicismo e all'età d'oro della monarchia francese nel Medioevo. E in questo modo due nomi tipicamente Valois come Filippo e Carlo (scelta operata dal primogenito dell'imperatore per il proprio erede) passarono ad ambedue i rami degli Asburgo.O. von Habsburg, op. cit, p. 25
Ma a distanza di due anni dalla nascita di Margherita, una tragedia si abbatté su Massimiliano: sua moglie Maria, durante una battuta di caccia, cadde da cavallo riportando gravi emorragie interne. Trasportata subito a Bruges, morì il 27 marzo 1482, rimpianta da tutta la corte e in particolare da Massimiliano, che si trovava ora a essere reggente per i figli, senza possedimenti propri.
La difficile reggenza in Borgogna Morta Maria, le varie città sotto il controllo di Massimiliano colsero l'occasione per ribellarsi all'autorità del duca d'Austria; gli stati dei Paesi Bassi in particolare strinsero patti con la Francia che culminarono con il trattato di Arras del dicembre 1482, il quale sanciva una pace militare ed economica tra le due parti. Più che per motivi economici, questa ribellione andrebbe rintracciata nel desiderio profondo della locale borghesia di non essere sottoposta a poteri che andassero oltre l'ambito comunale.O. von Habsburg, op. cit, p. 46 Inoltre Massimiliano fu costretto a inviare a Blois, dove risiedeva la Corte francese, la figlia Margherita come pegno di pace. La giovane principessa fu trattata con tutti gli onori e fu promessa in sposa al nuovo re di Francia, il giovane Carlo VIII.Margherita fu trattenuta in Francia e considerata come la futura regina fino al momento in cui Carlo decise di prendere in moglie Anna di Bretagna (1491). Margherita, ferita e delusa, tornò presso il padre e sposò Giovanni di Trastámara e poi Filiberto II di Savoia. (Gerosa, pp. 26-27)
Nel 1486 Massimiliano ricevette il titolo di Re dei Romani da suo padre Federico III. Il titolo lo designava come erede universale dell'imperatore alla sua morte. Alcune fonti affermano che Federico fosse contrario alla nomina del figlio mentre lui era ancora in vita; questa ipotesi non ha tuttavia alcun riscontro realistico e storico. Certo è invece, che tra padre e figlio vi fossero numerose incomprensioni e che i due fossero spesso in disaccordo tra loro.Wheatcroft, p. 78
Tornato in Borgogna e dopo anni di continue ribellioni e sfide all'autorità del duca d'Austria da parte delle città borgognone, Massimiliano decise la convocazione dei rappresentanti delle principali città per giungere a un accordo. Così, nell'inverno 1488, scelse come città adatta per la situazione Bruges. Vi giunse con tutta la sua Corte, lasciando però fuori dalle mura cittadine le sue truppe, che avrebbe fatto entrare in un secondo momento. Ma gli abitanti di Bruges, approfittando dell'occasione, bloccarono i cancelli cittadini impedendo l'entrata dell'esercito del reggente: Massimiliano si trovò così prigioniero della cittadinanza, senza nessun tipo di protezione o di garanzia. La popolazione di Bruges arrivò a eliminare alcuni membri della Corte di Massimiliano e a minacciare di consegnarlo al re di Francia.Tra i membri della Corte assassinati dalla gente di Bruges ci fu il tesoriere di Massimiliano, Pierre Lanchals. Durante il periodo di prigionia di Massimiliano, gli abitanti della città di Gand proposero addirittura di far uccidere il reggente.(Gerosa, p. 24; Wheatcroft, pp. 271-272) Nonostante la situazione rischiosa l'arciduca si comportò in maniera ferma, risoluta e dignitosa, meritandosi la stima dei suoi carcerieri e questo, in un ambito culturale ancora legato a certi schemi comportamentali del mondo cortese, gli giovò molto, portando dalla sua parte una consistente fetta della nobiltà borgognona. Ben presto tuttavia giunse la notizia dell'imminente arrivo dell'esercito imperiale inviato da Federico III, favorito in questo dall'aiuto che spontaneamente vollero porgere i principi tedeschi verso il re che avevano appena eletto; la ribelle Bruges decise quindi di lasciare libero Massimiliano.
Seguirono anni di violenti scontri tra i nobili borgognoni, desiderosi di essere indipendenti, e Massimiliano, che si conclusero con una vittoria del reggente: Alberto di Sassonia, uno dei più fedeli feudatari di Massimiliano, conquistò e ridusse all'impotenza Bruges e Gand, i due fulcri della rivolta, mentre il più accanito avversario dell'autorità asburgica, Filippo di Kleve, fu irrimediabilmente sconfitto nel 1492.Gerosa, p.27 Finalmente Massimiliano poté dare il via ai negoziati per la pace, che si conclusero con il trattato di Senlis del 23 maggio 1493, che gli assicurava il controllo dell'Artois e della Franca Contea. In questo fu anche facilitato dal fatto che, con gli anni, il figlio Filippo era cresciuto e stava diventando sempre più indipendente dal padre, condizione che naturalmente rendeva meno inquieti i borgognoni, alcuni dei quali (specialmente olandesi), cercarono di metterlo contro il padre, che a sua volta cercava di mantenere con lui rapporti da pari a pari.O. von Habsburg, op. cit, p. 47
L'elezione e le prime campagne
Il 19 agosto 1493, presso Linz, si spense in grande solitudine l'imperatore Federico III. Massimiliano, Re dei Romani, venne subito investito del potere imperiale. Suo primo atto fu quello di lasciare la Borgogna affidandola a suo figlio Filippo, che ne ottenne la piena sovranità, riconosciuta anche dal popolo. Filippo venne accolto a Lovanio con tutti gli onori e vi pose la sua Corte. Massimiliano intanto, che aveva ottenuto in eredità dal cugino Sigismondo, detto il Danaroso, il ricco territorio del Tirolo ed era riuscito a cacciare il re ungherese Mattia Corvino dall'Austria, tornò a Innsbruck, sua residenza prediletta.
Nello stesso 1493 Massimiliano sposò Bianca Maria Sforza, nipote di Ludovico Sforza detto il Moro, attratto dalla ricchissima dote di ducati d'oro, concedendo - in cambio di ulteriori ducati - l'investitura del ducato di Milano al Moro.. Bianca rimase presto incinta ma, dopo un aborto spontaneo, non ebbe più figli. Massimiliano da parte sua considerava la nuova moglie bella quanto la prima, Maria di Borgogna, ma di poco intelletto; non l'amò mai e cominciò a ignorarla sempre più spesso.
Le tensioni con la Dieta e la breve esperienza italiana