La chiesa di Sant'Agostino è un edificio di culto di Rimini. Fu cattedrale della diocesi di Rimini dal 1798 al 1809. Dedicata a san Giovanni Evangelista, è comunemente nota come «di Sant'Agostino» perché affidata ai padri agostiniani dal XIII secolo fino alle soppressioni napoleoniche.

Costruita dagli eremitani negli ultimi decenni del Duecento, fu il più grande edificio eretto a Rimini da un ordine mendicante e conserva all'esterno le forme gotiche originarie. L'abside e la cappella del campanile ospitano parte del ciclo di affreschi trecenteschi della scuola riminese, riemerso dopo il terremoto del 1916, mentre l'interno fu rinnovato nel Settecento con gli stucchi di Ferdinando Galli Bibiena e gli affreschi di Vittorio Maria Bigari.

Storia

In origine, nell'area in parte occupata dall'attuale sagrestia, sorgeva una chiesa intitolata a san Giovanni Evangelista, menzionata per la prima volta in un atto del 1069. Nel 1256 fu concessa ai padri agostiniani, che aggiunsero all'intitolazione «e di Sant'Agostino». I frati provenivano da un piccolo monastero di eremiti brettinesi a nord di Fano ed erano presenti in città almeno dal 1247, come attesta una bolla di papa Innocenzo IV.

L'atto di concessione del 1256, emanato dal vescovo Giacomo, specifica che l'allora parrocchia di San Giovanni Evangelista possedeva pascoli, terreni e vigne; a questi il vescovo aggiunse una casa e una torre attigue, esentando inoltre i padri agostiniani e gli abitanti della parrocchia «ad omni lege diocesiana, et iurisdictione, et istitutione».

Grazie anche ad alcuni lasciti, i padri agostiniani acquistarono ulteriori proprietà contigue, con l'intenzione di «edificare un monistero» in breve tempo. Il proposito fu sostenuto da papa Alessandro IV con una bolla del 1257, che concedeva loro «di poter ricevere delle usure, rapine & altre cose male acquistate […] fino al numero di 300 lire a Ravenna», seguita l'anno successivo dalla bolla di conferma della concessione della parrocchia. Il favore vescovile e papale verso gli ordini mendicanti rispondeva allora all'intento di contrastare i movimenti eretici dei catari, patarini e manichei, oltre che di contrapporsi al diffuso malcostume del clero secolare.

Il nuovo impianto, che inglobava in parte il precedente, era già in fase avanzata di costruzione nel 1278 e in via di completamento attorno al 1287. Tra queste due date si collocano due ripensamenti. Il primo mirò a rendere la struttura simmetrica: sul fianco est si nota infatti un allungamento, ottenuto con una lesena angolare simmetrica alla cappella del campanile. Il secondo riguardò l'innalzamento della facciata, dove la presenza di tre grandi oculi ciechi, mai aperti e privi di ghiere, fa pensare a un progetto originario diverso, di stile romanico, sottolineato dal colore rosso dei mattoni e dall'assenza di intonaco. La chiesa così realizzata divenne la più importante del periodo gotico riminese, nonché l'edificio più grande mai costruito da un ordine mendicante nella città.

Il terremoto del 25 gennaio 1308, la cui intensità epicentrale è stimata tra il VII e l'VIII grado della scala Mercalli-Cancani-Sieberg, rese necessari diversi interventi. Vi contribuì il favore della famiglia Malatesta, intenzionata a mantenere buoni rapporti con gli ordini mendicanti per inserirsi gradualmente nelle istituzioni cittadine. Nel suo testamento del 1311, Malatesta il Mastin Vecchio stabilì che le spese necessarie per la celebrazione del capitolo generale dei frati eremitani a Rimini fossero sostenute dai suoi eredi. Nel 1346 il governo cittadino, su imposizione di Malatesta il Guastafamiglia, concesse agli agostiniani la via Nova per ampliare il monastero, che già ospitava un collegio per novizi, una grande biblioteca e uno studio, destinati a diventare, dopo quello bolognese, i più importanti della regione. Vi si formarono il beato Tommaso e il teologo Gregorio da Rimini.

Il 20 gennaio 1498 la chiesa fu teatro della cosiddetta congiura degli Adimari. I congiurati, guidati tra gli altri da Nicolò Adimari, Clementino Clementini e Marsilio Cattani, intendevano uccidere Pandolfo IV Malatesta durante la messa domenicale in Sant'Agostino. L'aggressione degenerò in un tumulto e il signore di Rimini, rimasto lievemente ferito, riuscì a fuggire; i congiurati furono uccisi e i loro corpi appesi ai merli della rocca.

Tra il 1580 e il 1585 l'impianto gotico fu oggetto di diversi rifacimenti, soprattutto del tetto e degli affreschi, in seguito a un decreto vescovile che ingiungeva al rettore della parrocchia di imbiancare «l'immagini de sancti depinti nelle mura e guasti nel tempo». Nel 1580 e nel 1586 furono erette due cappelle, ricordate da lapidi poste all'esterno; le cappelle del fianco sinistro furono demolite nel 1932. Tra il XV e il XVII secolo la chiesa fu arricchita di altre cappelle e altari. I lavori del 1618 sono ricordati dalla lapide posta sul portale maggiore; altri, forse a loro completamento, risalgono al 1626, data incisa su una pietra del piedistallo laterale dello stesso portale.

Nel Settecento la chiesa fu rinnovata all'interno. Intorno al 1720, nell'ambito di lavori di ristrutturazione già avviati, Ferdinando Galli Bibiena disegnò la decorazione in stucco del soffitto della navata, con l'intento di conferire unità all'aula e trasformare l'edificio romanico-gotico in una chiesa rococò. Una lapide voluta dai frati ricorda i lavori al soffitto e al tetto eseguiti in quell'anno. Il rinnovamento, che coprì la decorazione pittorica trecentesca, fu concluso nel 1722 dagli affreschi di Vittorio Maria Bigari. Nel 1787 fu avviata, su disegno del cesenate Giuseppe Achilli, la ricostruzione del vasto convento accanto alla chiesa, rimasta incompiuta per la soppressione dei frati.

I frati agostiniani mantennero la gestione della chiesa e del monastero fino alla soppressione napoleonica del luglio 1797. La chiesa passò allora alla Confraternita del Suffragio e dal febbraio 1798 al luglio 1809 fu la cattedrale della diocesi.

Già nel 1860 dietro gli stalli del coro erano stati visti affreschi ritenuti trecenteschi. Il terremoto del 1916 rese necessari nuovi restauri, nel corso dei quali riemerse la decorazione trecentesca. Gli affreschi dell'abside furono scoperti nel maggio 1917 da V. Belli, durante la demolizione degli intonaci sopra l'altare maggiore; nello stesso anno fu restaurato anche il campanile. Per metterli in luce fu demolita la volta settecentesca del coro. Il restauratore Giovanni Nave strappò d'urgenza il Giudizio universale, che minacciava di crollare, e tra il 1917 e il 1920 i cinque tondi con putti dipinti da Bigari nella volta; entrambi furono trasferiti nel 1926 nel palazzo dell'Arengo. L'aspetto esterno attuale si deve ai restauri e all'isolamento dell'edificio compiuti negli anni Venti e Trenta del Novecento.

Nel 1965 un incendio danneggiò gli affreschi di Bigari e distrusse la cantoria e l'organo Callido. Ne seguirono il restauro del soffitto della navata e, nel 1971, quello dei lunettoni dell'abside.

Le spoglie del beato Alberto Marvelli furono traslate dal cimitero cittadino nella chiesa di Sant'Agostino il 5 ottobre 1974.

Nel 2021 indagini promosse dalla parrocchia e dal Rotary Club, sotto la direzione scientifica della Soprintendenza, hanno riportato alla luce sulla volta della cappella feriale una decorazione databile tra la seconda metà del Trecento e l'inizio del Quattrocento, con i simboli dei quattro evangelisti (tetramorfo) accompagnati dalle iniziali dei loro nomi.

Descrizione

La chiesa sorge in via Cairoli, accanto a piazza Cavour, nel pieno centro storico di Rimini.

Architettura L'edificio ha pianta a navata unica con soffitto piano e abside rettangolare con volta a crociera, affiancata da un lato dal battistero e dall'altro dalla base del campanile. L'abside è orientata a est. La facciata principale si affaccia su un piccolo slargo di via Cairoli; il fianco destro è unito all'ex convento, mentre quello sinistro dà su via Sigismondo.

All'esterno il paramento in laterizio a vista è scandito da lesene che terminano in archetti su mensoline in pietra. Insieme a elementi in cotto, gli archetti formano la cornice sotto il tetto a due falde. La facciata è divisa dalle lesene in cinque specchiature. In quella centrale si apre il portale in pietra, sormontato da un'aquila; una lapide posta sul portale ricorda i lavori del 1618 con l'iscrizione «TEMPLVM / D. JOANNIS / EVANG. / MDCXVIII». Sullo stesso asse si trovano una finestra rettangolare e, più in alto, un'apertura circolare. A sinistra del portale, entro una nicchia con cornice e banchina in pietra, è collocato un sarcofago datato 1618. Sui fianchi si aprono tre finestre rettangolari in corrispondenza degli altari interni, e sul fianco sinistro si trova un secondo portale seicentesco.

In facciata si riconoscono le tracce di un portale medievale più ampio dell'attuale e di un grande finestrone semicircolare, murato per aprire l'odierna finestra rettangolare. Sul fianco sinistro, come sulla facciata, sono visibili tracce di finestroni tamponati di proporzioni analoghe a quelli dell'abside. A destra del portale permane inoltre la traccia di un grande arco a sesto acuto tamponato, che verosimilmente dava accesso a una cappella costruita in seguito e poi soppressa. L'abside conserva le alte finestre ad arco trilobato. Sul lato destro si vedono tracce di finestre trilobate tamponate; vi sono addossati edifici recenti che raggiungono circa metà dell'altezza della chiesa.

Il campanile, alto circa 55 metri, anch'esso in mattoni a vista con conci squadrati di pietra inseriti qua e là, riprende le lesene della chiesa, più aggettanti agli angoli. Ogni lato è diviso in due specchiature. La lesena centrale termina in prossimità della bifora in pietra a sesto acuto, compresa entro un unico arco a tutto sesto in mattoni. Archetti pensili formano il davanzale delle bifore e, con la balaustra in pietra, il coronamento della torre, al cui interno si conserva la cuspide piramidale a base esagonale.

All'interno le pareti della navata sono scandite da lesene con alto basamento e capitelli compositi, che individuano tre nicchie per lato; ciascuna ha un arco a tutto sesto che inquadra una finestra rettangolare. Le lesene sono collegate da un'alta architravatura modanata che si raccorda al soffitto piano, decorato da affreschi e stucchi. L'abside, interamente affrescata, ha pianta rettangolare come le due cappelle laterali. Una, aperta verso la navata, funge da battistero; l'altra, cui si accede dall'abside, corrisponde alla base del campanile ed è anch'essa affrescata. Da quest'ultima si passa alla sagrestia, cui è annessa una cappella con volta a crociera, finestre a mezzaluna e coro ligneo. Detta cappella feriale, era in origine un edificio attiguo alla chiesa, poi inglobato nel complesso; secondo la tradizione vi sorgeva la primitiva chiesa di San Giovanni Evangelista.

Decorazione pittorica Tra le chiese più grandi della città, Sant'Agostino conserva parte del ciclo pittorico della scuola riminese che ne decorava l'interno prima dei rifacimenti dei secoli XVII e XVIII.

L'abside e la cappella del campanile, le parti maggiormente conservate, presentano una serie di affreschi dedicati alla Vergine Maria, alla vita di san Giovanni Evangelista e a sant'Agostino. Alla loro base si trovano alcuni affreschi tardo-trecenteschi in precario stato di conservazione, tra cui una Madonna e angeli di gusto tardogotico, oltre a lacerti del primo Quattrocento. Sulla parete sinistra della navata, sopra il sepolcro di Marvelli, è collocato un affresco trecentesco di scuola riminese con la Madonna in trono con il Bambino tra i santi Giovanni Evangelista e Agostino, staccato nel 1990 da un locale dell'antico convento.