Con il termine rivoluzione italiana ci si riferisce al processo storico e politico del Risorgimento, con il quale ci si oppose al Congresso di Vienna del 1814 e con il quale ci fu l'unificazione d'Italia.
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Il dibattito sul significato Diversi momenti storici sono stati chiamati "rivoluzione" in Italia, sia da storici, che da scrittori o giornalisti, o percepiti come tali: Il "triennio giacobino" (1796-1799), con i precedenti tentativi filogiacobini dal 1792 al 1796, in cui avvenne la nascita delle repubbliche sorelle italiane sostenute dalla discesa in Italia di Napoleone Bonaparte, è stato indicato come la prima rivoluzione italiana, ad esempio da Vincenzo Cuoco, nel Saggio sulla rivoluzione napoletana del 1799.
Cristina Belgioioso indicherà come rivoluzione italiana i moti del 48 nel suo saggio "L'Italia e la rivoluzione italiana nel 1848" Cristina Belgioioso, L'Italia e la rivoluzione italiana nel 1848, Tip. della Svizzera italiana, 1849 . Taluni, soprattutto di area cattolica tradizionalista, indicano con questa espressione il periodo del Risorgimento (1815-1870). Sono fra questi Paolo Mencacci, Giuseppe BrienzaI gesuiti e la rivoluzione italiana nel 1848, Massimo ViglioneStoria critica del Risorgimento, Franco Della PerutaI democratici e la rivoluzione italiana. Dibattiti ideali e contrasti politici all'indomani del 1848, Franco MistraliDa Novara a Roma: istoria della Rivoluzione Italiana, Bologna, 1964; pdf. Secondo il cattolico liberale Alessandro Manzoni la rivoluzione italiana doveva riferirsi al 1859Aveva infatti scritto un saggio dal titolo la rivoluzione francese del 1789 e la rivoluzione italiana del 1859, saggio comparativo, del quale sono pervenuti solo frammenti.. Alla rivoluzione risorgimentale è dedicato anche un lungo saggio nel primo numero del periodico "La Civiltà Cattolica"pdf, Napoli, 1850; "Razionalismo politico della rivoluzione italiana" (p.53), edito del 1850 che definiva questa rivoluzione come "anticristiana e anticattolica" basata sul tentativo di instaurare il razionalismo illuminista come forma di politica.
La locuzione è stata usata con varie accezioni anche con riferimento al periodo del regime fascista. Secondo esponenti ed autori di area fascista ed alcuni storici contemporanei la rivoluzione italiana coincide con la rivoluzione fascista, fatta iniziare talvolta con la fondazione dei fasci nel 1919 talaltra con l'interventismo del 1914-1915, e portata a compimento con la Marcia su RomaPer l'interpretazione coeva, cfr Benito Mussolini, discorso del 30 ottobre 1923 a Perugia et al.; ; Berto Ricci (et al.), “Manifesto realista”, 1933; inoltre si rimanda alla definizione dell'Enciclopedia Italiana (Treccani) ed. 1933. Per un'interpretazione della storiografia contemporanea, cfr. Giuseppe Parlato, "La sinistra fascista. Storia di un progetto mancato", Bologna, Il Mulino Ricerca, 2000. Per Curzio Malaparte invece l'inizio della rivoluzione fu la disfatta di Caporetto, interpretata come una protesta dei fanti, tesi che è alla base del suo romanzo Viva Caporetto!.Umberto Rossi, Il secolo di fuoco: Introduzione alla letteratura di guerra del Novecento, Bulzoni, Roma, 2008, pp. 150-72. Benito Mussolini tuttavia negò il carattere rivoluzionario della presa di potere da parte del fascismo nel 1922 con la Marcia su Roma, che considerava piuttosto un'insurrezione.«Premesso che una rivoluzione si ha quando si cambia con la forza non il solo sistema di governo, ma la forma istituzionale dello Stato, bisogna riconoscere che da questo punto di vista il fascismo non fece nell'ottobre 1922 una rivoluzione.» Benito Mussolini, Il tempo del bastone e della carota 1944 Il riconoscimento di un carattere rivoluzionario alla presa di potere fascista è negato anche da diversi studiosi contemporanei ai fatti (tra costoro, Antonio Gramsci«Assurdo parlare di rivoluzione. Le nuove energie che si raccolgono attorno al fascismo traggono però dalla loro origine una omogeneità e una comune mentalità di "capitalismo nascente". Ciò spiega come sia possibile la lotta contro gli uomini politici del passato e come esse possano giustificarla con una costruzione ideologica in contrasto con le teorie tradizionali dello Stato e dei suoi rapporti con i cittadini.» - Antonio Gramsci, "Tesi del III Congresso del Partito comunista d'Italia", 1926, .pdf ) e da buona parte della storiografia attuale.
Secondo gli esponenti del sindacalismo rivoluzionario e gli anarchici come Errico Malatesta, la rivoluzione italiana è stata l'avvento degli scioperi generali del 1914 (settimana rossa) e quindi l'interventismo in chiave eversiva del 1915.C. Berneri, Pietrogrado 1917 Barcellona 1937, Milano, 1964
Altri autori di area marxista hanno invece definito rivoluzione italiana il tentativo filo-bolscevico noto come Biennio rosso del 1919-1920, e che venne interrotto dalla reazione fascista.Per l'interpretazione in chiave comunista della Rivoluzione italiana cfr. , e E. Sereni, La rivoluzione italiana, Editori Riuniti, 1978.
La resistenza italiana è stata vista anche come una "guerra di classe" con aspettative rivoluzionarie, soprattutto da parte di alcuni gruppi partigiani socialisti, anarchici e comunisti; fu altresì vista dai repubblicani come una rivoluzione terminante con la fine della monarchia nel 1946.C. Pavone, Una guerra civile, pp. 169-412; G. Oliva, La resistenza, passim.
Note
Voci correlate Italia Penisola italiana Risorgimento Rivoluzione Storia d'Italia
Categoria:Rivoluzioni Categoria:Storia dell'Italia nel primo dopoguerra Categoria:Risorgimento italiano