Il Gran Premio d'Italia 1980 fu la dodicesima prova della stagione 1980 del Campionato mondiale di Formula 1. Si corse domenica 14 settembre 1980 sul Circuito di Imola. La gara fu vinta dal brasiliano Nelson Piquet su Brabham-Ford Cosworth; per il vincitore si trattò del terzo successo nel mondiale. Precedette sul traguardo l'australiano Alan Jones e l'argentino Carlos Reutemann, entrambi su Williams-Ford Cosworth. Grazie a questi risultati la Williams si aggiudicò matematicamente, e per la prima volta, il Campionato mondiale costruttori di Formula 1.
Fu l'unico Gran Premio d'Italia, valido per il campionato mondiale di Formula 1, a non disputarsi sull'Autodromo nazionale di Monza. Il Gran Premio d'Italia venne premiato, per la seconda volta consecutiva, col Race Promoters' Trophy, quale gran premio meglio organizzato nella stagione. L'anno precedente però la gara si era svolta, come detto, a Monza.
Vigilia Sviluppi futuri La Scuderia Ferrari comunicò la sua intenzione di ufficializzare il pilota, che avrebbe sostituito Jody Scheckter, solo al lunedì dopo il gran premio. Alcune voci davano il francese Didier Pironi quale favorito. La Renault confermò anche per il 1981 la stessa coppia di piloti titolari Jean-Pierre Jabouille e René Arnoux. L'Alfa Romeo comunicò di aver iniziato a testare il suo propulsore V8 turbo da 1.500 cm³, denominato 158, che avrebbe equipaggiato le sue monoposto dalla stagione . Anche la Fittipaldi era intenzionata a passare a un motore turbo per la stagione 1981, e per tale ragione contattò il preparatore tedesco Zakspeed. La casa tedesca stava già gareggiando con una Ford Capri a motore turbo, con un propulsore derivato dal Kent 1300 della Ford Fiesta assemblato con valvole Cosworth DOHC.
La Federazione Internazionale Sport Automobilistico (FISA) confermò che il regolamento tecnico per il sarebbe stato quello adottato durante le riunioni del 15 aprile, 3 giugno e 30 luglio 1980, che non prevedeva la possibilità di montare le "minigonne" sulle vetture di Formula 1.
Ken Tyrrell annunciò la sua intenzione di schierare una terza vettura negli ultimi gran premi stagionali, affidata al neozelandese Mike Thackwell, che aveva, senza successo, tentato di qualificarsi nel Gran Premio d'Olanda con l'Arrows.
Tornò in forte dubbio l'effettuazione del GP del Watkins Glen. L'inviato della FISA all'ispezione del tracciato dubitò che le condizioni della pista potessero essere adeguate alle esigenze della Formula 1 entro il 5 ottobre, giorno previsto per la gara. Il 9 settembre però la FISA confermò la data.
Analisi per il campionato costruttori A differenza della classifica per i piloti quella per la Coppa Costruttori non prevedeva scarti, ma sommava i punti ottenuti dalle migliori due vetture che fossero giunte al traguardo. La Williams, alla vigilia della gara, guidava la classifica con venticinque punti di margine sulla Ligier, 35 sulla Brabham e 42 sulla Renault, con ancora un massimo di 45 punti, ovvero tre gare, da conquistare per ciascuna scuderia.
La Williams, per vincere la Coppa per la prima volta, avrebbe dovuto chiudere la gara aumentando ad almeno 31 i punti di margine sugli inseguitori, potendo ancora superare la casa britannica per numero di vittorie, in caso di arrivo a pari punti.
La scuderia di Frank Williams si sarebbe aggiudicata il titolo se:
avesse ottenuto una doppietta primo-secondo posto; fosse giunta prima e terza con nessuna Ligier che non fa più di 7 punti; fosse giunta prima e quarta con la Ligier che non fa più di 6 punti; fosse giunta prima e quinta con la Ligier che non fa più di 5 punti; avesse ottenuto dieci punti (vittoria e sesto posto o secondo e terzo) con la Ligier che non fa più di 4 punti; avesse ottenuto nove punti (solo vittoria o con secondo e quarto posto) con la Ligier che non fa più di 3 punti; avesse ottenuto otto punti (con secondo e quinto posto) con la Ligier che non fa più di 2 punti e la Brabham che non fa primo e terzo; avesse ottenuto sette punti (con secondo e sesto posto oppure terzo e quarto) con la Ligier che non giunge meglio di sesta e la Brabham che fa più di 11 punti; avesse ottenuto sei punti (con un secondo posto oppure un quarto e un quinto) con la Ligier che non fa punti e la Brabham che non fa più di 10 punti;
Aspetti tecnici Per la prima, e per ora unica, volta il Gran Premio d'Italia, in una sua edizione valida per il campionato mondiale di F1 non si disputò sul tradizionale Autodromo nazionale di Monza, ma si spostò sul Circuito di Imola, all'epoca dedicato al solo Dino Ferrari. La gara italiana era stata ospitata, prima dell'istituzione del campionato mondiale, anche sui circuiti di Montichiari (nel 1921, prima edizione), poi sul Circuito di Montenero di Livorno (1937) e, nel secondo dopoguerra, anche a Milano (1947) e Torino (1948). Dal 1949 era rimasto in sede fissa a Monza.
Il tracciato di Imola aveva già ospitato due gran premi di Formula 1, non validi però per il mondiale. Il primo il 21 aprile 1963, denominato Gran Premio d'Imola, e vinto da Jim Clark su Lotus-Climax; il secondo il 16 settembre 1979, il Gran Premio Dino Ferrari, che aveva visto il successo di Niki Lauda su Brabham-Alfa Romeo.
Imola avrebbe dovuto ospitare già nel 1979 la gara, in base a un accordo, firmato il 26 ottobre 1978, tra l'Automobile Club di Bologna e Bernie Ecclestone, capo della FOCA, per la disputa di un Gran Premio sul circuito, per tre stagioni. L'annuncio venne criticato dall'ACI, che si considerava l'unico soggetto intitolato per chiudere un tale accordo, così come dalla Commissione Sportiva Internazionale, unico ente predisposto per l'omologazione dei circuiti. Ecclestone giustificò la scelta, che avrebbe eliminato il Circuito di Monza dal calendario, non essendo previsti due Gran Premi in Italia, con la scarsa qualità delle strutture del tracciato brianzolo e dalla mancata progettazione dei lavori richiesti.
Dopo una lunga diatriba, che vedeva da un lato l'Automobile Club Italiano e dall'altro Bernie Ecclestone, il 13 aprile 1979 vi fu un accordo per tenere il Gran Premio d'Italia 1979 a Monza e svolgere una gara fuori campionato a Imola, che a sua volta, avrebbe ospitato il Gran Premio nazionale nel . In agosto venne raggiunto l'accordo definitivo tra la FOCA e gli organizzatori di Imola per lo svolgimento del Gran Premio non valido per il campionato, da tenersi la settimana successiva a quello d'Italia.
Per attrezzare il circuito in maniera adeguata vennero spesi 2 miliardi e mezzo di lire: vennero rifatti interamente i box e la palazzina dei servizi. Vennero sistemati più di 20.000 pneumatici come barriera di protezione. Il circuito poteva ospitare 28.000 spettatori seduti nelle tribune, più altri 90.000 in piedi, sui prati lungo la pista. La pista era lunga esattamente 5 chilometri, comprendeva 9 curve a destra e 12 a sinistra, e andava affrontata in senso antiorario. La somma delle parti in rettilineo arrivava a 3.450 metri.
L'Alfa Romeo prospettò l'esordio per una nuova monoposto, la 180, esordio che però non si concretizzò per i ritardi nell'approntamento della vettura. La Ferrari testò, senza però portare in gara, la 126 C, vettura equipaggiata col motore turbo. La vettura si presentava con una linea alquanto diversa dalla sola altra vettura turbo del mondiale, ovvero la Renault RE20. Il telaio risultava più stretto e con un motore a 120°, di non grandi dimensioni. Anche l'Osella presentò una nuova versione della sua monoposto, più leggera e con un telaio più stretto.
Aspetti sportivi Il 5 e 6 settembre il tracciato ospitò delle prove libere. Il tempo migliore fu di Jean-Pierre Jabouille su Renault in 1'35"37, nuovo record ufficioso della pista. L'interesse dei tifosi fu per l'esordio della prima Ferrari a motore turbo, la 126 C, guidata da Gilles Villeneuve, che chiuse in 1'39"54. Alle prove assistette anche Enzo Ferrari.
Il giorno seguente la vettura Ferrari poté compiere solo una decina di giri prima che il surriscaldamento del propulsore costringesse la scuderia italiana a sospendere i test sulla nuova monoposto. Il tempo migliore di Villeneuve fu di 1'38"39, contro l'1'35"68 fatto segnare da Nelson Piquet su Brabham. Ai test del 6 settembre accorsero ben 15.000 spettatori. Durante i test l'ing. Mauro Forghieri della Scuderia Ferrari dichiarò:
Jochen Mass, dopo aver saltato i due ultimi gran premi per i postumi dell'incidente nelle prove del Gran Premio d'Austria, non fu in grado di partecipare nemmeno alla gara romagnola. La sua scuderia, l'Arrows, lo sostituì in questo caso col pilota tedesco Manfred Winkelhock, esordiente nel mondiale di F1, e impegnato nel corso della stagione in Formula 2. L'Ensign confermò ancora Geoff Lees preferendolo a Kevin Cogan, mentre l'Alfa Romeo non portò una terza vettura per Andrea De Cesaris, che era stato fatto testare la vettura nei giorni precedenti la gara al Balocco.
I prezzi per assistere alla gara andavano dalle 3.500 lire del venerdì alla Rivazza o alla Tosa alle 60.000 per le Tribune A e S della domenica. Visto il grande interesse per la gara e per evitare che si potessero distribuire biglietti falsi, gli organizzatori predisposero un rigido controllo all'entrata grazie alla collaborazione della Guardia di Finanza.
Qualifiche Resoconto
Al venerdì mattina un elicottero che trasportava dei meccanici dell'Alfa Romeo dal loro albergo di Massalombarda all'autodromo fu protagonista di un incidente. Il pilota del velivolo perse il controllo mentre stava scaricando a terra i passeggeri sul terreno del campo sportivo sito all'interno dell'area del circuito, nei pressi del parco delle Acque Minerali. L'elicottero, dopo aver falciato le persone al suolo, riprese quota per poi piombare nuovamente a terra. Vi furono cinque feriti, di cui due in gravi condizioni.
Poco dopo un altro incidente vide protagonista la vettura, guidata da Vittorio Brambilla, che portava al circuito anche l'ing. Carlo Chiti e l'altro pilota della scuderia italiana Bruno Giacomelli. La vettura tamponò un'altra automobile lungo un tratto della statale nei pressi di Imola, finendo in un fosso, ma senza conseguenze per i tre occupanti.
Nella prima giornata di prove il più veloce fu Jean-Pierre Jabouille su Renault con 1'34"339, alla media di 190,801 km/h. Jabouille precedette di oltre quattro decimi il suo compagno di scuderia René Arnoux. Terzo chiuse Bruno Giacomelli su Alfa Romeo, davanti a Alan Jones e Nelson Piquet. Non venne provata invece la Ferrari 126 C. Gilles Villeneuve, con la vecchia vettura a motore aspirato, chiuse comunque settimo. Non partecipò alle prove Manfred Winkelhock che, nel corso delle libere, era uscito di pista, colpendo la vettura di Nigel Mansell.
Al sabato la pole provvisoria di Jabouille resistette fino agli ultimi minuti quando il suo compagno di scuderia René Arnoux fu capace di scendere a 1'33"988, conquistando così la quinta partenza al palo in carriera. Per il terzo posto Carlos Reutemann riuscì a sopravanzare Giacomelli (che comunque migliorò il tempo del venerdì di mezzo secondo), mentre la terza fila fu di Nelson Piquet e Alan Jones. Gilles Villeneuve portò finalmente all'esordio in prova la Ferrari 126 C, ottenendo un buon riscontro cronometrico, ma decise di utilizzare per la gara la tradizionale 312 T5 a motore aspirato.
Risultati Nella sessione di qualifica si è avuta questa situazione: