Orosei (Orosèi in sardo) è un comune italiano di abitanti della provincia di Nuoro in Sardegna. Si trova nell'antica subregione storica delle Baronie, un tempo inclusa in quel che era la Gallura inferiore e presta il nome al golfo di cui è al centro.
Orosei e il suo territorio, grazie a oltre di costa e alla sua diversità di paesaggio, sono conosciuti e rinomati come località turistiche e naturalistiche, con oltre presenze nella stagione estiva (2018) e notti prenotate. Proprio a Orosei ha sede uno dei più grandi gruppi alberghieri della Sardegna.
Il centro storico del paese rappresenta un esempio ben conservato di borgo di origine medievale e, grazie al piano di recupero dell'amministrazione comunale, negli ultimi anni è iniziato un processo di armonizzazione e valorizzazione storico-architettonica.
L'attuale territorio di Orosei, include - sia geograficamente sia storicamente - paesi e villaggi scomparsi durante il Medioevo e l'epoca successiva, tra cui Bibisse (noto anche come Bitthé).
Geografia fisica
La complessità geo-politica e linguistica della Sardegna nel corso dei secoli ha portato a molteplici descrizioni, toponimi e mappe dei medesimi luoghi, alcune volte confusi, altre volte traslitterati o non perfettamente coincidenti. Nella descrizione del territorio di Orosei, nella collocazione dei nuraghi e dei vari toponimi, si incorre in situazioni poco chiare, con poche fonti o con disgrafia, anche dovuta alla differenza di lingua tra gli emissari del Regno e le locali popolazioni sarde, oppure per la difficile e soggettiva interpretazione degli autori di saggi, ricerche, mappe cartografiche o dizionari. Tra questi si citano i più famosi Goffredo Casalis, principalmente aiutato da Vittorio Angius, Giuseppe Cossu e Alberto La Marmora.
Territorio
Orosei sorge ai piedi di un altopiano, sormontata da un residuo di colata lavica nera basaltica che riposa su sabbioni e banchi calcarei terziari e si estende nella piana alluvionale formata dalla foce del fiume Cedrino, chiamata generalmente "Valle del Cedrino", a una distanza di dal mar Tirreno (Marina di Orosei). Il suo territorio, di , comprende un'estensione costiera di oltre lungo i quali si alternano spiagge (Marina di Orosei, Su Barone, Osala, Cala Ginepro, Sas Linnas Siccas, Cala Liberotto - Conosciuta, almeno fino al 1799 come Cala Curlo, Bidderosa, Sa Curcurica) e strapiombi a picco sul mare del golfo di Orosei. A Orosei appartengono anche le frazioni marittime di Sos Alinos e Cala Liberotto distanti circa dal capoluogo comunale.
Il territorio di Orosei è caratterizzato da una morfologia incostante, data dall'alternarsi di pianure, altipiani, e stagni e diverse zone lacustri che caratterizzano il territorio costiero. Nelle dirette vicinanze della Marina, già dal 1845 era noto come "stagno di Orosei" ed era indicato lo stagno della Foce del Cedrino, già descritta dalla geografia tolemaica. Esso era sconnesso da quello, lo "stagno di Osalla", che in seguito ha preso il nome di Palude di Osalla e di Stagno di Avalè - Su Pedrosu, quando negli anni 1930 vennero uniti da un sistema di bocche a mare che rendono l'acqua salmastra. Questo sistema lacustre retrodunale è inquadrato come sito di interesse comunitario sotto un unico codice. Altri stagni possono essere individuati in Bidderosa, Sa Mattanosa, Fuile 'e Mare, Rio Sos Alinos e Sa Curcurica).
Lungo il costone est del monte si apre una caverna di notevoli dimensioni.
A differenza dei territori di Galtellì e Irgoli, Orosei ha poche fonti e di scarsa portata, tanto che fino ad almeno il secondo dopoguerra ci si abbeverava da pozzi (se non dal fiume direttamente) o da cisterne (specialmente i benestanti).
La presenza del fiume Cedrino ha da sempre reso la piana alluvionale particolarmente fertile, ma anche caratterizzato l'area da esondazioni alluvionali e piene, spesso ripetute. A cavallo tra il XX secolo e il XXI sono perciò stati eretti e ampliati gli argini artificiali a protezione delle campagne, così come è presente una foce con scolmatore. I primi argini vennero costruiti nel tratto finale del fiume prima del 1950 mentre gli interventi più recenti di massimo innalzamento e riconfigurazione sono iniziati nel 2016 e sono ancora in corso.
La piana di Orosei, oltre a essere circondata da altopiani di origine vulcanica caratterizzati da basalto, è composta da pietre dolomia, caratterizzata da rocce calcaree e di deposito con massa conformata in globetti conglomerati, detta anche colitica.
Il Monte Tuttavista è costituito da scisto, dolomia e calcare. Il calcare della cima è compatto, di un bianco giallastro. Alla base di questo monte si possono notare anche parti di roccia sedimentaria clastica (puddinga) caratterizzate da ciottoli grossi e sinonimo di un deposito alluvionale e, secondo le osservazioni di Alberto La Marmora, essa è anteriore ai depositi vulcanici degli altopiani. Questa pietra caratterizza i due piccoli colli che anticipano il pendio del monte.
Geografia di Orosei nel XX secolo La sempre maggiore crescita economica, anche a seguito del boom del secondo dopoguerra in Italia, ha portato a Orosei grandi infrastrutture e interventi che hanno segnato - sia in positivo sia in negativo - grandi cambiamenti nella geografia fisica del paese. Fino alla fine degli anni sessanta (come disponibili dalle ortofoto pubblicate nel 1968) la geografia naturale del paese corrispondeva sommariamente alle descrizioni dell'Angius e ai rilievi del Decandia, se non per l'aggiunta delle principali infrastrutture stradali. Oggi, con le infrastrutture idrogeologiche attuate nella seconda metà del secolo, l'assetto fluviale è enormemente cambiato. Questo processo di canalizzazione era già stato avviato negli anni trenta.
Successivamente al 1968 è stato infatti realizzato il canale scolmatore con briglia artificiale di Foche Pizzinna, che ha favorito la creazione di una duna naturale nella Marina di Orosei, al posto della foce originale. Quest'ultima è riapparsa solo negli anni più recenti del XXI secolo a seguito delle alluvioni del 2005 e del 2008. Per compensare la portata d'acqua del fiume e favorire lo scolmamento vennero quindi creati i canali lagunari che creano oggi il complesso dello stagno di Avalè - Su Pedrosu e sparì, in parte per bonifica e in parte per prosciugamento, la palude di Torcuris.
Con interventi agli inizi degli anni 1950, la geografia costiera del paese cambiò notevolmente rispetto al carattere originale. Per evitare il surrenamento, tutta la costa (e alcune aree ai piedi del Tuttavista) venne massicciamente piantumata con Pinus pinea, trasformando radicalmente la bassa macchia mediterranea della zona. Di fatto, nessuna delle pinete oroseine è naturale.
Geografia di Orosei nel XIX secolo Una concisa ma puntuale descrizione del territorio e di questi elementi geografici si trova nelle varie pagine del Dizionario geo-politico Casalis, datato 1838 ma ancora perfettamente valido nella contemporaneità degli elementi descritti. Altre informazioni sono desumibili dalla Carta del Real Corpo di Stato Maggiore a cura di De Candia, Zedda e Coda.
Il territorio di Orosei inizia, coincidendo con i confini attuali, nelle località marittime più a nord, in corrispondenza della "Pedra de sa Marchesa" (oggi lo scoglio di Pedra Marchesa) dove inizia il territorio di Biddarosa ("Villaggio rosa") e con l'omonimo stagno (oggi stagno di Bidderosa), all'epoca alimentato dal prosciugato "rio Crocorigas". Subito più a sud vengono descritti a metà dell'Ottocento lo stagno di Sa Curcurica (denominato originariamente "Crocorica" dall'Angius e indicato come "stagno di Crocorigas" dal De Candia) — che in sardo significa "la gallinella d'acqua" — alimentato dall'omonimo rio Crocorigas e dal rio Matanosa (oggi fondamentalmente prosciugati). L'Angius cita anche lo stagno di Luca, probabilmente coincidente oggi con lo stagno di Sa Mattanosa, alimentato da quello che il De Candia chiama rio Cala Ginepro e che oggi non è niente più che un canale agricolo.
Proseguendo più a sud, già dal 1845 erano già noti i toponimi di "Sos Alinos", con il Rio Sos Alinos e l'attuale Cala Liberotto era ancora nota come Cala Liparota. Seguiva poi lo stagno di "Foghile di Mare", ovvero Fuile 'e Mare, alimentato dal rio Puzzanino.
Nel 1838 l'area più bassa di Orosei viene descritta come "stagno di Orosei", stretto quasi come un canale e nel quale si getta il Cedrino lungo la valle, prima di generare la sua foce originale. A poca distanza da esso, ancora non unificato dal sistema di canali e bocche a mare della Palude di Osala - Avalè, era presente lo "stagno di Osala", noto anche come "Su Petrosu", nella porzione che dal molo della Marina si porta sino ai confini dell'omonima pineta. Annesso a questo stagno, vi era una palude nota come "palude di Turturis" oggi in grandissima parte bonificata o annessa allo stagno. Una visione chiara e completa della geografia oroseina è descritta in Mappali del Regno a cura del Regio Esercito.
Sorge intorno a Orosei il "gollei" (come vengono indicati nella zona gli altopiani), che viene diviso in diverse parti dal letto del fiume Cedrino. Uno di questi "gollei" è formato da due "piani" e in uno di questi, secondo il Casali, si nota un cratere (Individuato oggi come Punta Su Murtale, oggi in comune di Onifai, che ha dato origine a tutti i gollei della zona caratterizzati da una forma di colata). A sud di questo si innalza per circa 800 metri s.l.m., il monte Tuttavista, la cui materia marmorea era già nota per qualità agli inizi del 1800. I gollei, costituiti principalmente da basalto di origine lavica, fanno da interruzione alla catena calcarea tra il monte Tuttavista, il Capo di Montesanto e il monte Albo.
Dal punto di vista costiero, a Orosei si annoverano, tra i più imponenti, Capo Comino e Capo di Montesanto (che delimitano il golfo di Orosei), Punta Ginepro e Punta Nera. Proprio tra queste punte si disseminano varie cale e insenature, tutt'oggi pressoché invariate se non nei nomi. Oltre alle già citate Cala Ginepra (oggi, "Ginepro") e Foghile di Mare (oggi, Fuile e Mare), si cita anche Cala Liparotta(nome originale di Cala Liberotto).
Il Casalis - Angius sottolinea alcuni elementi distintivi di Orosei, come il forte vento maestrale, incanalato dai gollei, in grado persino di sradicare grossi alberi; le abitazioni distribuite tra i piedi del monte, e il colle del Gollei; i venti di scirocco che stemperano il calore estivo; l'altopiano con la chiesa di San Gavino e dalla quale si domina tutta la piana; la palude e la forte umidità della zona, specialmente con i venti del Tirreno; nebbia frequente e intensa (già notata da La Marmora, oggi è molto più rara); l'inverno mite e la neve rarissima, così come la grandine e i fulmini («dei quali non è a memoria di alcuno che siasi avuto danno»); piogge copiose in autunno e inverno, scarse in primavera. Numerosi gli olivi, i cedri e le palme.
In quegli anni, un secolo prima degli importanti interventi di bonifica, le aree paludose rendevano spesso l'aria insalubre, principalmente perché ancora non si era aperta una «larga foce» a causa del porto (queste osservazioni riprendono quelle già osservate Alberto La Marmora, nel medesimo periodo, lo stagno della foce di Orosei era uno stagno perenne che non si asciugava nemmeno nel periodo estivo a causa dello sbocco sul mare, e come gli altri della Sardegna, rendeva la zona molto insalubre).
Nel territorio oroseino, ai piedi del Monte Tuttavista, venivano spesso trovati fossili di conchiglie e altre specie preistoriche, a quote tali da far comprendere che il mare, qui, raggiungesse l'area basale della montagna e che i vulcani circostanti potessero essere sottomarini. Tra le varie specie rinvenute La Marmora cita il Nautilus, Pleurogona. In questo periodo si supponeva già che il monte fosse alto oltre 750 metri.
Geografia di Orosei XVIII secolo