Inizialmente amato dal popolo, sostenne la guerra d'indipendenza americana, ma non fu in grado di comprendere a pieno gli eventi successivi in patria. Nei primi anni di regno Luigi fu un sovrano riformista: abolì la servitù della gleba, la corvée, la torturaMaria Rosa Di Simone, Le riforme del Settecento, in Dani-Di Simone-Diurni-Fioravanti-Semeraro, op. cit., p. 60. e la pena di morte per diserzione, oltre ad altre tasse imposte ai borghesi e al popolo in favore dei nobili, che furono ostili a queste decisioni, e tentò di migliorare le finanze e la situazione della Francia nominando ministri come Jacques Necker, il fisiocratico Anne Robert Jacques Turgot, Charles Alexandre de Calonne e il giurista illuminista Guillaume-Chrétien de Lamoignon de Malesherbes, infine convocando gli Stati generali.

Continuò la politica di emancipazione degli ebrei e restituzione dei diritti religiosi dei protestanti, di fatto ripristinando l'editto di Nantes, con l'emissione dell'editto di tolleranza di Versailles del 1787, coadiuvato da Malesherbes, verso tutti i non cattolici; esso revocò l'editto di Luigi XIV contro gli ugonotti. In seguito ratificò il provvedimento di piena cittadinanza agli ebrei del 1791 votato dall'Assemblea Nazionale.Graetz Heinrich, Histoire des Juifs, Site Méditerranée antique de François-Dominique Fournier, 1853-1875, III, 4, 14.

Come la maggioranza dei nobili del tempo e anche molti ecclesiastici, Luigi XVI era massone, iniziato nel 1775 in una loggia moderata.

Dalla personalità esitante, accettò almeno formalmente la Costituzione, seppur personalmente contrario in quanto fautore convinto dell'assolutismo e del diritto divino dei re, e tentò di lasciare la Francia con la famiglia nel 1791 con la fuga a Varennes, atto che gli valse la riprovazione di una parte del popolo e probabilmente gli costò la vita poiché considerato un tradimento a favore dei controrivoluzionari emigrati e degli stati stranieri in guerra con la Francia.

Durante la rivoluzione venne chiamato Luigi Capeto, in quanto discendente di Ugo Capeto, fondatore della dinastia, nell'intenzione di dissacrarne lo status di re, e soprannominato derisoriamente Louis le Dernier (Luigi Ultimo; in realtà non sarà l'ultimo re di Francia, distinzione che spetterà a Luigi Filippo, figlio di suo cugino Luigi Filippo II di Borbone-Orléans). Dopo la deposizione, l'arresto e l'instaurazione della Repubblica (1792), fu giudicato colpevole di alto tradimento dalla Convenzione nazionale, venendo condannato a morte e ghigliottinato il 21 gennaio 1793 a Parigi. La sua morte segnò la fine di un'epoca e di un regime. Il giovanissimo figlio Luigi XVII non regnò mai e morì in prigionia nel 1795.

Luigi XVI fu riabilitato legalmente, assieme alla consorte Maria Antonietta, ghigliottinata il 16 ottobre 1793, da suo fratello Luigi XVIII con la Restaurazione (1815) e con l'emanazione della legge contro i regicidi che puniva con l'esilio i membri della Convenzione Nazionale che avevano votato la condanna a morte (1816). La Chiesa cattolica, già dal 1793, ricorda la morte della famiglia reale, celebrando messe di suffragio, principalmente in Francia. La sorella Madame Elisabeth, serva di Dio, e Luigi furono paragonati ai martiri per odio alla fede da papa Pio VI.

Biografia Infanzia

Nato a Versailles nella notte del 23 agosto 1754, quarto figlio di Luigi Ferdinando delfino di Francia e di Maria Giuseppina di Sassonia, gli fu imposto il nome di Louis-Auguste e il titolo di duca di Berry. Subito battezzato dal cappellano reale, l'abate di Chabannes - una cerimonia solenne di battesimo, insieme con altri tre fratelli, sarà ripetuta nell'ottobre del 1761 - fu affidato alle cure della governante, la contessa di Marsan. Seguirono i festeggiamenti rituali, con fuochi di artificio e uno spettacolo teatrale a cui assistette tutta la Corte, il balletto La naissance d'Osiris di Jean-Philippe Rameau.

Alla prematura morte del fratello maggiore, il duca di Borgogna Luigi di Borbone-Francia, avvenuta il 22 marzo 1761, Louis-Auguste passò in secondo posto in linea di successione e cominciò la sua istruzione, curata dal precettore, l'ex-vescovo di Limoges Jean-Gilles de Cloëtlosquet, che aveva il compito di insegnargli la lingua e la letteratura latina, al quale si aggiungevano un grammatico, l'abate di Randovilliers, autore del trattatello De la manière d'apprendre les langues, il matematico Jean Antoine Nollet, un insegnante di storia, il conservatore Jacob-Nicolas Moreau, autore della Mémoire pour servir à l'histoire des Cacouacs, nella quale aveva polemizzato ironicamente contro gli illuministi, un insegnante di geografia, materia per la quale mostrò sempre particolare interesse, Philippe Buache, un diplomatico, l'abate Jean-Ignace de La Ville, funzionario del ministero degli Affari Esteri, che aveva il compito di erudirlo sulle complesse vicende della diplomazia internazionale, mentre il gesuita e bibliotecario reale, l'antivoltairriano Guillaume-François Berthier, era incaricato di insegnargli teologia e di educarlo ai principi dell'assolutismo.

Naturalmente, il completamento della sua educazione era assicurato dalle nobili attività sportive della scherma, dell'equitazione e del ballo, oltre che dalle indispensabili pratiche della devozione cattolica. Conosceva molte lingue straniere, tra cui l'inglese, il tedesco e l'italiano.

Erede al trono

Nel 1765, con la morte del padre, il duca di Berry divenne a soli undici anni il nuovo erede al trono. Mentre il nonno, rimasto vedovo nel giugno del 1768, rifiutava di convolare alle nuove nozze, proposte dalla Corte di Vienna, con l'arciduchessa Elisabetta, sfigurata dal vaiolo, ritenendosi ben più soddisfatto della nuova relazione con la giovane Madame du Barry, per il nipote accettava ufficialmente, il 13 giugno 1769, la candidatura di un'altra figlia di Maria Teresa d'Austria, la quattordicenne arciduchessa Maria Antonietta che, oltre a essere di bell'aspetto - come testimoniava il ritratto di Joseph Ducreux appositamente inviato da Vienna a Versailles - portava nelle casse reali 200.000 fiorini, una rendita di 20.000 scudi e una quantità di gioielli e oggetti preziosi.

Mentre l'ambasciatore francese confidava al cancelliere austriaco che «la natura sembra aver tutto negato a Sua Altezza Reale il Delfino. Nel contegno e nella conversazione il principe rivela una limitatissima attitudine al buon senso, grande mediocrità e una completa mancanza di sensibilità»Mercy-Argenteau, Correspondance secrète du comte de Mercy-Argenteau avec Joseph II et le prince de Kaunitz, 1891, il 19 aprile 1770 si celebrava a Vienna il matrimonio per procura, celebrato dal nunzio pontificio Antonio Eugenio Visconti. Il corteo dei dignitari austriaci raggiunse Compiègne il 14 maggio, accolto dal re e dall'erede e il matrimonio dei due adolescenti fu celebrato a Versailles due giorni dopo, il 16 maggio 1770.

I giovani sposi, quindicenne lui e quattordicenne lei, iniziarono i rituali festeggiamenti di due settimane; cominciarono male e si conclusero anche peggio: la prima notte di nozze, il giovane Luigi non onorò i suoi doveri coniugali - una mancanza che si sarebbe ripetuta per anni - e il 30 maggio alcuni fuochi d'artificio caddero sulla folla festante e, nel panico che ne seguì, centinaia di parigini persero la vita calpestati e schiacciati nella ressa. Questo fu uno dei tanti episodi, che i più interpretarono come un cattivo presagio per la futura coppia di sovrani.

Regno (1774-1792) Nuovo corso

Alla morte per vaiolo di Luigi XV, il 10 maggio 1774, il ventenne Louis-Auguste salì al trono con il nome di Luigi XVI. Abolita, come primo provvedimento, una tassa - il droit de joyeux avènement, da pagare all'insediamento di ogni nuovo sovrano - mandata in convento l'ultima amante del nonno (Madame du Barry, poi liberata l'anno successivo, ma esiliata dalla corte per i suoi pessimi rapporti con la regina e le prozie del re), licenziati alcuni ministri, richiamato a dirigere il Consiglio della corona Maurepas, fatto esiliare da Madame de Pompadour, nominò ministro agli Affari Esteri il conte Charles Gravier de Vergennes, della Guerra il maresciallo Louis Nicolas du Muy e delle Finanze il fisiocratico Jacques Turgot; il 12 novembre si reinsediò il Parlamento, sciolto nel 1771 da Luigi XV.

Nella cattedrale di Reims, l'11 giugno 1775, avvenne la cerimonia dell'incoronazione; l'arcivescovo Charles-Antoine de la Roche-Aymon unse otto volte il capo reale recitando l'antica formula: Ungo te in regem de oleo sanctificato in nomine Patri et Filii et Spiritus Sancti e, come re taumaturgo, Luigi impetrò la guarigione di alcuni malati di scrofola imponendo loro le mani.

Affiliazione massonica Nello stesso anno Luigi fu iniziato in massoneria, assieme ai suoi due fratelli il conte di Provenza e il conte d'Artois, in una Loggia fondata il primo agosto all'Oriente della Corte " Le roi Louis XVI était franc-maçon. Pour lui et pour ses deux frères, le comte de Provence et le comte d'Artois, avait été fondée le 1er août 1775, "à l'orient de la Cour", une loge dénommée "la Militaire- des-Trois-Frères-unis", Louis Amiable, Une Loge maçonnique d'avant 1789. La R. L. Les Neufs Soeurs, Parigi, 1897, p. 96.. Una buona parte dei nobili del tempo era massone, così come molti ecclesiastici e ricchi borghesi; tra essi anche le amiche intime di Maria Antonietta, la principessa di Lamballe e la duchessa di Polignac, il cugino del re Luigi Filippo d'Orléans e molti futuri rivoluzionari.

Patrocinio di scienziati ed esplorazione

Luigi patrocinò anche alcuni scienziati come Antoine Lavoisier e i fratelli Montgolfier, che eseguirono a Versailles uno dei loro esperimenti col pallone volante, e organizzò la famosa spedizione esplorativa di La Perouse, che tuttavia si risolse in un naufragio. Alla notizia del ritorno in Inghilterra dell'esploratore britannico James Cook alla fine del suo secondo viaggio, nel 1775, il governo francese decise di organizzare un viaggio analogo e per il comando la scelta cadde su La Pérouse, già noto navigatore esperto. Nonostante il successivo fallimento di Cook, ucciso nel 1779, il progetto francese andò avanti. Furono approntate due navi, lAstrolabe e la Boussole, e a bordo era prevista la presenza di un folto gruppo di scienziati, astronomi, matematici, geologi, mineralogisti e botanici. Fra gli obiettivi della spedizione vi erano l'esplorazione dell'Oceano Pacifico e la ricerca di eventuali sbocchi per il commercio, dall'estremo nord fino all'Australia, dall'Asia all'America. La spedizione, partita nel 1785, dopo molte difficoltà naufragò a Vanikoro nel 1788, dove La Pérouse perse la vita, e di essa non giunsero notizie per decenni.Robert J. King, William Bolts and the Austrian Origins of the Lapérouse Expedition, Terrae Incognitae, The Journal for the History of Discoveries, vol.40, 2008, pp. 1–28.

Crisi finanziaria e tentativi di riforma